Crime-Time dr. Giuseppe Pellegrino

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Crime-Time dr. Giuseppe Pellegrino DNA: valore probatorio ed errori procedurali.

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Specializzato in Criminologia Investigativa e Scienze Forensi- Criminologo per l'investigazione- Cyber security e indagini investigative digitali.

CASO LILIANA RESINOVICH: SIAMO DAVVERO VICINI A UNA SVOLTA? L'8 OTTOBRE UNA DATA DECISIVA PER LE INDAGINIA quasi cinque ...
05/10/2026

CASO LILIANA RESINOVICH: SIAMO DAVVERO VICINI A UNA SVOLTA? L'8 OTTOBRE UNA DATA DECISIVA PER LE INDAGINI
A quasi cinque anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, avvenuta a Trieste il 14 dicembre 2021, l'inchiesta sulla sua morte potrebbe avvicinarsi a un passaggio fondamentale. Il corpo della donna fu ritrovato il 5 gennaio 2022, avvolto in sacchi neri, in un'area boschiva nei pressi dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste. Inizialmente si era ipotizzato un suicidio, ma la seconda autopsia, condotta dall'équipe della professoressa Cristina Cattaneo, ha radicalmente modificato il quadro investigativo. Secondo la nuova consulenza medico-legale, Liliana sarebbe morta il giorno stesso della scomparsa, per asfissia meccanica esterna, dopo aver subito lesioni riconducibili all'intervento di terzi.
Il marito, Sebastiano Visintin, è attualmente indagato per omicidio e occultamento di ca****re, ma continua a dichiararsi estraneo ai fatti, sostenendo l'ipotesi del suicidio. La data da segnare sul calendario è l'8 ottobre 2026, termine fissato per il deposito della maxi perizia scientifica, già rinviata più volte. Gli accertamenti riguardano numerosi reperti, tra cui i sacchi neri, i cordini, gli indumenti e alcuni oggetti sequestrati al marito. Le analisi genetiche, merceologiche e dattiloscopiche potrebbero fornire elementi importanti per ricostruire la dinamica della morte e accertare l'eventuale coinvolgimento di altre persone. Un'ulteriore novità riguarda la richiesta della Procura, avanzata a settembre, di acquisire in incidente probatorio la testimonianza di Silvia Radin, cugina di Liliana, per approfondire i rapporti personali e familiari della donna.
È possibile che le prossime settimane segnino un passaggio determinante. Il deposito della perizia potrebbe consentire alla Procura di valutare se proseguire gli accertamenti, chiedere il rinvio a giudizio o assumere altre determinazioni. Occorre, tuttavia, distinguere due questioni fondamentali: dimostrare che Liliana sia stata uccisa e individuare, attraverso prove sufficienti, l'eventuale responsabile. L'iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una prova di colpevolezza e Visintin, che non è stato rinviato a giudizio, deve essere considerato non colpevole fino a un'eventuale condanna definitiva.
Dopo anni di interrogativi, contraddizioni e accertamenti, l'8 ottobre potrebbe rappresentare una tappa decisiva per fare chiarezza su uno dei casi di cronaca più controversi degli ultimi anni.

Garlasco  Nota giuridica: il caso dei test DNA occultati sui pedali della bici di StasiI fatti del 2007…L'11 settembre 2...
29/09/2026

Garlasco Nota giuridica: il caso dei test DNA occultati sui pedali della bici di Stasi
I fatti del 2007…
L'11 settembre 2007 il RIS di Parma, diretto dal gen. Luciano Garofano, preleva materiale genetico dai pedali della bicicletta "Umberto Dei" di Alberto Stasi. La relazione preliminare, trasmessa al pm Rosa Muscio, indica DNA compatibile con Chiara Poggi e concorre al fermo di Stasi (24 settembre 2007, non convalidato). Quella traccia diventerà pilastro dell'accusa fino alla condanna definitiva del 2015 (16 anni). Oggi la Procura di Pavia, riaprendo il fascicolo sull'indagato Andrea Sempio, rende noto che il RIS eseguì il 19-20 settembre 2007 due contro-analisi elettroforetiche, entrambe totalmente negative per la presenza del DNA di Chiara sui pedali. Questi "raw data" — più volte richiesti dalla difesa Stasi e mai forniti — non risultano mai depositati nel fascicolo né trasmessi al pm né alle parti, in nessuno dei cinque gradi di giudizio. Per la Procura, Stasi poteva essere scagionato già nel 2007. La difesa (avv. Bocellari e De Rensis) chiede l'accertamento delle responsabilità; la famiglia Poggi mantiene cautela.

Cosa accadrà, giuridicamente
1) Sul piano penale, verso chi eseguì e chi omise la trasmissione. La condotta ipotizzabile a carico degli operatori RIS è la sottrazione di elementi favorevoli all'indagato al fascicolo, potenzialmente inquadrabile come falso ideologico in atto pubblico (artt. 479-480 c.p., se la relazione preliminare fu redatta sapendo del dato negativo) o omissione/rifiuto di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) per la mancata trasmissione al pm ex art. 358 c.p.p. (obbligo della polizia giudiziaria e del pm di accertamenti anche a favore dell'indagato). Nei casi più gravi, l'occultamento sistematico volto a sorreggere un'accusa nota come infondata potrebbe integrare concorso in calunnia (art. 368 c.p.). Tuttavia, trattandosi di fatti del 2007, la prescrizione (art. 157 c.p.) è verosimilmente già maturata per tutte queste fattispecie (termini massimi tra 6 e 10 anni, anche con interruzioni): l'azione penale, se mai esercitata, rischia l'improcedibilità. Resterebbero percorribili la via disciplinare interna all'Arma e l'azione civile per responsabilità dello Stato (art. 28 Cost. e art. 2043 c.c.) per erroneo funzionamento della giustizia.
2) Sul processo di revisione. Lo strumento è la revisione ex art. 629 e ss. c.p.p., esperibile "in ogni tempo", anche a pena espiata (art. 629 c.p.p.). Il caso rientra nell'ipotesi dell'art. 630, comma 1, lett. c) c.p.p.: prove nuove, sopravvenute o scoperte dopo la condanna, che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrino che il condannato debba essere prosciolto ex art. 631 c.p.p. I dati RIS occultati integrano esattamente questa fattispecie. La legittimazione a proporre l'istanza spetta, ex art. 633 c.p.p., al condannato (Stasi l'ha già presentata in passato) o al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Milano, sollecitato dalla Procura di Pavia. Competente a decidere è la Corte d'Appello di Brescia (distretto diverso da quello che pronunciò la condanna, secondo le regole di attribuzione dell'art. 11 c.p.p. richiamate in materia di revisione). Se la Corte ritiene la richiesta non manifestamente infondata, dispone il giudizio di revisione (art. 636-637 c.p.p.), che può condurre al proscioglimento.
3) Sui tempi. Non esiste un termine legale fisso: la sequenza attesa è trasmissione degli atti di Pavia alla Procura Generale di Milano (in corso), valutazione e presentazione formale dell'istanza, quindi udienza camerale a Brescia. Realisticamente, un pronunciamento definitivo non è atteso prima del 2027.
4) Sul risarcimento. Se la revisione si conclude con proscioglimento "per non aver commesso il fatto" o "perché il fatto non sussiste", Stasi — che ha scontato quasi per intero i 16 anni — avrà diritto alla riparazione per errore giudiziario, disciplinata dagli artt. 643-647 c.p.p., competente la stessa Corte d'Appello in sede civile. L'indennizzo è commisurato alla durata della detenzione ingiustamente sofferta e alle conseguenze personali e familiari, entro il tetto massimo previsto dalla norma (attualmente superiore ai 500.000 euro), cui può aggiungersi, per detenzioni oltre i cinque anni, l'assegno mensile ex art. 643, comma 2, c.p.p.
La strada maestra è la revisione ex art. 630 lett. c) c.p.p. davanti alla Corte d'Appello di Brescia; le responsabilità penali dei tecnici RIS appaiono in larga parte prescritte, restando aperti i profili disciplinari e di responsabilità civile dello Stato; in caso di proscioglimento, a Stasi spetterà la riparazione ex artt. 643 ss. c.p.p.

25/05/2026

Questa può sembrare una parodia e chi l'ha pubblicato voleva riscuotere likes. Nel mio manuale del profiler, scritto da me, c'è scritto esattamente di comportarsi così. Io, personalmente, da profiler consiglio di comportarsi così. Poi ci si reca alla prima caserma dei CC ad autodenunciarsi, non fate l errore di fermarvi se no poi devo bannarvi dalla mia pagina. Il brano è molto suggestivo ma i fatti stanno come ve li dico io. https://www.facebook.com/reel/1300539738655191

Signal for HelpNel linguaggio criminologico moderno, il cosiddetto “Signal for Help” rappresenta molto più di un semplic...
20/05/2026

Signal for Help
Nel linguaggio criminologico moderno, il cosiddetto “Signal for Help” rappresenta molto più di un semplice gesto simbolico. Si tratta di un marker non verbale di distress e coercizione, ideato per consentire a una vittima di violenza domestica, controllo psicologico o intimidazione di chiedere aiuto senza esporsi direttamente al rischio di ulteriori aggressioni. Il gesto è semplice: mano aperta, pollice piegato nel palmo e successiva chiusura delle altre quattro dita. Apparentemente innocuo, ma estremamente riconoscibile da chi conosce il codice comunicativo. Dal punto di vista investigativo e vittimologico, questi segnali assumono un valore importante perché possono costituire indicatori comportamentali compatibili con situazioni di privazione della libertà decisionale, assoggettamento psicologico o paura indotta e costrizioni schiavizzanti. In determinati contesti, soprattutto durante videochiamate, ambienti pubblici o interazioni sotto controllo dell’aggressore, la comunicazione non verbale diventa infatti l’unico strumento concretamente utilizzabile dalla vittima. Occorre avere ben chiaro che la violenza non si manifesta sempre con segni evidenti. Molto spesso si sviluppa attraverso controllo, isolamento, intimidazione e compressione progressiva della capacità di chiedere aiuto. Conoscere questo segnale non significa fare allarmismo, ma aumentare la consapevolezza collettiva. In alcuni casi, riconoscere tempestivamente un gesto del genere può realmente rappresentare il primo passo verso un intervento di protezione. In questi casi, occorre: fermare la prima volante, oppure chiamarne una spiegando che si è al corrente di questa situazione. Ogni azione personale espone te e la vittima a rischi gravissimi.

Quello che è accaduto a Modena non può essere interpretato esclusivamente attraverso il linguaggio semplicistico della c...
18/05/2026

Quello che è accaduto a Modena non può essere interpretato esclusivamente attraverso il linguaggio semplicistico della cronaca emotiva o del sensazionalismo televisivo. Eventi di questa natura richiedono competenze sociologiche, criminologiche e giuridiche reali, non opinioni costruite per occupare pochi minuti di dibattito mediatico. Purtroppo, troppo spesso, si assiste a commenti superficiali formulati da chi affronta temi estremamente delicati senza un adeguato percorso accademico nelle scienze sociali, nella criminologia o nel diritto.

La sociologia contemporanea insegna invece che ogni comportamento umano, anche il più violento o apparentemente incomprensibile, costituisce quasi sempre l’espressione distorta di un bisogno, di una frustrazione, di una richiesta o di una condizione di sofferenza non elaborata. Questo naturalmente non significa giustificare il gesto, né attenuarne la gravità penale e morale. Significa però comprendere che l’essere umano comunica continuamente il proprio disagio: talvolta in forme socialmente accettabili, altre volte — come nei casi patologici estremi — attraverso modalità distruttive e antisociali.

Émile Durkheim parlava già alla fine dell’Ottocento di “anomia”, ossia della progressiva perdita di riferimenti normativi e sociali all’interno delle società moderne. Quando l’individuo non riesce più a percepirsi parte integrante di un ordine collettivo stabile, possono emergere forme profonde di disconnessione sociale, isolamento e comportamento deviante.

Anche Robert K. Merton, con la teoria della tensione sociale (“strain theory”), spiegava come alcune condotte devianti nascano dal conflitto tra bisogni percepiti, aspettative sociali e incapacità soggettiva di raggiungere equilibrio, riconoscimento o integrazione attraverso mezzi considerati leciti. In termini sociologici, il gesto violento può rappresentare una modalità patologica di “comunicazione sociale estrema”.

Zygmunt Bauman, nella sua teoria della “modernità liquida”, descrive inoltre una società caratterizzata da fragilità relazionali, individualismo esasperato e indebolimento delle strutture contenitive tradizionali. In tale contesto, molti soggetti vulnerabili sviluppano una percezione crescente di marginalità, invisibilità e perdita di senso esistenziale.

Dal punto di vista criminologico, il caso modenese richiama anche le riflessioni del prof. David Garland sulla “cultura del controllo”: nelle società occidentali contemporanee aumenta la percezione collettiva dell’imprevedibilità della violenza e lo spazio pubblico viene vissuto con crescente insicurezza simbolica.

Resta centrale anche il tema della salute mentale. Tuttavia, come ricorda da anni la letteratura scientifica internazionale, sarebbe gravissimo associare automaticamente disagio psichiatrico e pericolosità sociale. La grande maggioranza delle persone affette da disturbi mentali non manifesta alcuna condotta violenta. Ed è proprio qui che il sensazionalismo mediatico rischia di produrre il danno peggiore: semplificare fenomeni complessi, alimentare stigma e sostituire l’analisi scientifica con la spettacolarizzazione emotiva.

Particolarmente significativo, infine, è stato il comportamento dei cittadini intervenuti per bloccare il conducente. In sociologia giuridica ciò rappresenta una forma spontanea di riattivazione della solidarietà collettiva descritta da Durkheim: nel momento della crisi sociale emergono immediatamente meccanismi di protezione reciproca e difesa della comunità.

La criminologia seria non serve a creare spettacolo. Serve a comprendere i fenomeni sociali nella loro complessità, senza cedere né alla banalizzazione mediatica né alla semplificazione ideologica.

Fonti video ufficiali:
RaiPlay:
https://www.raiplay.it/amp/video/2026/05/Modena-tutte-le-immagini-dellauto-lanciata-sulla-folla----Agora-18052026-653b14b2-906e-4be0-a418-a3e892b7a20a.html

Sky TG24:
https://tg24.sky.it/cronaca/video/2026/05/16/auto-su-folla-modena-video-1098511

Leggi su Sky TG24 l'articolo Auto su folla a Modena, il video dell'attacco e della fuga

Tutto ancora troppo semplice. Il vero trucco è sempre nella semplicità. Nei grandi movimenti si nasconde il piano. Momen...
17/05/2026

Tutto ancora troppo semplice. Il vero trucco è sempre nella semplicità. Nei grandi movimenti si nasconde il piano. Momentaneamente assistiamo a questo riassunto...

mi scuso con i napoletani di Via MAter Dei e di Discesa Sanità (la micciarella) ma io sono napoletnao solo per adozione ...
10/05/2026

mi scuso con i napoletani di Via MAter Dei e di Discesa Sanità (la micciarella) ma io sono napoletnao solo per adozione e quindi non scirvo bene vernacolo napoletano.
Questa poesia è per tutte le mamme, napoletane e non.
"A mamm"

A mamm è na cosa ’nportant,
ca si nun l’aje te siente nu pezzent.
A mamm è ’o core ca te stringe fort,
mentr’ te chiamma pure ’a morte e ’a sort.
Quann’ ’o munn t ferisc e tu vuò chiagn,
a mamm te tene ’a mana e fort fort te string.
Pure si staje cadenn dint’ ’o dulore cchiù profunn,
’a voce soja te salva comm’ ’o sole dopp’ ’o scur.
Quann tien’ a mamm staje a post,
tutt’ ’o riest nun vale manco nu post.

pecché senza ’e mamm… ’stu munno è sulo nu post appost.


La mamma è una cosa importante se non ce l hai davvero sei povero.
La mamma è un cuore che ti stringe forte anche quando la morte bussa e ti reclama.
Quando il mondo ti ferisce e vuoi piangere c’è sempre la mano di tua madre che nn ti lascia solo mai.
Se stai cadendo nel dolore piu profondo la voce di tua madre può risollevarti.
Quando hai la mamma sei a posto, tutto il resto nn vale nulla.
Tutto il resto finisce nell immondizia perche questo mondo è solo un posto senza un vero valore se sei senza mamma.
Giuseppe Pellegrino 8 maggio 2026

dall' "Etica Nicomachea" di Aristotele. Si tratta di una intera opera che Aristotele ha dedicato al figlio Nicomaco (in ...
24/04/2026

dall' "Etica Nicomachea" di Aristotele. Si tratta di una intera opera che Aristotele ha dedicato al figlio Nicomaco (in greco Nikomachos).
L’Etica Nicomachea non è solo una dedica affettiva, ma un vero insegnamento morale rivolto a chi deve vivere nella polis. Aristotele vi espone la sua idea centrale: il fine ultimo dell’uomo è la felicità (eudaimonia), raggiungibile attraverso la virtù, cioè l’equilibrio tra eccesso e difetto (la “giusta misura”).
Il fatto che l’opera sia legata al nome del figlio suggerisce anche una dimensione educativa: Aristotele non scrive solo per i filosofi, ma per formare l’uomo virtuoso. In questo senso, l’opera può essere letta come una guida alla vita buona, destinata simbolicamente a Nicomaco e, più in generale, a ogni essere umano.

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