Studio Legale Avvocato Francesca Fuso

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i diffamazione a mezzo stampa. Ho sostenuto la difesa di imputati e di parti civili in numerosi procedimenti per ipotesi di corruzione, abuso di ufficio, concussione, fin dai tempi della tangentopoli milanese. Assisto, a tutto campo, note società multinazionali.

31/07/2024

Dopo l’avviso all’ex sostituto di Palermo Natoli, altra mossa clamorosa dei pm di Caltanissetta, che coinvolgono l’ex capo degli inquirenti di Roma. Sullo sfondo le indagini dei Ros in cui credeva Borsellino e che “accelerarono” la sua morte

03/07/2024

IL DUBBIO 3 luglio 2024

Mafia-appalti, indagato l’ex pm Natoli: «Coprì i boss del clan Buscemi»
GIOACCHINO NATOLI EX MAGISTRATATO
Secondo la Procura di Caltanissetta, l’ex capo degli inquirenti di Palermo avrebbe insabbiato l’indagine scaturita dalla segnalazione di un collega di Massa-Carrara. Il vertice Ferruzzi Gardini e mafia sarebbero stati aiutati per eludere le indagini. Borsellino, prima della strage, ha appreso il coinvolgimento di Riina nel potentato economico.

Damiano Aliprandi
3 luglio, 2024 • 18:54
Aggiornato, 3 luglio, 2024 • 20:51
L’ex procuratore di Palermo Gioacchino Natoli è indagato dai pm di Caltanissetta. L’accusa? Aver insabbiato un’indagine cruciale che avrebbe dovuto confluire nel procedimento scaturito da “Mafia-appalti”, il dossier redatto dagli ex Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno sotto la supervisione di Giovanni Falcone. Paolo Borsellino non solo considerava quel dossier importante, ma lo collegava direttamente alla strage di Capaci.

Aspetto emerso anche dall’ultima intervista rilasciata allo scrittore Luca Rossi. E i verbali desecretati dalla commissione Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, rivelano come negli ultimi giorni di vita il giudice trucidato in via D’Amelio stesse lavorando in maniera capillare sugli appalti. Secondo il pool che indaga sulla causa della strage di via D’Amelio, guidato dai sostituti della procura di Caltanissetta Claudia Pasciuti e Davide Spina, Natoli avrebbe agito in concorso con l’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco (nel frattempo deceduto) e con l’allora capitano della Guardia di Finanza Stefano Screpanti.

L’accusa sostiene che l’ex pm avrebbe aiutato a eludere le indagini sui mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l’imprenditore e politico Ernesto Di Fresco (dal dossier dei Ros emerge che si incontrava con il boss Angelo Siino) e i vertici del Gruppo Ferruzzi, ovvero gli imprenditori Raul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini. In particolare, al magistrato viene contestato di aver condotto, nell’ambito del procedimento 3589/1991 aperto a Palermo dopo l’invio delle carte da Massa-Carrara su presunte infiltrazioni mafiose nelle cave toscane, una “indagine apparente”. Come? Richiedendo autorizzazioni per intercettazioni telefoniche di brevissima durata e su un numero limitato di utenze, compromettendo così l’efficacia dell’inchiesta. Inoltre, avrebbe disposto, d’intesa con Screpanti, di non trascrivere conversazioni cruciali che rivelavano il coinvolgimento di Di Fresco a favore di Bonura e un possibile “aggiustamento” di un processo pendente.

Il contesto è quello degli inizi degli anni 90. Mentre il dossier “Mafia-appalti”, che già menzionava la Calcestruzzi Spa (colosso delle opere pubbliche controllato dal gruppo Ferruzzi-Gardini e, secondo il pentito Leonardo Messina, da Totò Riina), era stato depositato, giunse alla Procura di Palermo una nota firmata da Augusto Lama, allora sostituto a Massa Carrara. Grazie all’indagine dell’ex Guardia di Finanza Franco Angeloni, la nota indicava i fratelli Buscemi e Bonura. Cosa avevano scoperto? Il legame tra la mafia siciliana e il gruppo Ferruzzi, proprietario della Sam-Imeg, che controllava il 65% delle cave e della lavorazione del marmo di Carrara.

All’epoca, Gardini ottenne un’offerta di favore dall’Eni. Il primo grande affare fu un contratto per la desolfazione delle centrali Enel, del valore di tremila miliardi di lire. Ma la situazione a Carrara precipitò. Antonino Buscemi prese il controllo delle cave, affidandone la gestione al cognato Girolamo Cimino e a Rosario Spera. I siciliani imposero condizioni vessatorie ai cavatori, che trovarono come unico difensore il loro presidente onorario, il comandante partigiano Memo Brucellaria. Fu allora che il procuratore Augusto Lama iniziò a indagare.

Natoli, incaricato di occuparsi della nota, ne chiese l’archiviazione. Non solo: firmò il provvedimento per smagnetizzare le bobine delle intercettazioni e distruggere i brogliacci. L’ex pm ha sostenuto che la frase “e la distruzione dei brogliacci” fosse stata aggiunta dopo il deposito dell’atto. La Procura di Caltanissetta, tuttavia, lo accusa di calunnia per aver incolpato ingiustamente Damiano Galati, responsabile amministrativo del Centro Intercettazioni. Fortunatamente, i funzionari non diedero seguito alla richiesta di smagnetizzazione. Il Gico di Caltanissetta, reparto d’élite della Gdf, ha potuto così recuperarle e riascoltare tutte le intercettazioni.

Le accuse a Natoli non si fermano qui. Secondo i pm nisseni, non avrebbe aperto indagini su Luciano Laghi e Claudio Scarafia, nonostante fossero emersi legami con Bonura. Avrebbe inoltre chiesto l’archiviazione del procedimento senza approfondimenti e senza acquisire il materiale concernente le indagini effettuate dalla Procura di Massa-Carrara. I reati, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati commessi con “l’aggravante di aver agito al fine di favorire l’associazione mafiosa” con riferimento agli interessi della stessa nell’aggiudicazione degli appalti, operazione gestita dal famoso tavolino: mafia, imprenditori nazionali e politica.

L’ex pm di Massa-Carrara Augusto Lama ha recentemente affermato che una maggiore attenzione agli esiti della indagine apuana e, soprattutto, al rapporto dei Ros, e un conseguente approfondimento investigativo, che lui non riuscì a svolgere, avrebbero consentito di avviare l’inchiesta sulla questione “Mafia-appalti” con qualche anno di anticipo.

Un dettaglio cruciale emerge dalle audizioni di Natoli: nell’aprile 1992, una seconda nota inviata da Lama fu “intercettata” da Paolo Borsellino, che la consegnò ai colleghi Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, anziché a Natoli. Perché? Probabilmente perché erano i magistrati titolari del dossier “Mafia-appalti”, che già indicava gli affari dei Buscemi con Ferruzzi-Gardini. Non dimentichiamo che in quel periodo il gruppo Ferruzzi – in pochi anni acquisito e trasformato da Gardini in un gruppo prevalentemente industriale –, unito con la Montedison, divenne il secondo gruppo industriale privato italiano, con ricavi per circa 20mila miliardi di lire, con 52mila dipendenti e più di 200 stabilimenti in tutto il mondo. Gruppo che poi finirà nel ciclone di tangentopoli.

Nel ’93, Gardini si suiciderà, anche se rimane il fondato dubbio di un omicidio. E forse non è l’unico strano suicidio. Basti pensare al libro dell’allora magistrato Mario Almerighi, nel quale, attraverso un’attenta analisi tecnico-giuridica e l’attestazione dei fatti, ha sollevato dubbi non solo su Gardini, ma anche sui suicidi di Sergio Castellari, direttore delle Partecipazioni statali, e Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni.

Borsellino conosceva bene il dossier, avendone richiesto copia quando guidava la Procura di Marsala. Il suo interesse emerge, dalle carte desecretate, con chiarezza. L’ultimo suo atto, il giorno prima di essere assassinato, fu prendere il fascicolo relativo a Luigi Ranieri, imprenditore ucciso dalla mafia per essersi opposto al condizionamento mafioso degli appalti. Ma Borsellino aveva anche atti riguardanti la società Sat, intercettazioni telefoniche, verbali d’interrogatorio e materiale sequestrato a seguito dell’omicidio. Borsellino cercava collegamenti. Da notare come risultasse anche il fascicolo processuale relativo al collaboratore Aurelio Pino, contenente diverse note. Chi è? Si tratta dell’imprenditore che il 21 febbraio 1989 riferì ai carabinieri la strategia di Cosa nostra per il controllo degli appalti, specificando che i gruppi mafiosi che gestivano e controllavano gran parte delle gare in provincia di Palermo erano essenzialmente due: il gruppo Modesto e il gruppo Siino, sotto la tutela delle ”amiglie” Salamone e Brusca, le quali avevano come referenti assoluti Riina e Provenzano.

Borsellino cercava collegamenti, aveva anche parlato con Antonio Di Pietro. Diceva di fare presto. Sarà un caso che entrambi, come risulta dall’informativa dei Ros di Milano, erano nel mirino mafioso? Ricordiamo che Borsellino non aveva la delega per le indagini palermitane. L’avrà solamente la domenica mattina del 19 luglio tramite una singolare telefonata da parte di Giammanco. Il legame tra tangentopoli e l’indagine “Mafia-appalti” diventa sempre più evidente. Qualcosa di grosso bolliva in pentola, e Borsellino probabilmente lo intuì. Così come intuì (leggasi verbale di luglio 1992 della sorella di Falcone al Csm) che aveva scoperto qualcosa di terribile in procura. Il “nido di vipere”.

08/06/2024

Il Consiglio Nazionale Forense esprime forte preoccupazione per l’arresto dell’avvocata tunisina Sonia Dahmani, eseguito sabato scorso, all’interno dei locali dell’Ordine Nazionale degli avvocati della Tunisia.

L’avvocata Dahamani si era recata presso la sede dell’Ordine forense dopo aver ricevuto una convocazione innanzi all’autorità giudiziaria, emessa a seguito della sua partecipazione ad una trasmissione televisiva avente ad oggetto la situazione politica e sociale della Tunisia.

Il Consiglio Nazionale Forense condanna le modalità con le quali è stato eseguito l’arresto, operato da persone in abiti civili e con il volto coperto da passamontagna, che si sono introdotte con la forza nella sede dell’Ordine forense ed esprime la propria solidarietà all’Ordine Nazionale degli avvocati della Tunisia (ONAT), vincitore del premio Nobel per la pace 2015, quale componente del “Quartetto per il dialogo nazionale”, al quale il CNF è legato da un accordo di cooperazione sottoscritto il 5 giugno 2015.

Il CNF chiede alle autorità tunisine l’immediato rilascio dell’avvocata Sonia Dahmani e la cessazione degli atti di repressione e intimidazione nei confronti dei colleghi tunisini.

08/06/2024

"La sentenza della n. 96/2024 pubblicata ieri ribadisce la fondamentale importanza del principio del 'quale primaria e fondamentale garanzia del ', aspetto sottolineato dal CNF in tutte le interlocuzioni istituzionali volte a veicolare proposte concrete per superare le principali criticità della riforma del processo civile.

La Consulta ha chiarito che la legittimità costituzionale dell'art. 171-bis del codice di procedura civile è subordinata alla necessità di garantire il delicato equilibrio tra la concentrazione processuale e il diritto di difesa delle parti.

La decisione è un riconoscimento del ruolo cruciale del contraddittorio non soltanto tra le parti, ma tra le parti e il giudice, e conferma quello che l'Avvocatura da sempre sostiene: l'esigenza di contenere i tempi di durata del processo non può e non deve pregiudicare la completezza del sistema delle garanzie difensive.

I princìpi espressi meritano la necessaria attenzione del legislatore delegato che con il cosiddetto decreto correttivo al codice di procedura civile non potrà disattendere le indicazioni della Corte costituzionale".

🖋 Lo afferma Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense

📸 credits Corte costituzionale

08/06/2024
18/05/2024

«Accogliamo con favore l'annuncio del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riguardante l'inserimento dell'avvocato nella Costituzione nel disegno di legge sulla separazione delle carriere. Il rafforzamento della posizione dell'avvocato nella Carta non solo conferisce un riconoscimento formale alla nostra professione e rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia dell'indipendenza e dell'autonomia degli avvocati, ma assicura anche un beneficio per la magistratura, consolidando la complessiva autonomia della giurisdizione da ogni altro potere».

Lo ha detto il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco.

Leggi tutto: https://www.consiglionazionaleforense.it/web/cnf-news/-/24697-275

18/05/2024

L'Unione piange la scomparsa dell'Avvocato Antonio Rossomando.

È scomparso Antonio Rossomando, persona di altri tempi ed eccellente avvocato.
È stato componente della Giunta dell’Unione negli anni 1987-1990 nonché Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino dal 2001 al 2005, e Responsabile dell’Osservatorio deontologia dei penalisti italiani.
Si è battuto strenuamente per la riforma della difesa di ufficio e per la regolamentazione del patrocinio a spese dello Stato.
È stato tra i primi ad affrontare i problemi deontologici scaturenti dall’introduzione nel procedimento penale delle indagini difensive.
Ma quando si pensa all’avvocato Rossomando la prima cosa che viene in mente è lo strenuo lavoro che ha sempre svolto per la tutela dei valori dell’avvocatura.
Ricordava sempre l’importanza del ruolo del difensore nella tutela del proprio assistito: «Gli avvocati devono nel contesto dei fatti gestire la ricerca della prova con alta professionalità, con scrupolo, con correttezza senza facili scorciatoie. Sono in gioco la credibilità della classe forense ed il suo riconoscimento di partecipare a quella cultura della giurisdizione tanto spesso da tutti richiamata».
L’avvocato Rossomando ha per oltre sessant’anni anni indossato la toga con quella sobrietà, quella fermezza e fierezza che richiamava nelle aule di giustizia, nei convegni a cui partecipava e quando si confrontava con colleghi e giudici: «Per gli avvocati la toga assume un significato simbolico come elemento di identificazione dei principi e degli ideali della Giustizia e al contempo delle tradizioni esclusive dei Giudici e degli Avvocati. Vi è pertanto un diritto di toga, ma anche un dovere di toga».
Caro Antonio, tutti noi cercheremo di onorare e portare avanti il tuo prezioso insegnamento nel fare sentire la voce forense nella cultura della giurisdizione, con la dignità e la serietà che deve contraddistinguere sempre l’Avvocato.
Ai familiari, alla figlia Anna e al Foro di Torino le più sentite condoglianze dell'Unione Camere Penali Italiane.

Roma, 12 maggio 2024

La Giunta

18/05/2024

Iniziamo la rubrica: Un libro per l'estate. Meno PCT, meno social e più letteratura

18/05/2024

‼️La Camera penale e l'Ordine degli avvocati di Milano rispondono all'articolo firmato su "La Stampa" di ieri da Donatella Stasio dal titolo "Carriere separate, attacco alla democrazia. Gli avvocati difendano la magistratura"‼️

👉🏻“Una cosa deve essere chiara: qualsiasi riforma che affronti la questione della collocazione autonoma del Giudice nell’ordinamento e della sua effettiva indipendenza, senza che Procure sempre più forti, anche in termini di ricerca del consenso, possano interferire su carriere, trasferimenti, sanzioni disciplinari, ci vedrà interessati e pronti al confronto.

👉🏻Senza ideologia e senza paura di anatemi provenienti da chicchessia. Come abbiamo sempre fatto a Milano, su questo e su tanti altri temi, senza distinzioni tra Avvocati più o meno democratici.

👉🏻La democrazia, come avvocati, la portiamo ogni santo giorno nelle aule di giustizia: quella di difensori è l’unica patente che accettiamo.

👉🏻Per concludere, si sappia che Marcello Gallo, menzionato in termini impropri nell’articolo di Donatella Stasio che ci ha imposto questo intervento, ha firmato per la proposta di legge delle Camere Penali.

13/12/2023

IL CORDOGLIO DELLA CAMERA PENALE PER LA SCOMPARSA DELL’AVV. MARIO BRUSA

In questo triste mese di dicembre, un altro collega ci ha improvvisamente lasciato. Mario Brusa, del quale non potremo mai dimenticare il sorriso ampio, lo sguardo intelligente, il senso dell’umorismo, è mancato questa notte; gli avvocati penalisti milanesi e non solo sono attoniti e senza parole. Oltre alle sue doti professionali indiscusse, che lo hanno reso protagonista in moltissimi processi di rilievo nazionale, vogliamo ricordare il suo impegno associativo, che lo ha visto fare parte di due consigli direttivi tra il 2007 e il 2013, e che lo vedeva spesso partecipare alle iniziative della Camera Penale anche oggi. Alla famiglia, agli amici e ai colleghi Paolo Tosoni, Sergio Spagnolo, Mauro Carelli e a tutti gli associati e i collaboratori dello studio, va il nostro abbraccio e il nostro impegno a mantenere vivo il suo ricordo.
I funerali si terranno il 14.12 ore 14.45 presso la Parrocchia di Santa Maria del Rosario in Piazza del Rosario, Milano
Il Consiglio Direttivo
Milano, 12 dicembre 2023

Indirizzo

Via Besana 11
Milan
20122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30

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