18/10/2026
Quando si combatte contro una patologia oncologica, il fattore tempo è tutto.
Una diagnosi formulata in ritardo — per una lesione non vista in radiografia, un referto superficiale o un esame di approfondimento prescritto troppo tardi — può cambiare radicalmente il percorso terapeutico e le speranze di cura.
Molte persone pensano che, non potendo avere la certezza assoluta di una guarigione, non ci sia margine per agire. La giurisprudenza della Cassazione, però, dice esattamente il contrario.
Non serve provare la certezza della guarigione.
Basta dimostrare che l’errore o il ritardo diagnostico ha sottratto al paziente una possibilità concreta di vivere più a lungo o con una qualità di vita migliore. È la cosiddetta perdita di chance, un danno autonomo che la legge tutela e risarcisce.
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