Avvocato Alessandro Vercellotti

Avvocato Alessandro Vercellotti Sono l'Avvocato del Digitale® perché il diritto della rete è il mio mondo

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SONO STATO IN UN GARAGE A SMONTARE NOTIZIE TECHGianluca Testa mi ha invitato a una puntata dei Garagisti Tech insieme a ...
18/06/2026

SONO STATO IN UN GARAGE A SMONTARE NOTIZIE TECH

Gianluca Testa mi ha invitato a una puntata dei Garagisti Tech insieme a Francesco Agostinis, founder di Loop. Il format è semplice: si prendono notizie dal mondo tech e si smontano pezzo per pezzo. Gianluca viene dal marketing, Francesco dal performance marketing e dagli investimenti in startup, io porto il lato legale. Funziona perché nessuno spiega agli altri come stanno le cose, si ragiona.

Abbiamo toccato parecchie cose. Le Big Four che investono miliardi in AI sapendo che una parte di quel lavoro potrebbe sparire proprio per via di quegli investimenti. LexRoom, la startup legaltech italiana che raccoglie capitali e punta all’Europa, che mi interessava commentare da avvocato e non solo da chi guarda da fuori. Il caso dell’ingegnere Google arrestato per aver scommesso su Polymarket con informazioni riservate, che non è solo insider trading ma apre una domanda più larga su cosa conti come abuso informativo nel 2026.

C’è altro nel video, quasi un’ora, e preferisco non bruciarlo tutto qui.

Grazie a Gianluca per l’invito e a Francesco per la conversazione. Il link è nel primo commento.

GHIGLIA HA RAGIONE SULLA RAGAZZA DEL TRAM?Sulla chat “Ticinese staff”, quella dove alcuni dipendenti ATM si scambiavano ...
17/06/2026

GHIGLIA HA RAGIONE SULLA RAGAZZA DEL TRAM?

Sulla chat “Ticinese staff”, quella dove alcuni dipendenti ATM si scambiavano foto di passeggere riprese dalle telecamere di bordo con commenti sessisti, in questi giorni è stato scritto parecchio. Oggi però è arrivata la dichiarazione che non mi aspettavo, quella di Agostino Ghiglia, del collegio del Garante della privacy.

Al Corriere ha detto che la ragazza che ha fotografato lo schermo ha commesso un illecito, distinguendo tra il segnalare il fatto all’azienda, legittimo, e il trasmetterlo a un giornale o a una blogger che lo ripubblica, che per lui è illecito. Nello stesso passaggio ha ridimensionato l’accaduto, parlando di sette persone in un paese di sessanta milioni e paragonando quella chat alla chat del calcetto o a quella dei genitori.

Da avvocato la risposta è sì. Fotografare lo schermo del telefono di un altro è un trattamento di dati personali, e in astratto un tema giuridico si pone. Su quello Ghiglia non dice nulla di sbagliato e non voglio far finta del contrario.

Il problema, per me, arriva dopo. Quella ragazza non ha fotografato per esporre qualcuno, lo ha fatto perché era l’unico modo per dimostrare che la chat esisteva. Ha dovuto passare da un’attivista come Carlotta Vagnoli perché una donna che da sola racconta una cosa simile quasi mai viene creduta, si sente rispondere che in fondo è roba da poco. Quando lo stesso modo di ridimensionare lo trovi anche in chi quelle persone dovrebbe tutelarle, capisci perché quello screenshot e il passaggio dalla blogger probabilmente erano l’unica strada che le restava.

L’ho visto in piccolo sotto un mio contenuto su questa storia, dove un ragazzo ha scritto che non voleva minimizzare ma che si vedevano pure video di uomini in divisa con commenti discutibili. Premette di non minimizzare e intanto è esattamente quello che fa, lo stesso meccanismo per cui una valutazione corretta finisce per alleggerire il fatto fino a spostare il faro altrove.

Quella foto che qualcuno chiama illecito è la prova da dove si sta aprendo un vaso di Pandora increscioso. Per me minimizzare fatti come questi é SEMPRE sbagliato!

ATM LA SICUREZZA DI CUI AVER PAURAMi è arrivata, tra le notizie che seguo per la rassegna di Legal Tech, quella su ATM e...
16/06/2026

ATM LA SICUREZZA DI CUI AVER PAURA

Mi è arrivata, tra le notizie che seguo per la rassegna di Legal Tech, quella su ATM e le chat con foto rubate alle telecamere di sorveglianza. Da avvocato l’ho incasellata subito alla voce GDPR, caso da manuale per spiegare perché la videosorveglianza non è un giocattolo.

A Milano alcuni autisti ATM si passavano in una chat WhatsApp chiamata Ticinese Staff i fotogrammi dalle telecamere di bordo dei tram. ATM è titolare del trattamento, risponde di come quelle immagini vengono usate. Un sistema nato per proteggere le persone che diventa il serbatoio di immagini finite in chat è una violazione che non riguarda solo chi l’ha commessa, ma anche chi quel sistema doveva sorvegliarlo. Potrei parlarne per ore, ma qui il punto è chi quei dati se li è presi pensando, le immagini ci sono già, me le tengo e ci faccio quel che voglio.

Carlotta Vagnoli ha tirato fuori il caso nella sua newsletter e l’ha definita videosorveglianza come arma di molestia, e ci ha preso in pieno, perché in quella chat le donne erano la merce, inquadrate su gambe, seni, cosce senza saperlo e date in pasto a uomini in divisa.

Allora mi chiedo una cosa. Prima del fotogramma, prima della chat, c’è una forma mentis che guarda al corpo di una donna come a una cosa a disposizione, un’idea per cui se ce l’ho davanti me lo prendo e ne faccio quel che voglio. Il fotogramma rubato e usato così è solo l’ultima forma che prende quel pensiero, il cervello che decide che un corpo intravisto è roba sua è lo stesso della mano che tocca senza permesso e della violenza vera. La matrice è quel modo di ragionare, prima ancora del gesto.

Sono un uomo e mi fa orrore tutto questo, sto con quelle donne e con chiunque salga su un tram avendo il diritto di essere una passeggera e non l’oggetto sessuale di qualcuno. Fingere che sia soltanto un problema di GDPR, per me, non ha senso.

690.000 DOLLARI PER MORIREPump.fun GO è una piattaforma dove puoi pagare chiunque per fare qualsiasi cosa. Posti una sfi...
15/06/2026

690.000 DOLLARI PER MORIRE

Pump.fun GO è una piattaforma dove puoi pagare chiunque per fare qualsiasi cosa. Posti una sfida, blocchi i soldi in criptovaluta come garanzia, aspetti che qualcuno compia quel gesto. Dal lancio, nel giro di poche ore, era già online un’offerta da 690.000 dollari per convincere qualcuno a togliersi la vita.

L’ha costruita una persona, l’hanno finanziata degli investitori, e chi ha fatto quell’offerta aveva un conto e un obiettivo. Chi avrebbe potuto raccoglierla era un altro essere umano.

Da tre anni abbiamo trovato qualcosa di molto comodo su cui scaricare la responsabilità di quello che siamo, ovvero che l’AI ci cambierà, ci renderà peggiori, ci disumanizzerà. Molto più comodo che fare i conti con noi stessi e con quello che già facciamo senza nessun aiuto esterno.

Pump.fun GO non ha niente a che fare con nessun modello generativo, e non ne aveva bisogno, perché siamo già disumanizzati, probabilmente lo siamo sempre stati, e l’unica cosa che è cambiata è la velocità con cui riusciamo a rendere tutto visibile.

L’AI potrebbe un giorno aiutare piattaforme come questa a distribuire su scala idee che qualcuno aveva già avuto benissimo da solo, ma l’offerta era già online, mentre noi continuavamo a parlare di AI.

LA SICUREZZA DI AMAZON FINISCE PRIMA DELLA PASSWORDQualche settimana fa ho provato ad accedere ad Amazon con un indirizz...
14/06/2026

LA SICUREZZA DI AMAZON FINISCE PRIMA DELLA PASSWORD

Qualche settimana fa ho provato ad accedere ad Amazon con un indirizzo email professionale. Il sistema mi ha risposto: "non troviamo un account con quell'indirizzo."

Una frase innocua, in apparenza, che in realtà riferisce un dato specifico, ovvero che quell'email non è registrata.
Se avessi inserito un'email che esiste nel loro database, la risposta sarebbe stata diversa, mi avrebbe chiesto la password.

Due risposte diverse per due situazioni diverse. Questo si chiama user enumeration, ed è una vulnerabilità nota da anni.
Chiunque può sfruttarla. Basta inviare richieste automatizzate con indirizzi email diversi e leggere le risposte. Nessuna password, nessun sistema violato, nessun accesso non autorizzato. Solo Amazon che risponde, ogni volta, a quello che viene chiesto.

Le linee guida OWASP, richiamate anche nelle valutazioni di conformità GDPR, lo dicono esplicitamente: i messaggi differenziati nel login sono una vulnerabilità. Un messaggio generico più un flusso separato per chi non ricorda con quale email si è registrato risolverebbe tutto, senza togliere nulla all'utente.

Amazon non lo ha fatto. La ragione, secondo me, è che un messaggio differenziato abbassa l'attrito, riduce le richieste al supporto, migliora la conversione e in quella scala di grandezza vale milioni. Per l'utente il vantaggio è quasi zero, perché la stessa comodità si può ottenere in modo sicuro, quindi, credo sia una scelta consapevole, non una svista.

L'art. 32 GDPR impone misure di sicurezza adeguate allo stato dell'arte. Se lo stato dell'arte dice che quella scelta è una vulnerabilità, diventa complicato giustificarla.

Il tuo account Amazon probabilmente esiste. Ora sai che chiunque può scoprirlo senza chiederti nulla.

FABLE 5 SONO RIUSCITI A SPEGNERLO E QUESTA È UNA FORTUNA MA…In Terminator c’è Skynet, l’intelligenza artificiale che pre...
13/06/2026

FABLE 5 SONO RIUSCITI A SPEGNERLO E QUESTA È UNA FORTUNA MA…

In Terminator c’è Skynet, l’intelligenza artificiale che prende coscienza e a quel punto gli uomini non riescono più a spegnerla. Fable 5 invece l’hanno spento, e detta così sembrerebbe la buona notizia della giornata.

Il 9 giugno Anthropic ha messo sul mercato Fable 5, una versione protetta del suo modello più potente, Mythos 5, rimasto fino a quel momento dentro un programma di cybersicurezza riservato. Tre giorni dopo, il 12 giugno, il governo degli Stati Uniti ha emesso una direttiva sulle esportazioni e ne ha ordinato la sospensione per motivi di sicurezza nazionale. Anthropic ha obbedito in poche ore, ha spento Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti del mondo, e ha dichiarato di non essere d’accordo, parlando di un fraintendimento legato a un jailbreak limitato.

Questa è la notizia, ma quello che mi interessa è un’altra cosa.

Le aziende che contano davvero sull’AI sono americane, sono loro che producono i modelli di cui tutti abbiamo bisogno per lavorare, e quando c’è da accendere o spegnere uno di questi modelli decide il governo americano da solo, con una lettera arrivata alle 17:21 di un venerdì sera. In tutto questo l’Europa non esiste. Non ha individuato prima nessun problema, non ha mai detto che per gli utenti europei un modello del genere andava bene oppure no, e quando l’America lo stacca non mette becco neanche dopo. Accende e spegne chi sta dall’altra parte dell’oceano, mentre noi non apriamo bocca in nessuno dei due momenti.

Per me è esattamente questa la dittatura digitale, una parola che di solito evito perché suona grossa, ma che qui descrive bene cosa sta succedendo.

L’avevamo già vista con le piattaforme social e con le infrastrutture di Google, e quello era poco rispetto a quello che ci aspetta. Con l’AI sarà peggio, perché entrerà sempre più dentro il lavoro vero delle aziende italiane, dentro i processi, non in vetrina come un profilo social. Il giorno in cui da qualche parte decidono di spegnere tutto, noi ci fermiamo.

Dal 19 giugno il tuo shop deve avere un pulsante per recedere con un click, nella stessa pagina dove il cliente ha compr...
12/06/2026

Dal 19 giugno il tuo shop deve avere un pulsante per recedere con un click, nella stessa pagina dove il cliente ha comprato. Se vendi online e ancora non lo sai, scorri.

Nelle slide trovi i sei requisiti che la norma chiede sul serio, perché il pulsante da solo non basta. Dietro c'è un flusso da costruire, dal modulo in due passaggi alla ricevuta con la data e l'ora esatta, fino all'archivio delle richieste che ti serve come prova se un cliente contesta.

Il problema vero non è la multa. Una procedura di recesso complicata rende le tue clausole contestabili, e questo vale anche sugli ordini che hai già chiuso.

Se vendi da anni con un form macchinoso, l'esposizione ce l'hai già adesso, non da giugno.
Mettersi in regola non richiede chissà quale lavoro, va solo fatto prima della scadenza e non dopo che arriva la prima diffida.

Sabato su Fuori dalla Norma esce l'approfondimento completo, con la checklist dei sei punti da controllare sul tuo sito prima del 19 giugno. Link nel primo commento per iscriverti, è gratis.

GOVERNO: RIVOLUZIONE AI O MOLTO RUMORE PER NULLA?Il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti sull’intelligenza arti...
11/06/2026

GOVERNO: RIVOLUZIONE AI O MOLTO RUMORE PER NULLA?

Il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti sull’intelligenza artificiale, e da ieri pare sia cambiato il mondo. Lo hanno raccontato tutti, governo in testa, poi i telegiornali e le testate, la grande stretta sull’IA che finalmente arriva.

Poi però apri il testo e trovi una parola “preliminare”. I decreti sono passati in esame preliminare, cioè sono bozze. Prima di contare qualcosa devono incassare i pareri delle commissioni e delle autorità, tornare in Consiglio dei Ministri per il via libera definitivo, finire in Gazzetta Ufficiale. A quel punto, e non prima, scatta la data di entrata in vigore. Oggi quella data non c’è.

Per un’azienda vuol dire che da ieri non è cambiato niente di esigibile. La responsabilità civile per i danni da IA, le tutele sul lavoro, le nuove sanzioni, sono cose serie e arriveranno, ma non valgono adesso e il testo può ancora muoversi parecchio.

L’unica cosa concretamente obbligatoria, in mezzo a tutto questo, è la formazione sull’IA. Solo che non te la portano i decreti di ieri. È un obbligo che esiste dal 2025, articolo 4 dell’AI Act, e te lo ripeto perché conta, 2025. Le aziende che incontro, nella quasi totalità, non l’hanno ancora fatta, e non perché manchi la norma, esiste da più di un anno.

Ed è questo che mi fa quasi sorridere. C’è chi si fa prendere dal panico per regole ancora inesistenti mentre tiene in un cassetto l’unico obbligo che è legge da un anno e mezzo.

QUATTORDICI BAN IN UNA SETTIMANASolo questa settimana, dallo studio, sono partite quattordici lettere formali per gestir...
10/06/2026

QUATTORDICI BAN IN UNA SETTIMANA

Solo questa settimana, dallo studio, sono partite quattordici lettere formali per gestire altrettanti ban su profili Meta. Quattordici, in sette giorni, sono tanti.

Allora mi chiedo: siamo diventati tutti più cattivi? Violiamo tutti le policy? Usiamo contenuti che non dovremmo usare? Oppure forse Meta sta facendo dei test che non comunica a nessuno, sta ricalibrando qualcosa nella moderazione, cerca incroci di caratteristiche nei profili che nessuno riesce a leggere da fuori?

Per me nessuna di queste ipotesi regge, perché ho un dato che non si concilia con nessuna di esse. Oltre il 90% dei ban che seguiamo vengono risolti. Gli account tornano accessibili, il che significa che quei ban non avevano una giustificazione reale nel momento in cui scattavano, e Meta lo sapeva.

La mia ipotesi è che Meta abbia costruito un sistema di assistenza che funziona esattamente come vuole che funzioni. Chi riceve un ban apre un ticket, aspetta, non riceve risposta o riceve una risposta automatica che non risolve niente, riapre il ticket, aspetta ancora, a un certo punto smette di provarci.

Non perché abbia torto, ma perché il processo è fatto per stancare chi non ha qualcuno che lo segua fino in fondo. Meta risparmia le risorse che avrebbe dovuto usare per gestire il caso, e il profilo resta bloccato perché nessuno ha insistito abbastanza.

Affrontare Meta da soli su un ban è Davide contro Golia, con la differenza che qui Golia non risponde nemmeno ai messaggi.
Con il servizio ban Social Network di Legal for Digital® seguiamo noi la pratica fino in fondo, e i numeri che ti ho appena dato dicono come, generalmente, va a finire.

Indirizzo

Piazza IV Novembre 4
Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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