29/07/2026
Tutte le professioni meritano rispetto.
E il rispetto, secondo me, dovrebbe iniziare da una cosa molto semplice: riconoscere il valore del lavoro degli altri.
Vale per tutti. Vale per il medico, per il commercialista, per l’artigiano, per il parrucchiere, per il commerciante.
E vale anche per l’avvocato.
Perché c’è ancora chi pensa che rivolgersi a un avvocato significhi poter disporre liberamente del suo tempo, della sua preparazione e della sua esperienza, magari con la convinzione che tutto questo debba essere messo a disposizione gratuitamente.
La situazione è abbastanza frequente.
Arriva un cliente allo studio con una questione da esaminare. Magari ti trovi difronte a percorsi giudiziari già intrapresi da colleghi e per esprimere il tuo parere dovrai esaminare atti e sentenze,magari dovrai fare ricerche per valutare la migliore soluzione possibile.
Spieghi che occorre una consulenza.
E arriva puntuale come un orologio svizzero la risposta:
“Ma io non voglio una consulenza. Vorrei solo un chiarimento. Poi, eventualmente,valuterò se affidarle l’incarico”.
E qui bisogna intendersi sul significato delle parole.
Se devo studiare la documentazione, analizzare una vicenda processuale, individuare eventuali criticità, confrontarmi con la giurisprudenza e formulare una valutazione professionale, non è un semplice chiarimento. È una consulenza.
E una consulenza è lavoro.
Il fatto che dopo quella consulenza il cliente debba ancora decidere se affidare l’eventuale incarico non cambia assolutamente nulla.
Prima si acquista una prestazione professionale.
Poi, se ci si trova bene, si decide eventualmente di proseguire il rapporto
Funziona così in qualunque settore. Anche dal salumiere prima compri e paghi il pane poi lo mangi niente di più niente di meno. Nessuno uscirà dal barbiere, parrucchiere o estetista senza chiedere : “quanto le devo?”
C’è poi un’altra cosa che, negli anni, ho imparato a conoscere bene.
Ci sono clienti che arrivano quando hanno un problema e, in quel momento, sembra che tu sia la persona più importante del mondo.
Telefonate, messaggi, urgenze, mille attenzioni anche di sabato e di domenica.
Hanno bisogno di te e sono disposti a promettere qualsiasi cosa.
Risolvi il problema e, improvvisamente, cala il sipario.
Spariscono.
Non rispondono più alle telefonate, non rispondono ai messaggi, diventano fantasmi.
Quello che fino al giorno prima era urgentissimo, dopo essere stato risolto sembra non essere mai esistito.
È una forma di “ghosting” professionale piuttosto singolare: quando servi, sei indispensabile; quando non servi più, diventi invisibile.
Non pretendo riconoscimenti, medaglie o gratitudine eterna.
Ma almeno il rispetto del lavoro svolto, quello sì.
Perché dietro una telefonata, una risposta, una consulenza o un parere non c’è semplicemente “qualche minuto”.
Ci sono anni di studio, esperienza, responsabilità e tempo.
E il tempo di un professionista è lavoro.
Per questo ho deciso che, a partire da settembre, chi si rivolgerà a me per una consulenza dovrà pagare la consulenza.
Sarà così anche se la richiesta verrà presentata come “un chiarimento”, “un consiglio”, “un’occhiata veloce agli atti” o “due parole per capire cosa si può fare”.
Se per rispondere seriamente alla vostra domanda devo studiare, analizzare e mettere a disposizione le mie competenze, quella è una prestazione professionale.
E le prestazioni professionali hanno un valore.
Naturalmente continuerò, quando lo riterrò opportuno, ad aiutare gratuitamente chi desidero aiutare.
Ma questa è una mia scelta.
Un professionista può decidere di regalare il proprio lavoro. Non è il cliente a poterlo pretendere.
E non è nemmeno corretto pensare:
“Prima mi faccia tutto il lavoro, poi deciderò se vale la pena pagarla e affidarle la pratica”.
No.
Prima viene la consulenza.
Poi, eventualmente, viene l’incarico.
Non è una questione di avidità.
Non è una questione di voler guadagnare a tutti i costi.
È una questione di rispetto.
Perché nessuno entrerebbe nello studio di un medico, pretenderebbe una visita approfondita, una diagnosi e un piano terapeutico e poi direbbe:
“Grazie, adesso ci penso. Se decido di farmi curare da lei, magari la pago”. Anzi il medico va pagato anche quando ci comunica non c’è più niente da fare.
E allora perché dovrebbe essere normale farlo con un avvocato?
Quanto vale il mio tempo?
Esattamente quanto vale quello di qualsiasi altro professionista.
E se qualcuno non vuole pagare per il mio lavoro, è libero di rivolgersi altrove.
Magari al famoso cugino.
Quello con tre G, magari geometra. Sono certo che avrà già studiato tutto lui. Compresa la Cassazione. 😂
Perché chiedere gratuitamente il lavoro di qualcuno non è furbizia.
È mancanza di rispetto.
E tutte le professioni meritano rispetto
Ah dimenticavo: prima di partire per la vacanza dati i soldi a chi li avanza😉