05/10/2026
ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE: COS'È, CHI LO CHIEDE E PERCHÉ NON CONVIENE "TOLLERARE" I TRADIMENTI
CHE COS'È L'ADDEBITO?
Quando due coniugi si separano, il giudice su richiesta di uno dei due può stabilire a chi dei due va "addebitata" la separazione, cioè a chi è imputabile la fine del matrimonio. Non è una questione di "colpa" morale: è l'accertamento che la crisi è stata causata dal comportamento di uno dei due, contrario ai doveri del matrimonio (fedeltà, convivenza, assistenza, rispetto).
CHI HA INTERESSE A CHIEDERLO?
Di regola, il coniuge economicamente più forte. Il motivo è semplice: senza addebito, chi ha redditi più alti è tenuto a versare un assegno di mantenimento all'altro, per garantirgli lo stesso tenore di vita. Se invece la separazione viene addebitata all'altro coniuge (il "fedifrago"), l'assegno non è più dovuto. Ecco perché è quasi sempre il coniuge più abbiente a chiedere l'addebito: è lui che, altrimenti, pagherebbe.
E COSA COMPORTA, UNA VOLTA PRONUNCIATO?
Conseguenze molto concrete: chi subisce l'addebito perde il diritto all'assegno di mantenimento. Per questo il giudice non lo riconosce facilmente: serve la prova che quella condotta ha davvero reso impossibile andare avanti insieme.
ORA, IL PUNTO CHE MOLTI SBAGLIANO.
C'è chi crede che, se ha "sopportato" un tradimento del coniuge, non possa più chiedere l'addebito. La Cassazione, con l'ordinanza n. 25966 del 2 settembre 2022, ha detto che non è così.
COSA HA STABILITO LA CASSAZIONE
È vero che non basta il tradimento. Infatti, per ottenere l'addebito bisogna provare che è stata proprio quel tradimento a rendere impossibile la convivenza. Serve un nesso di causalità tra l'infedeltà e la crisi: il tradimento deve essere la causa della fine del matrimonio, non semplicemente la conseguenza della crisi.
Tollerare non significa acconsentire. La pazienza del coniuge tradito non cancella l'illecito. I doveri del matrimonio — fedeltà compresa — sono indisponibili: non si possono "rinunciare". Al massimo, la sopportazione può essere letta dal giudice come un indizio che la crisi era già in atto da tempo.
Una prima relazione tollerata non chiude la partita. Se dopo quella prima infedeltà ne sono seguite altre, la pazienza iniziale non basta a far respingere la domanda di addebito. Il giudice deve guardare all'evoluzione complessiva del rapporto.
In conclusione: tollerare un tradimento non significa perdere il diritto di far valere l'addebito: ciò che conta è se quel tradimento ha causato la fine del matrimonio o ne è stato solo la conseguenza.
(Cass. civ., Sez. I, ord. n. 25966 del 2 settembre 2022)