07/10/2026
GIUSTIZIA, MOVIMENTI CIVICI E POLITICA NEL DISTRETTO DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI
I movimenti civici sono essenziali e propedeutici alla partitocrazia, sono la base per la ricerca di consenso popolare. I movimenti civici hanno i loro “guru” etici, necessariamente non politici di professione (anzi ne giurano distanza e giammai confusione), certamente reclutati tra quelli che appaiono più puliti, limpidi e rassicuranti fra gli esponenti della società civile e che esternano con un essere “anti-qualcosa” il loro non conformismo al sistema di cui fanno comunque parte (attori, imprenditori, semplici attivisti, professionisti dell’anti-qualcosa, altri e, da qualche tempo, anche magistrati). I movimenti civici nascono sedicenti avulsi dall’interesse alla candidatura elettorale, non fosse altro proprio che per raccogliere consenso fra quella popolazione ormai nauseata dai partiti politici.
In politica di recente si usa ragionare sul “metodo Bacoli”, ma non è una novità. Prima ancora, in Italia è esistito un comico che, con la scusa di radunare attorno a sé un “movimento popolare” avulso dal sistema prettamente partitico, ha poi partecipato, con quel “movimento”, alla vita istituzionale italiana, fin ad allearsi con quei partiti ed a governare l’Italia.
Ma già un magistrato, manifestando il suo intento di “scendere in campo per la gente comune”, ammantandosi di rappresentare con il suo movimento popolare i “valori” dell’Italia (appena dopo essere stato, proprio quale magistrato, protagonista indiscusso della distruzione della “prima repubblica”) si era prestato alla raccolta di consenso popolare utile al cambio di casacca, pur esso fin ad allearsi con quei partiti e a partecipare al governo dell’Italia.
Un altro magistrato napoletano (oggi ex magistrato ed ex sindaco di Napoli) arrivando a governare la città con il suo “movimento arancione”, pure nato da esaltazioni del suo operato quale pubblico ministero, almeno ha avuto il buon gusto di uscirne, dimettendosi dalla magistratura dalla quale denunciava essere stato isolato.
Al contrario, non avendo forse il medesimo buon gusto, un altro magistrato (già in forza alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli), candidatosi in costanza di funzioni di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli alla carica di Sindaco di Napoli su indicazione del gruppo politico del centrodestra (previa investitura di un movimento civico che, guarda caso, si dichiarava del tutto indipendente proprio dal sistema partitocratico facendo leva sugli indubbi successi anticamorra del magistrato, il quale ponenva solo tardivamente in aspettativa), ha recentemente annunciato, dalle pagine di un noto giornale, “Basta con la politica, torno a fare il magistrato a tempo pieno! In questi cinque anni ho portato la lotta anticamorra nella società civile e il rispetto delle istituzioni”.
Ancora oggi, qualche esponente della magistratura (sempre del distretto della Corte di Appello di Napoli) ha colto il messaggio e, rivendicando libertà di espressione (sacrosanta ed inviolabile), sperimenta la fondazione di “movimenti civici” sotto la manta protettiva di garanzia di legalità e giustizia, giurando e spergiurando che mai si farà cogliere dalla smania di candidature politiche, essendo già Servitore dello Stato nell’esercizio della giurisdizione.
Siamo contrari ad una magistratura “politico-correntizia” come siamo contrari ad una magistratura “nella politica”. Siamo da sempre critici nei confronti di magistrati “a porte girevoli”, quelli messi in aspettativa per candidarsi ad elezioni amministrative o politiche e che, finito il mandato politico, rientrano nei ranghi della magistratura: se proprio si è portati a scegliere di dedicarsi all’attività politica, ci si dimetta definitivamente dalla magistratura, perchè la separazione dei poteri non può essere confusione fra gli stessi; essere chiamati all’alta funzione di giudicare gli aspetti patologici della cosa pubblica non può tramutarsi in gestione della cosa pubblica. I magistrati che, nell’esercizio della funzione, non si limitano ad esternare la propria libertà di pensiero, ma si attivano alla ricerca del consenso popolare, vuoi con esposizione mediatica, vuoi con la promozione di movimenti civici o popolari che dir si voglia, fanno politica attiva.
Alla magistratura ed ai singoli magistrati non è consentito attivarsi per raccogliere consenso popolare: il popolo ha già conferito alla magistratura l’amministrazione della Giustizia in suo nome; esiste un consenso popolare “a prescindere” e strettamente connesso alla funzione. Raccogliere consenso per altri fini mina alla radice la fiducia “incondizionata e di diritto” conferita per adempiere al mandato conferito dal popolo alla magistratura. La magistratura, invece, è divenuta un riferimento etico e non più giuridico, mutando la sua funzione al di fuori delle regole istituzionali, ideologizzando politicamente il suo ruolo, immedesimandosi nelle lotte sociali, sostituendo la legge con la giurisprudenza creativa alla ricerca spasmodica del consenso popolare.
Quando la magistratura fonda o promuove movimenti popolari adotta un metodo propedeutico a raggiungere un potere che non le compete sostituendosi al legittimo detentore. E’ un tradimento dell’architettura costituzionale dello Stato italiano.