14/08/2026
Il pensiero del teorico dell’integrazione economica europea dopo oltre un secolo dalla sua elaborazione.
L’immigrazione incontrollata dal continente africano e dal medio oriente verso l’Europa, fenomeno questo che coinvolge soprattutto l’Italia e la Spagna, induce a chiedersi con inquietudine se vi sia o meno una correlazione tra quanto sta accadendo e la mitizzazione complottista che parla di una attuazione del “Piano Kalergi”, elaborato nel 1923 dal fondatore del movimento “l’Unione Paneuropa”, il conte Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi (1894 -1972) filosofo e personaggio politico, nato a Tokyo e vissuto in Austria.
Ovviamente l’analisi storica andrà fatta attraverso una guida metodologica fondamentale: la netta distinzione tra la realtà dei testi storici e la loro interpretazione successiva.
Nel 1923 Kalergi pubblicò “Pan-Europa” sostenendo la necessità di una federazione europea capace di evitare nuovi conflitti e di rendere l'Europa politicamente più forte ed è per questo che da molti storici è considerato uno dei primi grandi teorici dell'integrazione europea.
Appare anche utile un'analisi comparativa e testuale di altra pubblicazione del Conte in questione, la Praktischer Idealismus (1925) per fare chiarezza sul personaggio e sulle sue teorie. A mio avviso, se si vuole fare un'analisi seria del fenomeno, è proprio questo il testo da esaminare direttamente.
Non serve né demonizzare Kalergi, né assolverlo preventivamente. E’ vero che nelle sue opere compaiono concezioni molto particolari sulla futura società europea, sulla mescolanza delle popolazioni e sul ruolo di una nuova élite. Questi passaggi possono e devono essere studiati criticamente, tenendo conto che la teoria del complotto nasce successivamente attraverso una rilettura selettiva degli scritti dell’autore in questione.
Kalergi espresse davvero idee razziali, elitiste, che oggi in ossequio del “politically correct” possono apparire fortemente discutibili, ma questo non rende automaticamente vera la teoria del complotto costruita intorno al suo nome. Infatti si possono criticare seriamente le idee originali senza attribuirgli un programma che le fonti non dimostrano esserci.
Il testo reale (Capitolo 1, "Inzucht und Kreuzung"): Kalergi scrive che l'uomo del futuro sarà un meticcio (Mischling). Le parole esatte sono: «L'uomo del futuro sarà di sangue misto. Le razze e le caste odierne cadranno vittima del superamento dello spazio, del tempo e del pregiudizio. La razza del futuro, eurasiatico-negroide, simile nell'aspetto a quella dell'antico Egitto, sostituirà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità». Il testo reale (Capitolo 1, paragrafi sui caratteri): Kalergi analizza i tratti psicologici che la letteratura scientifica dell'epoca (oggi superata) attribuiva a chi nasceva da consanguineità (Inzucht) e a chi nasceva da incroci (Kreuzung). Kalergi scrive che il meticcio unisce spesso mancanza di carattere e instabilità a una maggiore intelligenza e spirito critico. Nel testo originale non usa mai il termine "subumani" (Untermenschen) per descrivere questi popoli, né attribuisce loro queste note in chiave di sottomissione.
Al contrario, per lui il meticciato rompe le barriere del nazionalismo e crea l'individuo moderno.
Kalergi fa un'osservazione filosofico-storica (influenzata dalle teorie scientifiche e antropologiche dell'epoca, come l'eugenetica allora in voga) sostenendo che l'uomo del futuro sarà di sangue misto (Mischling).
Dunque rientrava nella visione di Kalergi il concetto di "Uomo del Futuro" e quella del meticciato, da cui la “tesi complottista” fa derivare la pianificazione dell’immigrazione di massa contemporanea per distruggere le identità europee.
E’ necessario isolare i passaggi esatti del capitolo Inzucht ed Kreuzung (Consanguineità e Incrocio) per capire se la sua era una previsione/auspicio teorico su scala globale o un piano operativo strutturato.
Secondo la tesi complottista: Kalergi voleva sottomettere i popoli a un'élite finanziaria specifica, privandoli del diritto e dell'uguaglianza.
Kalergi parla invece del declino della vecchia aristocrazia feudale (di sangue) e della necessità di sostituirla con una nuova "aristocrazia dello spirito" o dell'intelletto.
Il punto sta nel come Kalergi definisce questa élite e nella verifica del significato attribuito dall’autore dell’opera, se volesse riferirsi ad una "abolizione dell'uguaglianza davanti alla legge" o se descriveva semplicemente una sua personale utopia platonica di stampo filosofico.
Secondo la tesi complottista Kalergi definisce i popoli europei come subumani, come una massa da manipolare.
Dall'analisi letterale del testo, si può verificare con correttezza l’uso dei termini tedeschi originali (come Quantitätsmensch o eventuali concetti legati alla massa) per capire dove finisce la traduzione letterale e dove inizia la forzatura ideologica dei teorici del complotto.
Il testo complottista sostiene: “teorizzava l'abolizione del principio dell'uguaglianza davanti alla legge e leggi straordinarie per proteggere le minoranze e reprimere la massa”.
Il testo reale (Parte II: "Krattokratie"): Kalergi fa un'analisi del passaggio dalla democrazia alla "plutocrazia" (il dominio del denaro). Dice che la democrazia formale (l'uguaglianza formale davanti alla legge) è stata svuotata dal potere finanziario dei giornali e dei capitali. La sua non è un'esortazione a distruggere l'uguaglianza, ma una critica alla democrazia borghese del suo tempo, che considerava corrotta. Proponeva di sostituirla non con una dittatura finanziaria, ma con una meritocrazia guidata da scienziati, poeti e pensatori (la sua "aristocrazia dello spirito").
Il testo complottista sostiene: “Ispirò la CECA nel 1923, il Nuovo Ordine Mondiale guidato dagli USA e i trattati di Maastricht e Lisbona per un governo mondiale”.
La realtà storica: Kalergi nel 1923 proponeva sì un'unione economica (anche siderurgica), ma il suo obiettivo non era sottomettere l'Europa agli Stati Uniti. Al contrario, il movimento Paneuropa nacque dal timore che l'Europa divisa venisse economicamente colonizzata dagli Stati Uniti o militarmente schiacciata dall'Unione Sovietica. Voleva un'Europa come "terzo blocco" autonomo, non come una succursale americana.
Inoltre, i padri fondatori dell'UE (Schuman, Monnet, De Gasperi) agirono nel contesto della Guerra Fredda sotto la spinta del Piano Marshall, non seguendo un saggio utopistico del 1925.
Si può e si deve certamente discutere e criticare la politica migratoria dell'Unione Europea, l'immigrazione di massa, l'integrazione, la perdita di sovranità nazionale, il multiculturalismo o l'evoluzione dell'integrazione europea, ma non tutte queste criticità.
Mescolare la legittima critica politica all'Unione Europea con un mito complottista produrrebbe infatti l'effetto paradossale di indebolire e squalificare qualsiasi discussione seria.
Attribuire ogni fenomeno complesso a un piano segreto scritto nel 1925 sarebbe un errore logico e storico per diverse ragioni strutturali.
Innanzitutto le migrazioni dipendono da fattori globali, dal momento che i flussi migratori degli ultimi decenni verso l'Europa sono causati da guerre, crisi climatiche, instabilità geopolitiche in Medio Oriente e Africa, e squilibri demografici. E’ quindi irrealistico pensare che questi macro-fenomeni mondiali siano l'esecuzione telecomandata di un libro del 1925.
L'Unione Europea non è un monolite guidato da una singola mente occulta, ma un'arena, terreno di scontro costante e di continuo compromesso tra i governi dei singoli Stati membri, ciascuno dei quali risponde a logiche elettorali interne, e non a un'agenda utopistica centenaria.
La progressiva cessione di sovranità nazionale è il frutto della globalizzazione dei mercati, della nascita della moneta unica e di trattati economici (come Maastricht o Lisbona) decisi da pochi, ma successivamente ratificati dai parlamenti nazionali sovrani.
Mescolare l'analisi dei problemi reali con la mitologia del "Piano" produce due conseguenze: 1) Quando una critica legittima (ad esempio sulla gestione dei confini, sui costi economici dell'integrazione o sui limiti del multiculturalismo) viene espressa facendo riferimento al "Piano Kalergi", viene immediatamente etichettata come "teoria del complotto" e liquidata dai media e dal dibattito pubblico senza essere approfondita.
2) Concentrarsi su un presunto disegno razziale orchestrato dall'alto impedisce di analizzare le reali responsabilità politiche, le riforme dei trattati, le dinamiche del mercato del lavoro e i nodi geopolitici che determinano le scelte attuali dell'Europa.
La critica ai modelli globalisti, al declino delle identità nazionali e alle politiche migratorie europee resta un pilastro fondamentale del dibattito democratico contemporaneo. Tuttavia, per essere efficace, rigorosa e autorevole, deve basarsi sull'analisi dei dati reali, dei trattati vigenti e delle scelte dei governi attuali, lasciando la letteratura utopistica degli anni Venti agli storici.
Pur con tutte le cautele ed il distacco dalle interpretazioni postume di marca complottista, non si può tuttavia escludere che, proiettando nell’attualità il pensiero di Kalergi, resta tuttavia l’impressione che molte teorie contenute negli scritti di Kalergi abbiano avuto concreta attuazione nell’Unione Europea se solo si pensi al vigente sistema che impone una generalizzata accoglienza, senza alcuna identificazione, né distinzione, di chiunque provenga dall’Africa e dall’Asia e dal Medio Oriente, un fenomeno questo che la propaganda multietnica definisce come inevitabile e necessario.
Kalergi parlava inoltre di un progressismo sfrenato, dell’abbattimento di ogni residuo della cultura tradizionale che lui identificava come “barbarie”, nonché, di molteplicità, di eugenetica, di dominio della finanza apolide e del trionfo del liberalismo.
Infine la “molteplicità” alla quale si riferisce Kalergi nei suoi libri potrebbe essere differente da quella razziale ma consistere in un’altra molteplicità, cioè quella della “moltiplicazione dei generi sessuali”.
Anche se non bisogna credere nella versione complottista del pensiero Kalergi, è inquietante la distinzione che egli fa delle due categorie di europei: la prima è la massa della popolazione meticcia a cui spetta il destino di lavorare e produrre e la seconda quella dell’élite, cui spetta ogni potere e privilegio.
A questo punto appare inevitabile domandarsi se dobbiamo escludere a priori le Per comprendere un pensatore, bisogna scartare ogni falsa interpretazione e/o travisamento ideologico sul pensiero del personaggio politico e del filosofo austriaco, o se invece non siamo giunti alla fase finale di quanto egli ha scritto nelle sue complesse opere e se non lo abbiamo ancora compreso.
Non si tratta di liquidare tutto superficialmente, ma di comprendere il meccanismo che unisce la filosofia di ieri alla cronaca di oggi.
Per rispondere senza pregiudizi, dobbiamo scindere il problema: siamo davanti all'esecuzione di un piano intenzionale o alla realizzazione di una profezia sociologica?
Per comprendere se siamo nella "fase finale" di quel progetto o se stiamo interpretando la storia nel modo sbagliato, occorre ancora una volta procedere con estremo rigore e razionalità.
Certamente la coincidenza tra gli scritti di Kalergi e l'attualità non deriva da un binario segreto posizionato cento anni fa, ma dal fatto che Kalergi aveva identificato con precisione le forze motrici della modernità, come l'annullamento dello spazio: Kalergi scriveva che i trasporti, la tecnologia e l'economia avrebbero abbattuto le distanze. Quando lo spazio si annulla, la mescolanza di culture, merci e popolazioni non è un "piano politico", è una conseguenza fisica ed economica inevitabile.
Il multiculturalismo e l'abbattimento delle frontiere, che molti attribuiscono a un disegno ideologico, sono in realtà le condizioni ideali per il capitalismo globale, che necessita della libera circolazione di merci e di forza lavoro per funzionare. Sicuramente l'Unione Europea ha seguito questa traiettoria non per obbedire a Kalergi, ma per aderire al modello economico globale del secondo dopoguerra.
Quando guardiamo il passato con gli occhi di oggi, tendiamo a unire i puntini in modo lineare, creando un disegno che all'epoca non esisteva. Questo in filosofia si chiama eterogenesi dei fini, quando cioè le azioni umane portano a risultati diversi o persino opposti rispetto alle intenzioni iniziali.
Nella visione di Kalergi vi era l’idea di un'Europa unita, forte e sovrana per difendersi dal colonialismo economico americano e dal comunismo sovietico.
Invece l'Europa di oggi è tecnocratica, fortemente influenzata dalla finanza atlantica, debole e geopoliticamente frammentata.
Non dobbiamo escludere o censurare le opere di Kalergi, al contrario, leggendole con attenzione potremo constatare che l'Europa attuale non è il prodotto di un "complotto" orchestrato da un singolo uomo, ma il risultato macroeconomico di processi globali che lui, da filosofo, aveva intuito con un secolo di anticipo.
La discussione sulle criticità del presente, come la perdita di identità, i flussi migratori incontrollati o lo strapotere finanziario rimane aperta e legittima, ma trova le sue risposte nelle scelte politiche degli ultimi trent'anni, non nei testi del 1925.
Dunque, ferme le precisazioni che precedono, il dibattito sul piano storico, filosofico, politico e giuridico è ancora aperto e se ne continuerà a discutere se vogliamo migliorare la società in cui viviamo.