26/08/2026
L'illusione del risparmio: quando la legge elimina l'avvocato "per il tuo bene".
C'è un filo rosso che lega l'istituzione degli organismi arbitrali gratuiti, come gli arbitri bancari e assicurativi, alle procedure di indennizzo stragiudiziale e più in generale tutta l'architettura di provvedimenti che creano strade "alternative" al processo civile e, che negli ultimi anni, il legislatore adotta con crescente entusiasmo.
La narrazione ufficiale è sempre la stessa:
"si alleggeriscono i tribunali, si accelerano i tempi e si risparmia sui costi legali".
Nello stesso tempo non si fa nulla di concreto per velocizzare i processi ovvero non si assumono più magistrati.
Chi ci guadagna davvero? Provo a spiegarlo partendo da un esempio che conosco bene: l'indennizzo diretto previsto dal Codice delle Assicurazioni Private.
Oggi, differentemente da un recente passato, chi subisce un incidente stradale non ha "bisogno" di un avvocato, perché a risarcirlo è direttamente la propria compagnia assicurativa. Bellissimo, ma sulla carta. Nella pratica, però, a decidere quanto vale il danno e di chi è la colpa sono due assicurazioni che dialogano tra loro secondo una logica che non è certo quella dell'assicurato, ma quella del proprio bilancio.
Il perito di parte stima infatti il danno molto meno di quanto chiede il carrozziere di fiducia e la ripartizione di responsabilità viene calibrata anche in funzione del malus che permetterà all'assicurazione di recuperare nel tempo quanto pagato, con il rinnovo della polizza. L'offerta, poi, una volta fatta, è vincolante, in quanto per dimostrarne l'iniquita' si rischia di accollarsi ingenti spese di consulenze tecniche d'ufficio e, in quel caso, degli avvocati di entrambe le parti.
Tutto arbitrario, tutto inevitabile, perché nessuno siede dalla parte del danneggiato al tavolo della trattativa.
Ebbene, temo che lo stesso meccanismo, seppur in forma diversa, rischia di ripetersi negli organismi arbitrali e di mediazione che stanno proliferando in ogni settore.
Riflettendo, infatti, chi fa da arbitro o da mediatore? Spesso professionisti (avvocati compresi) che da quel ruolo ricavano compensi modesti, ma che possono ricevere ben altre attenzioni da chi, in quei settori, ha interesse a essere trattato bene. Non parlo di corruzione in senso tecnico, parlo di una sensibilità sottile e sistemica: è più facile essere "comprensivi" verso un grande gruppo bancario-assicurativo, che può offrire incarichi ben più remunerativi altrove o fidelizzare l'organismo, che verso il cittadino singolo che a quell'organismo si rivolge gratuitamente e solo una volta.
Un logica perfetta per depauperare e indebolire gli avvocati e ricondurli all'interno di meccanismi che li assaggettano ai poteri forti sottraendogli la clientela privata cui, al contempo, si toglie garanzia di una tutela legale di fiducia.
La beffa finale?
Il presunto risparmio sulle spese legali, sbandierato come il grande vantaggio di questi percorsi.
In realtà questo risparmio è solo un'esca, in quanto in molti di questi ambiti le spese legali sono comunque rimborsate dalla controparte soccombente. Quindi il cittadino che rinuncia all'avvocato "per risparmiare" non risparmia quasi nulla, ma perde qualcuno che lavori esclusivamente nel suo interesse, in un tavolo dove tutti gli altri attori rispondono a logiche diverse dalla giustizia e dell'interesse di colui che va indennizzato.
Non sto dicendo che questi strumenti siano inutili in assoluto, né che vadano aboliti. Dico che questo affannarsi del Legislatore ad affidare il cittadino alla conciliazione forse potra' anche alleggerire il lavoro dei magistrati, ma non accelera i processi e si traduce, poi, nella pratica, in un modo elegante per aggirare l'unico presidio davvero indipendente che il cittadino ha a disposizione: l'avvocatura.
Si, sia consentito dirlo, in un Paese dove i poteri forti sono ben rappresentati in Parlamento e ben poco lo sono i singoli cittadini, l'avvocato, con tutti i suoi limiti, resta l'ultimo vero argine, e rinunciarvi "per legge" o "per convenienza" non è mai gratis:
qualcuno alla fine paga il conto e di solito non è chi lo ha promesso.