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20/10/2026

Appartenersi significa non possedersi o possedere, ma essere libero, abitare il proprio mondo spirituale, che è anche il mondo spirituale dell’unica umanità che tutti gli esseri umani abitano, ma non è di nessuno, perché è di tutti. Ovunque v’è un essere umano v’è questo mondo, che è s...

20/10/2026

𝐒𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨, 𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐫𝐜𝐢𝐫𝐞

Un incidente domestico alla mano, tre interventi chirurgici e un peggioramento delle condizioni del paziente. Quando la struttura sanitaria è tenuta a risarcire i danni? Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 14211/2026, chiarisce i presupposti della responsabilità dell’ospedale per gli errori commessi dai medici e i criteri per quantificare il danno differenziale, distinguendo le conseguenze dell’errore sanitario da quelle dell’infortunio originario.

𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐥'𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 ➡️ link al primo commento

20/10/2026

🎙️ Oggi su Il Sole 24 Ore

Auguri a Chiara Saraceno, sociologa delle famiglie
20/10/2026

Auguri a Chiara Saraceno, sociologa delle famiglie

Buon ottantacinquesimo compleanno a 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐒𝐚𝐫𝐚𝐜𝐞𝐧𝐨, la nostra più importante sociologa. Ha dato dignità scientifica a temi che la disciplina aveva sempre ignorato: la famiglia, il lavoro di cura non retribuito, la condizione femminile.
Ha dimostrato quanto il nostro sistema sociale poggi su un lavoro invisibile, svolto soprattutto dalle donne e mai contabilizzato.
Dalla prima Commissione d'indagine sulla povertà del 1984 al comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, ha portato la ricerca dentro le politiche pubbliche, sostenendo che il welfare è un investimento e non un costo.
Nei suoi libri ha smontato l'idea di un unico modello di famiglia, chiedendo riconoscimento per tutte le forme di amore, unione e filiazione.

Link all'articolo:
https://www.unadonnalgiorno.it/chiara-saraceno/



20/10/2026

𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐮𝐚𝐝𝐚𝐠𝐧𝐚 𝟑𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞: 𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐥𝐨?

Un figlio di 24 anni, laureato in ingegneria, che svolge piccoli lavori guadagnando circa 300 euro al mese, ha ancora diritto a essere mantenuto dai genitori? E cosa accade se il giovane vive da solo, in un appartamento messo a disposizione dal padre?

A queste domande risponde il Tribunale di Treviso con la sentenza n. 1065/2026, intervenendo su una controversia relativa alla modifica delle condizioni di divorzio e al mantenimento di un figlio maggiorenne non ancora economicamente autosufficiente.

La decisione affronta due questioni di particolare interesse: il rapporto tra conseguimento della laurea, svolgimento di attività lavorative saltuarie e diritto al mantenimento, nonché la possibilità per un genitore di ottenere dall'altro un contributo economico anche quando il figlio non convive materialmente con lui.

𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐥'𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 ➡️ link al primo commento

20/10/2026
20/10/2026

● Salari bassi e carichi familiari sbilanciati alimentano la dipendenza economica delle donne.

Il sondaggio mUp Research-Norstat: 102 mila donne non lavorano «per il veto del partner».
***
Prima ancora di diventare un divieto, la dipendenza economica può assumere la forma di un’abitudine.

Lui porta a casa lo stipendio, lei si occupa dei figli, degli anziani, delle faccende domestiche.

Una divisione che può nascere da un accordo, ma nel tempo rischia di trasformarsi in una distribuzione diseguale del potere. Perché chi non ha un reddito proprio, risparmi accessibili e una prospettiva professionale, deve fare i conti con una domanda concreta: come mantenermi se questa relazione finisce?

È qui che un modello familiare ancora radicato incontra il tema della libertà femminile.

Un’indagine di mUp Research-Norstat per Facile.it mette a fuoco le manifestazioni più esplicite di questo squilibrio.

Il sondaggio, condotto online dal 21 al 28 settembre 2026 su un campione di 2.000 donne tra i 25 e i 65 anni, rappresentativo della popolazione femminile italiana di quella fascia d’età, stima in 128 mila le donne coinvolte nelle due condizioni evidenziate dal comunicato: 26 mila affidano al partner la gestione dei propri fondi e 102 mila non hanno reddito o risparmi personali «perché il compagno non vuole che lavorino».

Sono stime ricavate dalle risposte, non casi censiti, e non misurano l’intera platea della dipendenza economica.

La geografia del sondaggio suggerisce dove alcune forme di controllo siano più frequenti. La gestione dei fondi personali affidata al partner emerge soprattutto nel Sud e nelle Isole, nei comuni sotto i 30 mila abitanti e tra le donne di 25-34 anni.

Il mancato accesso al lavoro per opposizione del compagno presenta invece nel Centro-Sud un’incidenza più che doppia rispetto al Nord.

Il dato non dimostra da solo una causa culturale. Indica però un terreno sul quale aspettative tradizionali, opportunità occupazionali insufficienti e organizzazione della cura possono rafforzarsi a vicenda.

▪︎ La questione meridionale

Nel Mezzogiorno, Sud e Isole, il peso dei ruoli familiari va letto insieme alle condizioni materiali che possono renderli difficili da modificare. Quando l’alternativa è un impiego precario, con una paga modesta e orari poco compatibili con i figli, la rinuncia può apparire economicamente ragionevole. Se il compenso viene assorbito da trasporti, asilo o assistenza, lavorare sembra non convenire.

Ma questo calcolo considera il reddito femminile come quello destinato a coprire la cura, come se conciliare famiglia e occupazione fosse un problema soltanto della donna. Restano fuori dal conto i contributi, l’esperienza, le possibilità di carriera e l’autonomia futura.

▪︎ L’impatto nel nord-est

Il problema riguarda anche territori con un tessuto produttivo più forte, come il Nord Est. La disponibilità di lavoro non basta, da sola, a superare una concezione patriarcale della famiglia: dove sopravvive l’idea dell’uomo responsabile del reddito e della donna responsabile della casa, lei può delegare al compagno la dimensione economica e concentrare su di sé quella domestica.

Il sondaggio non offre dati specifici sul Nord Est: il modello tradizionale è una chiave di lettura, che non descrive tutte le famiglie. Aiuta però a capire perché il benessere del nucleo non garantisca automaticamente l’indipendenza di ciascuno dei suoi componenti.

▪︎ Il contesto nazionale

Il contesto nazionale conferma quanto sia resistente questa divisione. Secondo l’Istat, nel 2023, anche nelle coppie in cui entrambi i partner sono occupati, le donne svolgono il 68,9% del lavoro familiare. Tra gli occupati in coppia di 25-64 anni dedicano alla casa e alla cura due ore e 22 minuti al giorno più degli uomini, con uno squilibrio particolarmente elevato in presenza di figli e nel Mezzogiorno.

Avere un impiego, dunque, non elimina il secondo carico di lavoro. Ridurre gli orari o abbandonare l’occupazione può diventare la risposta a un’organizzazione familiare che continua a considerare il tempo femminile più disponibile.

▪︎ Lo squilibrio di potere

La dipendenza economica non coincide automaticamente con la violenza: conta se un accordo è libero, trasparente e modificabile.

Il confine cambia quando il denaro diventa un mezzo di controllo. Il sondaggio stima in 498 mila le donne con redditi o risparmi personali che devono giustificare spesso o sempre al partner le proprie spese.

Tra quelle prive di risorse proprie, 104 mila dichiarano di non poter effettuare alcuna spesa senza il suo consenso; 166 mila donne non conoscono lo stipendio del compagno perché lui non vuole comunicarlo. Sono indicatori diversi, riferiti anche a gruppi differenti, che non vanno sommati come se riguardassero persone sempre distinte.

▪︎ Le relazioni infelici

La conseguenza può essere restare in una relazione infelice o dannosa perché uscirne appare materialmente impossibile. Non è una carenza di giudizio: è una scelta condizionata dal costo di una casa, dalle necessità dei figli, dall’assenza di risparmi e dalla difficoltà di rientrare nel lavoro.

Salari dignitosi, servizi di cura e responsabilità domestiche condivise diventano così strumenti di libertà personale. Disporre di risorse proprie significa poter decidere della propria vita affettiva senza che il bisogno economico decida al proprio posto.
*
Fabio Savelli
Corriere della sera
14 ottobre 2026

20/10/2026

Guida alla ripartizione della pensione di reversibilità tra coniuge e ex coniuge: criteri di durata del matrimonio e importo dell’assegno di divorzio.

20/10/2026

Sanzioni contro la Corte Penale Internazionale: l’appello di UCPI e UIA
L’Avvocatura tutta intervenga a difesa della legittimazione della Corte penale internazionale per proteggere la giustizia internazionale e la rule of law.
Con una dichiarazione congiunta, il Comitato Italiano dell’Union Internationale des Avocats (UIA) e l’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) condannano la decisione degli Stati Uniti d’America di imporre sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale in quanto istituzione. Esprimono inoltre profonda preoccupazione per le notizie relative a iniziative giudiziarie promosse dalla Federazione Russa nei confronti di giudici ed ex giudici della Corte. Nel ribadire piena solidarietà alla Corte, ai suoi giudici e al personale, le due organizzazioni rivolgono un appello all’intera Avvocatura affinché si mobiliti a tutela della legittimazione e dell’indipendenza della Corte penale internazionale, della giustizia internazionale e dello Stato di diritto.

17/10/2026

Guida pratica al pignoramento dello stipendio per mancato mantenimento: scopri limiti, procedure e l'ordine di pagamento diretto al datore di lavoro. Quando un legame matrimoniale si spezza, uno degli impegni più gravosi riguarda il sostegno economico verso chi rimane in una posizione di svantaggio...

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