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Si segnala il prossimo appuntamento formativo che si terrà martedì 27 ottobre in tema di misure cautelari personali e di...
16/10/2026

Si segnala il prossimo appuntamento formativo che si terrà martedì 27 ottobre in tema di misure cautelari personali e di esecuzione delle pene, di ordinamento penitenziario e del collasso del sistema carcerario.

GIUSTIZIA, MOVIMENTI CIVICI E POLITICA NEL DISTRETTO DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLII movimenti civici sono essenziali ...
07/10/2026

GIUSTIZIA, MOVIMENTI CIVICI E POLITICA NEL DISTRETTO DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

I movimenti civici sono essenziali e propedeutici alla partitocrazia, sono la base per la ricerca di consenso popolare. I movimenti civici hanno i loro “guru” etici, necessariamente non politici di professione (anzi ne giurano distanza e giammai confusione), certamente reclutati tra quelli che appaiono più puliti, limpidi e rassicuranti fra gli esponenti della società civile e che esternano con un essere “anti-qualcosa” il loro non conformismo al sistema di cui fanno comunque parte (attori, imprenditori, semplici attivisti, professionisti dell’anti-qualcosa, altri e, da qualche tempo, anche magistrati). I movimenti civici nascono sedicenti avulsi dall’interesse alla candidatura elettorale, non fosse altro proprio che per raccogliere consenso fra quella popolazione ormai nauseata dai partiti politici.
In politica di recente si usa ragionare sul “metodo Bacoli”, ma non è una novità. Prima ancora, in Italia è esistito un comico che, con la scusa di radunare attorno a sé un “movimento popolare” avulso dal sistema prettamente partitico, ha poi partecipato, con quel “movimento”, alla vita istituzionale italiana, fin ad allearsi con quei partiti ed a governare l’Italia.
Ma già un magistrato, manifestando il suo intento di “scendere in campo per la gente comune”, ammantandosi di rappresentare con il suo movimento popolare i “valori” dell’Italia (appena dopo essere stato, proprio quale magistrato, protagonista indiscusso della distruzione della “prima repubblica”) si era prestato alla raccolta di consenso popolare utile al cambio di casacca, pur esso fin ad allearsi con quei partiti e a partecipare al governo dell’Italia.
Un altro magistrato napoletano (oggi ex magistrato ed ex sindaco di Napoli) arrivando a governare la città con il suo “movimento arancione”, pure nato da esaltazioni del suo operato quale pubblico ministero, almeno ha avuto il buon gusto di uscirne, dimettendosi dalla magistratura dalla quale denunciava essere stato isolato.
Al contrario, non avendo forse il medesimo buon gusto, un altro magistrato (già in forza alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli), candidatosi in costanza di funzioni di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli alla carica di Sindaco di Napoli su indicazione del gruppo politico del centrodestra (previa investitura di un movimento civico che, guarda caso, si dichiarava del tutto indipendente proprio dal sistema partitocratico facendo leva sugli indubbi successi anticamorra del magistrato, il quale ponenva solo tardivamente in aspettativa), ha recentemente annunciato, dalle pagine di un noto giornale, “Basta con la politica, torno a fare il magistrato a tempo pieno! In questi cinque anni ho portato la lotta anticamorra nella società civile e il rispetto delle istituzioni”.
Ancora oggi, qualche esponente della magistratura (sempre del distretto della Corte di Appello di Napoli) ha colto il messaggio e, rivendicando libertà di espressione (sacrosanta ed inviolabile), sperimenta la fondazione di “movimenti civici” sotto la manta protettiva di garanzia di legalità e giustizia, giurando e spergiurando che mai si farà cogliere dalla smania di candidature politiche, essendo già Servitore dello Stato nell’esercizio della giurisdizione.
Siamo contrari ad una magistratura “politico-correntizia” come siamo contrari ad una magistratura “nella politica”. Siamo da sempre critici nei confronti di magistrati “a porte girevoli”, quelli messi in aspettativa per candidarsi ad elezioni amministrative o politiche e che, finito il mandato politico, rientrano nei ranghi della magistratura: se proprio si è portati a scegliere di dedicarsi all’attività politica, ci si dimetta definitivamente dalla magistratura, perchè la separazione dei poteri non può essere confusione fra gli stessi; essere chiamati all’alta funzione di giudicare gli aspetti patologici della cosa pubblica non può tramutarsi in gestione della cosa pubblica. I magistrati che, nell’esercizio della funzione, non si limitano ad esternare la propria libertà di pensiero, ma si attivano alla ricerca del consenso popolare, vuoi con esposizione mediatica, vuoi con la promozione di movimenti civici o popolari che dir si voglia, fanno politica attiva.
Alla magistratura ed ai singoli magistrati non è consentito attivarsi per raccogliere consenso popolare: il popolo ha già conferito alla magistratura l’amministrazione della Giustizia in suo nome; esiste un consenso popolare “a prescindere” e strettamente connesso alla funzione. Raccogliere consenso per altri fini mina alla radice la fiducia “incondizionata e di diritto” conferita per adempiere al mandato conferito dal popolo alla magistratura. La magistratura, invece, è divenuta un riferimento etico e non più giuridico, mutando la sua funzione al di fuori delle regole istituzionali, ideologizzando politicamente il suo ruolo, immedesimandosi nelle lotte sociali, sostituendo la legge con la giurisprudenza creativa alla ricerca spasmodica del consenso popolare.
Quando la magistratura fonda o promuove movimenti popolari adotta un metodo propedeutico a raggiungere un potere che non le compete sostituendosi al legittimo detentore. E’ un tradimento dell’architettura costituzionale dello Stato italiano.

Pensavamo che cori e balli alla “Bella Ciao” stappando bottiglie di ch*****ne all’interno dei palazzi di giustizia avess...
17/09/2026

Pensavamo che cori e balli alla “Bella Ciao” stappando bottiglie di ch*****ne all’interno dei palazzi di giustizia avessero segnato il punto più basso della magistratura, auspicandone un immediato recupero di credibilità e di imparzialità.
Ma oggi assistiamo all’ennesimo intervento fuori luogo (per usare un eufemismo) di un magistrato, sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e componente del direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati, che connota non solo mancanza di sensibilità istituzionale nel rispetto della separazione dei poteri, ma, soprattutto, un vero e proprio schieramento politico antigovernativo della magistratura che, ormai, non può più essere sottovalutato.

Ida Teresi (componente del direttivo Anm) ironizza sull’abolizione del bollo. In passato il No alla riforma Nordio, gli allarmi sulla “deriva illiberale” e sui social bandiere antifasciste e appelli contro le riforme dell’esecutivo

19/08/2026

Ranucci manipolato anche dall’Anm per vincere il referendum, il magistrato Visone: “Quella standing ovation grave danno di credibilità”

Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Giuseppe Visone, interviene nel caso Ranucci-Lavitola.

Dottor Visone, Sigfrido Ranucci si vantò quel giorno di avere oltre 200 querele e le centinaia di magistrati presenti in Aula magna gli dedicarono, per tutta risposta, una standing ovation, come neppure al capo dello Stato. Le pare normale?
«Bisognerebbe chiedersi come possano e debbano sentirsi i 200 querelanti osservando un’aula traboccante di magistrati accogliere come una star il soggetto da loro denunciato. Una immagine non proprio edificante agli occhi dei cittadini, che non aiuta certamente a ristabilire un clima di fiducia sull’operato della magistratura».

Cosa sta accadendo nella magistratura italiana? La vittoria del No al referendum sembra aver scatenato una resa dei conti.
«Il referendum, e in particolare la vittoria del No, non ha fatto altro che accrescere e rafforzare quella spinta autoreferenziale che caratterizza una parte della magistratura. Una parte che si sente depositaria della verità ed unico custode dei valori e dei principi costituzionali. È chiaro, quindi, che tutti coloro che si sono schierati dall’altra parte, sostenendo la bontà e la opportunità della riforma, vengono considerati quasi degli eretici, un corpo estraneo da allontanare».

È un atteggiamento pericoloso e, sotto questo profilo, anche antidemocratico.
«Certo. Se qualcuno arriva anche ad invocare l’uscita dall’Anm di chi ha votato Sì o ha sostenuto le ragioni del Sì, significa che la campagna referendaria ha rafforzato la tendenza al pensiero unico ed alla omologazione ideologica, vizio atavico della magistratura».

Esiste ancora una magistratura che possa definirsi “moderata”? Dalle cronache sembra che il dibattito sia ormai monopolizzato dalle correnti più ideologizzate. Un esempio è proprio l’invito, pare avvenuto addirittura all’insaputa dell’allora presidente dell’Anm Cesare Parodi, rivolto quel giorno Ranucci.
«Parodi non sapeva nulla dell’invito a Ranucci all’assemblea. Ed è già questo un fatto grave. A mio avviso, quella scelta fu imposta dalla sinistra giudiziaria per sfruttare l’effetto emotivo dell’attentato in chiave referendaria, secondo una logica che considero inaccettabile: qualunque cosa pur di vincere. Già allora l’iniziativa aveva provocato reazioni all’interno della magistratura».

Attentato che, come si è scoperto, doveva servire ad aumentargli la scorta e ad accrescere quindi la sua popolarità, anche in vista di un suo ingresso in politica con il Campo largo.
«Esatto. La standing ovation ha esposto l’Anm, e con essa i magistrati che rappresenta, a un grave danno di immagine e di credibilità. Un danno aggravato anche da quel post, del tutto fuori luogo, nel quale Ranucci si è paragonato a uomini di ben altra caratura. Mi aspetto che la magistratura moderata reagisca e ribadisca l’assoluta inopportunità di contiguità di questo tipo».

La campagna elettorale per il rinnovo dei 20 togati del Consiglio superiore della magistratura è alle battute iniziali. Alcuni suoi colleghi dicono che bisogna evitare la “restaurazione”, riferendosi al “Sistema” di Luca Palamara basato sulla lottizzazione correntizia, e di voltare così pagina. Leggendo però i nomi dei candidati, ci sono molti ex vertici dell’Anm e dei gruppi associativi. Non sembra proprio un grande rinnovamento.
«No, appunto. Io ritengo che quella in atto sia una vera restaurazione. Le correnti si sono sentite rafforzate dal voto referendario e, di conseguenza, hanno potuto abbandonare quel velo di ipocrisia che in passato accompagnava le scelte sulle candidature. Oggi sembrano puntare direttamente sui loro rappresentanti più importanti e visibili. È una precisa volontà di affermare la forza delle correnti, che non sentono più la necessità di nascondersi dietro formule vuote, primarie o ricerca di uomini nuovi, ma schierano apertamente i loro esponenti di maggiore peso. Credo, tuttavia, che occorra continuare a far valere le proprie argomentazioni nell’ambito di quelle correnti nelle quali è in atto un confronto serrato e già per questo costruttivo».

I veri vincitori del referendum sono stati quindi i gruppi associativi dell’Anm?
«Ma certo. Le correnti sono assolutamente convinte di aver vinto il referendum e di aver ottenuto, attraverso quel voto, una sorta di legittimazione popolare alla propria esistenza e, soprattutto, al ruolo centrale che intendono continuare a esercitare nella scelta dei candidati e dunque nel controllo politico del Csm».

di Giovanni Maria Jacobazzi

12/08/2026

E’ possibile che la standing ovation dell’intera magistratura associata sia evoluta oggi in una “copertura giudiziaria” a favore del giornalista?

Quelli di “Bella Ciao”
12/08/2026

Quelli di “Bella Ciao”

Ora Ranucci imbarazza pure l’Anm:

«Che errore farne un testimonial...»

Il Dubbio, 12.8.2026

di Valentina Angela Stella

«Ieri notte sono stato con Ranucci due ore al telefono… Questo è il giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia».

Così si sfogava Valter Lavitola con un soggetto non identificato poche ore dopo la perquisizione subìta lo scorso 4 luglio nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al conduttore di Rai 3.
Quella espressione riporta immediatamente alla mente il fatto che il volto principale di Report sia stato uno dei front-man della campagna referendaria contro la separazione delle carriere.

Il 25 ottobre 2025 si presentò a sorpresa all’assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati in corso in Cassazione. Fu accolto da una lunga standing ovation, magistrati in piedi per lui, applausi, anche qualche toga commossa per il giornalista che solo qualche giorno prima, il 16 ottobre, era stato oggetto del famoso attentato.
Circostanza che aveva fatto immediatamente scattare un comunicato di solidarietà da parte dell’Anm:

«Quando si attacca un giornalista si attacca la democrazia».

In quell’occasione Ranucci ribadì la sua contrarietà alla riforma Nordio e incassò altri applausi.

Poi il 10 gennaio si recò all’evento di presentazione del “Comitato della Società Civile per il No al referendum costituzionale”:
tutti i flash su di lui, il solito lungo applauso, strette di mano con i magistrati presenti all’iniziativa.

Tra parentesi: quel comitato era presieduto dal professore Giovanni Bachelet.
Lo stesso Bachelet citato dal Quotidiano Nazionale in un articolo del primo aprile di quest’anno in cui si elencano i nomi di possibili nuovi leader del Campo largo.
Articolo che Lavitola aveva inviato a Ranucci il quale aveva risposto:
«Comunque hai visto che nomi improbabili».
Chissà che pensa Bachelet.

Chiusa parentesi.

Questo idillio tra il conduttore Rai e la magistratura pare però incrinarsi in queste ore e non senza qualche imbarazzo.
Si viene infatti a sapere, proprio dopo le indagini della Procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi, la cui tesi è stata avallata dal gip Iole Moricca, che forse lo scoppio dell’ordigno dinanzi la casa di Ranucci sarebbe stato elaborato da Lavitola non per uccidere l’ «amico fraterno» (così lo indicava) ma per rendere più difficile colpirlo professionalmente e per accrescerne la popolarità in vista di una possibile candidatura alle elezioni politiche del 2027, addirittura come leader del Campo largo verso una scalata a Palazzo Chigi.

Il gip arriva addirittura a ipotizzare che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest'ultimo, dall’altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi, tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell'incriminazione dell’amico.
Insomma, anche se l’ordigno sarebbe stato posto non per fare male ma per santificare la figura di Ranucci (da qui la caduta dell’accusa di strage), Lavitola, se le accuse verranno confermate, ha comunque ucciso la reputazione di Ranucci.
Quello che dovrebbe essere il giornalista d’inchiesta di punta della nostra televisione si sarebbe fatto incantare in quel modo da una sua fonte, con cui intratteneva un rapporto forse inopportuno, come evidenziato persino dal senatore del Partito democratico Walter Verini in un’intervista al Corriere della Sera.

E allora qualcuno tra le toghe sta cominciando a sussurrare che molto probabilmente è stato un errore volerlo come testimonial del No.

A mettere il dito nella piaga ci ha pensato Natalia Ceccarelli, magistrata schieratasi per il Sì, che dopo la sconfitta ha lasciato il parlamentino dell’Anm.
Ha scritto su Facebook:

«Mi sa che al congresso nazionale di Napoli non lo invitano più».

Il riferimento è all’appuntamento di fine novembre dell’Anm nel capoluogo partenopeo.
In realtà, da quanto appreso, il nome di Ranucci non sarebbe venuto fuori come eventuale ospite, ma questo non esclude che della questione si possa discutere nella prima riunione del parlamentino, tecnicamente il “comitato direttivo centrale”, in programma per il 12 settembre.

C’è chi sta facendo notare il silenzio dell’Anm in queste ore, a differenza dell’immediata presa di posizione a sostegno di Ranucci in quei giorni caldi sia per lui che per la battaglia referendaria.
Così come sono vuote di commenti le bacheche Facebook.

«L’Anm dovrebbe fare i conti con quella alleanza con Ranucci – ci dice una magistrato in prima linea comunque per il No –. E non va dimenticato che quando Report gettò ombre sui magistrati della Cassazione che dichiararono prescritto il reato di cui era accusato Stephan Schmidheiny nel processo Eternit, l’Anm rimase in silenzio e non alzò le solite barricate per difendere autonomia e indipendenza della magistratura».
Il riferimento è alla puntata del 4 gennaio di quest’anno durante la quale Ranucci e la sua squadra confezionarono un servizio in cui ricostruirono, come si legge dal loro sito, «il ruolo che ex agenti del Mossad e figure di primo piano del governo israeliano avrebbero avuto nel tentativo di influenzare il maxi-processo Eternit contro il miliardario svizzero accusato di aver diffuso l'amianto nel mondo».
Puntarono il dito soprattutto contro l’allora sostituto procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello, che chiese per primo di far scattare la prescrizione.

«Se certe ambiguità fossero state pronunciate da un politico nei confronti di un magistrato, sarebbe arrivata subito una ferma reazione di protesta, ma in quei mesi non conveniva attaccare Report e Ranucci…».

https://www.ildubbio.news/news/giustizia/51886/ora-ranucci-imbarazza-pure-lanm-che-errore-farne-un-testimonial.html?_gl=1%2A1x954ru%2A_up%2AMQ..%2A_ga%2AMTI1ODcxMDU3My4xNzgxODU5NzEz%2A_ga_2K9ERZ92TK%2AczE3ODY1MjAwOTUkbzEwMSRnMCR0MTc4NjUyMDA5NSRqNjAkbDAkaDA

10/08/2026
03/08/2026

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli esprime la più sincera vicinanza e solidarietà a tutti i cittadini e alle comunità dei Campi Flegrei colpiti dai recenti ed estenuanti eventi sismici.

In un momento così complesso per il nostro territorio, l'Avvocatura napoletana è al fianco della popolazione, pronta a fare la propria parte con senso di responsabilità e spirito di comunità.

Per ve**re incontro alle esigenze dei Colleghi che vivono o svolgono la propria attività nell'area flegrea e che stanno affrontando disagi o difficoltà operative a causa dello sciame sismico, il COA mette a disposizione i propri spazi.

Sono fruibili gratuitamente le postazioni di coworking allestite all'interno del nostro Spazio Etico, l'area è servita da rete Wi-Fi libera e gratuita per consentire a tutti di svolgere al meglio la propria attività professionale.

In ogni caso, restano a disposizione come punto di appoggio logistico per qualsiasi necessità urgente.

Il Consiglio lavorerà in stretta e costante sinergia con le Associazioni Forensi Territoriali, come il Sindacato Forense Puteolano per raccogliere direttamente sul campo le istanze, i bisogni e le segnalazioni che proverranno dai colleghi e dai cittadini dell'area flegrea.

Inoltre, valutata la gravità della situazione e il persistere delle difficoltà economiche, sociali e logistiche che stanno piegando l'area, il Consiglio dell'Ordine chiede con forza alle Istituzioni competenti il tempestivo riconoscimento dello STATO DI EMERGENZA.
Si tratta di un atto dovuto e non più procrastinabile per garantire risorse straordinarie, interventi prioritari di messa in sicurezza e misure di sostegno concrete a tutela dei cittadini, delle imprese e dei professionisti colpiti.

L'Avvocatura è comunità, e nei momenti di difficoltà si stringe attorno a chi ha più bisogno.

Indirizzo

Palazzo Di Giustizia Di Napoli/Piazza Giovanni Porzio/Piazza Giovanni Falcone E Paolo Borsellino 1
Naples
80143

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+390817343631

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