Avv. Mauro Sandri

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02/09/2026

Quando si parla degli anni , il tema economico viene spesso lasciato sullo sfondo.

Eppure è uno degli aspetti che merita più attenzione.

Durante l’ , enormi quantità di pubblico sono state utilizzate per acquistare , finanziare campagne informative e sostenere un sistema che ha coinvolto aziende private, mezzi di comunicazione e istituzioni.

Il punto non è soltanto quanto sia stato speso.

Il punto è capire dove siano finiti quei soldi, quali interessi abbiano favorito e quali controlli siano stati effettuati.

Perché ogni euro pubblico utilizzato in quel periodo era denaro dei cittadini: risorse che avrebbero potuto finanziare sanità, scuole, servizi, infrastrutture e investimenti sul territorio.

A questo si aggiunge il ruolo dell’informazione.

Quando i media ricevono contributi pubblici mentre contemporaneamente partecipano alla comunicazione di una campagna sanitaria senza precedenti, diventa essenziale interrogarsi sull’indipendenza del racconto e sulla pluralità delle informazioni disponibili.

Informazione, politica e interessi economici non possono essere analizzati separatamente.

Perché l’emergenza Covid non è stata soltanto una vicenda sanitaria.

È stata anche una gigantesca operazione economica.

E quando vengono movimentate cifre così grandi, una domanda dovrebbe essere inevitabile: chi ha beneficiato realmente di quelle decisioni e chi ne ha pagato il prezzo?

29/08/2026

Per anni una scelta è stata presentata come sinonimo di razionalità: vaccinarsi significava “seguire la scienza”, mentre dubitare veniva spesso associato a ignoranza o irresponsabilità.

Ma seguire la non significa semplicemente fidarsi.

Significa poter conoscere i dati, discuterli, verificarli, comprendere limiti e incertezze e avere accesso a informazioni complete.

Ed è forse proprio questo che rende oggi così difficile tornare su quegli anni.

Mettere in discussione ciò che abbiamo creduto significa anche mettere in discussione le nostre decisioni, la fiducia riposta nelle e il modo in cui abbiamo giudicato chi aveva fatto scelte diverse.

È un passaggio psicologicamente scomodo.

Ma il confronto non dovrebbe trasformarsi in una guerra tra vaccinati e non vaccinati.

La domanda importante è un’altra: quanto spazio reale c’era per comprendere, discutere e scegliere consapevolmente?

Quando una decisione sanitaria riguarda il proprio corpo, il consenso dovrebbe poggiare su informazioni trasparenti, benefici e rischi conosciuti e possibilità di confronto.

Ed è proprio per questo che tornare oggi su dati, comunicazione, controlli e decisioni di quegli anni non significa negare la scienza.

Significa pretendere che la parola “scienza” non venga mai utilizzata per chiudere una discussione che, invece, deve poter essere verificata.

27/08/2026

Il costo dei non si è esaurito quando sono state riaperte le porte di casa.

Quelle decisioni hanno avuto conseguenze sulla , sulla scuola, sulle relazioni, sul lavoro e sull’ . E tra chi ne ha pagato il prezzo più alto ci sono stati anche bambini e adolescenti.

Quando si limita per mesi la possibilità di frequentare la scuola, incontrare i coetanei, fare sport e vivere normalmente gli anni della crescita, il diritto alla salute non può essere interpretato soltanto come protezione da una singola malattia.

La salute è anche psicologica, sociale e relazionale.

A questo si aggiunge il costo economico delle chiusure: attività fermate, imprese in difficoltà, famiglie impoverite e conseguenze che, in molti casi, continuano ancora oggi.

Ed è proprio qui che si apre il nodo giuridico.

Misure così invasive possono essere giustificate soltanto se esistono presupposti solidi, proporzionati e verificabili.

Se quei presupposti vengono messi in discussione, allora bisogna tornare anche sulle conseguenze prodotte dalle decisioni prese.

Perché non basta dire che si trattava di un’ .

Bisogna chiedersi se ogni restrizione fosse realmente necessaria, se esistessero alternative e chi debba rispondere dei danni causati.

Soprattutto quando a pagarli sono stati anche i più giovani.

26/08/2026

BORSELLINO E FALCONE NON HANNO EREDI
La magistratura esercita l'azione penale per un caso di una malattia che, se è veramente quella "anticipata", se curata, non conduce alla morte. Indaga i genitori. La magistratura non esercita l'azione penale per i morti ed i danneggiati dall'inutile vaccinazione anti COVID-19. Lascia tranquillamente circolare i politici e gli industriali farmaceutici che hanno danneggiato milioni di persone. Forte con i deboli, debole con i forti.

24/08/2026

C’è un punto da cui dipende tutto il resto: la diagnostica.

Per dimostrare la diffusione di un servono strumenti capaci di rilevarlo in modo affidabile. E se proprio quegli strumenti non sono stati validati correttamente, diventa inevitabile interrogarsi sulla solidità dei dati costruiti attraverso di essi.

Perché dai non sono derivati soltanto dei referti.

Sono derivati i numeri dei positivi, la rappresentazione della circolazione del virus, i focolai, i bollettini, le restrizioni e, successivamente, anche una parte delle giustificazioni utilizzate per introdurre gli obblighi vaccinali.

È questo il passaggio decisivo.

Se viene messa in discussione l’affidabilità della diagnostica, bisogna riesaminare anche tutto ciò che su quei dati è stato costruito.

E il problema diventa ancora più grande quando agli stessi obblighi viene attribuita una finalità di contenimento della trasmissione che deve essere dimostrata scientificamente.

Tamponi, e obblighi non sono quindi tre questioni separate.

Sono pezzi dello stesso sistema.

Ed è proprio questo che rende necessario un accertamento completo delle responsabilità: quali dati erano realmente disponibili? Quali strumenti li avevano prodotti? Quali decisioni sono state prese sulla base di quei numeri?

Perché quando da un dato dipendono libertà, lavoro e diritti fondamentali, quel dato deve essere verificabile fino in fondo.

22/08/2026

Per anni si è discusso dell’imprecisione dei .

Ma il problema potrebbe essere ancora più a monte: la loro validazione.

Durante l’emergenza esistevano norme che prevedevano controlli specifici sui dispositivi diagnostici utilizzati nei laboratori italiani. Il compito era verificare che quei fossero realmente efficaci e affidabili prima di utilizzarli su scala nazionale.

Ed è qui che entra lo .

Se i dispositivi utilizzati non sono stati sottoposti alla validazione prevista, non siamo davanti a una semplice questione tecnica.

Da quei tamponi sono derivati milioni di risultati positivi, focolai, quarantene, bollettini, restrizioni e decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita del Paese.

Per questo la domanda sulla loro affidabilità è decisiva.

Non basta dire che, durante un’emergenza, serviva agire rapidamente. L’urgenza non può sostituire il metodo scientifico, soprattutto quando proprio quei test diventano lo strumento con cui si misura l’emergenza stessa.

Quali dispositivi sono stati utilizzati? Quali verifiche sono state effettuate? Dove sono i documenti che ne dimostrano efficacia e affidabilità?

Sono domande che meritano risposte precise.

Perché se viene meno la certezza sullo strumento diagnostico, diventa necessario riesaminare anche la solidità dei dati costruiti attraverso quello strumento.

19/08/2026

Per anni chi non si vaccinava è stato rappresentato come qualcuno che rifiutava di rispettare la .

Ma il nodo giuridico potrebbe essere esattamente l’opposto.

La domanda è: ciò che veniva imposto ai cittadini corrispondeva davvero alla funzione prevista dalla legge?

Un passaggio decisivo riguarda il 29 marzo 2021, pochi giorni prima dell’introduzione dell’ per il personale sanitario.

Già allora erano disponibili valutazioni sulla capacità dei vaccini di prevenire la malattia e sul diverso tema della prevenzione della trasmissione del .

Ed è proprio questa distinzione che cambia completamente il problema.

Se un obbligo viene introdotto con una determinata finalità di tutela collettiva, bisogna verificare che il prodotto imposto sia effettivamente idoneo a realizzare quella finalità.

Non è una questione semantica.

È il confine tra rispettare la volontà del legislatore e applicare una norma attribuendole un significato diverso.

Per questo il punto oggi non dovrebbe essere semplicemente chiedersi perché alcune persone abbiano rifiutato la vaccinazione.

La domanda più importante è un’altra: chi ha costruito e applicato quell’obbligo sapeva già quali fossero i limiti dello strumento utilizzato?

Perché se quelle informazioni erano già disponibili, cambia radicalmente la lettura di ciò che è accaduto.

17/08/2026

Dalla Commissione parlamentare sta emergendo un nodo fondamentale sugli obblighi vaccinali introdotti durante l’emergenza.

La domanda è molto precisa: i concretamente imposti ai cittadini svolgevano davvero la funzione che il legislatore aveva posto alla base di quelle misure?

Il punto centrale è la distinzione tra prevenzione della e prevenzione della trasmissione del .

Una differenza tutt’altro che secondaria.

Perché se un obbligo viene giustificato anche con la necessità di proteggere la collettività e fermare la diffusione del contagio, bisogna verificare che lo strumento imposto fosse effettivamente in grado di raggiungere quello scopo.

Ed è proprio qui che si apre il problema politico e giuridico.

Se il Parlamento approva una misura sulla base di una determinata finalità, il Governo non può applicarla utilizzando strumenti che rispondono a una funzione diversa.

La distinzione tra SARS-CoV-2, cioè il virus, e Covid-19, cioè la malattia, diventa quindi decisiva anche sul piano del diritto.

Il lavoro della Commissione serve proprio a ricostruire questi passaggi: quali informazioni erano disponibili, cosa sapevano Governo e istituzioni e su quali presupposti sono stati introdotti obblighi che hanno inciso direttamente sulla vita di milioni di cittadini.

Perché se cambia il presupposto, cambia anche la valutazione dell’intera misura.

14/08/2026

L’ non è un Paese qualsiasi quando si parla di ciò che accadde nel 2020.

Fu qui che l’Europa vide esplodere per la prima volta l’emergenza con una forza tale da cambiare, nel giro di poche settimane, la vita di milioni di persone.

Codogno, Lombardia, zone rosse, : l’Italia divenne il punto da cui una nuova narrazione dell’emergenza sanitaria si diffuse rapidamente in tutto il continente.

Ed è proprio per questo che il lavoro della Commissione parlamentare assume un significato particolare.

Secondo questa ricostruzione, indagare oggi su quegli eventi significa tornare nel Paese in cui molte delle decisioni, dei protocolli e delle rappresentazioni che avrebbero caratterizzato gli anni successivi presero forma per la prima volta in Europa.

Il valore dell’indagine non sta quindi soltanto nel guardare indietro.

Sta nel verificare documenti, responsabilità, dati e decisioni che per anni sono stati considerati ormai acquisiti.

Ed è significativo che sia proprio l’Italia a farlo.

Il Paese che per primo ha vissuto quelle misure oggi ha anche l’opportunità di riesaminarle criticamente.

Perché una democrazia non dovrebbe temere di tornare sulle proprie decisioni più controverse.

Soprattutto quando hanno inciso così profondamente sulla libertà, sulla salute e sulla vita dei cittadini.

25/07/2026

C’è un punto che non può essere liquidato come un dettaglio tecnico.

Per valutare l’efficacia di una campagna vaccinale servono dati affidabili: bisogna sapere quante persone risultavano contagiate prima e dopo, con quali strumenti diagnostici e secondo quali criteri.

Ma cosa accade se proprio quegli strumenti non sono stati verificati in modo trasparente?

Perché l’affidabilità della diagnostica non riguarda soltanto il numero dei positivi. Quegli stessi risultati sono stati utilizzati anche per misurare l’efficacia vaccinale, valutando l’eventuale riduzione dei .

Se il sistema di rilevazione produce dati incerti, incompleti o non comparabili, anche le conclusioni costruite su quei numeri diventano fragili.

Il punto non è sostituire una narrazione con un’altra, né trasformare un’ipotesi in una certezza.

Il punto è pretendere prove verificabili.

Quali sono stati utilizzati? Chi ne ha controllato le prestazioni? Quali dati dimostrano il miglioramento attribuito alle vaccinazioni pediatriche?

Quando si parla di pubblica, obblighi e milioni di cittadini coinvolti, la fiducia non può sostituire la trasparenza.

Servono atti, controlli indipendenti e dati che possano essere davvero esaminati.

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