17/05/2026
La Corte dei conti ha sollevato rilevanti questioni di legittimità costituzionale nei confronti della l. n. 1/2026, con particolare riferimento alla disciplina che introduce un limite obbligatorio al risarcimento del danno erariale nei casi di colpa grave. La riforma prevede che il giudice contabile debba ridurre l’addebito entro il limite del 30% del danno accertato o, comunque, entro il doppio delle annualità di stipendio o indennità percepite dal responsabile.
Secondo la Sezione remittente, tale meccanismo altererebbe profondamente la funzione della responsabilità amministrativa e contabile, tradizionalmente orientata alla tutela delle risorse pubbliche e al principio di legalità dell’azione amministrativa. La previsione di un “tetto” risarcitorio automatico determinerebbe infatti una significativa riduzione del credito erariale, trasferendo sulla collettività gran parte delle conseguenze economiche derivanti dalla mala gestio amministrativa.
La Corte evidenzia possibili contrasti con numerosi parametri costituzionali, tra cui gli artt. 3, 28, 97, 103 e 111 Cost., ritenendo che la norma comprometta i principi di ragionevolezza, buon andamento, imparzialità ed effettività della tutela giurisdizionale. Viene inoltre contestata l’applicazione retroattiva della disciplina ai giudizi pendenti, considerata potenzialmente lesiva del giusto processo, dell’autonomia del potere giudiziario e dell’equilibrio dei bilanci pubblici.
Ulteriori criticità riguardano il diritto dell’Unione europea e la tutela degli interessi finanziari europei, poiché la riduzione obbligatoria del quantum risarcitorio potrebbe ostacolare il pieno recupero delle somme relative a fondi UE gestiti in modo irregolare o gravemente colposo.