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COMPOSIZIONE DELLA CRISI FAMILIARE
MEDIAZIONE E COORDINAZIONE GENITORIALE
Vicepresidente Centro Studi Familia
Associato A.N.F.I.- Ass.

Nazionale Familiaristi Italiani
Iscritto INCoGe Istituto Nazionale per la Coordinazione Genitoriale

FAMIGLIE RICOMPOSTE: NUOVI EQUILIBRI, NUOVE RESPONSABILITÀ, STESSA PRIORITÀ — I FIGLILe famiglie ricomposte sono una rea...
22/09/2026

FAMIGLIE RICOMPOSTE: NUOVI EQUILIBRI, NUOVE RESPONSABILITÀ, STESSA PRIORITÀ — I FIGLI

Le famiglie ricomposte sono una realtà sempre più presente nella nostra società.

Nascono quando, dopo una separazione o un divorzio, uno o entrambi i genitori iniziano una nuova relazione e costruiscono una diversa quotidianità familiare, nella quale entrano nuovi compagni, nuove compagne e, spesso, figli nati da precedenti relazioni.

Sono famiglie a tutti gli effetti, con equilibri che possono essere delicati e complessi.

Le difficoltà aumentano quando gli adulti non riescono a separare il proprio conflitto sentimentale dalle esigenze dei figli.

Un nuovo compagno o una nuova compagna non deve sostituirsi al padre o alla madre. Ma quando una persona entra stabilmente nella vita di un bambino e ne condivide a lungo la quotidianità, è naturale che possano nascere legami affettivi importanti.

Lo stesso vale per i bambini che crescono insieme pur non essendo fratelli biologici. Condividere la casa, i giochi, le vacanze, le difficoltà e i momenti più significativi della crescita può creare rapporti profondi, che non scompaiono semplicemente perché una relazione tra adulti finisce.

Ed è proprio in quel momento che agli adulti è richiesta ancora più responsabilità.

I figli non devono essere utilizzati per punire un ex partner.

Non devono essere costretti a scegliere.

Non devono diventare strumenti di rivalsa.

Non devono essere trascinati nelle ostilità degli adulti.

Ogni situazione deve essere affrontata mettendo al centro un principio essenziale: la serenità e il benessere del minore.

Noi dello Studio Aliotta affrontiamo quotidianamente situazioni familiari complesse, nelle quali il problema, molto spesso, non è soltanto la separazione in sé, ma il modo in cui gli adulti scelgono di gestirla.

Perché una famiglia può cambiare forma, ma non può venir meno la responsabilità degli adulti di proteggere i bambini dalle conseguenze dei propri conflitti.

Quando finisce una relazione tra adulti, non dovrebbe essere distrutto anche il mondo affettivo di un bambino.

FORMAZIONE CONTINUA – VIOLENZA DI GENERE, VIOLENZA ASSISTITA, TUTELA DEI MINORI E RETE DEI SERVIZIDesidero iniziare con ...
07/09/2026

FORMAZIONE CONTINUA – VIOLENZA DI GENERE, VIOLENZA ASSISTITA, TUTELA DEI MINORI E RETE DEI SERVIZI
Desidero iniziare con un sincero ringraziamento alle colleghe di Telefono Rosa, che con il loro impegno quotidiano svolgono non solo una fondamentale attività di tutela e sostegno, ma contribuiscono anche alla formazione e all’aggiornamento continuo dei professionisti e degli operatori che, a diverso titolo, lavorano nell’ambito della famiglia, della tutela dei minori e del contrasto alla violenza di genere.
La formazione continua assume un valore ancora maggiore quando si opera in ambiti nei quali gli aspetti giuridici, psicologici, sociali, sanitari ed educativi sono strettamente connessi e richiedono competenze diverse, capaci di dialogare tra loro.
In questo percorso ho avuto modo di completare due corsi formativi, che mi hanno consentito di approfondire numerosi temi.
Nel percorso “Moduli Rosa” sono state affrontate, tra le altre, le seguenti lezioni:
• Violenza assistita intra-familiare: il Disturbo post traumatico da stress e i disturbi dell’età evolutiva associati alla violenza assistita;
• La violenza domestica: inquadramento generale, definizione, implicazioni da un punto di vista psicologico;
• Le relazioni violente: la Teoria dell’Attaccamento e l’insicurezza del legame come fattori di rischio per lo sviluppo di comportamenti aggressivi;
• Gli effetti della violenza assistita sullo sviluppo psichico;
• Fattori di rischio e di protezione nella violenza assistita;
• L’ascolto della sofferenza infantile attraverso l’utilizzo di disegni;
• Dalla Convenzione di Istanbul al Codice Rosso;
• Affidamento e tutela minori;
• La violenza assistita: da fenomeno a reato;
• Le leggi che tutelano i minori dalla violenza;
• Esperienze di percorsi di trattamento possibili.
Il secondo percorso ha ulteriormente ampliato la formazione, attraverso l’approfondimento di temi quali:
• Inquadramento teorico del concetto di violenza;
• La violenza di genere: le leggi;
• Il ciclo della violenza;
• Violenza fisica: le leggi;
• Le conseguenze della violenza fisica e psicologica;
• Violenza economica e psicologica;
• Il profilo del violento e della vittima;
• Violenza sessuale;
• Le conseguenze cliniche della violenza sessuale;
• Il riconoscimento della violenza in emergenza ospedaliera;
• Lo stalking: ambito civile;
• Lo stalking: ambito penale;
• Le conseguenze psicologiche dello stalking;
• Il profilo dello stalker;
• Decreto sul femminicidio;
• Le conseguenze del femminicidio in famiglia;
• Separazione e divorzio;
• Affidamento dei figli;
• Le Case Rifugio;
• La Violenza Assistita;
• Il Bullismo;
• Bullismo – profili giuridici;
• Cyberbullismo;
• Il bilancio di competenze;
• Il curriculum;
• La mappatura dei servizi;
• Le buone prassi in Italia e in Europa;
• Gli strumenti a disposizione delle donne che hanno subìto violenza.
Due percorsi che mi hanno permesso di osservare e approfondire il fenomeno della violenza da prospettive diverse ma strettamente complementari: psicologica, giuridica, sanitaria, sociale, educativa e lavorativa.
Particolarmente significativo è stato l’approfondimento della violenza assistita sui minori, delle conseguenze che l’esposizione alla violenza può determinare nel corso dello sviluppo e degli strumenti di tutela giuridica. Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio e ai percorsi necessari per accompagnare una donna non soltanto fuori da una situazione di pericolo, ma anche verso il recupero della propria autonomia personale, sociale ed economica.
Un altro elemento centrale è il lavoro di rete. Situazioni così complesse non possono essere affrontate da un singolo professionista o da un solo servizio. È necessario un raccordo costante tra area giuridica, servizi sociali e sanitari, Centri Antiviolenza, scuola, forze dell’ordine e tutti i professionisti coinvolti, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, nella tutela della persona e dei minori.
Continuare a studiare e ad aggiornarsi significa acquisire strumenti per affrontare queste situazioni con maggiore consapevolezza, competenza e responsabilità, nel rispetto delle diverse professionalità coinvolte.
Conoscere per riconoscere.
Riconoscere per prevenire.
Prevenire per proteggere.
Proteggere per accompagnare la persona verso una reale autonomia.
Un grazie ancora a Telefono Rosa e a tutte le professioniste che mettono la propria esperienza e le proprie competenze a disposizione della formazione di chi opera quotidianamente in ambiti tanto delicati e complessi.
Salvatore Aliotta telf:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
www.centrostudifamilia.it

A sostegno dell’intervento del nostro Presidente, Avv. Lorenzo IacobbiCondivido e sostengo con convinzione la riflession...
23/05/2026

A sostegno dell’intervento del nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi
Condivido e sostengo con convinzione la riflessione del nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, su un tema che non può più essere affrontato con frasi di circostanza, dichiarazioni televisive o attestazioni di solidarietà espresse soltanto dopo che il dramma si è consumato.
Quando si parla di bambini allontanati con forza dalle proprie famiglie, il punto non è schierarsi emotivamente davanti alle telecamere. Il punto è assumersi una responsabilità politica, giuridica e istituzionale, intervenendo sulle norme che, se formulate in modo troppo ampio o applicate senza il necessario rigore, possono incidere in maniera irreversibile sulla vita dei minori e dei loro genitori.
Il cuore della questione è l’art. 403 del codice civile: una norma nata per proteggere i minori nei casi di reale emergenza, ma che, proprio per la delicatezza dei diritti coinvolti, deve essere applicata solo in presenza di presupposti concreti, gravi, attuali e documentabili.
La tutela dei minori non può trasformarsi in un automatismo.
Non può bastare un conflitto familiare.
Non può bastare una fragilità sociale.
Non può bastare una condizione economica difficile.
Non può bastare una valutazione psicologica generica, non rigorosamente accertata, per giustificare l’allontanamento traumatico di un bambino dal proprio nucleo familiare.
L’intervento pubblico deve restare riservato alle situazioni realmente gravi: violenze, abusi, maltrattamenti, abbandono effettivo, pericolo attuale e imminente per l’incolumità del minore.
Difendere i bambini significa proteggerli davvero. Ma significa anche impedire che il sistema della protezione diventi esso stesso fonte di trauma, sradicamento e ingiustizia.
Per questo il Centro Studi Familia continuerà a sostenere ogni iniziativa diretta a rendere più chiari, più stringenti e più controllabili i presupposti degli allontanamenti minorili.
Ai parlamentari e ai senatori non chiediamo parole.
Chiediamo riforme.
Chiediamo norme più precise.
Chiediamo garanzie effettive.
Chiediamo che nessun bambino venga allontanato dalla propria famiglia se non quando ciò sia davvero indispensabile per salvarlo da un pericolo grave, concreto e immediato.
La tutela dei minori è una cosa seria.
Non può essere affidata alla discrezionalità, alla paura, alla burocrazia o alla spettacolarizzazione del dolore.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia.
www.centrostudifamilia.it

Davanti a notizie come questa, il primo dovere è il rispetto. Il secondo è non voltarsi dall’altra parte di fronte a un ...
29/03/2026

Davanti a notizie come questa, il primo dovere è il rispetto. Il secondo è non voltarsi dall’altra parte di fronte a un dolore psichico che troppo spesso resta invisibile.
La depressione post partum esiste, fa male e può isolare profondamente una donna. Se non viene riconosciuta e monitorata, può trasformarsi in una sofferenza gravissima. Non è debolezza, non è un capriccio, non è “solo stanchezza”: è una condizione seria, che richiede ascolto, attenzione, cura e presenza.
Ogni neomamma dovrebbe essere sostenuta, osservata con sensibilità e mai lasciata sola davanti ai segnali di disagio: tristezza persistente, paura, senso di inadeguatezza, chiusura, angoscia, rifiuto di sé, pensieri disturbanti. Chiedere aiuto non è una colpa. Intervenire in tempo può fare la differenza.
Questa notizia ci ricorda quanto sia fondamentale monitorare la salute mentale nel post partum con la stessa serietà con cui si controlla quella fisica. Perché il dolore invisibile, quando viene ignorato, può diventare devastante.
Un ringraziamento speciale va alla nostra dottoressa Annalisa Fedele, grande professionista, che da sempre segue le donne in queste fasi così delicate della loro vita, offrendo sostegno, ascolto e consigli preziosi anche alle famiglie. Un pensiero importante va anche ai mariti e ai compagni: spesso sono proprio loro i primi ad accorgersi dei segnali di questo male invisibile e, anche per questo, il loro ruolo è fondamentale nell’accompagnare, comprendere e aiutare senza giudicare.
Parliamone di più. Giudichiamo di meno. Sosteniamo di più.
Salvatore Aliotta Tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
www.centrostudifamilia.it

Quando la verità degli atti va difesa anche in TV – “Dentro la Notizia” (19 febbraio 2026) Nella puntata del 19 febbraio...
20/02/2026

Quando la verità degli atti va difesa anche in TV – “Dentro la Notizia” (19 febbraio 2026)

Nella puntata del 19 febbraio 2026 di Dentro la Notizia (Canale 5), il nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, è intervenuto per riportare il dibattito al centro di ciò che conta davvero: i fatti, gli atti e la verità giuridica.
Senza letture “a tesi” che rischiano di trasformare una iniziativa di tutela in un processo mediatico.
Da troppo tempo, infatti, la vicenda viene raccontata come se Evelina Sgarbi fosse “la figlia che non vuole bene al padre”.
Ma si tratta di un’impostazione fuorviante.
L’iniziativa giudiziaria è stata ed è assunta nell’interesse del padre, Vittorio Sgarbi, perché mira a garantirgli protezione rispetto a possibili condizionamenti, estromissioni o decisioni che non siano frutto di una volontà davvero libera, tanto nella sfera personale quanto nelle scelte patrimoniali e professionali.
Vi è, inoltre, un dato che non può essere ignorato.
Nonostante la pendenza del procedimento e la centralità della documentazione sanitaria ai fini dell’accertamento, la documentazione clinica non risulta, allo stato, nella disponibilità della parte istante e dei consulenti/periti di parte indicati dalla difesa di Evelina.
Una circostanza che alimenta una preoccupazione concreta e comprensibile per la salute del padre e incide sulla stessa possibilità di un contraddittorio pieno.
Anche per questo, oggi, non basta difendere la verità nelle aule di giustizia: spesso occorre difenderla anche davanti all’opinione pubblica, quando il racconto dei fatti viene piegato da commenti e ricostruzioni che non risultano aderenti agli atti.
Un ringraziamento, dunque, al nostro Presidente, Avv. Lorenzo Iacobbi, per aver sostenuto con rigore e coraggio, davanti alle telecamere, la verità giudiziaria e il senso autentico di una tutela: proteggere la persona prima di qualsiasi narrazione.
Salvatore Aliotta Tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia
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Perché i figli vengono collocati (quasi sempre) presso la mamma? Proviamo a fare chiarezza.È una delle domande che viene...
10/02/2026

Perché i figli vengono collocati (quasi sempre) presso la mamma? Proviamo a fare chiarezza.
È una delle domande che viene posta più spesso:
“Ma è vero che i figli vengono sempre collocati con la madre?”
La risposta corretta è: non sempre, ma molto spesso sì.
E non per un automatismo ideologico o per un presunto “favore” alla madre.
Il punto centrale è uno soltanto: l’interesse superiore del minore.
Nella prassi giudiziaria, il tribunale, prima di tutto, cerca di non stravolgere le abitudini di vita del bambino.
Ancora oggi, nella maggioranza dei casi, è la madre ad occuparsi in via prevalente dei figli:
– è lei che più spesso rinuncia a una carriera piena,
– accetta un part-time,
– organizza la propria vita lavorativa intorno ai tempi e ai bisogni dei figli.
Un esempio molto semplice e concreto: siete mai stati a un colloquio scolastico?
Nella stragrande maggioranza dei casi, in aula ci sono le madri.
Questo spiega perché, sul piano statistico, il collocamento prevalente avvenga presso la mamma.
Ma attenzione: il collocamento non è un premio al genitore “più meritevole”.
È una scelta tecnica e giuridica che il giudice compie nell’esclusivo interesse del minore.
Esistono padri estremamente accudenti, presenti e organizzati, ed è giusto sottolinearlo.
Tuttavia, nei procedimenti giudiziari, rappresentano ancora una minoranza.
Un altro aspetto fondamentale: dai 12 anni in poi (e anche prima, se il minore è ritenuto maturo e capace di discernimento), il figlio viene ascoltato dal giudice.
La sua volontà viene valutata con grande attenzione e, se espressa in modo libero e genuino, può incidere in maniera decisiva.
Se un ragazzo dichiara di voler vivere con il padre, quella scelta può essere accolta.
Dall’esperienza professionale emerge, inoltre, che molti padri, in sede di separazione o divorzio, non richiedono il collocamento dei figli, soprattutto per ragioni lavorative e organizzative.
Detto questo, è fondamentale ricordare un punto: anche quando il figlio è collocato prevalentemente presso un genitore (spesso la madre), il bambino ha diritto a mantenere un rapporto stabile, continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori. Questo è il cuore del principio di bigenitorialità.
Essere il genitore “non collocatario” non significa essere un genitore di serie B, né dover vivere ai margini della vita del proprio figlio.
Al contrario, nella maggior parte dei provvedimenti il giudice cerca di garantire:
– tempi di frequentazione significativi,
– una presenza costante nella quotidianità (compiti, attività sportive, visite mediche, colloqui scolastici),
– il coinvolgimento nelle decisioni importanti che riguardano il minore.
Per questo è essenziale che il genitore non collocatario:
– continui a rendersi disponibile,
– partecipi agli impegni scolastici ed extrascolastici,
– mantenga, per quanto possibile, un dialogo collaborativo con l’altro genitore,
– non rinunci al proprio ruolo educativo.
La bigenitorialità non è solo una formula giuridica: è la possibilità per il figlio di percepire entrambe le figure genitoriali come presenti, affidabili e coinvolte, anche se non vive con loro nella stessa misura di tempo.
In altre parole, non è il “collocamento” a definire quanto si è genitori, ma la qualità e la continuità della presenza nella vita del proprio figlio.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia

Separazione, prove e registrazioni: un errore può costarti tuttoNei procedimenti di separazione personale, soprattutto q...
10/02/2026

Separazione, prove e registrazioni: un errore può costarti tutto
Nei procedimenti di separazione personale, soprattutto quando si discute di addebito, il modo in cui si raccolgono le prove può fare davvero la differenza. Ma attenzione: non tutto ciò che “sembra utile” è anche lecito.
La giurisprudenza costante della Corte di Cassazione chiarisce che è lecita la registrazione di una conversazione telefonica solo quando chi registra partecipa direttamente alla conversazione. In questi casi la registrazione:
non viola la privacy;
non costituisce intercettazione illecita;
può essere utilizzata nel processo civile, anche per valutare l’infedeltà e l’eventuale addebito.
Il confine, però, è sottile e pericoloso: registrare conversazioni tra terzi, cui non si prende parte, è illecito, non è utilizzabile in giudizio e può esporre a gravi responsabilità penali. Ed è proprio qui che molte persone, convinte di tutelarsi, commettono errori irreparabili e finiscono per danneggiare gravemente la propria posizione legale.
Il nostro impegno, è proprio questo:
aiutare famiglie, genitori e persone in difficoltà a capire prima di agire,
a tutelarsi senza correre rischi,
a non trasformare una possibile prova in un boomerang giudiziario.
Per questo ti invitiamo a contattarci prima di compiere passi che poi non si possono correggere. Una valutazione preventiva può fare la differenza tra difendere i tuoi diritti… o comprometterli per sempre.
Salvatore Aliotta tel:3355222617
Vicepresidente
Centro Studi Familia

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