19/08/2026
Ranucci manipolato anche dall’Anm per vincere il referendum, il magistrato Visone: “Quella standing ovation grave danno di credibilità”
Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Giuseppe Visone, interviene nel caso Ranucci-Lavitola.
Dottor Visone, Sigfrido Ranucci si vantò quel giorno di avere oltre 200 querele e le centinaia di magistrati presenti in Aula magna gli dedicarono, per tutta risposta, una standing ovation, come neppure al capo dello Stato. Le pare normale?
«Bisognerebbe chiedersi come possano e debbano sentirsi i 200 querelanti osservando un’aula traboccante di magistrati accogliere come una star il soggetto da loro denunciato. Una immagine non proprio edificante agli occhi dei cittadini, che non aiuta certamente a ristabilire un clima di fiducia sull’operato della magistratura».
Cosa sta accadendo nella magistratura italiana? La vittoria del No al referendum sembra aver scatenato una resa dei conti.
«Il referendum, e in particolare la vittoria del No, non ha fatto altro che accrescere e rafforzare quella spinta autoreferenziale che caratterizza una parte della magistratura. Una parte che si sente depositaria della verità ed unico custode dei valori e dei principi costituzionali. È chiaro, quindi, che tutti coloro che si sono schierati dall’altra parte, sostenendo la bontà e la opportunità della riforma, vengono considerati quasi degli eretici, un corpo estraneo da allontanare».
È un atteggiamento pericoloso e, sotto questo profilo, anche antidemocratico.
«Certo. Se qualcuno arriva anche ad invocare l’uscita dall’Anm di chi ha votato Sì o ha sostenuto le ragioni del Sì, significa che la campagna referendaria ha rafforzato la tendenza al pensiero unico ed alla omologazione ideologica, vizio atavico della magistratura».
Esiste ancora una magistratura che possa definirsi “moderata”? Dalle cronache sembra che il dibattito sia ormai monopolizzato dalle correnti più ideologizzate. Un esempio è proprio l’invito, pare avvenuto addirittura all’insaputa dell’allora presidente dell’Anm Cesare Parodi, rivolto quel giorno Ranucci.
«Parodi non sapeva nulla dell’invito a Ranucci all’assemblea. Ed è già questo un fatto grave. A mio avviso, quella scelta fu imposta dalla sinistra giudiziaria per sfruttare l’effetto emotivo dell’attentato in chiave referendaria, secondo una logica che considero inaccettabile: qualunque cosa pur di vincere. Già allora l’iniziativa aveva provocato reazioni all’interno della magistratura».
Attentato che, come si è scoperto, doveva servire ad aumentargli la scorta e ad accrescere quindi la sua popolarità, anche in vista di un suo ingresso in politica con il Campo largo.
«Esatto. La standing ovation ha esposto l’Anm, e con essa i magistrati che rappresenta, a un grave danno di immagine e di credibilità. Un danno aggravato anche da quel post, del tutto fuori luogo, nel quale Ranucci si è paragonato a uomini di ben altra caratura. Mi aspetto che la magistratura moderata reagisca e ribadisca l’assoluta inopportunità di contiguità di questo tipo».
La campagna elettorale per il rinnovo dei 20 togati del Consiglio superiore della magistratura è alle battute iniziali. Alcuni suoi colleghi dicono che bisogna evitare la “restaurazione”, riferendosi al “Sistema” di Luca Palamara basato sulla lottizzazione correntizia, e di voltare così pagina. Leggendo però i nomi dei candidati, ci sono molti ex vertici dell’Anm e dei gruppi associativi. Non sembra proprio un grande rinnovamento.
«No, appunto. Io ritengo che quella in atto sia una vera restaurazione. Le correnti si sono sentite rafforzate dal voto referendario e, di conseguenza, hanno potuto abbandonare quel velo di ipocrisia che in passato accompagnava le scelte sulle candidature. Oggi sembrano puntare direttamente sui loro rappresentanti più importanti e visibili. È una precisa volontà di affermare la forza delle correnti, che non sentono più la necessità di nascondersi dietro formule vuote, primarie o ricerca di uomini nuovi, ma schierano apertamente i loro esponenti di maggiore peso. Credo, tuttavia, che occorra continuare a far valere le proprie argomentazioni nell’ambito di quelle correnti nelle quali è in atto un confronto serrato e già per questo costruttivo».
I veri vincitori del referendum sono stati quindi i gruppi associativi dell’Anm?
«Ma certo. Le correnti sono assolutamente convinte di aver vinto il referendum e di aver ottenuto, attraverso quel voto, una sorta di legittimazione popolare alla propria esistenza e, soprattutto, al ruolo centrale che intendono continuare a esercitare nella scelta dei candidati e dunque nel controllo politico del Csm».
di Giovanni Maria Jacobazzi