Cif Marsala - Centro Italiano Femminile

Cif Marsala - Centro Italiano Femminile Impresa sociale Da allora, fedele alle proprie finalità sancite a livello nazionale, il C.I.F. Il Consultorio Familiare C.I.F. Nel 1979 il C.I.F.

Il Centro Italiano Femminile è un’Associazione di donne che opera in campo civile, sociale e culturale per contribuire alla costruzione di una democrazia solidale e di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona secondo lo spirito e i principi cristiani." (Art.1 statuto)

Finalità del Centro Italiano femminile è sempre stata l’impegno e l’attività di promozi

one dei diritti umani con particolare attenzione alla donna al fine di sviluppare una visione solidaristica della società. In risposta ai cambiamenti culturali e sociale il CIF si è fatto negli anni promotore di iniziative e progetti in favore della famiglia, dei minori, della donna e in generale delle fasce più deboli della società dimostrando sempre coerenza con i principi ispiratori. L’attenzione al mondo femminile, giovanile, alla famiglia nelle sue sempre più complesse articolazioni, la considerazione dell’evoluzione dei diritti di cittadinanza con particolare attenzione ai minori, agli stranieri e ai disabili, hanno ispirato la progettualità e indirizzato le attività dell’associazione . L’associazione che non ha fini di lucro propone attività civico-sociali, di promozione sociale-culturale, di formazione permanente e specifica, di studio e di ricerca, di assistenza, servizi educativi, formazione professionale. In particolare nel territorio marsalese tali principi ispiratori hanno trovato risposta nell’istituzione del Cif comunale che affonda le sue radici nel lontano 1950, quando un gruppo di donne particolarmente sensibile decisero di impegnarsi nella vita sociale e politica della città al fine di dare risposta ai bisogni più urgenti della popolazione. Nacquero così, grazie ai contributi del Ministero dell’ Interno e della Pubblica Istruzione, scuole materne con refezione, colonie per minori, doposcuola, corsi contro l’analfabetismo, assistenza domiciliare a famiglie in difficoltà. In tale contesto trova la sua nascita il Centro Italiano Femminile sede di Marsala che, all’interno di una sentita ispirazione cristiana, inizia ad impegnarsi nella vita politica e sociale del territorio contribuendo allo sviluppo, all’affermazione e alla tutela della personalità femminile. di Marsala ha operato e continua ad operare nella comunità locale per la promozione civile e sociale della persona, nella convinzione che il processo di crescita di ognuno passi attraverso la promozione e la formazione culturale, indipendentemente dall’età e dalla condizione socio-economica. IL CIF tra l’altro si propone di:

- offrire consulenza morale, sociale, giuridica, medica e psicologica a tutti coloro che ne facciano richiesta;

- promuovere in attuazione del dettato costituzionale il consolidamento del matrimonio e della famiglia attraverso la conoscenza dei valori etici che ne stanno alla base e l’esame dei problemi sociali, giuridici, medici e psicologici che la interessano; promuovere attività culturali, per offrire una conoscenza dei problemi della famiglia;

- operare per una consapevole preparazione dei giovani al matrimonio, per l’assistenza alle coppie e per una sensibilizzazione dell’opinione pubblica a tali argomenti, attraverso corsi di formazione, incontri di studio, pubblicazioni, dibattiti ed ogni altra opportuna iniziativa;

- fornire consulenza agli enti, alle scuole e ad ogni gruppo o associazione che la richiedano, nonché docenti qualificati per la trattazione dei problemi del matrimonio e della famiglia nello spirito delle finalità costituzionali.

- favorire una mutua collaborazione ed integrazione tra gli associati, lo scambio di esperienze e di informazione in campo medico, psicologico, giuridico, religioso, etico e sociale. ....”. di Marsala costituisce, un Consultorio Familiare di ispirazione cristiana denominato “LIBERI E RESPONSABILI” … senza finalità speculative o di lucro…” (art.4 dello Statuto). Quest’ultimo persegue gli scopi previsti dall’art. 1 della Legge N 405 del 29/07/1975 e dell’art. 1 della Legge Regionale N. 21 del 24/07/1978. il Consultorio Familiare offre un servizio di prevenzione, educazione, promozione, di consulenza oltre che di assistenza in termini di diagnosi e presa in carico, rivolto a tutti i cittadini italiani e stranieri. Il Consultorio infatti non opera solamente su un livello specialistico ( prestazioni ostetrico-ginecologiche, interventi psicologici, sociali, consulenze), ma si occupa anche della presa in carico delle crisi evolutive del singolo e della famiglia e della conduzione di programmi di prevenzione e di promozione del benessere. Il Consultorio CIF, nato prevalentemente con la finalità di occuparsi della salute psico-fisica della donna e della maternità, ha assunto un ruolo sempre più importante rispondendo ai bisogni della famiglia nella sua maggiore complessità considerandola l’organismo primario naturale ed essenziale della società. Principi fondamentali

I principi su cui si ispira il Consultorio Familiare C.I.F. nella sua azione sono improntati ad alcuni concetti fondamentali:

• Eguaglianza: i servizi e le prestazioni sono forniti secondo regole uguali per tutti, senza alcun tipo di discriminazione.

• Imparzialità: i servizi sono erogati senza privilegiare alcun utente a discapito degli altri ispirandosi a criteri di professionalità, obiettività, giustizia e imparzialità.

• Continuità: i servizi sono erogati con continuità e senza interruzioni impegnandosi a ridurre al minimo i disagi all’utenza nel caso di funzionamento irregolare o interruzione del servizio.

• Diritto di scelta: è garantita la libera scelta da parte dell’utente in ordine alle diverse strutture esistenti nel territorio di competenza in grado di fornire le prestazioni richieste, nei limiti oggettivi dell’organizzazione del Consultorio.

• Partecipazione: gli utenti hanno il diritto di presentare reclami e/o proposte di miglioramento dei servizi offerti del Consultorio.

• Efficienza ed efficacia: i servizi e le prestazioni devono essere forniti adottando tutte le misure necessarie a soddisfare i bisogni e le richieste degli utenti.

• Riservatezza: gli interventi sono effettuati nel rigoroso rispetto delle norme sulla “privacy”. Equipe

Il Consultorio si avvale di un'equipe multidisciplinare in cui sono presenti psicologi, ginecologi, avvocati, assistenti sociali, assistenti sanitari, ostetriche esperti del metodo Billings e altre figure professionali in base all'esigenza dell'utenza, oltre agli operatori di prima accoglienza. Tali figure professionali provvedono collegialmente all'impostazione e all'organizzazione dell'attività del Consultorio privilegiando il lavoro di equipe attraverso l'interscambio delle diverse professionalità. L'equipe del consultorio è formata da operatori specializzati e da operatrici di prima accoglienza che operano in regime di volontariato ed è costituita da:

* operatrici di prima accoglienza
* psicologhe
* psico-pedagogiste
* ginecologhe
* ostetriche
* assistenti sanitarie
* assistenti sociali
* mediatrice familiare e comunitaria
* avvocati
* esperte della regolazione naturale della fertilità (metodo Billings)

25/08/2026

L’ABORTO NON SI DISCUTE A COLPI DI SLOGAN. SOPRATTUTTO SULLA PELLE DELLE DONNE.

Quando sento affermare che «l’aborto non è un diritto», la prima cosa che penso è che su certi temi sarebbe opportuno conoscere la materia prima di trasformarla nell’ennesima bandierina ideologica surreale.

Perché qui non stiamo parlando di una chiacchiera da bar.

Stiamo parlando del corpo, della salute, della libertà e, in alcuni casi, della sopravvivenza psicologica e fisica di una donna.

La legge 194 non è un inno all’aborto.
Non lo banalizza.
Non lo celebra.
Non lo trasforma in un capriccio.

Fa qualcosa di molto più serio: regola una realtà che esiste e impedisce che quella realtà venga ricacciata nella clandestinità.

Perché c’è un dettaglio che i moralisti a comando fingono sistematicamente di dimenticare: vietare un fenomeno non significa farlo sparire.

Significa, molto spesso, renderlo più pericoloso.

E francamente l’idea che qualcuno possa decidere dall’alto che una donna debba necessariamente portare avanti una gravidanza, indipendentemente dalla sua storia, dalle condizioni del concepimento, dalla sua salute e dalla situazione concreta in cui si trova, non ha nulla a che vedere con la tutela della vita.

Ha a che vedere con il controllo.

Una società civile dovrebbe fare di tutto perché una donna che desidera diventare madre possa esserlo senza essere schiacciata economicamente, professionalmente e socialmente.

Questo significa sostegno alla maternità.

Ma obbligare una donna a diventare madre contro la propria volontà è tutt’altra cosa.

E trovo quasi surreale doverlo ancora spiegare.

Poi possiamo discutere di morale personale quanto vogliamo.

Chi considera l’aborto moralmente inaccettabile è liberissimo di non abortire.

Quello che diventa assai più problematico è pretendere che la propria morale personale diventi un obbligo imposto per legge al corpo degli altri.

Perché la libertà è una cosa molto semplice da difendere quando gli altri fanno esattamente quello che piace a noi.

La prova vera arriva quando compiono una scelta che noi non condivideremmo mai.

Ed è precisamente lì che si vede la differenza tra una convinzione personale e una pretesa di controllo.

Quindi meno slogan.
Meno crociate ideologiche grottesche.

E soprattutto meno uomini che spiegano alle donne che cosa dovrebbero essere obbligate a fare di una gravidanza che non riguarda il loro corpo.

Perché quando si comincia a parlare di libertà togliendo alle persone la possibilità di scegliere, forse il problema non è l’aborto.

È il significato della parola libertà che qualcuno non ha ancora capito.

IL CORPO DELLA DONNA NON È UN’INCUBATRICE DELLO STATO.

Roberta Bruzzone

06/08/2026

𝐂𝐄𝐔𝐓𝐀

“…𝑙’𝑎𝑛𝑒𝑠𝑡𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑏𝑎𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑙𝑒. 𝐶𝑟𝑒𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑝𝑖𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒…”. Severo il monito di 𝐌𝐨𝐧𝐬. 𝐂𝐨𝐫𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐟𝐢𝐜𝐞, 𝐀𝐫𝐜𝐢𝐯𝐞𝐬𝐜𝐨𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨 𝐞 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐄𝐈 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐌𝐢𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, di fronte ai fatti di Ceuta che ci consegnano una Europa che “𝑐𝑜𝑛𝑐𝑙𝑎𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑑𝑒𝑐𝑙𝑖𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀” !

𝐓𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨

«𝑄𝑢𝑒𝑙 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑛𝑐𝑙𝑎𝑣𝑒 𝑠𝑝𝑎𝑔𝑛𝑜𝑙𝑎 𝑖𝑛 𝑀𝑎𝑟𝑜𝑐𝑐𝑜, 𝑎 𝐶𝑒𝑢𝑡𝑎, 𝑒̀ 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑚𝑒𝑟𝑐𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑒 𝑢𝑛 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑜𝑣𝑟𝑎𝑡𝑜. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖𝑎, 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑖𝑐𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐸̀ 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑙𝑎𝑚𝑝𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑛𝑜𝑖 𝑑𝑎𝑙 𝑆𝑢𝑑 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎. 𝐿𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑒 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑓𝑎 𝑎 𝑐𝑢𝑜𝑟 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑜. 𝑃𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙’𝑖𝑔𝑛𝑜𝑡𝑜, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑒, 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑠𝑖, 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑚𝑖 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎, 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑐𝑜𝑙𝑢𝑚𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑠𝑒́ 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑖. 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒? 𝐿𝑒 𝑠𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑓𝑟𝑒𝑑𝑑𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑐𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑣𝑖𝑡𝑒 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑒, 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑖, 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎. 𝐴𝑙 𝑑𝑖 𝑙𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑣𝑒𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑖𝑠𝑙𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖, 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝐶𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑠𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑞𝑢𝑖𝑙𝑖𝑏𝑟𝑖𝑜 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑞𝑢𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑒, 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑟𝑖𝑛𝑔𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒 𝑖𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑒𝑡𝑎 (𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖, 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑖, 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖), 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑒𝑛𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑚𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖. 𝑆𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑒𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑔𝑖𝑐𝑖, 𝑛𝑒𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑙𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑒, 𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑟𝑖𝑠𝑖, 𝑖 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑚𝑜, 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑜𝑔𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑢𝑖, 𝑐𝑎𝑛𝑐𝑒𝑙𝑙𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖 𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑎𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜. 𝐼𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑙’𝑎𝑛𝑒𝑠𝑡𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑏𝑎𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑙𝑒. 𝐶𝑟𝑒𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑝𝑖𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒. 𝑃𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝐶𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑖 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑒 𝑑𝑎𝑖 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒 (𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑎𝑔𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑎𝑚𝑒𝑟𝑖𝑐𝑎𝑛𝑎). 𝑈𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑑𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑎𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑒 𝑎𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑙𝑢𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑖𝑒𝑔𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑒. 𝑆𝑜𝑙𝑜 𝑙’𝑎𝑙𝑙𝑎𝑟𝑚𝑒, 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑟𝑖𝑑𝑖𝑐𝑜, 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑛𝑣𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 (𝑐’𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒, 𝑐’𝑒̀ 𝐺𝑖𝑏𝑖𝑙𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑡𝑟𝑎 𝐶𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑒 𝑙’𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎); 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎, 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑟𝑑𝑎 𝑒 𝑖𝑛 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑖𝑛𝑡𝑢𝑖𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑆𝑡𝑎 𝑞𝑢𝑖 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑖𝑔𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑜𝑑𝑖𝑒𝑟𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑖 𝑚𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖: 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑟 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑓𝑒𝑛𝑜𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑖𝑟𝑟𝑒𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒, 𝑑𝑎 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖𝑡𝑖; 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑢𝑛 𝑒𝑠𝑜𝑑𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑧𝑖, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝐿𝑖𝑏𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑚𝑎𝑠𝑟𝑖. 𝑃𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑜𝑛𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 – 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑖 ℎ𝑎 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑡𝑜 – 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑒𝑝𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑠𝑐𝑎𝑛𝑑𝑎𝑙𝑜, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑙𝑒 𝑜 𝑎𝑑𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎. 𝐴 𝐶𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑙’𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑖𝑛 𝑚𝑎𝑛𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑙𝑎𝑚𝑝𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑖. 𝑅𝑖𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎 𝑠𝑒́ 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑢𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑎. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑡𝑖𝑝𝑜 ‘𝑝𝑎𝑛𝑛𝑜𝑙𝑖𝑛𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑑𝑖’ 𝑡𝑜𝑙𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑓𝑎𝑠𝑡𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑚𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑝𝑎𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑔𝑒𝑑𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖. 𝐸 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜, 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑢𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑔𝑖𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀, 𝑙’𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑛𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒. 𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑖𝑑𝑑𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑏𝑎𝑟𝑏𝑎𝑟𝑖, 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑜, ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑡𝑜, 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐼𝑚𝑝𝑒𝑟𝑜, 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀. 𝑁𝑜𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑖𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎».

06/08/2026
06/08/2026

𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘: 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝘃𝗮𝗴𝗼…?
L'estate è tempo di mare e di montagna, di viaggi, di gite, di serate all'aperto, di leggerezza e di libertà. È naturale che ciascuno cerchi uno spazio di riposo e di serenità. Ma proprio questo tempo, meno frenetico, potrebbe offrirci anche un'occasione preziosa: quella di fermarci a riflettere su ciò che accade intorno a noi.
Troppo spesso gli avvenimenti vengono commentati prima ancora di essere conosciuti nella loro complessità. Si reagisce d'istinto, seguendo la "pancia" più che la ragione. Eppure ogni fatto meriterebbe di essere compreso, contestualizzato e valutato con equilibrio, prima di essere trasformato in slogan o terreno di scontro.
Non è nostro compito entrare nel merito delle singole vicende di cronaca. Come associazione che da oltre ottant'anni fonda la propria azione sui principi della Costituzione, sulla tutela dei diritti, sul rispetto della legalità e sul servizio al bene comune, sentiamo però il dovere di soffermarci sul clima culturale e civile che oggi attraversa il nostro Paese.
L'impressione è che si respiri un'aria sempre più appesantita dalla logica delle contrapposizioni. Tutti sembrano chiamati a schierarsi, senza se e senza ma, da una parte o dall'altra. Le fazioni si irrigidiscono, il dialogo si impoverisce, il confronto lascia il posto alla tifoseria. E quando prevale la logica dell'appartenenza, la ricerca della verità e del bene comune rischia di essere sacrificata.
In questo clima arretra anche la cultura dello Stato di diritto, pilastro della nostra democrazia. Lo Stato di diritto ricorda che nessuno è al di sopra della legge: né i cittadini, né i governi, né le istituzioni. È il fondamento della convivenza civile e della tutela dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli.
Sarebbe sufficiente fermarsi qualche minuto prima di alimentare il frastuono quotidiano: l'enfatizzazione retorica, gli slogan ripetuti fino allo sfinimento, le dichiarazioni costruite più per ottenere consenso che per offrire soluzioni, propinate dai vari attori politici e mediatici. Si continua sempre più a disattendere i principi giuridici cardini del nostro Paese, al punto di dimenticarne l’esistenza e la vigenza.
Il rischio è serio: abituarci alla progressiva erosione dei principi fondamentali del nostro ordinamento fino quasi a dimenticarne il valore e la forza. A questo rischio occorre reagire. Occorre anzitutto riscoprire il valore del silenzio. Il silenzio rispettoso davanti alle decisioni delle istituzioni competenti. Il silenzio dovuto alle vittime. Il silenzio che sa attendere il lavoro della magistratura, delle autorità e degli organi chiamati ad accertare i fatti. Il silenzio non è indifferenza: è responsabilità. È la premessa di un giudizio equilibrato.
Dovremmo inoltre domandarci se la sicurezza e l'ordine pubblico possano essere garantiti soltanto moltiplicando le leggi oppure se, prima ancora, non sia indispensabile promuovere una cultura della responsabilità, della legalità e dei comportamenti virtuosi. È una sfida che interpella insieme istituzioni, scuola, famiglie, comunità civili e religiose.
Evitiamo di gridare allo scandalo per ogni vicenda che colpisce la nostra emotività. La critica è sempre legittima, ma non può trasformarsi in una sistematica delegittimazione delle istituzioni democratiche. Una società che perde fiducia nelle proprie istituzioni finisce per indebolire se stessa.
Tra i temi che meritano un confronto serio vi è certamente quello della riforma della legge elettorale. Una riforma tanto delicata non dovrebbe essere il risultato di convenienze contingenti o di equilibri tra partiti, qualunque sia il loro orientamento politico. Dovrebbe nascere dall'esclusiva ricerca dell'interesse generale.
Vale la pena ricordare le parole di Piero Calamandrei, che vedeva il Governo non come padrone dello Stato, ma come organo di servizio. Un richiamo di straordinaria attualità, soprattutto quando il potere rischia di essere percepito come fine anziché come responsabilità.
La futura legge elettorale contribuirà a determinare il volto della nostra democrazia. Per questo suscita interrogativi il fatto che essa venga elaborata da un Parlamento nel quale molti cittadini faticano a riconoscere una piena rappresentanza, anche a causa di sistemi elettorali fondati su liste bloccate che limitano la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
Nel frattempo, mentre il dibattito pubblico è spesso assorbito da contrapposizioni ideologiche e da tifoserie contrapposte, proseguono percorsi istituzionali di grande rilievo, come quelli relativi all'autonomia differenziata con quattro regioni del nord, destinati a incidere profondamente su ben quattro materie fondamentali, tra cui la sanità. Temi che richiederebbero un confronto trasparente, approfondito e realmente partecipato.
Il bene comune non si costruisce con la logica del più forte né con la contrapposizione permanente. Si costruisce attraverso il dialogo, il rispetto reciproco, la ricerca paziente di sintesi condivise e la capacità di anteporre l'interesse della comunità agli interessi di parte.
L'estate, allora, non sia soltanto stagione di svago. Diventi anche tempo favorevole per recuperare il gusto della riflessione, della responsabilità e dell'impegno civile; perché una democrazia vive non soltanto delle sue leggi, ma anche della coscienza dei suoi cittadini.
𝐁𝐮𝐨𝐧𝐞 𝐯𝐚𝐜𝐚𝐧𝐳𝐞.

28/07/2026

📢 **Avviso di chiusura estiva**

Si informa che il **CIF** resterà chiuso per la pausa estiva.

Le attività riprenderanno regolarmente **Mercoledì 2 settembre**.

Auguriamo a tutti una serena estate e buone vacanze! ☀️

Vi aspettiamo a settembre!

26/07/2026

Oggi voglio raccontarvi una buona notizia, fra mille che ogni giorno ci rabbuiano e intristiscono.

Vi porto a Bologna, al quartiere periferico del Pilastro, dove sta per nascere un poliambulatorio gratuito.

Visite, consulenze, diagnosi - offerte da dottori e dottoresse specialiste che hanno scelto di restituire alla città parte di una vita passata in corsia, negli ospedali e nell'Università di Bologna.

Voglio che siano noti i loro nomi e il nome dell'associazione che renderà possibile tutto ciò: l'associazione onlus ODV "Buoni Dottori" e i suoi soci fondatori: Pietro Cortelli (presidente), Claudio Borghi, Eugenio Brunocilla, Massimo P. Di Simone, Gaetano Domenico Gargiulo, Gilberto Poggioli, Eleonora Porcu, Livio Presutti, Mario Taffurelli e Pierluigi Viale.

Professionisti che, invece di godersi il tempo guadagnato in una carriera, hanno deciso di donarlo a chi non può permettersi di curarsi. In una regione pur sempre ai vertici della qualità dei servizi sanitari in Italia e non solo, l'Emilia-Romagna.

Ma questa storia non sarebbe possibile senza l'impegno concreto del Comune di Bologna, che ha creduto nel progetto fin dall'inizio: attraverso Acer Bologna mette a disposizione l'immobile, riconoscendo i lavori di ristrutturazione a scomputo dei canoni di locazione per una durata di 6 anni, rinnovabili per altri 6.

Ma non solo: la Giunta si impegna ad attivare il sistema di segnalazione e presa in carico delle fragilità attraverso i Servizi Sociali, a rendere pubblici i materiali informativi per la cittadinanza, e a monitorare nel tempo l'andamento dell'attività, in dialogo costante con le reti del Terzo Settore già presenti sul territorio.

Non è la solita convenzione firmata e dimenticata: è un patto tra istituzioni e cittadini che scelgono di guardare nella stessa direzione. Un'amministrazione che non si limita a concedere uno spazio, ma si mette in gioco per accompagnare davvero le persone più fragili.

In un quartiere segnato da tensioni e ferite ancora aperte, il Pilastro riceve oggi un segnale diverso: quello di chi sceglie di esserci, con competenza e con cura. Il Comune, i medici, un'intera città che si stringe intorno a chi ha più bisogno.

Perché la salute non può essere un privilegio e la dignità di un quartiere si rinnova anche così.

Grazie per queste scintille di speranza.

26/07/2026

𝐕𝐈 𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐀𝐓𝐀 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐈𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐈 𝐍𝐎𝐍𝐍𝐈 𝐄 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐍𝐙𝐈𝐀𝐍𝐈

Per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che si celebra il 26.07.2026, il tema scelto da Papa Leone XIV è “ 𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒𝑟𝑜̀ 𝑚𝑎𝑖” , tratto dal libro del Profeta Isaia

Il messaggio del Santo Padre di incoraggiamento agli anziani “ 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑔𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀” si coniuga con quello rivolto ai più giovani a rendersi capaci di un “𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑜 𝑒𝑑 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑢𝑜𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜”.

E' l’invito all’incontro tra generazioni che contribuisce ad una società più solidale ed accogliente, ma è anche l’invito a prendere consapevolezza del significativo cambiamento demografico che interessa il nostro Paese.

In Italia, quasi un anziano su tre (29,5%) vive da solo, con percentuali che aumentano progressivamente con l'avanzare dell'età. Secondo i dati del Rapporto Censis, la solitudine domestica sale al 37% nella fascia over 75, fino a raggiungere quasi un over 85 su due (49,9%).

Lo stesso Rapporto rivela che:

I fabbisogni legati alla vecchiaia rappresentano una sfida decisiva per l’Italia, visto che già oggi le persone con almeno 65 anni costituiscono il 25,1% della popolazione totale, dato che rende l’Italia il Paese più longevo dell’Unione europea. 𝑈𝑛’𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑔𝑟𝑖𝑔𝑖𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑎𝑛𝑐𝑎 𝑎𝑙 𝑐𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑎𝑙 𝑟𝑎𝑟𝑒𝑓𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖.

Il cambiamento demografico incrocia inesorabilmente il sistema qualitativo di vita soprattutto con riferimento a chi avanza negli anni: nelle città soffrono maggiormente per la mancanza di servizi di prossimità, a cominciare da quelli di generi alimentari, per l’assenza di presidi sanitari di quartiere cui rivolgersi; tanto, non tralasciando di considerare la crescente digitalizzazione che, se da un lato può costituire strumento di inclusione, dall’altro presenta enormi difficoltà di accessibilità soprattutto per persone anziane ! 𝑆𝑃𝐼𝐷, 𝐶𝑎𝑟𝑡𝑎 𝑑'𝐼𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝐸𝑙𝑒𝑡𝑡𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑎 (𝐶𝐼𝐸) 𝑒 𝑙'ℎ𝑜𝑚𝑒 𝑏𝑎𝑛𝑘𝑖𝑛𝑔!!

Ed è ancora soprattutto nelle città che la crisi climatica impatta sulla vita di tutti, ma innanzitutto sulla popolazione più fragile, rappresentando una grave minaccia per i nostri anta! A questo si aggiunge la difficoltà di sopravvivenza legata a pensioni, per lo più, non adeguate all’aumento del costo della vita e alle esigenze crescenti per la fascia di età.

Significativa al riguardo la nota del prof. Bernabei della rete Italia Longeva ,il quale ha già avuto modo di affermare :“𝐷𝑜𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑢𝑛 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑚𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜 𝑜𝑠𝑝𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑎 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑖 𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖. 𝐸 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀. 𝑉𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑜𝑣𝑒𝑟85, 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑒𝑟𝑎̀ 𝑓𝑎𝑟 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑖𝑛𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎, 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑟𝑒𝑡𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖, 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑡𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑒 𝑡𝑒𝑐𝑛𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎.” Ed ancora : “𝐿𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒, 𝑝𝑖𝑙𝑎𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑤𝑒𝑙𝑓𝑎𝑟𝑒, 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜𝑠𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑜𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑐𝑜𝑝𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑓𝑎𝑏𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜, 𝑑𝑜𝑣𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑢𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑏𝑎𝑑𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑑𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑚𝑢𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒, 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑑𝑎 𝑢𝑛 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀”.

In siffatto scenario, accanto ai servizi professionali, le nuove generazioni, anche del mondo del volontariato, possono svolgere un ruolo fondamentale rispondendo all’invito del “ tenero ed affettuoso incontro”!

Teniamo ben fermo, però, che al messaggio di speranza “io non ti dimenticherò mai” segue la promessa del Profeta “ Ecco ti ho disegnato sulle palme delle mie mani”! Tanto a significare anche l’esigere dallo Stato la priorità dei bisogni di ogni cittadino!

La nostra  Santa Patrona!
29/04/2026

La nostra Santa Patrona!

𝟐𝟗 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔
Oggi celebriamo 𝐒𝐀𝐍𝐓𝐀 𝐂𝐀𝐓𝐄𝐑𝐈𝐍𝐀 𝐃𝐀 𝐒𝐈𝐄𝐍𝐀
𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐚 𝐝'𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚, 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐚 𝐝'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐈𝐅🎉🤎

21/04/2026

Indirizzo

Via Dante Alighieri N° 80 (ex Via Circonvallazione)
Marsala
91025

Orario di apertura

Mercoledì 10:00 - 12:00
Giovedì 09:30 - 11:30

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