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16/10/2026

E se il prossimo fossi tu? Una prova scientifica sembra inchiodarti e tutti la considerano incontestabile. Ma il DNA non mente: può sbagliare chi lo analizza e chi lo interpreta. Nel caso Garlasco, quasi vent'anni dopo, si discute ancora dei risultati di quelle analisi. Quando difendo una persona non mi basta leggere la perizia dell'accusa: la faccio verificare dai miei consulenti e la metto in discussione, perché la scienza deve aiutare la giustizia, non diventare un dogma.

13/10/2026

Una sentenza definitiva può essere sbagliata, e il prezzo lo paga una persona in carne e ossa: anni di libertà, affetti, lavoro che nessuno restituisce dicendo "ci siamo sbagliati". Per questo, quando difendo un imputato, non mi limito a leggere le conclusioni dell'accusa: cerco ciò che non torna, metto alla prova le testimonianze, contesto le ricostruzioni che non reggono. Il dubbio ragionevole non è un ostacolo alla giustizia: è una garanzia contro l'errore giudiziario.

12/10/2026

Ti arriva l'avviso di conclusione delle indagini e scopri che la Procura indagava su di te, magari senza che tu lo sapessi. La buona notizia è che da quel momento puoi finalmente vedere tutte le carte dell'accusa. Da lì si aprono due strade: passare all'attacco con memorie, prove e richiesta di interrogatorio, oppure restare in silenzio e non mostrare subito la propria difesa. Nessuna delle due è giusta in assoluto: dipende dal fascicolo e dal singolo caso. Se hai ricevuto un avviso di questo tipo, scrivimi in privato prima di decidere la prossima mossa.

11/10/2026

Chi ha già una condanna sulle spalle parte svantaggiato: il rischio è il ragionamento «l'ha fatto una volta, può averlo fatto ancora». Ma un precedente non è la prova che sia stato commesso un nuovo reato. Quando difendo una persona con precedenti penali cerco di separare nettamente chi era ieri da ciò che deve essere provato oggi. Un processo non può diventare un giudizio sulla vita di una persona.

Non sono l'avvocato d'ufficio dei giudici. Li ho criticati quando ritenevo che sbagliassero, e l'ho fatto a viso aperto....
10/10/2026

Non sono l'avvocato d'ufficio dei giudici. Li ho criticati quando ritenevo che sbagliassero, e l'ho fatto a viso aperto.

Ma quello che sta accadendo al giudice di Torino per la scarcerazione dell'uomo accusato di aver palpeggiato una ragazzina non è critica. È una gogna.

Si può contestare un provvedimento, come ha fatto la Procura impugnandolo. Ma insultare un magistrato, minacciarlo e coinvolgere la sua famiglia è un’altra cosa. Questa non è giustizia, è qualcosa di molto più pericoloso.

Lo chiamo il ricatto dell'applauso: un meccanismo che spinge un giudice a decidere non secondo il diritto, ma secondo l'umore della piazza. Se non si adegua, diventa un nemico da abbattere.

Il punto che dovrebbe preoccuparci è questo: domani, un altro giudice davanti a una decisione impopolare potrebbe fermarsi a pensare: «Se lo faccio, cosa succederà a me e alla mia famiglia?».

Quando un giudice è costretto a farsi questa domanda, il processo è già finito. E a perdere non è il singolo magistrato, ma la libertà di tutti noi. La giustizia vera non cerca il consenso del momento, ma il rispetto della legge, che è l'unica garanzia che abbiamo. Soprattutto quando è impopolare.

Sono riflessioni che condivido sempre con chi assisto. Un processo si affronta con la tecnica, ma si sopporta con la consapevolezza. Se stai affrontando un percorso legale complesso e senti che la sola tecnica non basta contattami per parlarne.

10/10/2026

Il giudice può avere un pregiudizio nei tuoi confronti? Può accadere, anche in modo inconsapevole: un precedente penale può condizionare la percezione della persona che si ha davanti. Il compito della difesa è anche questo, riportare il processo sui fatti e sulle prove di quel procedimento. Perché non si risponde di quello che si è fatto in passato, ma del reato contestato oggi.

09/10/2026

Un avvocato deve essere preparato, ma la preparazione da sola non basta. Devi poter raccontare anche quello che hai più paura di dire, perché chi ti difende deve conoscere anche gli elementi peggiori del tuo caso. Se li conosco prima, posso studiarli e preparare la strategia; se emergono durante il processo, possono diventare un problema. Tra avvocato e assistito servono soprattutto dialogo e fiducia: il tuo avvocato non è lì per giudicarti, è lì per difenderti.

Da avvocato penalista, lo dico con chiarezza: quella che ci viene raccontata come "emergenza femminicidio" è una costruz...
09/10/2026

Da avvocato penalista, lo dico con chiarezza: quella che ci viene raccontata come "emergenza femminicidio" è una costruzione mediatica, non un'emergenza statistica. E questa narrazione sta avendo conseguenze preoccupanti sul funzionamento della giustizia.

Ho letto un articolo del Corriere della Sera che chiede ai lettori idee per prevenire la violenza contro le donne. L'intento è nobile, ma non posso condividere la premessa da cui parte. Il tema del femminicidio è diventato uno spettacolo. I mezzi di comunicazione lo trattano in modo martellante perché è un argomento che colpisce il cuore e lo stomaco, genera indignazione e, di conseguenza, attira l'attenzione.

Il punto, però, è che le statistiche ci dicono altro. Sebbene ogni singola vita spezzata sia una tragedia inaccettabile, i numeri non configurano un'emergenza nazionale. Esistono problemi ben più gravi, come le morti sul lavoro o il potere delle organizzazioni criminali, che però non godono della stessa copertura mediatica perché non hanno la stessa presa emotiva.

Qual è il risultato? Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro. Anche giudici e procure finiscono per essere influenzati. Si trovano a esaminare i conflitti familiari con una lente deformante: la paura che possano degenerare in un omicidio. Questo porta a un'attenzione sproporzionata, basata più sulla percezione di un'emergenza sventolata dai media che sugli atti del fascicolo. Il rischio concreto è che la paura di un evento futuro e ipotetico inquini la valutazione serena dei fatti presenti.

Il mio compito come difensore è proprio questo: separare la realtà processuale dalla narrazione mediatica e riportare ogni vicenda alle sue reali dimensioni, basandomi solo su prove e fatti. Una difesa efficace non si lascia travolgere dalle paure collettive, ma resta ancorata alla verità che emerge dagli atti.

Se ti trovi in una situazione dove la percezione rischia di schiacciare i fatti, il mio patrocinio conta, è pensato per garantire una difesa che si basa esclusivamente su ciò che è provato, non su ciò che viene raccontato. Contattami per capire come posso aiutarti.

Quando ho letto il fascicolo, la prima domanda che mi sono fatto è stata molto semplice: perché queste accuse arrivano p...
08/10/2026

Quando ho letto il fascicolo, la prima domanda che mi sono fatto è stata molto semplice: perché queste accuse arrivano proprio dopo che si sono lasciati?

Un giovane uomo e una ragazza vanno a vivere insieme, a casa di lei, durante il periodo del Covid. Con loro ci sono anche la madre e il nonno della ragazza. Lei sta attraversando una grave depressione, tanto da essere ricoverata in una struttura di cura.

Poi la loro relazione finisce. E dopo la rottura, lei lo denuncia per fatti gravissimi: molestie, violenza sessuale e revenge p**n.

Di fronte ad accuse così pesanti, il mio lavoro è tornare indietro e cercare gli elementi che non tornano.

La prima domanda è quella sul tempismo. Perché la denuncia arriva solo dopo la fine della relazione? Questo non dimostra una menzogna, ma è un punto da verificare.

Il secondo punto è il contesto. Se fossero accaduti episodi così gravi, cosa hanno visto le persone che vivevano con loro? Esistono messaggi o richieste d'aiuto di quel periodo?

Poi c'è il ricatto. Esistono quelle fotografie intime? Esiste una chat in cui lui la minaccia?

Ma l'elemento decisivo che ho portato davanti al giudice è un altro: la storia clinica della ragazza. Quando le accuse si fondano quasi solo sulle sue dichiarazioni, e lei ha una storia di grave depressione e ricoveri, possiamo dare per scontata la sua capacità di testimoniare? Oppure è un dovere del processo verificarla?

Ho chiesto al giudice una perizia per valutare proprio questo: la sua capacità di comprendere le domande, ricordare i fatti e riferirli in modo consapevole. La strategia non era dire: “Lei mente”, ma prendere la sua ricostruzione e metterla alla prova.

Il mio compito non è dare nulla per scontato. Se anche tu sei accusato di fatti che non riconosci, non devi fermarti alla superficie della denuncia. Posso fare per te quello che ho fatto per il mio assistito. Il primo passo è partire dagli atti e mettere ogni elemento alla prova. Parliamone insieme.

08/10/2026

Un'accusa convincente non è ancora una prova. L'accusa può costruire una ricostruzione che sembra perfettamente logica, ma nel processo una storia plausibile non basta: servono prove che la sorreggano. Quando difendo una persona non mi chiedo soltanto se quella ricostruzione sia possibile, mi chiedo se ci siano elementi concreti che la reggano. Tra sospetto e prova c'è una differenza enorme, ed è da lì che costruisco la difesa.

Indirizzo

Milan
20122

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Martedì 09:00 - 18:30
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