Crime-Time dr. Giuseppe Pellegrino

Crime-Time dr. Giuseppe Pellegrino DNA: valore probatorio ed errori procedurali.

Criminologo - Profiler
Specializzato in Criminologia Investigativa e Scienze Forensi- Criminologo per l'investigazione- Cyber security e indagini investigative digitali.

25/05/2026

Questa può sembrare una parodia e chi l'ha pubblicato voleva riscuotere likes. Nel mio manuale del profiler, scritto da me, c'è scritto esattamente di comportarsi così. Io, personalmente, da profiler consiglio di comportarsi così. Poi ci si reca alla prima caserma dei CC ad autodenunciarsi, non fate l errore di fermarvi se no poi devo bannarvi dalla mia pagina. Il brano è molto suggestivo ma i fatti stanno come ve li dico io. https://www.facebook.com/reel/1300539738655191

Signal for HelpNel linguaggio criminologico moderno, il cosiddetto “Signal for Help” rappresenta molto più di un semplic...
20/05/2026

Signal for Help
Nel linguaggio criminologico moderno, il cosiddetto “Signal for Help” rappresenta molto più di un semplice gesto simbolico. Si tratta di un marker non verbale di distress e coercizione, ideato per consentire a una vittima di violenza domestica, controllo psicologico o intimidazione di chiedere aiuto senza esporsi direttamente al rischio di ulteriori aggressioni. Il gesto è semplice: mano aperta, pollice piegato nel palmo e successiva chiusura delle altre quattro dita. Apparentemente innocuo, ma estremamente riconoscibile da chi conosce il codice comunicativo. Dal punto di vista investigativo e vittimologico, questi segnali assumono un valore importante perché possono costituire indicatori comportamentali compatibili con situazioni di privazione della libertà decisionale, assoggettamento psicologico o paura indotta e costrizioni schiavizzanti. In determinati contesti, soprattutto durante videochiamate, ambienti pubblici o interazioni sotto controllo dell’aggressore, la comunicazione non verbale diventa infatti l’unico strumento concretamente utilizzabile dalla vittima. Occorre avere ben chiaro che la violenza non si manifesta sempre con segni evidenti. Molto spesso si sviluppa attraverso controllo, isolamento, intimidazione e compressione progressiva della capacità di chiedere aiuto. Conoscere questo segnale non significa fare allarmismo, ma aumentare la consapevolezza collettiva. In alcuni casi, riconoscere tempestivamente un gesto del genere può realmente rappresentare il primo passo verso un intervento di protezione. In questi casi, occorre: fermare la prima volante, oppure chiamarne una spiegando che si è al corrente di questa situazione. Ogni azione personale espone te e la vittima a rischi gravissimi.

Quello che è accaduto a Modena non può essere interpretato esclusivamente attraverso il linguaggio semplicistico della c...
18/05/2026

Quello che è accaduto a Modena non può essere interpretato esclusivamente attraverso il linguaggio semplicistico della cronaca emotiva o del sensazionalismo televisivo. Eventi di questa natura richiedono competenze sociologiche, criminologiche e giuridiche reali, non opinioni costruite per occupare pochi minuti di dibattito mediatico. Purtroppo, troppo spesso, si assiste a commenti superficiali formulati da chi affronta temi estremamente delicati senza un adeguato percorso accademico nelle scienze sociali, nella criminologia o nel diritto.

La sociologia contemporanea insegna invece che ogni comportamento umano, anche il più violento o apparentemente incomprensibile, costituisce quasi sempre l’espressione distorta di un bisogno, di una frustrazione, di una richiesta o di una condizione di sofferenza non elaborata. Questo naturalmente non significa giustificare il gesto, né attenuarne la gravità penale e morale. Significa però comprendere che l’essere umano comunica continuamente il proprio disagio: talvolta in forme socialmente accettabili, altre volte — come nei casi patologici estremi — attraverso modalità distruttive e antisociali.

Émile Durkheim parlava già alla fine dell’Ottocento di “anomia”, ossia della progressiva perdita di riferimenti normativi e sociali all’interno delle società moderne. Quando l’individuo non riesce più a percepirsi parte integrante di un ordine collettivo stabile, possono emergere forme profonde di disconnessione sociale, isolamento e comportamento deviante.

Anche Robert K. Merton, con la teoria della tensione sociale (“strain theory”), spiegava come alcune condotte devianti nascano dal conflitto tra bisogni percepiti, aspettative sociali e incapacità soggettiva di raggiungere equilibrio, riconoscimento o integrazione attraverso mezzi considerati leciti. In termini sociologici, il gesto violento può rappresentare una modalità patologica di “comunicazione sociale estrema”.

Zygmunt Bauman, nella sua teoria della “modernità liquida”, descrive inoltre una società caratterizzata da fragilità relazionali, individualismo esasperato e indebolimento delle strutture contenitive tradizionali. In tale contesto, molti soggetti vulnerabili sviluppano una percezione crescente di marginalità, invisibilità e perdita di senso esistenziale.

Dal punto di vista criminologico, il caso modenese richiama anche le riflessioni del prof. David Garland sulla “cultura del controllo”: nelle società occidentali contemporanee aumenta la percezione collettiva dell’imprevedibilità della violenza e lo spazio pubblico viene vissuto con crescente insicurezza simbolica.

Resta centrale anche il tema della salute mentale. Tuttavia, come ricorda da anni la letteratura scientifica internazionale, sarebbe gravissimo associare automaticamente disagio psichiatrico e pericolosità sociale. La grande maggioranza delle persone affette da disturbi mentali non manifesta alcuna condotta violenta. Ed è proprio qui che il sensazionalismo mediatico rischia di produrre il danno peggiore: semplificare fenomeni complessi, alimentare stigma e sostituire l’analisi scientifica con la spettacolarizzazione emotiva.

Particolarmente significativo, infine, è stato il comportamento dei cittadini intervenuti per bloccare il conducente. In sociologia giuridica ciò rappresenta una forma spontanea di riattivazione della solidarietà collettiva descritta da Durkheim: nel momento della crisi sociale emergono immediatamente meccanismi di protezione reciproca e difesa della comunità.

La criminologia seria non serve a creare spettacolo. Serve a comprendere i fenomeni sociali nella loro complessità, senza cedere né alla banalizzazione mediatica né alla semplificazione ideologica.

Fonti video ufficiali:
RaiPlay:
https://www.raiplay.it/amp/video/2026/05/Modena-tutte-le-immagini-dellauto-lanciata-sulla-folla----Agora-18052026-653b14b2-906e-4be0-a418-a3e892b7a20a.html

Sky TG24:
https://tg24.sky.it/cronaca/video/2026/05/16/auto-su-folla-modena-video-1098511

Leggi su Sky TG24 l'articolo Auto su folla a Modena, il video dell'attacco e della fuga

Tutto ancora troppo semplice. Il vero trucco è sempre nella semplicità. Nei grandi movimenti si nasconde il piano. Momen...
17/05/2026

Tutto ancora troppo semplice. Il vero trucco è sempre nella semplicità. Nei grandi movimenti si nasconde il piano. Momentaneamente assistiamo a questo riassunto...

mi scuso con i napoletani di Via MAter Dei e di Discesa Sanità (la micciarella) ma io sono napoletnao solo per adozione ...
10/05/2026

mi scuso con i napoletani di Via MAter Dei e di Discesa Sanità (la micciarella) ma io sono napoletnao solo per adozione e quindi non scirvo bene vernacolo napoletano.
Questa poesia è per tutte le mamme, napoletane e non.
"A mamm"

A mamm è na cosa ’nportant,
ca si nun l’aje te siente nu pezzent.
A mamm è ’o core ca te stringe fort,
mentr’ te chiamma pure ’a morte e ’a sort.
Quann’ ’o munn t ferisc e tu vuò chiagn,
a mamm te tene ’a mana e fort fort te string.
Pure si staje cadenn dint’ ’o dulore cchiù profunn,
’a voce soja te salva comm’ ’o sole dopp’ ’o scur.
Quann tien’ a mamm staje a post,
tutt’ ’o riest nun vale manco nu post.

pecché senza ’e mamm… ’stu munno è sulo nu post appost.


La mamma è una cosa importante se non ce l hai davvero sei povero.
La mamma è un cuore che ti stringe forte anche quando la morte bussa e ti reclama.
Quando il mondo ti ferisce e vuoi piangere c’è sempre la mano di tua madre che nn ti lascia solo mai.
Se stai cadendo nel dolore piu profondo la voce di tua madre può risollevarti.
Quando hai la mamma sei a posto, tutto il resto nn vale nulla.
Tutto il resto finisce nell immondizia perche questo mondo è solo un posto senza un vero valore se sei senza mamma.
Giuseppe Pellegrino 8 maggio 2026

dall' "Etica Nicomachea" di Aristotele. Si tratta di una intera opera che Aristotele ha dedicato al figlio Nicomaco (in ...
24/04/2026

dall' "Etica Nicomachea" di Aristotele. Si tratta di una intera opera che Aristotele ha dedicato al figlio Nicomaco (in greco Nikomachos).
L’Etica Nicomachea non è solo una dedica affettiva, ma un vero insegnamento morale rivolto a chi deve vivere nella polis. Aristotele vi espone la sua idea centrale: il fine ultimo dell’uomo è la felicità (eudaimonia), raggiungibile attraverso la virtù, cioè l’equilibrio tra eccesso e difetto (la “giusta misura”).
Il fatto che l’opera sia legata al nome del figlio suggerisce anche una dimensione educativa: Aristotele non scrive solo per i filosofi, ma per formare l’uomo virtuoso. In questo senso, l’opera può essere letta come una guida alla vita buona, destinata simbolicamente a Nicomaco e, più in generale, a ogni essere umano.

Viene ritrovato un ca****re cerificato in una camera di hotel. All’apertura della camera -sfondata da me con un calcio -...
23/04/2026

Viene ritrovato un ca****re cerificato in una camera di hotel. All’apertura della camera -sfondata da me con un calcio - esce fumo nero, un fumo leggerissimo e caldo che tende a stratificarsi sul soffitto. Non ci sono fiamme né tracce apparenti di fiamme. Si notano scarpe nike sciolte, liquefatte…

Primo punto decisivo: assenza di fiamma visibile non significa assenza di incendio.
In un ambiente confinato il fuoco può consumare l’ossigeno, le fiamme possono spegnersi, mentre i materiali continuano a pirolizzare o a covare (smoldering). La NFPA (National Fire Protection Association (NFPA Organizzazione internazionale che crea codici e standard per prevenzione incendi, sicurezza antincendio, gestione rischi e protezione persone e infrastrutture.) spiega che in un’area confinata il fuoco può consumare l’ossigeno, far scomparire le fiamme visibili, lasciando combustibili solidi in combustione lenta e gas molto caldi accumulati nel locale. NIST (National Institute of Standards and Technology (NIST Agenzia federale USA che sviluppa standard, misurazioni e ricerca scientifica per sicurezza, tecnologia, industria e analisi forense.) conferma che un materiale scaldato può andare incontro a pirolisi, evolvendo verso combustione covante o verso fase con fiamma a seconda di condizioni locali e ventilazione.
Secondo punto: “camera sciolta” non equivale automaticamente a “camera uniformemente a 350 °C”.
Questo è un errore investigativo classico. Molti polimeri si deformano o si ammorbidiscono molto prima di 350 °C. Per esempio, il PVC rigido ha transizione vetrosa intorno a 82 °C e autoaccensione molto più in alto; il polipropilene commerciale fonde tipicamente intorno a 160–166 °C. Quindi vedere plastica colata, superfici deformate, componenti “sciolti” non prova da solo che tutta la stanza abbia raggiunto 350 °C. Prova solo che alcune zone o alcuni oggetti hanno subito un carico termico importante.
La spiegazione più solida, in astratto, è questa:
uno scenario termico confinato e ventilazione-limitato. Cioè: c’è stata probabilmente una fase iniziale di forte riscaldamento — con o senza breve fiamma — che ha prodotto pirolisi dei materiali, deformazione dei polimeri, accumulo di gas caldi e poi riduzione o scomparsa della fiamma visibile per carenza di ossigeno. Questo quadro è coerente con un ambiente che appare devastato dal calore ma non mostra, al momento del rinvenimento, un incendio attivo o una combustione libera diffusa.

Perché è compatibile:
Calore + ambiente povero di ossigeno → fusione dei lipidi cutanei → aspetto ceroso/lucido (pseudo-ceroso termico).
Pirolisi senza fiamma evidente → essiccamento + compattazione dei tessuti → superficie liscia e “plastificata”.
Eventuale fusione di materiali sintetici → deposito su cute → effetto ceroso artificiale.
Qui siamo davanti ad un punto chiave:
• L’adipocera vera richiede tempo + umidità → poco compatibile con evento acuto da calore.
• Se l’aspetto è uniforme, gessoso, stabile, allora occorre sospetare un processo post-mortale non termico.

Concludo che:
Evento Compatibile con evento termico confinato e ventilazione-limitata
Non sufficiente da solo per stabilire causa/momento della morte
Snodo decisivo:
COHb, fuliggine vie aeree, istologia → distinguono morte durante l’evento vs corpo alterato dopo.
• Quello che in criminologia forense va verificato subito è se il soggetto era vivo durante l’evento termico oppure no.
I marker più importanti sono: fuliggine nelle vie aeree, carbossiemoglobina (COHb), eventuale cianuro, e ricerca di reazioni vitali ai margini delle lesioni. Nei corpi bruciati la PMCT è utile per trovare traumi nascosti, ma non sostituisce autopsia e tossicologia per stabilire vitalità durante l’incendio. La presenza di fuliggine tracheo-bronchiale e l’inalazione di fumo orientano fortemente verso esposizione in vita; al contrario, un corpo bruciato post mortem può essere stato usato per occultare il vero meccanismo omicidiario.
La formula più prudente e forte non è: “la stanza è arrivata a 350 °C senza fuoco”.
La formula corretta è:
“I reperti appaiono compatibili con un intenso evento termico in ambiente confinato, verosimilmente ventilazione-limitato, con possibile fase iniziale di combustione e successiva prevalenza di pirolisi/combustione covante, tale da provocare grave deformazione dei materiali senza necessaria persistenza di fiamme libere al momento del rinvenimento.”
Operativamente, gli accertamenti decisivi sono questi:
• identificazione dei materiali fusi e loro temperatura di rammollimento/fusione;
• ricerca del punto di origine termica;
• esame impianto elettrico per arco/guasto e per capire se è causa o effetto;
• PMCT del ca****re;
• autopsia con COHb, cianuri, fuliggine vie aeree, istologia dei margini di lesione;
• ricerca di traumi non termici occultati dal calore.
Non partiamo dall’idea “mistero impossibile”. Scientificamente il quadro è compatibile con un evento termico severo ma oxygen-limited, e la vera domanda investigativa diventa: il calore è stata la causa primaria della morte, oppure uno strumento di occultamento post mortem?
Basta attendere i risultati istologici della trachea e dei bronchi e poi la verità viene fuori e si presenta nella sua magnificenza invicibile.

URGENZA, EMERGENZA, PREVEDIBILITÀ E PREVENIBILITÀ:DISTINZIONI CONCETTUALI E RILEVANZA NELLA LETTURA GIURIDICO-CRIMINOLOG...
06/04/2026

URGENZA, EMERGENZA, PREVEDIBILITÀ E PREVENIBILITÀ:

DISTINZIONI CONCETTUALI E RILEVANZA NELLA LETTURA GIURIDICO-CRIMINOLOGICA DELL’EVENTO

Nel linguaggio comune, i termini urgenza ed emergenza, così come le categorie di evento prevedibile ed evento prevenibile, vengono frequentemente utilizzati in modo promiscuo. Tuttavia, sul piano giuridico e criminologico, tali nozioni rispondono a logiche profondamente diverse, incidendo in maniera determinante sull’accertamento della responsabilità e sulla qualificazione dell’evento lesivo.

L’urgenza si configura come una situazione che impone un intervento tempestivo per evitare un aggravamento del danno o per contenere un rischio già manifestatosi. Essa attiene alla dimensione temporale dell’azione e non implica necessariamente una rottura dell’ordine ordinario. Si pensi, in ambito sanitario, a un paziente che giunge in pronto soccorso con una crisi respiratoria: la necessità di intervenire immediatamente è evidente, ma il contesto resta governato da protocolli ordinari. Analogamente, in ambito investigativo, l’urgenza può manifestarsi nella necessità di eseguire rapidamente un sequestro o un accertamento tecnico irripetibile per evitare la dispersione della prova, senza che ciò comporti una trasformazione del quadro normativo di riferimento.

Diversa è la nozione di emergenza, che presuppone una condizione straordinaria capace di alterare gli equilibri sistemici e di giustificare l’attivazione di poteri eccezionali o derogatori. L’emergenza non riguarda solo la rapidità dell’intervento, ma il contesto complessivo entro cui l’evento si colloca. Un esempio paradigmatico è rappresentato da una calamità naturale o da una situazione di crisi sanitaria diffusa, in cui l’ordinamento consente deroghe alle procedure ordinarie per fronteggiare un rischio collettivo. In ambito criminologico, un’ondata improvvisa e diffusa di violenza urbana può determinare l’adozione di misure straordinarie di controllo del territorio, evidenziando come l’emergenza sia una categoria che incide sulla struttura stessa dell’azione pubblica, e non solo sulla sua tempistica.

Se urgenza ed emergenza attengono al “quando” e al “contesto” dell’intervento, la distinzione tra prevedibilità e prevenibilità incide invece sul “perché” della responsabilità. Un evento è prevedibile quando, sulla base delle conoscenze disponibili al momento antecedente al fatto, esso poteva essere ragionevolmente anticipato. Si tratta di un giudizio ex ante che si fonda su regole di esperienza, dati scientifici e indicatori di rischio. In ambito sanitario, la possibilità che una determinata patologia evolva in senso peggiorativo costituisce spesso un esito prevedibile, così come, in ambito criminologico, l’escalation comportamentale di un soggetto già noto per precedenti violenti può rendere anticipabile il verificarsi di ulteriori condotte aggressive.

La prevenibilità, tuttavia, richiede un passaggio ulteriore: non basta che l’evento sia prevedibile, occorre che esistano strumenti concreti, efficaci e giuridicamente praticabili per impedirlo o ridurne la probabilità. È proprio qui che si innesta il nucleo della responsabilità. Si consideri il caso di un medico che, in presenza di una diagnosi chiara e di linee guida consolidate, ometta di somministrare un trattamento salvavita disponibile: l’evento lesivo non solo era prevedibile, ma era anche evitabile attraverso una condotta doverosa, con conseguente configurabilità di responsabilità. Analogamente, in ambito criminologico, quando le autorità ricevono reiterate segnalazioni di violenza domestica e non attivano strumenti di protezione previsti dall’ordinamento, l’eventuale esito letale non si presenta come una fatalità, bensì come la concretizzazione di un rischio noto e neutralizzabile.

Diverso è il caso in cui un evento sia prevedibile ma non prevenibile. Si pensi a una patologia rara e aggressiva per la quale la scienza medica riconosce un elevato rischio di esito fatale, senza tuttavia disporre di terapie efficaci. In tale ipotesi, il decorso sfavorevole è anticipabile, ma non evitabile, con la conseguenza che non può imputarsi responsabilità a chi abbia operato secondo le conoscenze disponibili. Analogamente, nel contesto investigativo, un soggetto può manifestare segnali di pericolosità tali da rendere plausibile un futuro comportamento criminoso, ma in assenza di presupposti giuridici per limitarne la libertà personale, il rischio resta non neutralizzabile.

Vi sono poi ipotesi più complesse, in cui l’evento specifico appare imprevedibile, ma il rischio generale risulta prevenibile attraverso misure di sicurezza standard. È il caso, ad esempio, di un incidente industriale determinato da una combinazione inedita di fattori: l’evento concreto non era anticipabile, ma l’adozione di sistemi di sicurezza generali avrebbe potuto evitarne o attenuarne le conseguenze. In ambito urbano, un’aggressione improvvisa in una zona priva di illuminazione e sorveglianza può non essere prevedibile nella sua specificità, ma risulta comunque riconducibile a un deficit strutturale di prevenzione.

Infine, si colloca l’area del caso fortuito, in cui l’evento non è né prevedibile né prevenibile. Si pensi a una reazione allergica fulminante in un soggetto privo di qualsiasi precedente indicatore clinico, oppure a un comportamento violento improvviso posto in essere da un individuo privo di segnali premonitori. In tali circostanze, anche la massima diligenza non avrebbe consentito di anticipare o evitare l’evento, con conseguente esclusione della responsabilità.

La distinzione tra queste categorie non ha un valore meramente teorico, ma rappresenta il fulcro della valutazione giuridico-criminologica. Confondere l’urgenza con l’emergenza significa alterare il quadro normativo di riferimento; confondere la prevedibilità con la prevenibilità significa compromettere il giudizio sulla colpa. La responsabilità, infatti, non nasce dal verificarsi dell’evento in sé, ma dalla sua evitabilità concreta in presenza di un rischio riconoscibile. Ed è proprio in questa intersezione tra conoscibilità del rischio e possibilità di intervento che si gioca, in ultima analisi, la linea di confine tra fatalità e colpa.
Per i PM più giovani dovrebbe essere tutto chiaro, diciamo, con gli anni l'esperienza si affina...

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