04/06/2022
Andate a votare ai referendum del 12 giugno.
E' importante per cambiare le cose nella Giustizia (o almeno provarci)
Mi rendo conto che per i non addetti ai lavori si tratta di quesiti "tecnici" per cui cerco di rendere la spiegazione più semplice possibile:
1. scheda rossa 🟥 : INCANDIDABILITA'
Vota SI’ se sei favorevole all'abrogazione della "legge Severino" che esclude dalle elezioni e dagli incarichi in politica le persone che hanno subito una condanna.
Attualmente è prevista l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di Governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali che sono stati condannati in sede penale. In pratica quando il Giudice pronuncia sentenza di condanna, automaticamente si applica l’interdizione dai pubblici uffici , cioè la pena accessoria che vieta al condannato la possibilità di ricoprire incarichi pubblici.
Con il ‘Sì’ si cancella questo automatismo dando la facoltà ai giudici di decidere, di volta in volta, se applicare, in caso di condanna, anche l’interdizione dai pubblici uffici.
2. scheda arancione 🟧 : MISURE CAUTELARI
Vota ‘Si’ se sei favorevole all’eliminazione della norma sulla “reiterazione del reato” dalle motivazioni in base alle quali il Giudice prima del processo può disporre la custodia in carcere o gli arresti domiciliari.
Attualmente i Giudici durante le indagini possono disporre la misura della custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari in presenza di almeno una di queste circostanze:
a. pericolo di fuga
b. inquinamento delle prove
c. rischio di reiterazione (cioè il ripetersi) del reato
Le misure cautelari sono quindi provvedimenti provvisori e immediatamente esecutivi, disposti dall'autorità giudiziaria, di solito "a sorpresa", ogniqualvolta ravvisi il pericolo, che durante le indagini preliminari o nel corso del processo, possano verificarsi eventi capaci di compromettere la funzione giurisdizionale
Il rischio di reiterazione del reato è la più frequente motivazione che utilizzano i Giudici per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente, con la conseguenza che un indagato possa ve**re privato della propria libertà personale nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato.
Da strumento di emergenza la misura cautelare è stata trasformata in una vera e propria forma anticipatoria della pena. Ciò rappresenta una palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e ha costretto migliaia di donne e uomini accusati di reati minori, addirittura poi assolti, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo.
Il referendum vuole quindi porre un limite all’abuso della custodia cautelare da parte dei giudici.
Con il SI’ si abolisce la possibilità di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione di un reato della stessa specie” mentre si mantengono le misure cautelari in fase di indagini per i reati di particolare gravità, nonché in caso di pericolo di fuga o di inquinamento delle prove da parte dell’indagato.
3. scheda gialla 🟨: SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI
Vota SI’ se sei favorevole all’abrogazione delle norme che consentono il passaggio dalle funzioni di Giudice a Pubblico Ministero (che rappresenta la pubblica accusa in un processo) e viceversa.
Attualmente i magistrati possono svolgere sia le funzioni di PM (occupandosi quindi di coordinare le indagini e sostenere la parte accusatoria nel processo) sia le funzioni di Giudice, passando da un ruolo ad un altro.
Non c’è quindi differenza tra i magistrati che accusano e quelli che giudicano. Questo comporta però l’alterazione di equilibri e il rischio che non vi sia imparzialità nel giudizio venendo a crearsi uno spirito corporativo tra le due figure che compromette un sano e fisiologico antagonismo tra poteri.
Si tratta di una riforma importantissima!
Oggi le Procure e i PM sono dotate di autonomi poteri di giustizia esercitabili al di fuori di ogni possibilità di controllo e senza dover rendere conto ad alcuno del loro uso e dei loro risultati; questo agevola la possibilità di “influenzare” la funzione giudicante nell’ambito di un processo così come vi è la possibilità di ritrovarsi come Giudice colui che in precedenza aveva svolto il ruolo di PM , e quindi di pubblica accusa, a discapito delle garanzie di indipendenza ed imparzialità
Basti pensare poi che la base della magistratura, pur composta in larga maggioranza da giudicanti, ha accettato acriticamente il predominio della sua "parte inquirente” tanto che nell’organigramma di vertice dell’ANM - Associazione Nazionale Magistrati, i magistrati del pubblico ministero hanno il predominio pur rappresentando una quota minoritaria del potere giudiziario.
Con il SI’ si introduce nel sistema giudiziario la separazione delle carriere: i magistrati dovranno cioè scegliere dall’inizio della carriera se assumere il ruolo di giudice nel processo (funzione giudicante) o quello di pubblico ministero (funzione requirente) e mantenere quel ruolo durante tutta la loro vita professionale.
4. scheda grigia ⏺: VALUTAZIONE SUI MAGISTRATI
Vota SI’ se sei favorevole all’abrogazione delle norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte.
Attualmente la valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal Csm - Consiglio Superiore della magistratura, che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari nei quali, però, decidono solo i Giudici. Solo i magistrati, dunque, hanno il compito di giudicare gli altri magistrati. Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni.
Con il SI’ si estende anche ai rappresentanti dell’Università (professori esperti in materia giuridica) e dell’Avvocatura la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità
5. scheda verde 🟩: RIFORMA DEL CSM
Vota SI’ se sei favorevole all’abrogazione delle norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.
Il CSM Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti.
Attualmente un magistrato che voglia candidarsi a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme e, pertanto, nei fatti deve avere il sostegno di una delle cosiddette “correnti” della magistratura che rappresentano veri e propri “partiti” dei magistrati e influenzano le decisioni prese dall’organo (vedi il “caso Palamara” per le nomine ai vertici delle Procure). Tra le più note vi sono Magistratura indipendente, Unicost e Area.
Sono le “correnti” a favorire l’assegnazione di incarichi dei magistrati, a decidere i trasferimenti e le nuove destinazioni, il tutto a discapito della garanzia di giustizia al cittadino.
Con il SI’ si elimina il peso di queste “correnti” nella selezione delle candidature e si torna alla legge originale del 1958, con la conseguenza che tutti i magistrati in servizio possono proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura: in questo modo le votazioni mettono al centro il magistrato e le sue qualità personali e professionali e non gli interessi delle correnti o il loro orientamento politico.