05/09/2026
Chi assiste persone affette da disabilità non deve essere lasciato solo. Quello che è accaduto a Pietralata, dove un’intera famiglia è scomparsa in una dinamica che sembrerebbe essere un omicidio-suicidio, un gesto di disperazione spinto dall’isolamento avvertito per la figlia disabile, non deve più accadere.
Da anni combatto nelle aule giudiziarie, affinché siano tutelati e garantiti i diritti non solo delle persone affette da disabilità, ma anche dei loro caregiver. L’ultimo provvedimento emesso dal tribunale di Messina, in questa direzione, rappresenta un importante traguardo.
Il Tribunale ha accolto in via d’urgenza il ricorso che abbiamo depositato per una nostra assistita, una lavoratrice, madre di un bambino con disabilità gravissima, nei confronti della grande azienda presso la quale lavora.
Come richiesto, il giudice ha ordinato all’azienda di assegnarle una sede di lavoro più vicina a casa, nell’area di Messina, e una fascia oraria compatibile con l’assistenza al figlio, cioè la mattina.
Dopo le molteplici e continue interlocuzioni che la nostra cliente per mesi ha portato avanti con la sua azienda, senza mai ricevere risposta, il ricorso alle vie legali era ormai indifferibile.
Come è stato attestato anche da documentazione medica, sulla nostra assistita gravano alimentazione, terapie riabilitative e gestione quotidiana delle condizioni cliniche del bambino. Una situazione, questa, che non può essere compromessa dal lavoro e che non può diventare, di contro, un ostacolo alla prosecuzione del rapporto di lavoro per la madre.
In questo senso, chiedere di essere spostati in una sede aziendale più vicina al proprio domicilio e un orario congruo alle proprie esigenze assistenziali non è chiedere un favore o un privilegio ma esigere il rispetto dei propri diritti.
Il provvedimento che abbiamo ottenuto è provvisorio e la causa proseguirà davanti al giudice per il provvedimento definitivo oltre che per tutti i danni patiti da discriminazione diretta ed indiretta. Ma è fondamentale perché anticipa già da ora la tutela del nucleo familiare.
I diritti delle persone con disabilità reggono solo se reggono anche i caregiver: madri, padri, sorelle, figli, a volte amici. Persone che assistono i loro cari senza orari, senza riconoscimento economico e che nel frattempo devono mantenere un lavoro per portare a casa uno stipendio e con esso far fronte alle tante, troppe spese cui devono andare incontro.
Quando un’azienda ignora una richiesta di accomodamento ragionevole non sta creando un fastidio organizzativo. Sta spingendo una famiglia verso il punto di rottura. E noi non possiamo permetterlo.