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ALTRO CHE SOVRANITÀ POPOLARE: LA FARSA DELLE PREFERENZE CALPESTA LA COSTITUZIONE. ECCO PERCHÉ LO STABILICUM È UN INGANNO...
15/10/2026

ALTRO CHE SOVRANITÀ POPOLARE: LA FARSA DELLE PREFERENZE CALPESTA LA COSTITUZIONE. ECCO PERCHÉ LO STABILICUM È UN INGANNO
Giorgia Meloni esulta sui social, celebrando l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale e parlando di un centrodestra che ha finalmente restituito ai cittadini «il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta». La realtà, analizzata dati alla mano, è l’esatto opposto: si tratta di una gigantesca operazione di marketing politico che nasconde un'autentica truffa democratica. Dietro lo specchietto per le allodole delle preferenze si cela l'ennesimo impianto blindato, ribattezzato dalle opposizioni "Melonellum", architettato per blindare le oligarchie di partito e ridurre al minimo l'impatto del voto popolare.
Quanti saranno davvero i parlamentari scelti direttamente dai cittadini nelle cabine elettorali? La risposta dei centri di ricerca elettorale e degli analisti è spietata: una misera minoranza. Secondo le simulazioni sui flussi di voto, appena il 23% dei deputati sarà eletto grazie alle preferenze reali, mentre il restante 77% continuerà a essere paracadutato in Parlamento dall'alto.
Le preferenze introdotte dallo Stabilicum non hanno nulla di "puro". Gli esperti le hanno già definite “preferenze semi-bloccate”. Il meccanismo è un gioco di prestigio tanto efficace quanto cinico: l’elettore può esprimere fino a tre preferenze (rispettando l’alternanza di genere per evitare l’annullamento del voto), ma il candidato capolista è intoccabile.
Il capolista ha la precedenza assoluta e automatica nell'assegnazione dei seggi. Ciò significa che se anche l'ultimo dei candidati della lista dovesse raccogliere migliaia di voti di preferenza sul territorio, non potrà mai scalzare il "fedelissimo" posizionato in cima alla lista dalla segreteria romana del partito. La meritocrazia territoriale viene così azzerata a favore della fedeltà ai vertici.
Il paradosso si fa ancora più grave se si considerano la drastica riduzione dei parlamentari (400 alla Camera e 200 al Senato) e i meccanismi matematici introdotti dalla legge. Fatta eccezione per i due partiti principali (Fratelli d'Italia e Partito Democratico), tutte le altre forze politiche minori, pur superando le soglie di sbarramento, otterranno percentuali che permetteranno di far scattare un solo seggio nella stragrande maggioranza dei collegi. Di conseguenza, in quei collegi l'unico eletto sarà matematicamente il capolista bloccato. Per le forze medie e piccole, la possibilità di esprimere preferenze si traduce in un mero esercizio di stile, una scheda elettorale inutile.
Questo sistema ripropone, sotto mentite spoglie, i medesimi profili di illegittimità costituzionale già censurati in passato dalla Consulta. Diversi costituzionalisti e centri studi evidenziano come lo Stabilicum rischi di violare palesemente l'Articolo 48 della Costituzione, che garantisce la personalità, l'eguaglianza, la libertà e la segretezza del voto, nonché l'Articolo 67, ostacolando il libero esercizio del mandato parlamentare senza vincolo di mandato.
I rilievi critici degli esperti si concentrano su tre punti fondamentali:
Falsa rappresentanza: Il cittadino crede di scegliere, ma la sua scelta viene sistematicamente neutralizzata dalla corsia preferenziale riservata ai capilista della partitocrazia.
L’ombra del "Premierato surrettizio": L'obbligo di indicare formalmente il nome del candidato Premier al momento del deposito del programma, pur non comparendo sulla scheda per salvare la forma, viene criticato dai costituzionalisti perchè mira a svuotare di fatto le prerogative del Presidente della Repubblica sancite dall'Articolo 92 della Costituzione.
Il mega-premio di maggioranza: Esperti della materia, tra cui l'ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, hanno espresso fortissime perplessità sul premio di governabilità che scatta al raggiungimento del 42% dei voti, paventando il rischio di una grave distorsione della volontà democratica che trasforma una minoranza del Paese in una maggioranza assoluta in Parlamento.
Lungi dal "restituire la sovranità al popolo", lo Stabilicum configura un sistema di "democrazia vigilata" dalle segreterie dei partiti. Le preferenze sbandierate dal governo altro non sono che una facciata democratica utile a coprire la realtà dei fatti: il 77% del prossimo Parlamento è già stato deciso a tavolino nelle stanze del potere romano. La sovranità appartiene al popolo, recita la Costituzione, ma con questa legge la politica ha trovato l'ennesimo trucco per tenersela stretta.

SMANTELLARE LO “STABILICUM”: LE TRE ARMI GIURIDICHE PER ABBATTERE LA LEGGE-TRUFFAIl blitz parlamentare è compiuto. Lo St...
13/10/2026

SMANTELLARE LO “STABILICUM”: LE TRE ARMI GIURIDICHE PER ABBATTERE LA LEGGE-TRUFFA
Il blitz parlamentare è compiuto. Lo Stabilicum (o Melonellum, come lo chiamano le opposizioni) è stato definitivamente approvato e blindato in Gazzetta Ufficiale. Un colpo di mano legislativo ordinario che, per via politica diretta, i cittadini non possono bloccare. L’arroganza della maggioranza ha partorito una norma che calpesta la rappresentanza democratica in nome di una stabilità artificiale e autoritaria.
Ma la democrazia italiana possiede gli anticorpi costituzionali per difendersi. Contro questo scempio elettorale esistono tre specifiche armi istituzionali per sabotare, mutilare o radere al suolo la legge prima che possa avvelenare le prossime elezioni.
1. La ghigliottina della Corte Costituzionale: il ricorso incidentale
L’architettura dello Stabilicum è un insulto ai principi cardine della Repubblica. I costituzionalisti hanno già nel mirino due mostruosità giuridiche: il grottesco premio di maggioranza regalato a chi raggiunge appena il 42% dei voti e la trappola dei capilista bloccati uniti alle preferenze, un espediente per esautorare i cittadini e nominare i parlamentari a tavolino.
Il sistema blinda la Consulta dall'accesso diretto dei cittadini, ma la strategia per scardinare il muro è già pronta, ricalcando i successi legali che hanno già polverizzato i vecchi obbrobri del Porcellum e dell'Italicum. Lo Stabilicum entrerà formalmente in vigore il 26 ottobre 2026: da quel preciso istante scatterà la controffensiva nei tribunali civili in quattro mosse chirurgiche:
L'offensiva nei Tribunali: Elettori e giuristi depositeranno immediatamente decine di azioni di accertamento denunciando la violazione dell'Articolo 48 della Costituzione: il voto non è più libero, né diretto, né eguale.
L'eccezione di incostituzionalità: L'atto di citazione imporrà al giudice di bloccare il processo e trasmettere il dossier alla Consulta.
Il superamento del filtro: Il magistrato di merito (giudice a quo) dovrà semplicemente certificare che la questione è rilevante e tutt'altro che infondata.
Il verdetto della Consulta: Con l'ordinanza di rimessione, la palla passerà alla Corte Costituzionale per la sentenza definitiva che promette di demolire la legge.
2. Il Referendum Abrogativo: la trappola della "risulta"
La seconda arma è l’insurrezione popolare tramite la democrazia diretta: raccogliere 500.000 firme per spazzare via il testo. Questa strada deve però fare i conti con i paletti draconiani eretti dall'articolo 75 della Costituzione e dalla giurisprudenza della stessa Consulta.
Non è ammesso un referendum che azzeri totalmente le regole del gioco lasciando il Paese nel caos istituzionale. Il quesito dovrà essere un capolavoro di chirurgia giuridica: "manipolativo ma di risulta". Significa che i comitati promotori dovranno letteralmente fare a pezzi il testo dello Stabilicum con tagli mirati e millimetrici. Ciò che resterà in piedi dopo il voto dovrà essere un sistema elettorale proporzionale e auto-applicativo, pronto all'uso il giorno successivo. Se il quesito sbaglierà anche solo una parola creando un vuoto normativo, la Consulta lo boccerà senza appello.
3. La resa dei conti in Parlamento: abrogazione o morte politica
L'ultima via è il ribaltamento dei rapporti di forza nel luogo stesso in cui il delitto è stato consumato. Lo Stabilicum non è una legge costituzionale blindata; è un semplice atto ordinario.
Ciò significa che la stessa maggioranza – piegata dal dissenso popolare o dal calcolo politico – o una nuova coalizione di governo avranno il potere e il dovere di cancellarla, correggerla o abrogarla del tutto prima delle prossime elezioni politiche. Una corsa contro il tempo per restituire dignità al suffragio universale prima che sia troppo tardi.
https://www.gazzettaufficiale.it/.../2026/10/09/26G00201/sg

Lo Stato segreto ha vinto: così hanno ucciso la democrazia. La transizione verso l’oligarchia è compiuta.               ...
10/10/2026

Lo Stato segreto ha vinto: così hanno ucciso la democrazia. La transizione verso l’oligarchia è compiuta.

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09/10/2026

Lo scippo della democrazia ed il regime dei nominati

IL PATTO DEI NOMINATI E L'ASSALTO AL QUIRINALE
07/10/2026

IL PATTO DEI NOMINATI E L'ASSALTO AL QUIRINALE

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APPELLO AI DEPUTATI ITALIANI, RAPPRESENTANTI DELLA NAZIONEDOMANI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER LO “STABILICUM”. DEPUTATI,...
07/10/2026

APPELLO AI DEPUTATI ITALIANI, RAPPRESENTANTI DELLA NAZIONE
DOMANI È IL GIORNO DELLA VERITÀ PER LO “STABILICUM”.
DEPUTATI, LA STORIA VI GUARDA E DOMANI LA STESSA VERRÀ SCRITTA!
Fino a ora vi siete nascosti dietro il paravento del voto palese, blindati dalle tre questioni di fiducia imposte dal Governo. Ma domani, giovedì 8 ottobre, calerà il velo: il voto finale sulla legge elettorale sarà a scrutinio segreto.
Niente più ordini di scuderia tracciabili. Niente più scuse!
Nel segreto dell'urna ci sarete solo voi, la vostra matita e la vostra responsabilità verso i cittadini. Lo “Stabilicum” deciderà il futuro della nostra democrazia e le regole del gioco con cui i cittadini sceglieranno i propri rappresentanti.
Votare secondo coscienza non è un atto di insubordinazione, è il dovere più alto di un parlamentare della Repubblica.
Sfruttate questa tutela costituzionale non per calcoli di corridoio, ma per difendere l'interesse del Paese.
Deputati, domani non potrete dire "ho dovuto".
DOMANI LA SCELTA SARÀ SOLO VOSTRA. VOTATE CON CORAGGIO. VOTATE PER L'ITALIA!

L'Ombra dello "Stabilicum" sul Quirinale: Il Blitz della Maggioranza che Riscrive i Pesi della DemocraziaMentre l'Aula d...
07/10/2026

L'Ombra dello "Stabilicum" sul Quirinale: Il Blitz della Maggioranza che Riscrive i Pesi della Democrazia
Mentre l'Aula della Camera si avvia al voto blindato dalle questioni di fiducia, il dibattito pubblico attorno al Ddl "Stabilicum" (la riforma elettorale ribattezzata dalle opposizioni "Melonellum") si concentra quasi interamente sul ripristino ambiguo delle preferenze e sulle liste bloccate. Esiste tuttavia un risvolto molto più profondo e allarmante, denunciato con forza dai costituzionalisti e dalle minoranze: la distorsione indotta dal premio di maggioranza nell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.
Il meccanismo è strutturato per alterare in modo artificiale i delicati pesi e contrappesi previsti dalla nostra Carta.
Il "Trucco" del 42% e il Rischio Monocolore al Quirinale
Il cuore del provvedimento prevede un impianto proporzionale corretto da un corposo premio di governabilità: alla coalizione o lista che ottiene il 42% dei voti validi vengono assegnati d'ufficio 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato.
In un contesto storico caratterizzato da un astensionismo dilagante, quel 42% si traduce nel consenso reale di circa un quinto dei cittadini aventi diritto. Eppure, in virtù del premio, una minoranza nel Paese ottiene la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Questo "laboratorio chimico" del voto rischia di scardinare la procedura di elezione del Capo dello Stato, regolata dall'Articolo 83 della Costituzione.
Come noto, l'elezione del Presidente della Repubblica avviene per mano del Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali. I quorum previsti sono tassativi:
Nei primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi dell'assemblea (orientata storicamente alla ricerca di una figura di garanzia e di larghissimo consenso).
Dal quarto scrutinio in poi, la soglia si abbassa alla maggioranza assoluta (50% + 1 degli aventi diritto).
Ed è qui che l'effetto dello Stabilicum diventa politicamente dirompente. Consegnando alla coalizione vincente 105 parlamentari "extra" (gonfiati per legge ordinaria e non per reale espressione proporzionale), il blocco di governo acquisisce la forza numerica autosufficiente per superare la maggioranza assoluta fin dal quarto scrutinio, blindando il Quirinale senza alcuna necessità di dialogo o mediazione con le opposizioni. L'organo supremo di garanzia della democrazia rischia così di trasformarsi nella roccaforte di una sola fazione politica.
La Voce della Maggioranza: "Stabilità ed Efficienza"
I leader del centrodestra respingono le accuse di derive oligarchiche, rivendicando la bontà di un testo nato per correggere le storiche fragilità del sistema italiano.
Giorgia Meloni ha più volte ribadito l'intenzione di ti**re dritto sulle riforme istituzionali ed elettorali, dichiarandosi pronta a procedere "anche senza il pieno supporto delle opposizioni", in nome del mandato ricevuto dagli elettori per garantire stabilità ed efficacia all'azione di governo.
Matteo Salvini ha difeso a lungo il superamento del vecchio assetto istituzionale, sostenendo la necessità di meccanismi che assicurino che "chi vince le elezioni abbia i numeri e il tempo per governare cinque anni senza ricatti".
Antonio Tajani, pur avendo espresso inizialmente cautele sull'equilibrio del testo, ha sostenuto la sintesi trovata sul testo che unisce stabilità ed espressione di genere, definendo il premio al 42% come "una garanzia di serietà per evitare i governi tecnici o i ribaltoni post-elettorali".
La Governabilità può Cancellare la Rappresentanza?
La narrazione governativa poggia sul dogma della stabilità, ma dal punto di vista strettamente costituzionale si muove su un terreno fragilissimo. I Padri Costituenti scelsero deliberatamente di non inserire i concetti di "governabilità" o "stabilità" nella Costituzione, preferendo la centralità del Parlamento per evitare che l'esecutivo fagocitasse gli altri poteri dello Stato.
La stessa Corte Costituzionale, pur avendo sdoganato la governabilità come obiettivo legittimo a partire dalla storica sentenza n. 1 del 2014, ha posto un vincolo invalicabile: la stabilità non può mai essere perseguita sacrificando in modo sproporzionato la rappresentanza, l'uguaglianza del voto e la sovranità popolare (Articoli 1 e 48).
Mantenendo il meccanismo del capolista bloccato (che garantisce alle segreterie di partito la certezza matematica di nominare i propri fedelissimi al di là delle preferenze espresse) e sommando a questo un premio di maggioranza capace di condizionare persino la scelta del Capo dello Stato, lo Stabilicum rompe il bilanciamento richiesto dalla Consulta. Non si assiste a una dittatura nel senso classico del termine, ma a una transizione strisciante verso un assetto oligarchico, dove le regole del gioco vengono calibrate da chi governa per assicurarsi il controllo dell'intero scacchiere istituzionale.
Ecco una versione più breve e d'impatto, ottimizzata per una lettura rapida sui social:
Riforma elettorale: stabilità o svolta oligarchica? Perché il Ddl "Stabilicum" (o "Melonellum") è un potenziale vulnus democratico.
Il testo in discussione alla Camera rischia di blindare quella struttura oligarchica ereditata dal vecchio “Porcellum” del 2005. Ecco perché:
La governabilità non è in Costituzione: I Padri Costituenti scelsero la centralità del Parlamento per evitare l'accentramento dei poteri. Anche se la Consulta (Sentenza 1/2014) ritiene la governabilità un obiettivo legittimo, questa non può mai sacrificare la rappresentanza, l'uguaglianza del voto e la sovranità popolare (Artt. 1 e 48).
I parlamentari rimangono "nominati": Nonostante l'introduzione delle preferenze, il meccanismo del capolista bloccato garantisce alle segreterie dei partiti la certezza di far eleggere i propri fedelissimi, esautorando i cittadini.
Premio distorsivo: Assegnare un premio fisso di seggi a chi raggiunge il 42% rischia di creare una maggioranza parlamentare artificiale, amplificata dall'alto astensionismo.
Premierato surrettizio: Si tenta di introdurre l'elezione diretta del Premier tramite legge ordinaria, aggirando il più complesso percorso di riforma costituzionale.
Forzatura democratica: L'uso continuo della questione di fiducia e il rifiuto degli emendamenti delle minoranze comprimono gravemente il dibattito parlamentare.
Quando il bilanciamento tra stabilità e rappresentanza salta, non siamo davanti a una dittatura classica, ma al rischio concreto di un'oligarchia in mano ai partiti.

Lo "Stabilicum" in Aula: la pietra tombale sulla sovranità popolare o l'alba della democrazia dei nominati?Mentre i pala...
07/10/2026

Lo "Stabilicum" in Aula: la pietra tombale sulla sovranità popolare o l'alba della democrazia dei nominati?
Mentre i palazzi della politica si riempiono di parole d'ordine come "stabilità" e "governabilità", alla Camera dei Deputati si sta consumando l'atto finale del Ddl "Stabilicum" (ribattezzato dalle opposizioni "Melonellum"). Un provvedimento che, dietro la retorica del "far contare i cittadini", nasconde il tentativo sistematico di blindare il potere nelle mani delle segreterie di partito, resuscitando i fantasmi peggiori della legge Calderoli (il famigerato Porcellum del 2005).
Il governo ha rotto gli indugi ponendo la questione di fiducia sui primi tre articoli del testo. Una mossa disperata per silenziare il dibattito, blindare la propria maggioranza ed evitare lo spettro dei franchi tiratori nel voto segreto. Ma cosa si nasconde davvero dietro questa accelerazione forzata?
Il bluff delle preferenze e l'inganno del "Capolista Bloccato"
La propaganda di maggioranza vende questa riforma come il grande "ritorno alle preferenze". È un falso storico. L'introduzione della possibilità di scrivere un nome sulla scheda è completamente neutralizzata dal mantenimento del capolista bloccato.
Cosa significa concretamente? Che i vertici di partito decideranno a tavolino chi deve entrare in Parlamento, posizionando i propri fedelissimi in cima alla lista. Le preferenze dei cittadini serviranno solo a spartire i seggi rimanenti (se ne avanzano) o a fare da specchietto per le allodole. Il cittadino illuso scrive il nome, ma la segreteria ha già deciso l'eletto. Questa non è rappresentanza: è una struttura oligarchica istituzionalizzata.
Il premio di maggioranza al 42%: una distorsione chimica del voto
Il cuore della legge prevede l'assegnazione di un premio fisso (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) alla lista o coalizione che raggiunge la soglia del 42% dei voti.
In un'epoca segnata da un astensionismo record, dove ormai vota a malapena un italiano su due, il 42% dei voti espressi equivale a circa il 20% dei cittadini aventi diritto. Consegnare il controllo assoluto del Parlamento e la facoltà di stravolgere le istituzioni a una minoranza così esigua nel Paese significa creare una maggioranza artificiale in laboratorio, calpestando l'Articolo 48 della Costituzione sulla parità e l'uguaglianza del voto.
L'invenzione della "Governabilità" per aggirare la Costituzione
I difensori del testo si fanno scudo con la parola "governabilità", ma occorre ristabilire una verità fondamentale: la governabilità non è un valore previsto dalla Costituzione Italiana.
I Padri Costituenti, uscendo dal dramma della dittatura fascista, misero al centro della Carta la rappresentanza e la centralità del Parlamento proprio per evitare che l'esecutivo comandasse a bacchetta le Camere. È pur vero che la Corte Costituzionale, a partire dalla sentenza n. 1 del 2014, ha sdoganato la stabilità come "obiettivo di rilievo costituzionale", ma ha sempre posto un paletto invalicabile: la ricerca della stabilità non può mai sacrificare in modo sproporzionato la sovranità popolare (Art. 1). Lo Stabilicum fa esattamente il contrario: sacrifica la democrazia sull'altare del comando.
Il metodo della fiducia: la democrazia ridotta a passacarte
A confermare la natura autoritaria dell'operazione è il metodo stesso di approvazione. Blindare una legge elettorale — che dovrebbe essere la regola del gioco condivisa da tutti — a colpi di questione di fiducia e respingendo in blocco ogni emendamento delle opposizioni è una violenta forzatura delle prerogative parlamentari.
Non siamo di fronte a una dittatura vecchio stile con i carri armati nelle strade, bensì a una transizione strisciante verso un regime confidenziale e oligarchico, dove il Parlamento viene esautorato dalle proprie funzioni e ridotto a un mero ufficio vidimazione delle decisioni prese nei palazzi dei leader. Quando le regole del gioco vengono scritte da chi gioca per assicurarsi di vincere sempre, la democrazia cessa di esistere e diventa un simulacro.

Il grande inganno dello “STABILICUM”
07/10/2026

Il grande inganno dello “STABILICUM”

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Riforma elettorale: stabilità o svolta oligarchica? Ecco perché il Ddl "Stabilicum" (o "Melonellum") accende il dibattit...
05/10/2026

Riforma elettorale: stabilità o svolta oligarchica? Ecco perché il Ddl "Stabilicum" (o "Melonellum") accende il dibattito.
Il testo in discussione alla Camera rappresenta, per molti critici e costituzionalisti, un potenziale vulnus democratico. L'accusa principale? Quella di voler conservare e blindare una struttura oligarchica che l'Italia si trascina dietro dai tempi della legge Calderoli (il famigerato “Porcellum” del 2005).
Ecco i nodi centrali della questione:
La Costituzione e il falso mito della governabilità
I concetti di "stabilità" o "governabilità" non sono previsti dalla nostra Costituzione. I Padri Costituenti scelsero deliberatamente la centralità del Parlamento e la massima rappresentanza per evitare un eccessivo accentramento di potere nelle mani dell'esecutivo. È vero che la Corte Costituzionale (a partire dalla celebre sentenza n. 1/2014) ha riconosciuto la governabilità come un obiettivo legittimo, ma ha posto un limite chiaro: non può mai sacrificare in modo sproporzionato la rappresentanza, l'uguaglianza del voto e la sovranità popolare (Articoli 1 e 48).
Il "trucco" del capolista bloccato
Anche se la nuova legge introduce formalmente le preferenze, mantenere il meccanismo del capolista bloccato significa una sola cosa: i vertici e le segreterie dei partiti avranno sempre la certezza matematica di far eleggere i propri fedelissimi. Ai cittadini viene tolto il reale potere di scelta, confermando una struttura oligarchica dove i parlamentari sono "nominati" dall'alto.
Un premio di maggioranza distorsivo
Assegnare un premio fisso di seggi a chi raggiunge il 42% rischia di creare una maggioranza parlamentare artificiale. Con i tassi di astensionismo attuali, una netta minoranza di elettori reali potrebbe ottenere il controllo assoluto del Parlamento, distorcendo la reale volontà del Paese.
Un "Premierato" surrettizio
Siamo di fronte al tentativo di introdurre una forma di elezione diretta del Presidente del Consiglio per via indiretta, usando una legge ordinaria. Un modo per aggirare il percorso ben più complesso e garantista della riforma costituzionale.
Democrazia compressa
A confermare i timori è anche il metodo scelto per l'approvazione: il massiccio ricorso alla questione di fiducia e la bocciatura in blocco degli emendamenti delle minoranze rappresentano una dura forzatura delle prerogative parlamentari.
Non si tratta di una dittatura classica, ma del rischio concreto di scivolare verso un'oligarchia di partito. Quando il bilanciamento tra governabilità e rappresentanza salta, a perdere è sempre la sovranità dei cittadini.

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Lecce
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