Studio legale Avv. Daniela Ranise

Studio legale Avv. Daniela Ranise Daniela Ranise è Avvocato Cassazionista abilitata alle Magistrature Superiori dal 2017.

🏖️ 𝗠𝗶𝗮 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝟭𝟳 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘃𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲: 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮?«Una settimana al mare con le amich...
26/08/2026

🏖️ 𝗠𝗶𝗮 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝟭𝟳 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘃𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘃𝗮𝗰𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲: 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮?

«Una settimana al mare con le amiche più grandi, tutte maggiorenni. Io lavoro e non posso accompagnarla. In fondo la decisione è mia, sono la madre.»

La risposta è scomoda ma netta: no, quella decisione non è solo tua.
▸ La responsabilità genitoriale è di entrambi. Le scelte di maggiore interesse per un figlio si prendono di comune accordo, a prescindere da chi ha l’affidamento o da chi vive con lui ogni giorno.
▸ Finché non compie diciotto anni tua figlia resta minore. Una minore che parte da sola, affidata a persone fuori dalla famiglia, è proprio una di quelle scelte. I tribunali di Monza e Torino mettono i viaggi fatti dal figlio in autonomia tra le decisioni da concordare in due.
▸ Ma c’è un rovescio che pesa: a 17 anni, a un passo dalla maggiore età, la voce di tua figlia conta. La legge impone il suo ascolto, e le sue aspirazioni entrano nella decisione. Non è un permesso da strappare, è una ragione da portare.
▸ Se l’altro genitore dice no, non partire lo stesso: rischi una valutazione contro di te sull’affidamento. La via è il giudice, in modo rapido e informale.

Nell’articolo sul mio blog scrivo cosa fare passo per passo, prima che diventi un braccio di ferro. Il link è nel primo commento 👇

𝗜 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶?«Mio padre non ha più di che vivere e i servizi sociali hanno scri...
17/08/2026

𝗜 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶?

«Mio padre non ha più di che vivere e i servizi sociali hanno scritto a me. Ma io ho una famiglia e uno stipendio normale. Sono davvero obbligata?»

La risposta breve è sì. Ma è piena di condizioni, e cambiano tutto.

▸ Non sei il primo della fila. L’articolo 433 del codice civile mette prima il coniuge del genitore. I figli vengono dopo, solo se il coniuge non c’è o non può.

▸ Non scatta in automatico. Serve un bisogno reale del genitore, cioè la mancanza dei mezzi per le esigenze fondamentali (cibo, casa, medicinali), e insieme la tua possibilità di aiutarlo senza sacrificare i tuoi bisogni primari e quelli della tua famiglia. La legge non chiede a un figlio di impoverirsi.

▸ Se i figli sono più d’uno, nessuno paga tutto: ciascuno concorre in proporzione a ciò che ha, non in parti uguali per anagrafe.

▸ In un caso non devi niente: verso il genitore dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Chi non ha fatto il genitore quando doveva non può presentare il conto quando invecchia. Serve però un provvedimento del giudice, non basta il ricordo di un’assenza.

▸ E se paghi solo tu mentre i fratelli spariscono, la quota che gravava su di loro puoi chiederla indietro.

▸ E attenzione: sul versante penale, far mancare i mezzi di sussistenza a un genitore che non ha di che vivere, nei casi limite, è reato.

Nell’articolo tutti i casi, con la sentenza che ha condannato un figlio a rimborsare la sorella la metà di quanto aveva speso da sola per la madre.

Link al post lungo sul mio blog nel primo commento 👇

🏥 Chi paga la retta della RSA per un malato di Alzheimer?«È arrivata la prima retta. Tremila euro al mese, a carico mio....
28/07/2026

🏥 Chi paga la retta della RSA per un malato di Alzheimer?

«È arrivata la prima retta. Tremila euro al mese, a carico mio. Ma mio padre ha l’Alzheimer, è malato: non dovrebbe pagare tutto la sanità?»

È una domanda che ricevo spesso, e la convinzione che c’è dietro è comprensibile ma quasi sempre sbagliata: che una diagnosi pesante apra da sola le porte della gratuità.

▸ La regola è un’altra: la retta copre due cose diverse, le prestazioni sanitarie e quelle sociali e alberghiere. Sulla lungoassistenza il Servizio sanitario paga il 50%. La metà. Lo ha confermato la Corte costituzionale.

▸ L’altra metà, quella sociale e alberghiera, resta all’assistito. Il Comune interviene, ma non in automatico: secondo l’ISEE e la disciplina della singola regione. Tra Liguria e Piemonte le regole di dettaglio non coincidono.

▸ L’Alzheimer, da solo, non sposta niente. Le pronunce recenti sono nette: la malattia non cambia la doppia natura della prestazione. Non decide il nome sulla cartella.

▸ Il criterio con cui si decide chi paga non è la gravità della malattia, ma la natura concreta di ciò che viene fatto per quel paziente. Due persone con la stessa diagnosi possono ricadere in regimi diversi.

▸ Il 100% pubblico esiste, ma è l’eccezione: quando cura e assistenza diventano inscindibili per quel singolo paziente. E va dimostrato con la cartella e il programma di cura, non semplicemente dichiarato.

Nell’articolo sul mio blog trovi quando scatta davvero, e come si contesta una retta già impostata al 50%. Il link in primo commento 👇

𝗠𝗶𝗼 𝗽𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲: 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?«Lo faccio interdire, è la cosa seria da fare, no?»Me l...
17/07/2026

𝗠𝗶𝗼 𝗽𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲: 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?
«Lo faccio interdire, è la cosa seria da fare, no?»
Me lo chiedono con una certa fretta, e quasi sempre in perfetta buona fede. Nella testa di chi arriva in studio l’interdizione è la misura vera, quella definitiva, la prova che ci si sta occupando davvero del proprio familiare. Tutto il resto sembra un ripiego.
È esattamente il contrario. E quasi sempre la mia risposta è no.
▸ Il ragionamento che porta fuori strada è sempre lo stesso: più la malattia è grave, più la misura dev’essere pesante. Sembra logico. Non è il criterio della legge.
▸ Il discrimine non sta nel grado di infermità. Una compromissione psichica può essere totale e irreversibile, e l’amministrazione di sostegno regge lo stesso. Quello che sposta l’ago è quanto è complicato ciò che c’è da gestire, e quanta autonomia resta da proteggere.
▸ L’interdizione non è un’etichetta amministrativa. Toglie la capacità di agire per intero e mette accanto alla persona un tutore che si sostituisce a lei: firma al posto suo, decide al posto suo. Non l’affianca. La rimpiazza.
▸ Casi in cui serve davvero ce ne sono, e sono tre. La gravità della diagnosi non è nessuno dei tre.
La domanda da cui partire non è mai «quanto è grave?». È: che cosa deve essere gestito per questa persona, e che cosa è ancora capace di fare da sola?
Nell’articolo trovi i tre casi, cosa resta oggi dell’inabilitazione e cosa succede se chiedi l’interdizione e il giudice non è d’accordo.
Link in primo commento 👇

𝗣𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗿𝗮𝗴𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘁𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗴𝗹𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼.Quando un genitore anziano o una persona cara non riesce ...
04/07/2026

𝗣𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗿𝗮𝗴𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘁𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗴𝗹𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼.
Quando un genitore anziano o una persona cara non riesce più a gestire pensione, terapie, documenti, la prima paura è sempre la stessa: doverlo «dichiarare interdetto».

Ma esiste una misura diversa, oggi la più usata: l’amministrazione di sostegno. Cosa cambia davvero:
→ non cancella la capacità della persona, la accompagna solo dove serve
→ il giudice ritaglia i poteri caso per caso, sulla persona e sul patrimonio
→ si può perfino scegliere oggi, davanti al notaio, chi ci assisterà domani
→ la persona viene ascoltata e resta protagonista delle decisioni che la riguardano
La domanda giusta non è «come la dichiaro incapace». È «qual è la misura giusta per lei, adesso».
🔗 Link nel primo commento 👇

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘀𝗶 𝗽𝘂ò?«Preferirei comprare a mia figlia un appartament...
18/06/2026

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘀𝗶 𝗽𝘂ò?
«Preferirei comprare a mia figlia un appartamento, invece di versarle l'assegno ogni mese. Posso?»
È una domanda che ricevo spesso. La risposta è sì, ma solo rispettando alcune condizioni precise.
Il primo equivoco da chiarire è che non si tratta di una donazione. Quando l'immobile viene trasferito al figlio negli accordi di separazione per assolvere il mantenimento, la legge lo considera un pagamento, non un regalo. La Cassazione lo ha confermato: ha funzione solutorio-compensativa dell'obbligo di mantenimento.
Perché l'operazione sia valida servono tre cose:
– il consenso dell'altro genitore, messo per iscritto;
– l'inserimento dell'accordo nel verbale di separazione, da omologare in Tribunale;
– la verifica del giudice, che controlla che tutto sia nell'interesse del figlio.
C'è un dettaglio che molti trascurano: bisogna scrivere con chiarezza se la casa sostituisce il mantenimento per intero oppure solo in parte, e a chi restano le spese straordinarie — scuola, salute, sport. Un accordo che non lo precisa è una lite rinviata di qualche anno.
Va detto anche che questo tipo di trasferimento, essendo considerato un pagamento e non una liberalità, è più difficile da contestare da parte di eventuali creditori. Una protezione in più per il figlio, ma solo se l'atto è impostato nel modo corretto.
Una casa data bene è una tutela concreta in un momento difficile. Data male, è il punto di partenza della prossima discussione.
L'articolo completo nel primo commento. ↓

«Avvocato, hanno nominato un curatore speciale per mia figlia. Significa che pensano che io non sia capace di farle da m...
28/05/2026

«Avvocato, hanno nominato un curatore speciale per mia figlia. Significa che pensano che io non sia capace di farle da madre?»
La signora che me lo dice ha gli occhi rossi. La sua paura è comprensibile, ma è basata su un equivoco.
Il curatore speciale del minore non è un’accusa rivolta ai genitori.
È l’avvocato di tuo figlio. Una figura prevista dall’art. 473-bis.8 del codice di procedura civile, introdotta nel testo del codice dalla Riforma Cartabia, che entra nel processo quando gli interessi del bambino rischiano di non coincidere con quelli di nessuno dei due genitori – anche solo perché il conflitto fra mamma e papà ha preso tutto lo spazio.

Oggi questa nomina, prima rara, è diventata obbligatoria nei casi di conflitto strutturale d’interessi o di grave inadeguatezza di un genitore, discrezionale nelle altre situazioni di tensione rilevante. Le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 12193/2019) lo avevano già stabilito: quando il conflitto emerge in concreto, il giudice deve nominare il curatore, non può scegliere.
Cosa fa, concretamente? Ascolta il minore in colloqui privati, presenta istanze in suo nome, partecipa alle udienze, può fare ricorso. Ha pieno potere processuale.
C’è un dettaglio che pochi conoscono: dai quattordici anni, il minore può chiedere lui stesso al giudice la nomina di un proprio curatore speciale.

Ho scritto un approfondimento sul mio blog, il link è nel primo commento

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝗼 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼«Avvocato, mio figlio può essere ascoltato dal giudice?»La domanda corretta è...
18/05/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝗼 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

«Avvocato, mio figlio può essere ascoltato dal giudice?»
La domanda corretta è un’altra: dai dodici anni in su – e anche prima, se è capace di discernimento – tuo figlio ha diritto di essere ascoltato in ogni procedimento che lo riguarda. Lo dice l’articolo 315-bis del Codice civile. Non è una concessione del giudice. È un suo diritto.

L’ascolto non è il referendum su mamma o papà. Non è il momento in cui tuo figlio "sceglie". È il momento in cui dice cosa vive. Se entri nell’udienza pensando di vincere, hai già perso di vista chi conta.

Ho scritto un approfondimento sul blog con tutto quello che è bene sapere prima di parlarne con un legale. Link nel primo commento.

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