07/08/2026
ROCCO CHINNICI, IL MAGISTRATO CHE INSEGNÒ AI GIOVANI CHE LA MAFIA SI COMBATTE ANCHE CON LA CULTURA
Rocco Chinnici è stato uno dei magistrati che hanno segnato la storia della lotta alla mafia in Italia. Ucciso a Palermo in un attentato di Cosa Nostra, pagò con la vita il suo impegno contro la criminalità organizzata e la sua determinazione nel difendere la legalità.
Dietro la toga c’era un uomo semplice, profondamente legato alla sua terra. Chi lo conobbe ne ricordava la bontà d’animo, l’intelligenza, l’intuito e una fermezza che non venne mai meno, neppure nei momenti più difficili.
Ma Chinnici fu soprattutto un magistrato innovatore. Era convinto che la repressione giudiziaria, da sola, non sarebbe bastata a sconfiggere la mafia. Per questo dedicò molto tempo al dialogo con i giovani, incontrando studenti e cittadini per spiegare cosa fosse davvero Cosa Nostra, come si arricchisse e perché fosse necessario contrastarne la cultura prima ancora delle azioni criminali.
«Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai», ripeteva spesso.
Una visione che avrebbe ispirato anche molti magistrati delle generazioni successive.
Paolo Borsellino lo ricordò con parole cariche di stima, raccontando come né l’indifferenza diffusa né la pericolosa tendenza a convivere con il fenomeno mafioso fossero mai riuscite a scoraggiarlo. Disse che Chinnici viveva secondo quella che lui stesso definiva la propria «religione del lavoro», un’espressione che riassumeva perfettamente il suo senso del dovere e il suo instancabile impegno al servizio dello Stato.
Il suo esempio continua ancora oggi a ricordare che la lotta alla mafia non si combatte soltanto nelle aule di tribunale, ma anche nelle scuole, nelle famiglie e nella società, attraverso l’educazione, la conoscenza e la costruzione di una coscienza civile.
Ricordare Rocco Chinnici significa custodire la memoria di un uomo che ha scelto di non arretrare davanti alla violenza e che ha trasformato il proprio lavoro in una missione al servizio della giustizia.
Il suo ricordo continua a rappresentare un invito a non abbassare mai la guardia e a fare della legalità una responsabilità condivisa, perché solo una società consapevole può davvero sconfiggere la mafia.