13/08/2026
Il patriarcato è morto. Viva il patriarcato.
Si chiama Futuro Nazionale, ma la chiave di lettura ce l'aveva già offerta il suo fondatore con Il mondo al contrario: capovolto è un ritorno al passato.
Nel programma del suo nuovo partito oggi leggiamo, tra le varie, che il «patriarcato mediterraneo» deve essere «protetto e non criminalizzato». Un modello fondato sulla formazione di «maschi forti», capaci di dominare emozioni e passioni e di proteggere le donne. Si sostiene persino che, dove scompare la società patriarcale, aumenti la violenza contro le donne.
Una rivendicazione che sembrerebbe in contrasto con quanto più volte affermato dal ministro Valditara, ovvero che il patriarcato non esiste più. Ma la contraddizione è soltanto apparente: la visione del mondo è la stessa. Cambia solo la mossa retorica. Uno lo dichiara inesistente per assolvere il presente; l’altro lo riscopre per riabilitare il passato. In un caso è un’invenzione ideologica del femminismo; nell’altro una gloriosa tradizione mediterranea. Scompare come sistema di potere, ricompare come modello di società.
Coerentemente, il programma propone di abrogare il reato di femminicidio - introdotto nel 2025 proprio dal governo Meloni - e recupera il lessico delle «forme di violenza passionale». La categoria di femminicidio viene ricondotta alle «tecniche di manipolazione operate dalla sinistra»: chi uccide una donna dovrebbe essere punito per omicidio, «senza necessità di distinguere in viricidio e femminicidio». Restano, va detto, alcune misure concrete di tutela - rafforzamento del Codice rosso e braccialetti elettronici – utili per curare il sintomo, mentre viene negata la malattia. Una parte consistente della responsabilità della violenza viene peraltro attribuita all’immigrazione, accompagnata dall’invito a difendere «le nostre donne».
E arrivano le «quote azzurre» nei concorsi pubblici: il nome richiama, capovolgendola, l’espressione «quote rosa» e nel testo indica una riserva di posti per i «genitori di famiglie numerose». Anche la previdenza segue la stessa logica: il programma promette «premialità di pensionamento anticipato per le madri, proporzionalmente al numero dei figli avuti». In entrambi i casi il vantaggio viene collegato alla procreazione, anziché alla correzione delle disuguaglianze che le quote — e le politiche di genere più in generale — dovrebbero contrastare.
Il quadro che ne emerge è piuttosto nitido. Le donne compaiono soprattutto come madri da incentivare, vittime da proteggere e patrimonio della comunità nazionale da difendere. Mai come soggetti autonomi, portatori di libertà, diritti, desideri e progetti propri. Agli uomini spetta essere forti e protettivi; alle donne essere protette e, possibilmente, prolifiche.
La novità, semmai, è che ora non occorre più neppure dimostrare che il patriarcato esista: lo certifica direttamente un programma politico. È ancora tra noi e, a quanto pare, sta lottando con tutte le sue forze per non essere lasciato indietro.
Barbara Poggio, 13 agosto 2026
*Vignetta di Valentina Stecchi