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Lexaroundme Tutela marchi, GDPR, contratti e business online | Proteggo il patrimonio aziendale e la reputazione digitale.

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are al meglio il loro prodotto e la loro immagine così da essere competitivi sul mercato. Gestisco prevalentemente questioni di natura stragiudiziale, dalla contrattualistica al diritto industriale, e di conformità alle procedure di trattamento e conservazione dei dati personali all’interno delle aziende. Ho fondato il blog “LexAroundMe”, sono autrice di articoli e pubblicazioni su argomenti connessi alla proprietà industriale, alla vendita online e alla privacy e collaboro con riviste e portali di settore e con piattaforme di corsi di formazione online.

Trentadue milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese per brevetti, disegni e marchi sono certamente una buon...
01/09/2026

Trentadue milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese per brevetti, disegni e marchi sono certamente una buona notizia.

Il MIMIT ha programmato per il 2026 32 milioni di euro destinati a Brevetti+, Disegni+ e Marchi+. È una buona opportunità per le PMI, ma c’è un punto che rischia di passare in secondo piano: il lavoro importante comincia prima del bando.

Prima di depositare occorre capire cosa proteggere, verificare eventuali anteriorità, scegliere il titolo corretto, definire territorio e strategia.

Un incentivo può rendere più conveniente una tutela ben costruita. Non può rendere strategico un deposito sbagliato.

Nel nuovo articolo di LexAroundMe parto proprio da qui: cosa dovrebbe verificare oggi una PMI prima dell’apertura dei nuovi bandi.

Leggi l’approfondimento sul blog LexAroundMe.



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La fine delle vacanze porta inevitabilmente con sé un pò di nostalgia. A volte però può succedere che a casa riportiamo,...
31/08/2026

La fine delle vacanze porta inevitabilmente con sé un pò di nostalgia. A volte però può succedere che a casa riportiamo, oltre che un bel souvenir del nostro viaggio, anche qualche delusione.

Cosa succede quando l’annuncio di un hotel o di una casa vacanza sembra reale ma poi non esiste?

Le foto sembrano vere, il prezzo è conveniente e l'host risponde subito.

Molti annunci falsi usano fotografie, nomi, indirizzi, recensioni di strutture che esistono davvero.

Per l'utente significa una vacanza rovinata. Per un hotel, una casa vacanze o un brand turistico significa ritrovarsi associati a qualcosa che non hanno mai pubblicato.

Quando succede, la prima cosa da fare non è contattare d’impulso il profilo sospetto ma raccogliere tutte le evidenze e poi valutare come agire.

E in linea generale non effettuare mai pagamenti al di fuori della piattaforma ufficiale.

Ogni domenica di agosto torna LexBreak© la rubrica estiva di LexAroundMe.

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Quando siamo in vacanza, complici i ritmi più pigri e la voglia di leggerezza, offerte imperdibili e sconti hanno maggio...
24/08/2026

Quando siamo in vacanza, complici i ritmi più pigri e la voglia di leggerezza, offerte imperdibili e sconti hanno maggiore presa.

Il problema nasce quando la leva commerciale sostituisce un’informazione corretta e trasparente.

Prezzi barrati, codici sconto, offerte a tempo possono essere strumenti efficaci ma devono essere costruiti e comunicati correttamente.

E non si tratta solo di trasparenza ma anche di reputazione, che non dura certo solo il tempo di una vacanza.

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Foto di Karl Moore su Unsplash

Una recensione può essere severa, ingiusta, perfino irritante.Ma non per questo è automaticamente illecita.Il problema n...
17/08/2026

Una recensione può essere severa, ingiusta, perfino irritante.
Ma non per questo è automaticamente illecita.

Il problema nasce quando, alla delusione, si aggiungono fatti non veri, accuse che non si possono dimostrare o parole capaci di danneggiare seriamente la reputazione di un’attività.

A Ferragosto basta poco: un’attesa più lunga del previsto, un piatto che non convince, una camera diversa da come la immaginavamo. Il telefono è già in mano e la recensione parte mentre siamo ancora arrabbiati.

Nella nuova LexBreak© parliamo proprio di questo. Raccontare una br**ta esperienza è legittimo. Scrivere qualsiasi cosa, no.

E per chi gestisce un’attività, la parte più difficile resta distinguere la critica scomoda dalla recensione falsa o illecita. Perché anche una risposta pubblica scritta d’impulso può fare più danni del commento iniziale.

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Ti siedi al ristorante.Cerchi il menù.Trovi un QR code sul tavolo.A volte si apre solo un PDF. A volte, invece, dietro q...
10/08/2026

Ti siedi al ristorante.
Cerchi il menù.
Trovi un QR code sul tavolo.

A volte si apre solo un PDF. A volte, invece, dietro questo gesto semplicissimo si attivano cookie, piattaforme, Wi-Fi, newsletter, analytics, moduli di prenotazione o strumenti di marketing.

Per il cliente è sempre “il menù”. Per chi gestisce l’attività, dal punto di vista privacy, possono essere trattamenti molto diversi.

Il punto non è abolire il QR code. È utile, comodo, pratico.
Il punto è sapere che cosa succede davvero dopo la scansione.

Perché se il QR code apre solo un menù, bene.
Se fa altro, bisogna dirlo. Non dopo. Prima.

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Bella la mia nuova barca, vero? L'ho appena presa dall’AI.La prima LexBreak© di agosto parte proprio da qui: da una foto...
03/08/2026

Bella la mia nuova barca, vero? L'ho appena presa dall’AI.

La prima LexBreak© di agosto parte proprio da qui: da una foto che sembra vera, personale. Solo che non lo è.

Agosto è il mese in cui tutto sembra più leggero. Si pubblica di più, si prenota di più, si clicca più in fretta, si guarda una casa vacanze online sperando che sia davvero come nelle foto.

Ma oggi le foto — e sempre di più anche i video — possono raccontare una scena che non è mai esistita.

Una camera d’albergo.
Una spiaggia.
Un prodotto.
Un piatto.
Un risultato.
Una persona che parla.

Il problema non è usare l’intelligenza artificiale.

Il problema nasce quando chi guarda pensa di vedere qualcosa di reale e, sulla base di quel contenuto, decide se fidarsi, comprare, prenotare o chiedere informazioni.

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Quando un’azienda o un professionista mi dicono: “Usiamo l’intelligenza artificiale solo come supporto”, la mia prima ri...
22/07/2026

Quando un’azienda o un professionista mi dicono: “Usiamo l’intelligenza artificiale solo come supporto”, la mia prima risposta non è mai rassicurarla o allarmarla.
È chiederle: in che modo la state usando davvero?
Perché usare ChatGPT per preparare una prima bozza non è la stessa cosa che integrare un modello di AI in un servizio venduto ai clienti.
Utilizzare uno strumento esterno nel proprio lavoro non equivale necessariamente a commercializzare un sistema sotto il proprio nome.
Eppure, quando si parla di AI Act, molte imprese partono subito da policy, corsi e clausole contrattuali senza avere prima chiarito quale ruolo ricoprano.

Provider o Deployer non è una questione di definizioni.
Da questa qualificazione dipendono gli obblighi da considerare, le responsabilità da disciplinare e i controlli da introdurre.
Per questo, prima di parlare di “adeguamento all’AI Act”, considero necessario ricostruire:
- quali strumenti vengono utilizzati;
- da chi e per quali attività;
- con quali dati;
- quali risultati producono;
- se vengono usati internamente oppure all’interno di servizi offerti a terzi.

Solo dopo ha senso intervenire su formazione, contratti, privacy, proprietà intellettuale e procedure interne.
La compliance non comincia da un documento ma dalla corretta ricostruzione di quello che l’azienda sta già facendo.



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https://www.lexaround.me/ai-act-sei-provider-o-deployer/

AI Act: sei provider o deployer? La differenza che ti permette di essere a norma prima della scadenza del 2 agosto.

Dal 19 giugno per i contratti a distanza conclusi attraverso un’interfaccia online, il consumatore deve poter esercitare...
22/06/2026

Dal 19 giugno per i contratti a distanza conclusi attraverso un’interfaccia online, il consumatore deve poter esercitare il recesso anche mediante una funzione digitale. Ma una pagina intitolata “Recesso” o un semplice form di contatto non risolvono automaticamente l’adempimento.

Il percorso deve consentire di identificare il consumatore e il contratto, presentare la dichiarazione attraverso una conferma inequivocabile e inviare senza ritardo una ricevuta su supporto durevole con il contenuto della dichiarazione, la data e l’ora della trasmissione.
Anche condizioni di vendita, informativa sul recesso e privacy devono descrivere lo stesso flusso.
Neppure il carrello ha una risposta standard. La legge non prevede dove collocare il pulsante ma il percorso precontrattuale deve informare il consumatore dell’esistenza e della collocazione della funzione, che dovrà restare facilmente accessibile per tutto il periodo in cui il diritto può essere esercitato.

Nella nuova LexLetter di LexAroundMe ricostruisco il flusso completo e la check-list prima della pubblicazione.
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https://www.lexaround.me/recesso-online-il-nuovo-pulsante-non-basta/

Recesso online: il nuovo pulsante non basta. Come implementare una procedura di recesso corretta, verificando testi e processi.

Con l’intelligenza artificiale, un contenuto falso non deve più essere perfetto per fare danno.Basta che sia credibile a...
20/05/2026

Con l’intelligenza artificiale, un contenuto falso non deve più essere perfetto per fare danno.
Basta che sia credibile abbastanza.
Un video manipolato, una voce ricostruita, una dichiarazione mai rilasciata. Un contenuto che sembra provenire da un professionista, da un’impresa o da un brand.

Il problema non è solo comunicativo. È anche giuridico.
Perché quando il falso utilizza anche pezzi veri — una voce, un’immagine, un nome, un marchio, un vecchio contenuto — non basta più dire “non sono stato io”.
Serve poter dimostrare cosa è autentico, cosa era autorizzato, chi ha creato il contenuto, dove sono gli originali, quali contratti regolavano l’uso di immagine, voce, contenuti e materiali.

Nel nuovo articolo LexAroundMe parlo di Content Credentials, deepfake, prova dell’autenticità, reputazione online e tutela di contenuti, marchi e identità digitale.
Perché il falso corre veloce. Il vero, se non è documentato, resta solo una dichiarazione.



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Leggi l’articolo completo su LexAroundMe https://www.lexaround.me/content-credentials-e-deepfake-come-tutelare-contenuti-marchi-e-reputazione-online/

Content Credentials e deepfake: come tutelare contenuti, marchi e reputazione online. Distinguere quello che è vero non è più importante.

Una recensione negativa non è sempre solo una recensione.Una stella su Google.A volte si tratta di uno sfogo o di una cr...
09/05/2026

Una recensione negativa non è sempre solo una recensione.

Una stella su Google.

A volte si tratta di uno sfogo o di una critica legittima. Altre volte supera il confine e diventa un problema legale: perché attribuisce fatti falsi, usa toni gratuitamente denigratori o viene pubblicata dentro dinamiche poco trasparenti, magari da concorrenti o soggetti non realmente coinvolti.

Il punto non è cancellare ogni opinione negativa. E’ capire quando una recensione smette di essere un parere e inizia a danneggiare reputazione, visibilità.

Google non è un tribunale ma una recensione falsa o denigratoria, lasciata lì senza strategia, può diventare un problema concreto, non solo reputazionale.



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https://www.lexaround.me/recensioni-dannose-quando-un-parere-online-diventa-un-problema-legale/

Recensioni dannose: quando un parere online diventa un problema legale. Quando sono lesive, cosa fare e come difenderti.

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Via Giovanni Battista Pirelli, 24
Milan
20124

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