Studio Legale Avv. Luigi Di Giuseppe

Studio Legale Avv. Luigi Di Giuseppe L'Avv. Luigi Di Giuseppe assiste la clientela in ogni settore del diritto penale, sia in attività d L' Avv.

Luigi Di Giuseppe, dopo la maturita' classica, consegue la laurea in Giurisprudenza presso l'Universita' "Federico II" di Napoli con una tesi in Diritto Processuale Penale, allievo interno e tesista presso l'Istituto di Diritto Penale e Processuale Penale della Facolta' Giuridica Federiciana, e presso il Dipartimento di Scienze Penalistiche , Criminologiche e Penitenziarie del medesimo Ateneo. Con

seguita l'abilitazione all'esercizio professionale forense, Iscritto all'Albo degli Avvocati di Lagonegro. Egli predilige coniugare il carattere classico della tradizione forense penalistica con una visione moderna dell' attività professionale, arricchendola e, soprattutto, rendendola più efficiente ed aggiornata attraverso il ricorso alle più moderne tecnologie informatiche; offre assistenza per ogni tipo di controversia, giudiziale o stragiudiziale sia in materia penale che civile, grazie alla sinergia con corrispondenze e collaborazioni qualificate e specializzate. Contatta direttamente lo Studio Legale Di Giuseppe per richiedere informazioni sui servizi offerti e per concordare un appuntamento.

AREE DI COMPETENZA dello STUDIO dell' Avvocato LUIGI DI GIUSEPPE (clicca su ciascuna foto per scoprire le aree professio...
07/10/2025

AREE DI COMPETENZA dello STUDIO dell' Avvocato LUIGI DI GIUSEPPE (clicca su ciascuna foto per scoprire le aree professionali inerenti il ministerio forense dell' Avvocato DI GIUSEPPE, titolare dello Studio).

PRONTI ALLE SFIDE, FERMI SUI PRINCIPI A chi ci chiede come porci dinanzi alle nuove sfide che si presentano oggi sui tem...
30/09/2025

PRONTI ALLE SFIDE, FERMI SUI PRINCIPI
A chi ci chiede come porci dinanzi alle nuove sfide che si presentano oggi sui temi della giustizia (intelligenza artificiale, digitalizzazione, processo penale telematico) in ogni settore e a tutti i livelli, possiamo tranquillamente rispondere che taluni canoni processuali non potranno mai essere intaccati o modificati. Sono le "colonne d'Ercole", che non è possibile oltrepassare.
Accettiamo le sfide del futuro perché siamo disposti a rispondere alle domande del presente.

A quarant'anni dalla scomparsa di Alfredo De MarsicoConvegno del 20 settembre 2025 con il Prof. Avv. Franco Coppi e l' A...
20/09/2025

A quarant'anni dalla scomparsa di Alfredo De Marsico
Convegno del 20 settembre 2025 con il Prof. Avv. Franco Coppi e l' Avv. Emilio Nicola Buccico.

LA "FANTASCIENZA GIUDIZIARIA" SFIDA LIBERTA' E DIRITTO.- Un nuovo rito basato sull'Intelligenza Artificiale -  Spero di ...
15/09/2025

LA "FANTASCIENZA GIUDIZIARIA" SFIDA LIBERTA' E DIRITTO.
- Un nuovo rito basato sull'Intelligenza Artificiale -
Spero di non essere condannato al rogo, né di subire la "mordacchia", affinché non urli, allorquando, ipotetiche fiamme, possano levarsi al cielo, alla stregua di un Giordano Bruno o di uno Jan Hus, perché mi proclamo "eretico". Tanto meno scrivo geremiadi lamentazioni da "Cahiers de doleances".
Quando si hanno idee chiare, crociane, bastano poche considerazioni.
L'opportunità offerta dalle nuove tecnologie in campo giudiziario, non può prescindere da un elemento essenziale, l' "empatia", perché si correrebbe il rischio di un' automazione incontrollata. L'Intelligenza Artificiale ci pone innanzi temi che coinvolgono l'antropologia, il libero arbitrio fino alla libertà e all'eguaglianza giuridica tra soggetti. In che modo potrebbe contribuire ad indebolire la democrazia?
Lo scorso anno, negli Stati Uniti, presso la Law School della University of Notre Dame, tra le più antiche Facoltà di Giurisprudenza americane, si è discusso se le "macchine" possano sostituire il giudice nel decidere, se il diritto può regolamentare la tecnologia, quali sfere di libertà bisogna proteggere, perché fondate su valori riconosciuti come valori di civiltà. Una serie d'incontri che ha coinvolto operatori del diritto, studiosi e ricercatori, oggi si prepara a redigere un "Manifesto del diritto sul nuovo umanesimo digitale" .
Per noi, umili servantini, "dottor Vidriera", dei Fori, laddove ogni giorno si offende la sintassi elementare del periodo, sia nella redazione di atti, sia nelle discussioni oratorie, come nelle "lettere prostituite", tratte dall'incontro tra Jacopo Ortis e Giuseppe Parini, ci è di conforto la feconda lezione di Tocqueville, riguardo alla "misura del potere", una misura necessaria ad evitare che la libertà, facendosi assoluta, trascenda nell' arbitrio e la democrazia, ergendosi a piena sovranità di numeri, subisca la deviazione nel "dispotismo della maggioranza".
Prendo ad esempio il giornalismo, quale baluardo di libertà, sin dai tempi de "L'ami du Peuple" di "maratiana" memoria.
Il nuovo rito informatico, basato sull' "Intelligenza Artificiale", ci pone dinanzi quesiti di non poco conto.
Un'automazione incontrollata di "Giustizia algoritmica" potrebbe minacciare i principi cardine del diritto? L'innovazione responsabile valorizza l'IA quale strumento di supporto senza sostituire l'essenziale ruolo umano? Lapalissiano è l'assunto, secondo il quale, centrale resterà la supervisione umana.
Le "macchine" sono prive di "empatia", soprattutto nei casi limite della privazione della libertà personale.
Se parallelismo si può tracciare, saremmo più vicini alla rivoluzione di Gutemberg che alla rivoluzione industriale.
Mi definisco un "innovatore" per definizione, il mio pensiero non può non ricorrere all'abilita' di quel personaggio, "Policarpo", immortalato nel celebre film di Mario Soldati, mentre mette a punto le prime stilografiche e poi riesce nell' intento di accettare la "battitura dattilografa ", con tanta lena e rapidità, del celebre coro della tragedia manzoniana: " S'ode a destra uno squillo di tromba".

TRA RIFORME, DEONTOLOGIA E PROBLEMI PRATICI DELL'AVVOCATURA."Da dove veniamo? chi siamo?, dove andiamo?" é il titolo di ...
05/09/2025

TRA RIFORME, DEONTOLOGIA E PROBLEMI PRATICI DELL'AVVOCATURA.
"Da dove veniamo? chi siamo?, dove andiamo?" é il titolo di un famoso dipinto di Paul Gauguin, il quale si attaglia in modo consono alle recenti questioni inerenti il pianeta giustizia.
Lontano da pretese dogmatiche o arroganze teoriche, possiamo, candidamente, sostenere che quella dell'avvocato, non è categoria favorita per una molteplicità di fattori pratici e concreti. Una grave dolenzia sociale ed economica attanaglia la professione.
I dati.
A fronte di 240.000 "intellettuali per statuto", perché laureati, perché abilitati, possedenti il "pezzo di carta", dei quali, quasi centomila, non hanno certezza previdenziale, non perché la Cassa elargirebbe pensioni contributive o retributive, ma perché l'iscrizione al relativo Albo è stata resa preclusiva per tutta una categoria di avvocati che si sostiene con i sacrifici e gli aiuti della famiglia o con la "pensione del nonno", soprattutto i giovanissimi. Alla fine del circolo virtuoso della vita professionale di un avvocato, un tempo c'era il guadagno di una unità immobiliare - si tratta di un dato statistico - mentre oggi, alla fine della vita professionale di un ragazzo che vuol fare l'avvocato, registriamo la perdita del detto immobile.
Come rimediare? Con i "pannicelli caldi" o con le "dolenti coperture" di un sistema che fa acqua da tutte le parti?
Occorre recuperare la dignità della categoria, mettendo in discussione, attraverso l'attuazione dell'art. 2 della Costituzione, le prerogative di cui si sono appropriati i poteri dello Stato.
Già Filangieri voleva il ritorno alla ragione dello Stato ed il ritorno dello Stato alla ragione. Ne derivava la necessità ineludibile di edificare lo Stato secondo ragione. Era lo Stato che garantiva l'esclusività della giurisdizione alla magistratura, con la nascita, ormai mitologema, di una Europa effettiva ed efficace rappresentante politica ed istituzionale.
Silvio Spaventa, curatore e costruttore del sistema amministrativo nazionale, oggi inorridirebbe. Occorre rimettere in discussione l'intero modello ottocentesco, ancora ampiamente presente.
Uno dei testi fondamentali di Michel Focault, "Microphisyque du pouvoir", denuncia la pretesa del potere, l'imposizione e l'egemonia di esso, il controllo politico sulla società, la regolamentazione delle proposte etiche e civili della stessa, così Herbert Marcuse e il suo uomo "unidimensionale", denuncia come la società industriale avanzata controlla l'individuo "con altri mezzi", avrebbe detto von Clausewitz.
Una visione "economicistica" della libera professione, laddove la stessa espressione "libera", già suona ironica, si pone su di un piano completamente errato.
Occorre guardare avanti, a fronte delle dichiarazioni e dei propositi di modeste figure della storia umana e politica che si sono avventurate a parlar di giustizia, politici o tecnici, perché la verità è che non si è capita la criticità di un reddito pari al 28 %, a fronte di aziende che producono il 9%. É finito il tempo delle vacche grasse, scarseggia la pioggia di operazioni milionarie per le aziende, le quali vorrebbero ricapitalizzarsi col danaro dei professionisti? Tale è l'obiettivo finale delle banche, della finanza, delle assicurazioni, dei governi politici o più o meno tecnici. Da Monti in poi siamo passati ad un solo "Monte...".
Benedetto Croce, in "Etica e politica", scriveva, a proposito dei "tecnici" : " l' ideale che conta nell'animo di tutti gl'imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, é quello di una sorta di aeropago composto da onest'uomini ai quali dovrebbero affidarsi le sorti del proprio Paese... Quale sorta di politica - continua Croce - farebbe codesta accolta di onest'uomini tecnici, per fortuna non ci è dato di sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell'idea e nessuna voglia mostra di attuarlo.
Rimettiamoci, allora alla "logica del concreto" , quella della scuola pragmatica giuridica americana.
Il problema è uno solo, recuperare in maniera chiara, la visione del futuro dell'Avvocatura, di fronte alle giovani generazioni, le quali possiedono già un' intellettualita' diversa.
L'intellettualita' si modifica, si attualizza, é in continua evoluzione.
L' avvocatura ha dentro di sé la storia dell' Occidente, del mondo e della cultura latina, non si può continuare ad essere inerti, con chi ha alle spalle il soffio di tremila anni di scirocco.
In ultimo, la deontologia, oggi novellata in taluni suoi articoli. Credo che si debba ripartire dal tema più generale dell'educazione, secondo stilemi e prassi oggi del tutto calpestate.
Domani sarebbe già tardi.

PER MANO, NEL CORTILEAl tuo rientro, ti capita di trovare nella cassetta postale quegli omaggi speciali, che lasciano il...
02/09/2025

PER MANO, NEL CORTILE
Al tuo rientro, ti capita di trovare nella cassetta postale quegli omaggi speciali, che lasciano il segno. Il regalo di Francesco Russo, "Mastro Avvocato" come pochi.
Ed é allora che ti viene di pensare che l'Avvocato non sa se il suo assistito sia innocente o meno, ma ciascuno deve giurare sulla sua innocenza, altrimenti, mancando questa forza, questa autoipnosi, ridurremmo la missione forense a commercio, a mercimonio, a cannibalismo. L'Avvocato, di prezzolato non ha nulla, se non la volontà di voler dare a se stesso sempre maggiore Dignità! Lo dico a tutti i colleghi, a chi un giorno dovesse chiederci: "Chi sei?""...medico, sì dell'altrui sofferenza, ingegnere, architetto...No! Sono Avvocato, sinonimo di Libertà!
LA RECENSIONE
Colgo l'occasione per riproporre l'immediata ''recensione" de "Il Cortile", scritta di getto, quale repentino moto dell'animo, al termine della divertentissima lettura del libro, appena mi fu donato da Francesco Russo. Una raccolta briosa, arguta, fine, che mi ha riportato bambino, quando, talvolta, preso per mano da mio zio, ho varcato quell'osservatorio privilegiato, dove si muoveva un carosello unico, nell'antico maniero di don Pedro da Toledo. Ho letto nomi a me cari, cito per tutti il mio Professore di Diritto Penale, Roberto Fiore, oggi Presidente della Biblioteca. Tra i personaggi, non poteva non divertirmi "Don Ettorino", l'unico che oggi potrebbe accelerare la lenta macchina giudiziaria, con la sua sola presenza, la "manicurista Maria", unica nell'alleviare "pene", da non collegare alla "spirocheta funesta", l'Avvocato Pippo Trofino, di quel maniero "proprietario' per discendenza, che solo l'autorevolezza di giganti quali Vittorio Botti, offerse l'ingresso al normanno aversano, ancora, l'edicola di Carlo, dove spesso mio zio si recava, l'Avv. Alberto Dall'Ora, che in un primo momento avevo individuato nel Prof. Giuseppe Frigo, l'unico che io ricordi col loden alla Sherlock Holmes, e, solo leggendo due righe piu' giu' ho saputo essere il Professore meneghino, al quale si affiancava Raffaele Della Valle, famoso per il processo Tortora, dal quale, in piu' di un'occasione, ho ricevuto consigli e suggerimenti. E cosa dire della chiusa di un altro nome che ricordo bene per averlo visto piu' volte, Diego Marmo, che come nell'inno a Maradona "leva 'e paccare 'a faccia" con la sua fulminante battuta a fronte della stupita osservazione dell'avv. Dall'Ora. Pleonastico sarebbe affermare il mio capitolo preferito: Il Maestro. A fronte della osservazione di un intellettuale del calibro di Umberto Eco, la pronta risposta di don Alfredo, secca, bruciante, senza alcun diritto di replica! Grazie ancora per la piacevole lettura, Francesco Russo. Auspico che l' avvocatura, come io sommessamente ed umilmente la intendo- Voi dovete conservarne e tramandarne i Valori, noi, nel nostro piccolo dobbiamo farli vincere - faccia "della Parola la spada e della Toga lo scudo, entrambe poste a difesa della Liberta"".

SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA E PROCESSO TELEMATICO. DUE TEMI DIVERSI DI SCOTTANTE ATTUALITA’.Processo mediatico,...
01/09/2025

SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA E PROCESSO TELEMATICO. DUE TEMI DIVERSI DI SCOTTANTE ATTUALITA’.
Processo mediatico, “giustizia spettacolo”, “sbattere il mostro in prima…serata”, imbastire istruttorie televisive, dare in pasto presunti colpevoli ad un’opinione pubblica sempre piu’vellicata dai pruriti del giustizialismo da operetta, o dal garantismo peloso, a quale risultato ci portera’?
Un numero cosi’ vasto di trasmissioni televisive, la maniacale ricerca di audience, inerenti casi giudiziari, non si vede neppure al Carnevale di Rio, dove almeno c’e’ interesse per il divertimento, mentre, nel nostro caso, non c’e’ nulla di cui divertirsi. Una pletora di guaritori, medicastri, “criminologi”(avranno letto Beccaria, Ferri o Trattati di criminologia?), istrioni, demagoghi, laccati o in abito blu, venditori di fumo, non si vede neppure nei Paesi del Terzo Mondo. Un “ suk”. Almeno nel suk si ha interesse all’acquisto, su queste tematiche non c’e’ nessun acquisto da fare, se non l’attivita’ gratuita d’ingenerare confusione.
Questa Babele cosi’ originale quanto ridicola, oltre alla confusione, serve soltanto ad offrire facile pubblicita’ ad una passerella di “ricercatori di visibilita’”, che nulla offrono di concreto, di pragmatico, ai casi giudiziari .
Non sarebbe il caso di ricondurre tali tematiche nel proprio alveo naturale, il processo, quello legale, quello ordinario?
Fin qui il primo quesito.
Veniamo al secondo.
Qualche tempo fa, nelle aule di udienza avevano messo due televisori e poi sul tavolo degli avvocati, otto telefoni. Perchè?
Perchè la telematica e l’informatica gestiscono il processo penale.
Ci si fermera’ quì? E perché ci si dovrebbe fermare, se, ovunque, il computer è trionfatore e scandisce, perfeziona e accelera tutti i ritmi aziendali, scientifici e sociali?
Sappiamo almeno su quale pista camminerà la giustizia e chi la spingerà.
Sarà possibile che l’avvocato non parli più al suo giudice fisicamente presente, interlocutore e dirimpettaio, ma parli ad una telecamera senza vederlo o vedendolo nel televisore?
Sarà possibile che i giudici siano dove c’è disponibilità in quel momento, a Roma, ad Ascoli Piceno o altrove?
Sarà possibile che tutte le risultanze di un processo vengano inserite su una scheda questionario prestampata che, inserita nel computer, darà la decisione, frutto di immensa ricerca e selezione di tutta la dottrina, la giurisprudenza, e di tutti i casi simili o analoghi già memorizzati?
Ne deriva che la pena sarà graduata con lo stesso infallibile e prodigioso sistema, sarà quindi inutile ogni impugnazione, con enormi vantaggi per l’apparato giudiziario e per il bilancio dello Stato.
Sarà possibile ancora che particolari marchingegni rivelino se il teste non dice il vero? Anche l’imputato potrebbe sempre a sua richiesta chiedere il siero della verità perfezionato e infallibile.
Si concretizzera’ cio’ che vagheggiava Aristofane.
Oggi, il veloce progresso della tecnologia e della telematica, ha accelerato un processo che potrebbe portare, in ultima analisi, alla inutilita’ del dibattimento, in barba al principio di oralita’.
Ma, facciamo un’altra ipotesi: fingere di vivere intorno ai primi anni dell’ottocento e di incontrare, casualmente, un certo Stephenson, il quale vi dice che ha inventato delle carrozze senza cavalli che peseranno parecchie tonnellate e si muoveranno velocemente da un punto all’altro della Terra.
Dopo tale affermazione, avreste fatto finta di crederci. Ad “aumentare” il primo proposito, Stephenson affermera’ di stendere a terra un grande tappeto, pure di ferro, sul quale avrebbe camminato a grande velocità la sua invenzione che peraltro non era spinta da cavalli, ma... da acqua bollente.
Certo una risata avrebbe concluso l’aneddoto.
Morale: È possibile che si possa giungere ad un “totale” processo penale telematico?
Sogno: Sarà possibile che l’avvocato non esista più, sparirà come sono spariti lo spazzacamino e l’arrotino?
Paradosso: Sparirà perchè non saranno più commessi i 648 delitti previsti dal codice penale?
Io, sommessamente, non ci credo. Anche perche’…sta passando un treno.

"AZIENDA GIUSTIZIA?".Dai sedimenti delle mie disordinate, arruffate e raffazzonate letture, emerge il ricordo del "tempu...
29/08/2025

"AZIENDA GIUSTIZIA?".
Dai sedimenti delle mie disordinate, arruffate e raffazzonate letture, emerge il ricordo del "tempus edex rerum" di Ovidio, quando l'avvocato sannita Giuseppe Maria Galanti e un estremista, il "prete rosso" Longano, affermavano, già allora, la stessa frase, trita e ritrita: "La Giustizia è in crisi ed é il più pericoloso dei Mali dello Stato" , questo già nel 1798.
Oggi ci ritroviamo a recitare l' "omelia teologante" sulla crisi della giustizia, quasi fossimo abituati a " Le Soirees de Saint-Petersbourg".
Le cause le ritroviamo in situazioni cogenti, di natura empirica. Tuttavia, si rende necessaria una riflessione complessiva, sistematica, sull' esigenza di riforma, non solo in campo penale, perché il diritto é un sistema complesso, non costituito da frammentarieta', quindi la riflessione dovrà essere complessiva, senza abbandonarsi a sistemi metafisici, non trascurando il fatto che la riflessione filosofica, costituisce il momento in cui si razionalizza l'applicazione del diritto e la realizzazione della norma.
Sinora, le riforme sono state attuate "a macchia di leopardo".
Un esempio. Il Codice Rocco (ogni ingegneria normativa riflette un progetto politico) rifletteva un' ideologia totalitaria, ma in realtà era un sistema codificato, con una coordinazione razionale delle norme, in rapporto alle esigenze dell'applicazione della giustizia. Il Codice attuale, che già presenta rughe e segni d'invecchiamento, non é più un sistema, perché il legislatore lo ha "rappezzato" e "rattoppato" con riforme "ortopediche", mentre è sul sistema complessivo che si dovrebbe agire, al di là di rivendicazioni di categoria o di ceto.
Non é più rinviabile, anche, una nuova riforma della professione forense, a fronte di una legge che risale nel tempo e che, inevitabilmente, riflette del suo impianto ottocentesco. L'attività dell'avvocato non è quella che si dice, con visione antistorica, di "collaboratore della giustizia", ma in chiave di storicità, non di storicismo, ormai sepolto, come affermato da un maestro del pensiero, é la condizione di un "contropotere". Vari eventi caratterizzano tale l'avvocatura, quando, combattendo il diritto romano, il porsi in guisa "eversiva" rispetto al diritto feudale, pretese ed ottenne la caduta del detto sistema.
Il primo progetto di legge sull'avvocatura risale ai senatori Mancini e Marinocci, nel 1945.
La condizione ontologica dell'avvocato è mutata, quindi dovrebbe mutare, in base a capziose interpretazioni di principi comunitari, l'avvocato stesso?
Questi, storicamente, é un intellettuale, prestatore d'opera autonoma, trasformandolo in un imprenditore, prevedendo, ad esempio, l'associazione a membri estranei allo stesso Ordine professionale: "Avvocato imprenditore". Di conseguenza "Azienda Giustizia", con tutte le conseguenze del caso.
Piuttosto, sarebbe auspicabile, una elaborazione dottrinaria, in un rapporto osmotico di collaborazione dialettica, tra magistrati, avvocati, potere esecutivo e legislativo, al fine di analizzare il problema della crisi, in una chiave non di "ortopedia parziale", tutti i problemi, ad iniziare dalle carceri, tema all'ordine del giorno, e via enumerando.
Il sistema giustizia continua ad andare avanti con le stampelle, mercé l'intervento di soggetti privati. Ciò significa che lo Stato ha delegato ai privati l'amministrazione della giustizia, al di là delle esigenze e dell'imposizione della norma costituzionale che vuole il magistrato in carica per effetto di un concorso.
Tutto ciò comporta che lo Stato ha, ancora una volta, rinunciato a realizzare una complessiva, seria e moderna riforma, problema vecchio, oggi reso ancor più acuto.
In conclusione, la responsabilità di avvocati, magistrati, politici dovrà essere quella di guardare ad una riforma complessiva, sistematica, logica, direi "cartesiana", che non viva di "ortopedie parziali", affinché non ci porti a ripetere, di nuovo, stancamente, lo stantio e retorico slogan: "La Giustizia è in crisi".

LA FUNZIONE DELL'AVVOCATO QUALE "CONTROPOTERE" IN DIFESA DELLE LIBERTA'Dalla lettura di un testo fondamentale sul ruolo ...
27/08/2025

LA FUNZIONE DELL'AVVOCATO QUALE "CONTROPOTERE" IN DIFESA DELLE LIBERTA'
Dalla lettura di un testo fondamentale sul ruolo e sull'autonomia degli intellettuali,
"Il tradimento dei chierici", di Julien Benda, quali "custodi di valori" contro "i traditori" (portatori di disvalori), rappresentanti di quella corporazione intellettuale che fa politica al riparo della propria presunta superiorità od imparzialità: servi di un regime o di un'ideologia, anche quando mossi da migliori intenzioni. Il testo può offrire la stura alla funzione dell'avvocato inteso come "contropotere" per la difesa delle libertà.
Da Irnerio al Secolo dei Lumi, mai l'avvocato ha assolto funzione di "mediatore sociale" ma di "contropotere".
Benedetto Croce non ha tuttavia riconosciuto questo ruolo all'avvocatura, tuttavia basterebbe solo far cenno alla introduzione della Inquisizione di rito spagnolo a Napoli, chi vi si oppose?
Gli avvocati!
Solo due nomi, a titolo esemplificativo , Fragianni e Argento.
Quando fu necessario combattere l' "Ancien Regime" , una conquista di civiltà avanzata fu realizzata dall'opera degli avvocati, i quali, nel 1747, imposero al ministro Tanucci di firmare una prammatica che imponesse, a sua volta, la motivazione delle sentenze, fino ad allora tutela degli "Arcana Juris", in difesa di un potere leviatanico!
Storicizzando il presente ed attualizzando il passato, secondo l'insegnamento crociano, siamo passati dalla penna d'oca di Vico alla stilografica, dalla lettera 22 al computer, dai fax alla telematica. Sono mutati gli strumenti ma non é certo mutata la funzione dell'avvocato.
Non "collaborante" quindi, chi é stato, in chiave di storicità, sempre un "contropotere" a presidio delle libertà, tale continuerà ad esserlo! Sempre.

LE “ACCADEMIE” GIURIDICHE CONTRO LE RIFORME E LA REALTA’ FATTUALE NELL’ AMBITO DEL PROCESSO PENALECosa occorre fare a fr...
26/08/2025

LE “ACCADEMIE” GIURIDICHE CONTRO LE RIFORME E LA REALTA’ FATTUALE NELL’ AMBITO DEL PROCESSO PENALE
Cosa occorre fare a fronte dei “vuoti incartati” del sistema giustizia?
Senza scomodare Max Nordau e le sue “ Menzogne convenzionali”, a proposito di falsita’ ed ipocrisie della societa’, a fronte di assemblee e convegni parolai e mai concreti, sarebbe auspicabile e necessario rivendicare una diversa “filosofia del processo penale”, all’interno di una piu’ generale filosofia dei rapporti tra cittadino e potere, il rifiuto di una “poetica discorsiva” di tipo “controriformistico”, nei riguardi della “retorica riformistica” dello Stato, perche’ contraddetta dalla realizzazione di norme che, in realta’, contraddicono gl’intendimenti.
Inutili parate di grandi di grandi concetti, filosofia dei massimi sistemi, rischiano di restaurare, in perfetta buonafede, un’ipocrisia convenzionale, un’antologia di promesse giurate e mai mantenute.
Il rito giudiziale non e’ piu’ un sistema di limiti, ma una forza di cui si avvale lo Stato per dare risposte, talora moralistiche, talaltra satisfattorie, alla domanda di difesa sociale e di repressione, tanto che, il processo penale ormai non e’ piu’ concepito come qualcosa di diverso che debba realizzarsi prima e fuori dall’ applicazione delle norme, perche’ si trasforma in motivo di repressione, quindi processo “ costi quel che costi”, a fronte di uno Stato permissivo nella sostanza (si pensi alla legislazione relativa all’esecuzione della pena), che poi finisce per strangolare il processo.
Inutile, quindi, innalzare al cielo l’arte, da Tintoretto a Veronese: e’ necessario misurarsi non sul “sapere accademico”, ma sulla verifica della pratica reale, quotidiana, in sede giudiziaria, attraverso “ intendimenti fattuali”, senza scomodare Gadamer, agire al di fuori delle proposizioni velleitarie, ma sul terreno della proposizione, su temi concreti, realmente incisivi.
Se ci si e’ accorti che esistono gli avvocati, vivaci, pirotecnici, e’ perche’ laddove esplode la contraddizione si sviluppa la dialettica, il dibattito, non la metafisica, ma il reale.
Nessuno vuole ergersi a Marat o Hebert della situazione, ma e’ necessario proporsi in termini di fattualita’. Sarebbe auspicabile uno schema, da proporre al popolo italiano, destinatario di cio’ che accade, affinche’ si possano modificare gli estremi della legislazione.
Nuove meravigliose “accademie” e crestomazie, orbe di proposte concrete, non conducono da nessuna parte. Occorre, invece, agire, affinche’ si modifichi e s’inverta la rotta della storia giudiziaria di questo Paese, il quale, come un mitologema, continua a definirsi, retoricamente, ancora “ Patria del Diritto”.

LA SFIDA DEI NUOVI DIRITTI E LA CREAZIONE DI NUOVE REGOLECome porsi di fronte alle nuove sfide nel mondo del diritto, ri...
25/08/2025

LA SFIDA DEI NUOVI DIRITTI E LA CREAZIONE DI NUOVE REGOLE
Come porsi di fronte alle nuove sfide nel mondo del diritto, rispetto all'emergere di problemi nuovi ed esigenze diverse? Fecondazione artificiale, ingegneria genetica, eutanasia? Si tratta di problemi che richiedono un mutamento di cultura, ma che s'intrecciano con il diritto, per la necessità di trovare "nuove regole".
In questi casi dobbiamo rilevare che mancano proprio le leggi, la regolamentazione, la necessità, quindi, di fare ricorso ai principi generali. Laddove manca la norma specifica, si deve applicarne un'altra in via analogica o ricorrere ai principi generali. Ci troviamo di fronte ai nuovi modi d'intendere i diritti della persona. I temi sono enormi ed hanno a che fare, prima ancora che con il diritto, con la concezione del mondo e dell'uomo. Taluni di questi temi, per quanto complicati, sono ancora segnati da pregiudizi ideologici ormai superati, sono in fondo i meno difficili.
Occorrerà reinventare, anche a livello sistemico, nuove forme di organizzazione del diritto. Un esempio. Quando viene inventata la macchina a vapore in Inghilterra, il diffondersi di un'invenzione tecnologica cambia la natura della società: si passa da un'economia rurale ad un' economia industriale, e il diritto deve creare nuove categorie per affrontare queste tematiche. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione analoga. Andranno inventate nuove categorie giuridiche, molto più di una semplice norma. Ci troviamo di fronte ad evoluzioni che il diritto non poteva prevedere, perché non s'immaginava nemmeno che potessero accadere. Tuttavia, il legislatore non dovrà farsi cogliere impreparato di fronte alle nuove sfide, anzi deve essere sempre più aperto al "nuovo". Viceversa, quando é stato inventato l'aereoplano, si è potuto applicare all' aeronautica, con i dovuti aggiustamenti, il diritto della navigazione, seppur in aria e non per mare: era semplicemente un ampliamento di fenomeni, come il trasporto, già esistente. In una parola, una estensione di potenzialità.
Dal punto di vista giuridico, la conquista della luna può fare il paio con la conquista dell'America, salvo il fatto che in America c'erano i nativi e ciò ha posto drammatici problemi di altra natura. Vi é un'etica laica e questi temi andranno affrontati con grande rigore intellettuale e con una morale laica, senza un atteggiamento puramente positivistico, rispetto alle nuove frontiere della scienza. Andranno affrontati per quello che sono, tenendo presente il principio della laicita' dello Stato, baluardo della Costituzione repubblicana, principio posto a fondamento della nostra " Magna carta", soprattutto dagli statisti Luigi Sturzo, che prende l'elemento religioso come criterio di differenziazione politica, Alcide De Gasperi, che da statista ribadisce sempre il principio di libertà ed indipendenza dalle gerarchie ecclesiastiche e dai "profetici compromessi" dei costituenti di formazione cattolica, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira.

PROBLEMI VECCHI E SISTEMI NUOVI DEL PIANETA GIUSTIZIAChe la giustizia non funzioni é divenuta frase fatta, tra il pleona...
24/08/2025

PROBLEMI VECCHI E SISTEMI NUOVI DEL PIANETA GIUSTIZIA
Che la giustizia non funzioni é divenuta frase fatta, tra il pleonastico ed il pletorico. Non funzionano le "cose minime", gli aspetti quotidiani, nelle cause civili come in quelle penali. La giustizia italiana è talmente malridotta da configurarsi come una grande questione di democrazia: perché un cittadino che non riceve giustizia, anche nelle cose più banali, incrina il proprio rapporto di fiducia non con un singolo giudice, ma con le istituzioni in generale.
Chiunque vanti un legittimo credito, anche di bassa entità, rispetto ad un altro e cerca di farlo valere in giudizio, ha di fronte a sé un contenzioso civile da tempi biblici, in tre gradi di giudizio, che può facilmente durare più di dieci anni, con costi elevatissimi (spesso si rinuncia proprio perché il gioco non vale la candela). A ciò si aggiunga una drammatica incertezza sull'esito, anche ammesso di ricevere una sentenza favorevole :quando si passa all'esecuzione della sentenza, infatti, si apre un'altra pagina di drammatica disfunzione del sistema giustizia.
Sul piano penale, la situazione è quasi analoga, con l'aggravante che questa concerne la libertà della persona e non l'aspetto patrimoniale. Che fare?
Riformare.
Riforma del settore della pena nel suo complesso, con l'acquisizione definitiva di un principio di grande civiltà, il superamento definitivo della logica, cosiddetta "panpenalistica", a significare che qualsiasi aspetto di patologia sociale è punito con una sanzione penale.
Il risultato del panpenalismo è stato di avere non solo norme anacronistiche ( chi parcheggia l'auto in un demanio militare, ad esempio, incorre nelle "noie" del penale), ma anche di rendere il carcere il luogo per eccellenza delle contraddizioni della società contemporanea. Ne abbiamo contezza ogni giorno, si tratta di un tema centrale del dibattito di questo periodo.
Allora viene da chiedersi, qual è lo scopo e la funzione della pena?
L'ordinamento non ha certo tra i suoi compiti quello della vendetta. Tuttavia, un autorevole avvocato, apri' la nostra riflessione con una provocazione: la giustizia terrena é vendetta, o, al massimo, é la dichiarazione coattiva che un interesse é prevalente rispetto ad un altro. "Tu hai perso" - questo sostanzialmente dicono le sentenze in sede civile: "restituisci o paga". In sede penale, il giudice accerta solo se hai commesso il reato e te lo dichiara attenuato solo quando lo comprende. La truffa e la zona sottosviluppata, il furto e la famiglia numerosa e via enumerando. Ma basta, tutto lì, ci sono zone nelle quali nessun giudice si addentra o si avventura. Non tutti i reati sono uguali. L'adulterio, fino al 1969, costituiva reato. La Corte Costituzionale lo ritenne incostituzionale, perché valeva solo per la donna e quindi si poneva in contrasto con l'articolo tre della Carta costituzionale. L'idea di un diritto con la spada, che incute terrore come un dio vendicatore, ha dimostrato di non funzionare : l'aumento delle pene non ha mai fatto diminuire i reati nella storia del mondo. Un esempio ci viene dagli Stati Uniti d'America.
In Francia, il primo governo Mitterand, come suo primo atto dalla forte valenza simbolica, aboli' la ghigliottina. In Francia c'era la pena di morte e il politico ben sapeva che se avesse indetto un referendum, probabilmente l'avrebbe perduto.
Il legislatore dovrà adeguarsi, con sano realismo, al tempo presente ed alla sua evoluzione, in una osmosi che coniughi principi consolidati e modernità.


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