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17/10/2026

Il 2 dicembre 2020 Roberto Speranza presenta in le linee guida del piano vaccinale italiano.

In quel momento nessun vaccino aveva ancora ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione Europea.

Poche settimane dopo arriva un passaggio normativo fondamentale.

La legge 178 del 30 dicembre 2020 stabilisce che il Piano strategico nazionale dei vaccini debba garantire “il più efficace contrasto alla diffusione del virus SARS-CoV-2” attraverso la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2.

Sono parole che hanno un peso preciso.

SARS-CoV-2 è il . Covid-19 è la provocata dall’infezione.

La distinzione non è soltanto scientifica: diventa centrale anche sul piano giuridico quando si ricostruisce quale fosse il perimetro stabilito dal Parlamento e quali strumenti siano poi stati utilizzati per realizzarlo.

Da qui parte uno dei nodi più importanti dell’intera vicenda degli obblighi vaccinali.

Prima delle interpretazioni vengono le norme.

E quando una norma attribuisce una finalità precisa a una politica sanitaria, bisogna ricostruire se ciò che è stato concretamente attuato sia rimasto dentro quel perimetro.

È su questo passaggio che il dibattito giuridico sugli anni Covid merita ancora di essere approfondito.

13/10/2026

300 milioni per i banchi a rotelle. , dispositivi, forniture acquistate nell’urgenza. Interi capitoli di spesa pubblica aperti nel giro di pochi mesi.

È anche da qui che bisogna rileggere gli anni .

Non soltanto dagli obblighi, dai o dalle decisioni sanitarie, ma da tutto ciò che è stato acquistato, finanziato e pagato mentre la parola “emergenza” rendeva quasi impossibile fermarsi a chiedere conto delle scelte.

Il caso dei banchi a rotelle è diventato uno dei simboli più riconoscibili di quella stagione: centinaia di milioni investiti in una soluzione presentata come necessaria e poi rapidamente scomparsa dalle scuole e dal dibattito pubblico.

E attorno c’era molto altro.

La rende urgente. L’urgenza accelera le decisioni. E quando le decisioni vengono prese senza un controllo adeguato, il denaro pubblico può diventare facilissimo da spendere e difficilissimo da recuperare.

È questo il punto che resta aperto.

Non basta ricordare quanto è successo.

Bisogna ricostruire dove sono finiti i soldi, chi ha preso quelle decisioni e quanto di ciò che veniva presentato come indispensabile lo fosse davvero.

Perché mentre tutto veniva giustificato dall’emergenza, il conto continuava a salire.

E quel conto era nostro.

06/10/2026

Prima l’emergenza sanitaria. Oggi la minaccia .

Cambia il contesto, ma il meccanismo da osservare resta sorprendentemente simile: creare un clima di paura sufficientemente forte da rendere accettabili decisioni, spese e sacrifici che in condizioni normali avrebbero bisogno di un confronto molto più profondo.

Durante gli anni enormi risorse pubbliche sono state destinate al settore sanitario e farmaceutico.

Oggi l’ prepara un aumento senza precedenti degli investimenti nella difesa e nell’industria militare.

Il punto non è ignorare i rischi geopolitici né negare la guerra in .

Il punto è impedire che la paura diventi ancora una volta uno strumento capace di sospendere qualsiasi discussione sulla destinazione del denaro pubblico.

Sanità, scuola, welfare, infrastrutture e famiglie competono ogni giorno per risorse limitate. Quando centinaia di miliardi vengono orientati verso un nuovo settore strategico, discutere priorità, interessi economici e beneficiari diventa indispensabile.

Perché le emergenze cambiano.

Ma il rischio che il denaro dei cittadini venga spostato rapidamente verso pochi grandi interessi privati rimane.

Ed è proprio nei momenti di maggiore paura che il controllo democratico dovrebbe diventare più forte, non più debole.

01/10/2026

Per capire davvero ciò che è accaduto negli anni del bisogna tornare all’inizio.

E uno dei luoghi da cui ripartire è Vo’ Euganeo.

Nel febbraio 2020 il comune veneto diventa uno dei primi grandi simboli dell’emergenza italiana. Vengono effettuati su gran parte della popolazione, il territorio viene chiuso e quei dati acquistano immediatamente un peso enorme nel modo in cui viene raccontata la diffusione del .

Proprio sulla diagnostica utilizzata a Vo’ si concentra però una contestazione radicale.

Il punto riguarda l’affidabilità dei , i criteri con cui sono stati interpretati i risultati e, di conseguenza, la solidità della rappresentazione di Vo’ come focolaio.

Non è un dettaglio.

Perché se un caso diventa modello per comprendere la diffusione di un virus, orientare strategie sanitarie e giustificare misure eccezionali, la qualità dei dati su cui quel caso è costruito deve poter essere verificata fino in fondo.

Andrea Crisanti, oggi senatore, fu tra i principali responsabili scientifici dello studio condotto sulla popolazione di Vo’.

Ed è proprio per questo che tornare oggi sui metodi, sui test e sui dati di quell’esperienza significa tornare a uno dei passaggi fondamentali con cui l’Italia entrò nell’emergenza Covid.

Prima delle conclusioni vengono i dati.

E prima dei dati viene il metodo con cui sono stati prodotti.

28/09/2026

I camion militari di sono diventati, nel marzo 2020, l’immagine simbolo dell’emergenza in Italia.

Una fila di mezzi attraversa la città trasportando feretri fuori dalla provincia e, nel giro di poche ore, quelle immagini finiscono su televisioni, giornali e social di tutto il Paese.

Da quel momento non rappresentano più soltanto un fatto di cronaca.

Diventano paura.

Diventano la fotografia attraverso cui milioni di italiani iniziano a interpretare ciò che sta accadendo.

Ed è proprio sull’utilizzo mediatico di quelle immagini che oggi si concentra una delle contestazioni più dure: il convoglio sarebbe stato trasformato in uno strumento capace di amplificare enormemente la percezione dell’emergenza.

Il punto non è negare che a Bergamo ci fossero , né che i feretri venissero trasferiti verso altri crematori.

Il punto è comprendere quanto una determinata rappresentazione possa incidere sulle emozioni collettive e, di conseguenza, sull’accettazione di decisioni politiche eccezionali.

Perché da quel momento quelle immagini verranno utilizzate continuamente come simbolo di ciò che sarebbe potuto accadere senza restrizioni, lockdown e misure sempre più invasive.

I camion di Bergamo non hanno segnato soltanto una notte.

Hanno segnato il modo in cui un intero Paese ha vissuto gli anni successivi.

23/09/2026

Negli anni del , “seguire la scienza” è diventata una delle espressioni più ripetute.

Ma la non funziona per adesione.

Funziona attraverso dati verificabili, confronto, controlli, possibilità di contestare un risultato e disponibilità a correggere ciò che non regge alla prova dei fatti.

Per questo vaccinarsi, fare un o aderire alle indicazioni istituzionali non può essere considerato, di per sé, la prova di essere stati “dalla parte della scienza”.

Allo stesso modo, mettere in discussione norme, strumenti diagnostici o decisioni politiche non significa automaticamente essere contro la scienza.

, giuristi, ricercatori e cittadini hanno il diritto di verificare ciò che è stato fatto e chiedere che ogni scelta venga sostenuta da documenti, procedure corrette e dati controllabili.

È proprio questo il valore di un’indagine parlamentare: tornare su decisioni considerate per anni intoccabili e sottoporle nuovamente a verifica.

I lavori della Commissione Covid sono pubblici e continuano attraverso audizioni e documentazione parlamentare.

Il confronto su quegli anni non dovrebbe ridursi a vaccinati contro non vaccinati.

Il punto è molto più profondo: distinguere la fiducia dalla verifica e il consenso dal metodo scientifico.

Perché la scienza non chiede di credere.

Chiede di poter controllare.

19/09/2026

Con i a mRNA è diventato ancora più importante parlare seriamente di farmacovigilanza.

Non basta autorizzare un prodotto, somministrarlo su larga scala e aspettare che sia il cittadino a segnalare spontaneamente ciò che gli accade.

La sorveglianza dovrebbe essere capace di intercettare gli eventi avversi, seguirli nel tempo, confrontare i dati e verificare eventuali segnali con metodo.

Ed è proprio questo il punto.

Una persona che dopo una vaccinazione sta male può essere anziana, avere difficoltà a utilizzare una piattaforma online, non sapere che può effettuare una segnalazione o semplicemente non collegare immediatamente ciò che sta vivendo alla vaccinazione.

Scaricare su di lei l’onere di attivare il sistema significa inevitabilmente rischiare di perdere una parte degli eventi.

Con una campagna vaccinale di dimensioni eccezionali serviva quindi un monitoraggio altrettanto rigoroso, capillare e accessibile.

La farmacovigilanza non dovrebbe iniziare quando qualcuno trova il modulo giusto da compilare.

Dovrebbe essere il sistema sanitario ad avere gli strumenti per individuare, studiare e approfondire tempestivamente ciò che accade dopo la somministrazione.

Perché conoscere davvero benefici e rischi di un intervento sanitario significa anche cercare attivamente ciò che potrebbe essere andato storto.

15/09/2026

Non stiamo parlando di un singolo errore.

Il problema riguarda un’intera catena di controlli che, durante gli anni , avrebbe dovuto garantire la correttezza della diagnostica, dei dati e delle decisioni prese sulla base di quei dati.

, Istituto Superiore di , Ministero della , Protezione Civile: ognuno aveva competenze e responsabilità precise.

E poi c’era la magistratura, chiamata a intervenire quando emergono possibili violazioni, omissioni o responsabilità istituzionali.

È proprio l’insieme di questi passaggi a rendere il lavoro della Commissione parlamentare così importante.

Perché quando il problema non riguarda più un singolo ente, ma il funzionamento contemporaneo di più istituzioni, serve un’indagine capace di ricostruire l’intero meccanismo.

Chi doveva controllare la diagnostica?
Quali verifiche sono state realmente effettuate?
Quali obblighi previsti dalle norme sono stati rispettati?

La Commissione sta entrando sempre più in profondità in questi aspetti e il suo lavoro può rappresentare un passaggio decisivo per fare chiarezza sulle responsabilità di quegli anni.

Perché se il sistema dei controlli non ha funzionato, non basta correggere un singolo errore.

Bisogna capire come sia stato possibile che così tanti livelli istituzionali abbiano fallito contemporaneamente.

11/09/2026

Negli anni del Covid, gli Ordini dei Medici hanno avuto un ruolo decisivo nell’applicazione concreta delle politiche vaccinali.

Ed è proprio sul loro ruolo che resta uno dei nodi più delicati.

Un Ordine professionale non dovrebbe limitarsi a recepire una decisione . Deve tutelare l’autonomia della professione, il rispetto della scienza, la corretta informazione del paziente e la del di valutare ogni intervento sanitario secondo criteri clinici e deontologici.

Il punto centrale riguarda la distinzione tra due funzioni diverse: prevenire i sintomi e le forme della non significa automaticamente impedire l’infezione o la trasmissione del virus.

Una distinzione che avrebbe dovuto avere un peso enorme nel dibattito sugli obblighi e sulla tutela della collettività.

Anche il consenso informato assume quindi un valore fondamentale.

Il cittadino che si sottopone a un trattamento deve conoscere con precisione quale funzione svolge, quali benefici può offrire e quali limiti presenta.

Quando politica, obblighi sanitari e professione medica si sovrappongono, gli Ordini dovrebbero rappresentare un argine indipendente.

Se invece quell’autonomia viene meno, non si indebolisce soltanto la professione medica.

Si indebolisce il diritto del cittadino a ricevere un’informazione completa e a essere tutelato da chi ha scelto di affidarsi alla .

09/09/2026

Negli anni il ruolo dei e degli Ordini professionali è stato centrale.

Le decisioni politiche, infatti, non sono rimaste sulla carta. Sono entrate nella vita concreta delle persone attraverso strutture sanitarie, professionisti, protocolli e campagne vaccinali.

Ed è proprio qui che si apre uno dei nodi più delicati di quel periodo.

Il medico non è un semplice esecutore. Ha una responsabilità scientifica, professionale e deontologica propria. Deve valutare, informare, conoscere rischi e benefici, tutelare il paziente e mantenere la propria autonomia anche davanti a una pressione politica o istituzionale molto forte.

Quando questa autonomia si riduce, il rapporto tra medicina e cambia radicalmente.

Gli Ordini professionali avrebbero dovuto rappresentare uno dei principali argini: verificare, discutere, chiedere chiarimenti, tutelare i professionisti e garantire che ogni scelta sanitaria restasse fondata su criteri realmente medici.

Invece, durante quegli anni, il mondo sanitario ha spesso finito per accompagnare e rendere operative decisioni già prese altrove.

Ed è questo il passaggio più grave: quando la medicina smette di essere luogo di valutazione indipendente e diventa semplice cinghia di trasmissione del potere politico, a essere compromessa non è soltanto la libertà professionale.

È la tutela stessa della salute dei .

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