23/04/2026
A Milano esiste un’orecchia di bronzo che nasceva per farsi ascoltare dalla portineria; oggi, nel tempo del design e del Fuorisalone, continua a ricordarci che la vera forma della bellezza non è soltanto quella che si vede, ma quella che sa accogliere una voce. Per me, che faccio l’avvocato, l’ascolto non è solo una virtù: è una responsabilità, quasi un dovere morale. Ascoltare davvero significa sospendere il proprio rumore interiore per lasciare spazio all’altro; significa essere certi di aver colto ciò che chiedeva di essere udito, e non soltanto ciò che noi eravamo predisposti a sentire. In questo gesto c’è qualcosa di profondamente umano e persino terapeutico: l’ascolto unisce, consola, riconosce, include; dice all’altro “tu esisti, tu conti, tu sei degno di attenzione”. E in fondo è così anche nella musica, altra mia grande passione: i grandi dj, i grandi musicisti, prima ancora di creare, sanno ascoltare; più ascoltano, più sanno vedere, amare, restituire armonia. Forse è proprio qui il segreto di ogni relazione autentica, privata o professionale: imparare che ascoltare non è attendere il proprio turno per parlare, ma scegliere di farsi il luogo in cui l’altro possa finalmente sentirsi compreso