06/04/2026
Correva l’anno 2025 quando un manipolo di miserabili, più abituati all’ombra che alla luce, si accalcava attorno all’auto di famiglia per portarla via. Non il primo episodio, né purtroppo l’ultimo: solo l’ennesima manifestazione di un degrado che ormai non scandalizza più nessuno, perché è diventato abitudine.
E mentre si finge indignazione, continua a circolare, sottovoce ma neanche troppo, la logica marcia del “cavallo di ritorno”: paghi e riavrai ciò che è tuo. Un ricatto che sa di passato, ma che respira ancora, vivo e tollerato, nel presente.
Si accusa lo Stato di essere assente — ed è una critica che merita di essere ascoltata — ma poi si abbassa lo sguardo, si evita la denuncia, si lascia campo libero. Per paura. Paura non di un sistema, ma del piccolo delinquente di turno, dello “scarafaggio” che prospera proprio grazie al silenzio e alla rassegnazione.
E allora viene il dubbio: è davvero solo assenza, o è anche una resa collettiva che finisce per alimentare ciò che si dice di voler combattere?