02/05/2025
Autorità di Sistema Portuale: tra equilibri politici e nuove sfide
Ora che sono stati ufficializzati i nomi delle nuove presidenze delle Autorità di Sistema Portuale liguri – Matteo Paroli per il Mar Ligure Occidentale e Bruno Pisano per il Mar Ligure Orientale – si possono avanzare alcune considerazioni.
Partiamo da e Marina di Carrara. La nomina di Bruno Pisano, esponente di spicco dell’imprenditoria locale, è letta come una scelta del territorio. Si tratta di una figura ben vista nell’ambiente, esperta, accorta, dotata anche di sana astuzia. Nonostante la scarsa esperienza tecnico-burocratica – proviene dal privato – non è detto che questo rappresenti un limite. Al contrario, l’idea che un tecnocrate sia sempre la scelta migliore per un incarico di questo peso a me non convince. In questo senso, Ministero e Regione sembrano aver condiviso un’impostazione più pragmatica.
Fratelli d’Italia, pur avendo esercitato un diritto di veto su profili politicamente sgraditi, non è riuscita a imporre una figura propria né a presentare candidati tecnicamente credibili. Il risultato è stato una nomina che non risponde a logiche di appartenenza politica, ma alle esigenze operative di un porto che – tra la cronica debolezza dello scalo di Massa e le ambizioni (difficili) di crescita di quello spezzino – richiede un cambio di passo pragmatico.
Ben diversa è la situazione a , primo porto italiano e del Mediterraneo, dove le criticità sono ben più stratificate. Infrastrutture carenti, carico su gomma e rotaia inadeguato (si attende il Terzo Valico come i cattolici attendono la parusia), mancanza cronica di spazi retroportuali – per cui l’unico sfogo possibile resta il mare, con la nuova e indispensabile diga – e tensioni endemiche tra terminalisti e lavoratori. A queste si aggiungono le eredità lasciate dalla presidenza di Paolo Emilio Signorini e, in parte, dalla gestione regionale di Giovanni Toti.
In questo contesto è arrivata la scelta di una figura completamente "esterna" Matteo Paroli, avvocato, non genovese ma conoscitore del sistema AdSP, con esperienze significative ad Ancona e Livorno. Una figura che non appartiene ai giochi e giochetti locali e che, da giurista, saprà probabilmente muoversi con la necessaria cautela.
Chi scrive non conosce personalmente Paroli, ma la sensazione è positiva: esperienza consolidata, profilo tecnico, estraneità ai circoli di potere locali. Certo, la sua conoscenza di Genova e delle dinamiche sulle banchine è prossima allo – elemento tutt’altro che secondario – ma, considerata la situazione complessiva, forse era una scelta inevitabile.
Ed è proprio la natura di questa nomina a rappresentare un giudizio implicito sul territorio genovese. Non ce l’abbiamo con gli amministratori in carica – né con il sindaco facente funzione Pietro Piciocchi né con il presidente Marco Bucci , che si sono anzi ritrovati a gestire (tutto sommato bene) una situazione già compromessa – ma è evidente che la designazione arrivi come un colpo a sorpresa, firmato Lega. E se qualcuno ha vinto, qualcun altro ha evidentemente perso.
A uscirne male sono lo shipping, la politica locale e una parte dell’ambiente portuale. Con l’eccezione, doverosa, di chi nel porto ci lavora e non lo controlla: operatori e vettori che tengono in piedi il sistema e che non possono essere messi nello stesso calderone di chi trama in retroscena.
Due figure, però, escono bene da questa vicenda. Una è Antonio Benvenuti Console della , che con sobrietà e fermezza guida un’organizzazione potenzialmente esplosiva, rendendola invece un fattore di stabilità.
L’altra è Edoardo Rixi : unico vero riferimento nazionale per la portualità e la logistica ligure, politico giovane ma navigato, rispettoso del suo ruolo e capace di rappresentare il sistema a Roma. In un panorama desolante, è lui – con tutte le contraddizioni del suo partito – a garantire un minimo di continuità e visione.
Infine, una domanda: che ruolo ha avuto il partito locale della presidente del Consiglio? Nessun nome, nessun contributo, nessun risultato. Nonostante si sapesse da anni che il momento delle nomine sarebbe arrivato, Fratelli d’Italia a Genova è rimasta silente. Non ha giocato. O non ha voluto, o non ha potuto. In entrambi i casi, un’occasione clamorosamente mancata.
E mentre le opposizioni sembrano ancora concentrate nel logoramento sistematico anziché nella costruzione condivisa di soluzioni – con la sola eccezione forse di Armando Sanna, osteggiato più dai suoi che dagli avversari forse perché troppo libero – ci si chiede quanto tempo servirà prima che il dibattito politico torni a essere all’altezza delle sfide reali.
Nel frattempo, che Dio – e soprattutto Giorgia Meloni , Rixi e Bucci – ce la mandino buona. E senza vento marinai (e grifoni).