Studio Etiko

Studio Etiko Studio Etiko fornisce assistenza nella gestione di contenziosi tra clienti(privati e aziende)e banche

Le banche non stanno scomparendo.Stanno imparando a guadagnare anche senza essere presenti.Segui , informazione su finan...
03/09/2026

Le banche non stanno scomparendo.

Stanno imparando a guadagnare anche senza essere presenti.

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

Nel primo semestre del 2026 i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno superato i 15 miliardi di euro di utili netti, il 3,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le commissioni rappresentano ormai il 39% dei ricavi.

Contemporaneamente continuano a diminuire filiali e dipendenti.

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati chiusi altri 126 sportelli. La rete nazionale è scesa a 19.016 filiali e quasi 11,5 milioni di italiani vivono già in Comuni senza alcuno sportello bancario o con una sola filiale.

La crescita di Revolut aiuta a capire la direzione.

Ha superato i 5 milioni di clienti in Italia, è entrata nella top five per numero di clienti e punta alle prime tre posizioni senza aver costruito una rete tradizionale di filiali.

Revolut parte già dal punto nel quale le banche tradizionali stanno cercando di arrivare.

Se potessero riprogettare oggi la propria struttura da zero, probabilmente aprirebbero pochissime filiali.

Non possono eliminarle tutte in un solo colpo perché sono vincolate da dipendenti, contratti, immobili, accordi sindacali, piani industriali e rapporti costruiti nei territori.

Questi vincoli rallentano il processo.

Non necessariamente ne cambiano la direzione.

La rete fisica viene trattata sempre più come un costo da ridurre gradualmente. Il cliente viene spostato su app, chatbot e procedure automatizzate, mentre commissioni, assicurazioni e gestione del risparmio diventano una parte crescente del business.

Per la banca è efficienza.

Per un anziano, una piccola impresa o un territorio poco collegato può significare non avere più nessuno a cui rivolgersi.

La digitalizzazione non è il problema.

Il problema è quando tutti i vantaggi economici restano alla banca e tutti i costi sociali della sua assenza vengono lasciati ai clienti e al territorio.

Quindici miliardi di utili non raccontano soltanto quanto stanno guadagnando le banche.

Raccontano anche di quanta presenza possono fare a meno.

Il denaro pubblico ha superato i controlli.La formazione, forse, non è mai iniziata.Segui , informazione su finanza, eco...
01/09/2026

Il denaro pubblico ha superato i controlli.

La formazione, forse, non è mai iniziata.

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

La Procura europea sta indagando su una presunta frode da circa 40 milioni di euro legata al Fondo Nuove Competenze.

Il programma avrebbe dovuto finanziare la formazione dei lavoratori.

Secondo l’ipotesi investigativa, parte del denaro sarebbe stata ottenuta dichiarando attività formative mai realmente svolte.

📊 Circa 33 milioni proverrebbero dai fondi europei del Recovery and Resilience Facility.

Sono stati sequestrati 20 milioni di euro tra conti bancari e prodotti assicurativi. Nell’indagine risultano coinvolti i rappresentanti legali di 84 aziende italiane.

⚖️ Il sequestro non è una condanna e tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Ma il problema economico esiste già.

Se le accuse venissero confermate, le imprese corrette avrebbero perso due volte: prima come contribuenti e poi come concorrenti di aziende finanziate con risorse ottenute irregolarmente.

Un controllo che arriva quando il denaro è già stato trasferito non è prevenzione.

È la contabilità del danno.

Continuiamo a discutere di quanti incentivi distribuire. Molto meno di come verificare che producano realmente lavoro, competenze e crescita.

Quasi il 60% delle importazioni strategiche italiane arriva da Paesi considerati a rischio.Segui , informazione su finan...
27/08/2026

Quasi il 60% delle importazioni strategiche italiane arriva da Paesi considerati a rischio.

Segui , informazione su finanza economia e imprenditoria in italia

Significa che una parte rilevante delle materie prime, dei componenti e dei prodotti necessari al nostro sistema produttivo dipende da fornitori esposti a instabilità geopolitica, tensioni commerciali o fragilità economiche.

La Cina da sola rappresenta l’11,3% delle importazioni strategiche italiane.

Ma il problema non riguarda soltanto la provenienza.

Riguarda anche la concentrazione.

Quando un’impresa dipende da pochi fornitori o da un numero limitato di Paesi per materiali difficili da sostituire, qualsiasi interruzione può tradursi in:

• ritardi nella produzione;
• aumento dei costi;
• riduzione dei margini;
• perdita di competitività;
• blocco di intere filiere.

Negli ultimi anni abbiamo visto quanto rapidamente una crisi sanitaria, una guerra, un blocco logistico o una decisione commerciale possa attraversare i confini e arrivare fino ai bilanci delle imprese italiane.

Diversificare i fornitori, costruire scorte strategiche e rafforzare le filiere europee non elimina il rischio.

Riduce la dipendenza.

In un’economia interconnessa, la competitività non dipende soltanto da quanto produci.

Dipende anche da quanto sei vulnerabile quando qualcosa si interrompe.

Il debito pubblico italiano ha raggiunto un nuovo record: 3.207,247 miliardi di euro a giugno 2026.Segui , informazione ...
25/08/2026

Il debito pubblico italiano ha raggiunto un nuovo record: 3.207,247 miliardi di euro a giugno 2026.

Segui , informazione su finanza economia e imprenditoria in italia

Una cifra enorme, quasi impossibile da immaginare. Ma dietro quel numero c’è una domanda molto concreta: chi presta soldi allo Stato italiano?

Quando lo Stato spende più di quanto incassa, deve finanziarsi. Lo fa emettendo titoli pubblici: BOT, BTP e altri strumenti. In pratica chiede denaro oggi e promette di restituirlo domani, con gli interessi.

Secondo gli ultimi dati disponibili sulla composizione dei detentori, a maggio 2026 gli investitori non residenti possedevano il 35,9% del debito pubblico italiano: più di un terzo.

La presenza di investitori internazionali indica che i titoli italiani continuano a trovare domanda. Ma aumenta anche l’esposizione alle condizioni dei mercati globali.

Quegli investitori non comprano BTP per patriottismo. Comprano perché ritengono conveniente il rapporto tra rendimento e rischio.

Se la percezione del rischio cambia, possono chiedere rendimenti più alti o spostare il capitale altrove.

Questo non significa che i creditori decidano direttamente le politiche italiane. Significa che un costo del debito più elevato riduce il margine disponibile per investimenti, servizi pubblici e politiche economiche.

Il debito pubblico, quindi, non è soltanto una cifra nei documenti di finanza pubblica.

È una questione di costo, fiducia e libertà di manovra.

La domanda non è solo quanto dobbiamo.

La domanda è quanto ci costa continuare a rifinanziarci.

Alle imprese italiane si chiede di innovare, assumere, investire, esportare e diventare più produttive.Ma ogni giorno de...
20/08/2026

Alle imprese italiane si chiede di innovare, assumere, investire, esportare e diventare più produttive.

Ma ogni giorno devono anche gestire:

• burocrazia;
• costo del lavoro;
• energia e materie prime;
• accesso al credito;
• obblighi fiscali;
• tempi amministrativi;
• complessità normativa.

Non significa che le imprese non debbano essere efficienti.

Significa che l’efficienza non può compensare ogni ostacolo strutturale.

Ogni ora dedicata a gestire una complessità amministrativa è un’ora sottratta a clienti, prodotto, persone, strategia e crescita.

La competitività nasce dall’incontro tra capacità imprenditoriale, innovazione, capitale, infrastrutture e regole sostenibili.

Prima di chiedere a un’impresa di correre, bisogna guardare cosa sta trasportando.

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

Quando aumenta il prezzo della benzina, non aumenta soltanto il costo del pieno.Aumentano i costi di chi trasporta le ma...
18/08/2026

Quando aumenta il prezzo della benzina, non aumenta soltanto il costo del pieno.

Aumentano i costi di chi trasporta le materie prime, consegna i prodotti, raggiunge i clienti e mantiene operative le proprie strutture.

L’energia attraversa quasi ogni fase dell’economia:

• produzione;
• trasporto;
• logistica;
• refrigerazione;
• distribuzione;
• servizi.

Per un’impresa, l’aumento dei carburanti significa dover scegliere se:

• aumentare i prezzi;
• ridurre i margini;
• tagliare altri costi;
• rinviare investimenti;
• trasferire una parte dell’impatto sui fornitori o sui clienti.

Il consumatore vede il prezzo finale.

L’impresa deve gestire tutto ciò che lo determina.

Per questo la benzina non è soltanto una voce del bilancio familiare e il costo dell’energia non è un problema isolato: è una questione di competitività, potere d’acquisto e crescita economica.

L’energia non si paga una volta sola.

La paghiamo alla p***a, in bolletta e ogni volta che acquistiamo un prodotto o un servizio.

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

Perché tante imprese italiane chiudono tutte nello stesso periodo?La concentrazione delle ferie ad agosto si consolida n...
13/08/2026

Perché tante imprese italiane chiudono tutte nello stesso periodo?

La concentrazione delle ferie ad agosto si consolida nel secondo dopoguerra, quando le grandi fabbriche fermavano contemporaneamente gli impianti e intere filiere si adeguavano. La pausa collettiva rendeva più semplice interrompere la produzione, fare manutenzione e gestire le ferie degli operai.

Quel modello ha lasciato un’eredità ancora visibile. Se clienti, fornitori e partner chiudono, per una piccola impresa restare aperta può significare sostenere costi senza avere abbastanza lavoro. La scelta di uno alimenta quella degli altri.

L’Italia, però, non è l’unico Paese europeo in cui il turismo si concentra d’estate: Eurostat rileva che agosto è il mese con più pernottamenti turistici nell’Unione. In Italia, secondo Istat, agosto raccoglie una quota particolarmente alta delle presenze dei residenti.

Per turismo, logistica e molti servizi agosto non è affatto un mese fermo. Per altre attività la chiusura collettiva continua invece a essere una soluzione organizzativa, anche se nasce da un’economia molto diversa da quella digitale e terziaria di oggi.

Secondo te la chiusura di agosto è ancora efficiente o penalizza le imprese?

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

Il prodotto sembra italiano. Il fatturato, però, non arriva in Italia.Secondo i dati riportati da ICE, l’export agroalim...
11/08/2026

Il prodotto sembra italiano. Il fatturato, però, non arriva in Italia.

Secondo i dati riportati da ICE, l’export agroalimentare italiano vale circa 64 miliardi di euro, mentre la concorrenza sleale legata all’Italian Sounding viene stimata in circa 63 miliardi.

Parmesan, salse con il tricolore, nomi che ricordano città italiane e confezioni costruite per evocare il nostro Paese: spesso non si tratta di contraffazione in senso stretto, ma di prodotti realizzati all’estero che sfruttano la reputazione del Made in Italy.

Per le imprese italiane significa perdere spazio sugli scaffali, potere contrattuale, margini e possibilità di crescita internazionale. Per il consumatore significa acquistare un’identità italiana che può esistere soltanto nel marketing.

Tracciabilità, tutela delle indicazioni geografiche e maggiore riconoscibilità delle filiere possono ridurre il fenomeno. La domanda resta politica e commerciale: fino a che punto un richiamo all’Italia è concorrenza e da quando diventa inganno?

Segui , informazione su finanza, economia e imprenditoria in Italia.

Per ogni 100 euro di PIL, in Italia 42,80 euro corrispondono a imposte e contributi sociali.Segui , informazione su fina...
06/08/2026

Per ogni 100 euro di PIL, in Italia 42,80 euro corrispondono a imposte e contributi sociali.

Segui , informazione su finanza economia e imprenditoria in italia

Secondo il rapporto Revenue Statistics 2025 dell’OCSE, basato sui dati preliminari del 2024, l’Italia presenta un rapporto tra gettito fiscale e PIL del 42,8%.

Tra i Paesi OCSE fanno registrare un valore superiore soltanto:

Danimarca: 45,2%
Francia: 43,5%
Austria: 43,4%

La media OCSE si ferma al 34,1%. La distanza dell’Italia è quindi di 8,7 punti percentuali.

Attenzione: il 42,8% non rappresenta l’aliquota pagata da ogni cittadino. Il dato comprende imposte sui redditi, consumi, patrimoni e imprese, oltre ai contributi sociali.

Il peso sul lavoro resta particolarmente elevato. Nel 2025 il cuneo fiscale di un lavoratore single con retribuzione media era pari al 45,8% del costo complessivo sostenuto dall’impresa, contro una media OCSE del 35,1%.

Questo significa stipendi netti più bassi per i lavoratori e costi più alti per chi assume.

Paesi come Francia e Danimarca raccolgono una quota simile o superiore, ma il confronto non può fermarsi alle tasse: bisogna valutare accessibilità e qualità dei servizi, funzionamento della pubblica amministrazione, welfare e utilizzo della spesa pubblica.

Una pressione fiscale così alta è accettabile se cittadini e imprese ricevono servizi adeguati?

Google ha chiesto agli investitori di prestarle denaro fino al 2126.Segui , informazione su finanza economia e imprendit...
04/08/2026

Google ha chiesto agli investitori di prestarle denaro fino al 2126.

Segui , informazione su finanza economia e imprenditoria in italia

Alphabet, la società che controlla Google, ha emesso un’obbligazione da 1 miliardo di sterline con una durata di 100 anni e un tasso del 6,125%.

L’operazione faceva parte di una raccolta globale da oltre 31 miliardi di dollari destinata soprattutto agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

La domanda degli investitori per il bond centenario è stata quasi dieci volte superiore all’offerta.

La parte interessante è che Alphabet dispone già di enormi risorse finanziarie. Avrebbe potuto utilizzare la propria liquidità, ma ha scelto di raccogliere capitale sul mercato.

Per una grande azienda, usare solo i soldi presenti sul conto può essere una scelta inefficiente.

Il debito permette di conservare liquidità, distribuire il costo di un investimento nel tempo e finanziare infrastrutture che produrranno ricavi per molti anni.

Ma questa strategia funziona soltanto quando il rendimento atteso dell’investimento supera il costo del finanziamento e i flussi di cassa consentono di pagare interessi e capitale.

Lo stesso principio vale per un’impresa più piccola.

Svuotare il conto aziendale per evitare qualsiasi debito può indebolire la liquidità necessaria per stipendi, fornitori, imposte e imprevisti.

Indebitarsi troppo, invece, può trasformare anche un buon investimento in un problema.

La domanda corretta non è semplicemente: “Posso pagarlo con i miei soldi?”

Bisogna capire quanto rende quell’investimento, quanto costa finanziarlo e quanta liquidità rimane disponibile dopo l’operazione.

Indirizzo

Lissone
20851

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Etiko pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare