30/07/2026
📌 AGGIORNAMENTO: Come è andata a finire?
Alcuni mi hanno chiesto come fosse finita la vicenda del mio esame. Ecco la cronistoria (surreale) degli ultimi giorni:
1️⃣ 22 Luglio: Invio la PEC formale all'ATS di Milano chiedendo l'attivazione del Percorso di Tutela (Art. 3 D.Lgs. 124/1998).
2️⃣ La risposta telefonica: L'ATS non risponde per iscritto, ma mi chiama. L'operatrice mi fornisce informazioni palesemente errate sui miei diritti. Passo i minuti a smontare le sue tesi e a pretendere il rispetto della legge.
3️⃣ Il "muro di gomma": Vengo contattato da altre strutture e riparlo con il CUP. Trovo personale impreparato, disinformato sulle norme e talvolta perfino strafottente.
4️⃣ La prova del nove: A ciascun operatore chiedo la stessa semplice cosa: "Mettete per iscritto quello che mi state dicendo a voce, assumendovi la responsabilità delle informazioni erogate. "Risultato? Il silenzio totale. Nessuno scrive nulla, salvo un ospedale che invia una PEC solo per dichiararsi "incompetente".
5️⃣ 29 Luglio - La svolta: Stanco del rimpallo di responsabilità, invio una denuncia formale ad AGENAS (l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, organo del Ministero che vigila proprio sul rispetto delle liste d'attesa).
6️⃣ OGGI (30 Luglio): Dopo la segnalazione ad AGENAS, mi arriva una PEC da un ospedale: posto trovato per il 6 agosto 2026.
Cosa insegna questa storia? Che i diritti sulla carta esistono, ma spesso il sistema fa muro contando sull'ignoranza o sulla rassegnazione del cittadino.
Se la burocrazia rimane inerte, azionate gli organi di vigilanza.
La salute è un diritto, la tempestività delle cure pure. Non rassegnatevi. ⚖️
PS: piccola battaglia legale dedicata a tutte le persone che ritengono, che invece di spendere soldi in armi, i soldi dovremmo investirli nella sanità (o in altre aree, sicuramente più utili ai cittadini rispetto alle armi).