19/08/2026
Non è il primo processo per MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA che affronto. Ormai sono la maggior parte del contenzioso di qualsiasi avvocato penalista.
Vista la delicatezza del tema è d’obbligo un tatto particolare nel trattare anche le personalissime esperienze professionali da raccontare e non da generalizzare.
Questo per non urtare la sensibilità dei coinvolti e per non screditare il fondamentale ruolo che essi potrebbero assumere in un’astratta diligenza di operato.
Ma nella mera pratica procedimentale la situazione è completamente diversa e mi riferisco ai CENTRI ANTI VIOLENZA PER LE DONNE, quindi ai miei colleghi e colleghe ( molto più spesso ) che ne fanno parte.
Esiste una deontologia forense alla quale ossequiosamente è d’obbligo aderire senza che si presumano deroghe.
“Art. 50 – Dovere di verità: L’avvocato non deve introdurre nel procedimento prove, elementi di prova o documenti che sappia essere falsi”.
Dall’avvento del c.d. CODICE ROSSO, leggo querele palesemente redatte da professionisti cariche di elementi più prossimi al romanzo che ad un atto giudiziario.
Le statistiche parlano limpidamente di 2 vere accuse su 10 denunciate. Ormai ne ho fatto talmente l’abitudine che ritrovo passaggi ricorrenti in ognuna di loro. Ciclostile impersonale e manifesto, alquanto censurabile.
Ma nell’ultima veramente non vi è stato posto limite di decenza e spero di potervene parlare un giorno arrivati all’assoluzione.
Un avvocato non deve personalizzarsi nel cliente, ancor di più quando fa parte di una collettività omogenea di persone. Non deve perseguire il narcisistico fine della condanna ad ogni costo, perché il prezzo da pagare è molto spesso il sacrificio della verità.
Questo sacrificio, deontologicamente vincolato quindi ad etica e morale, si traduce nel vissuto umano di un soggetto ( spesso un uomo ) che patisce un processo ed una eventuale condanna, ingiustamente.
Il malcapitato vede la sua immagine sociale e la sua vita relazionale cadere in pezzi a causa di un Avvocato che, sepolto il codice di deontologia forense vi antepone un partigiano risultato processuale, su rancorosa sollecitazione della cliente o delle discutibili tendenze mediatiche.
Così un uomo perde irrimediabilmente il rapporto con i figli.
È ora che si cambi rotta, con coscienza.