02/09/2026
Il mandato di arresto europeo (MAE) è lo strumento con cui un Paese dell'Unione chiede a un altro di consegnare una persona per processarla o per eseguire una condanna. Prima del 2021, il giudice italiano poteva verificare che ci fossero gravi indizi di colpevolezza a carico della persona. Poteva pesare il quadro, chiedere le fonti di prova.
Con la riforma del 2021 quella verifica si è ridotta. Con la sentenza n. 25295/2026 la Cassazione conferma la rotta e chiarisce: al giudice italiano spetta soltanto un controllo "estrinseco". Basta che la descrizione del fatto contenuta nel mandato sia seriamente evocativa di un reato riferibile alla persona. Nessuna acquisizione di fonti di prova, nessuna valutazione della gravità degli indizi.
Dal lato della difesa la conseguenza è netta. Il terreno dello scontro si sposta. Non è più possibile in Italia contestare il quadro indiziario del reato. Si può però invocare i motivi di rifiuto previsti dalla legge, come il rischio per i diritti fondamentali nello Stato che richiede la consegna.
Nel contributo dello Studio, l'avv. Catanzariti spiega il ragionamento della Corte e ciò che cambia per la difesa oggi. Nota disponibile anche in inglese.
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