Studio Legale Quercioli

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L'avvocato Roberta Quercioli si occupa di cause civili. Attività: Consulenze legali
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ita', fallimenti, infortunistica, risarcimento danni, specializzazione separazione dei coniugi


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"Ormai vecchio, guardando al mio passato, mi accorgo che il cammino dell'imparare a morire è stato il cammino dell'impar...
01/09/2026

"Ormai vecchio, guardando al mio passato, mi accorgo che il cammino dell'imparare a morire è stato il cammino dell'imparare a vivere, nella convinzione che ciò che si è vissuto nell'amore resterà per sempre.
Solo l'amore innesta l'eternità nella nostra vita mortale."
[ , "Cosa c'è di là. Inno alla vita"]

Ci vuole coraggio a fare un figlio.Ce ne vuole sempre.Perché un figlio ti stravolge la vita, cambia gli equilibri, il te...
01/09/2026

Ci vuole coraggio a fare un figlio.

Ce ne vuole sempre.

Perché un figlio ti stravolge la vita, cambia gli equilibri, il tempo, il sonno, il lavoro, la coppia, le priorità. Ti chiede di diventare qualcosa che prima non eri.

E poi può succedere che quel figlio nasca con una disabilità grave.
E allora il coraggio non basta più.

Servono aiuti.
Servono persone.
Servono servizi.
Serve qualcuno che ogni tanto ti dica: adesso ci siamo noi, riposati tu.

Perché l'amore può essere infinito, ma le forze di un essere umano no.
E invece continuiamo a vivere in un Paese che parla continuamente di famiglia.
Che inneggia alla famiglia tradizionale.
Che si straccia le vesti per la denatalità e si domanda perché non facciamo più figli.

Poi, però, troppo spesso, quando quei figli arrivano e hanno bisogno di molto più di quanto una famiglia possa sostenere da sola, quella stessa famiglia scopre quanto può essere terribilmente sola.
Ed è per questo che, dentro questa storia terribile, ci sono due parole che mi hanno trafitta più di tutte:

«Siamo soli».
Sono una coltellata.

Perché nessun genitore che assiste un figlio con una disabilità grave dovrebbe arrivare a sentirsi così.
Possiamo discutere delle responsabilità individuali, e dobbiamo farlo: la disperazione non rende accettabile togliere la vita a un figlio, una moglie, un cane e infine a sé stessi.

Ma dopo averlo detto con tutta la chiarezza possibile, resta una domanda che riguarda tutti noi:
quanto deve essere forte una famiglia per riuscire semplicemente a sopravvivere?

Non possiamo celebrare la famiglia soltanto nei discorsi.
Non possiamo chiedere alle persone di fare figli e poi considerare la cura una faccenda privata.
Non possiamo chiamare “assistenza” qualche ora, qualche contributo, qualche pratica burocratica e pensare che questo significhi davvero non lasciare sole le persone.

Una società si misura anche da questo:
da quanto riesce a sostenere chi non ce la fa più, prima che non ce la faccia più.

Quella frase, «siamo soli», non dovrebbe essere soltanto il titolo di una tragedia.
Dovrebbe essere una domanda rivolta a tutti noi.
Com'è possibile che qualcuno, in mezzo a una società intera, possa arrivare a sentirsi così solo?

Se una famiglia deve diventare eroica per riuscire a prendersi cura di un figlio fragile, allora abbiamo già fallito.

Non loro.

Noi, come società.

25/08/2026

Se le mogli non riuscivano ad avere figli era solo colpa loro ed erano donne mancate. Se le donne diventavano madri senza essere sposate erano disonorate e i genitori le cacciavano di casa. Se le donne non volevano quel figlio e tentavano clandestinamente di interrompere la gravidanza potevano morire. Le mogli allevavano da sole i figli ma la patria potestà era del marito. Il solo scopo delle donne era essere madri rinunciando ad essere donne. Il rapporto delle donne con la maternità è sempre stato gestito e approvato da leggi, idee, paure, maschili. Ma le donne molto hanno ottenuto e ancora più sognano. Vorrebbero, alla rinfusa: essere persone prima che madri; scegliere di essere o non essere madri; accedere alle tecniche di inseminazione eterologa; essere aiutate sin dall'adolescenza a non trovarsi madri per puro caso; essere madri di quanti figli desiderano senza dover rinunciare alla carriera o scegliere di rinunciarci per essere del tutto madri; avere accanto un uomo-padre come loro sono donna-madre, malgrado il lavoro e l'organizzazione domestica; essere madri di figli maschi e saperli far crescere affinché imparino ad amare, rispettare, aiutare le donne della loro vita; essere madri di figlie femmine che imparino a rispettare il proprio corpo, la propria intelligenza, il proprio valore, impedendo a chiunque di irriderle perché in grado di star sedute sulla propria fortuna.

Natalia Aspesi, da un articolo su La Repubblica del 2011

*Illustrazione di Zoë van Dijk

Qualora durante la convivenza coniugale la moglie abbia reso un effettivo contributo alla vita familiare e al successo p...
25/08/2026

Qualora durante la convivenza coniugale la moglie abbia reso un effettivo contributo alla vita familiare e al successo professionale del marito, non oggetto di contestazione, la determinazione dell’assegno divorzile può fondarsi su un ragionamento presuntivo, come, nella fattispecie, si desume nella sentenza impugnata, laddove la misura del contributo alla famiglia è stato posto in correlazione con la nascita della terzogenita e dunque con un obbiettivo incremento dei compiti di cura della prole al quale ha fatto seguito la cessazione del rapporto di lavoro, evento questo ritenuto, in assenza di elementi contrari, frutto di una valutazione condivisa tra i coniugi e tale da comportare un sacrificio per la moglie.

Post muto
25/08/2026

Post muto

Le ferie con un narcisista...Perché ogni vacanza diventa un campo di battaglia?​Aspetti le ferie per mesi ed immagini re...
15/08/2026

Le ferie con un narcisista...Perché ogni vacanza diventa un campo di battaglia?
​Aspetti le ferie per mesi ed immagini relax, leggerezza e momenti condivisi con il tuo/a partner ...
Poi parte il viaggio e puntuale come un orologio svizzero, arriva la crisi: una provocazione dal nulla, un silenzio punitivo, un attacco di rabbia o una critica e svalutazione costante.
​Il narcisista patologico ha un bisogno profondo di controllo e durante le vacanze, dove la routine salta e l'attenzione si sposta sul benessere di coppia o familiare, percepisce una perdita di centralità.
Quindi per riprendere il controllo, crea il caos, crea destabilizzazione...
Se il clima è sereno, lo rompe: la gioia e la serenità dell'altro è qualcosa che non riesce ne a tollerare ne a gestire, a meno che non ne sia l'unico artefice.
​Cosa prova la vittima in queste circostanze?
​-Ipervigilanza costante, perché cammina costantemente sull'orlo di un un precipizio, misurando ogni parola per evitare che il clima precipiti.
-​Profondo senso di solitudine,perché si ritrova isolata/o proprio nel momento in cui dovrebbe sentirsi più vicina/o al partner.
-​Spossatezza estrema e colpa, perché si passa da uno stato d'ansia alla frustrazione, arrivando a chiedersi cosa si sia sbagliato per "rovinare" l'atmosfera.
In tutto ciò si ritorna dalle ferie più stanchi di prima e ciò non è sfortuna, ma è il segnale che il proprio spazio emotivo viene continuamente invaso e svalutato.
Riconoscere questo schema è il primo, fondamentale passo per smettere di addossarsi colpe non proprie ed iniziare a tutelarsi.

-​Dott.ssa Eliana Sebastiani Pierbattisti, Psicologa clinica-






La notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 iniziò la costruzione del muro di Berlino, che era lungo 155 chilometri e div...
13/08/2026

La notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 iniziò la costruzione del muro di Berlino, che era lungo 155 chilometri e divise la città in due sino alla fine della Guerra Fredda.
Alle 6 di mattina i berlinesi si trovarono di fronte a 193 strade chiuse, così come 68 incroci e 12 stazioni dei treni inagibili. Alcuni si chiesero cosa fosse successo, altri urlarono verso le guardie di frontiera, che risposero coi lacrimogeni.
Quando le guardie annunciarono alla città con gli altoparlanti che il confine era chiuso, moltissime persone impacchettarono le proprie cose e corsero alla stazione per raggiungere Berlino Ovest in treno, ma i collegamenti erano già stati interrotti. Provarono allora a telefonare ai loro parenti e amici che vivevano a Berlino Ovest, ma anche i collegamenti telefonici erano stati interrotti. Cominciarono quindi a salutare da lontano dalle finestre di casa, dalle macchine, o arrampicandosi dove potevano.
Il muro di Berlino divenne il simbolo della Guerra Fredda, rimase in piedi per 10.315 giorni, e fu abbattuto il 9 novembre del 1989. Più di 5mila persone riuscirono a scavalcarlo e a scappare. Circa 140 morirono nel tentativo di farlo.

Nella foto due bambine salutano i nonni da un lato all’altro del filo spinato, 14 agosto 1961 (Keystone/Getty Images).

L'assegnazione della casa familiare costituisce un diritto attribuito al genitore in quanto collocatario o convivente co...
13/08/2026

L'assegnazione della casa familiare costituisce un diritto attribuito al genitore in quanto collocatario o convivente con i figli minorenni o maggiorenni, ma portatori di un serio handicap, non ai figli direttamente, non configurando, l'art. 337-sexies c.c., un autonomo diritto del figlio, ma attribuendo, la norma, il godimento dell'immobile al genitore convivente quale strumento di tutela dell'interesse della prole. Ne consegue che, cessata la convivenza con il genitore assegnatario, il figlio non vanta un autonomo titolo alla prosecuzione nel godimento dell'immobile.

https://www.osservatoriofamiglia.it/contenuti/17523888/figlio-maggiorenne-disabile-non-grave.html

13/08/2026

Il patriarcato è morto. Viva il patriarcato.
Si chiama Futuro Nazionale, ma la chiave di lettura ce l'aveva già offerta il suo fondatore con Il mondo al contrario: capovolto è un ritorno al passato.
Nel programma del suo nuovo partito oggi leggiamo, tra le varie, che il «patriarcato mediterraneo» deve essere «protetto e non criminalizzato». Un modello fondato sulla formazione di «maschi forti», capaci di dominare emozioni e passioni e di proteggere le donne. Si sostiene persino che, dove scompare la società patriarcale, aumenti la violenza contro le donne.
Una rivendicazione che sembrerebbe in contrasto con quanto più volte affermato dal ministro Valditara, ovvero che il patriarcato non esiste più. Ma la contraddizione è soltanto apparente: la visione del mondo è la stessa. Cambia solo la mossa retorica. Uno lo dichiara inesistente per assolvere il presente; l’altro lo riscopre per riabilitare il passato. In un caso è un’invenzione ideologica del femminismo; nell’altro una gloriosa tradizione mediterranea. Scompare come sistema di potere, ricompare come modello di società.
Coerentemente, il programma propone di abrogare il reato di femminicidio - introdotto nel 2025 proprio dal governo Meloni - e recupera il lessico delle «forme di violenza passionale». La categoria di femminicidio viene ricondotta alle «tecniche di manipolazione operate dalla sinistra»: chi uccide una donna dovrebbe essere punito per omicidio, «senza necessità di distinguere in viricidio e femminicidio». Restano, va detto, alcune misure concrete di tutela - rafforzamento del Codice rosso e braccialetti elettronici – utili per curare il sintomo, mentre viene negata la malattia. Una parte consistente della responsabilità della violenza viene peraltro attribuita all’immigrazione, accompagnata dall’invito a difendere «le nostre donne».
E arrivano le «quote azzurre» nei concorsi pubblici: il nome richiama, capovolgendola, l’espressione «quote rosa» e nel testo indica una riserva di posti per i «genitori di famiglie numerose». Anche la previdenza segue la stessa logica: il programma promette «premialità di pensionamento anticipato per le madri, proporzionalmente al numero dei figli avuti». In entrambi i casi il vantaggio viene collegato alla procreazione, anziché alla correzione delle disuguaglianze che le quote — e le politiche di genere più in generale — dovrebbero contrastare.
Il quadro che ne emerge è piuttosto nitido. Le donne compaiono soprattutto come madri da incentivare, vittime da proteggere e patrimonio della comunità nazionale da difendere. Mai come soggetti autonomi, portatori di libertà, diritti, desideri e progetti propri. Agli uomini spetta essere forti e protettivi; alle donne essere protette e, possibilmente, prolifiche.
La novità, semmai, è che ora non occorre più neppure dimostrare che il patriarcato esista: lo certifica direttamente un programma politico. È ancora tra noi e, a quanto pare, sta lottando con tutte le sue forze per non essere lasciato indietro.

Barbara Poggio, 13 agosto 2026

*Vignetta di Valentina Stecchi

Il patriarcato mediterraneo sembra il nome di un pesce, invece è l'ultima uscita di Vannacci.🏖 Anche Agosto, amiche e am...
13/08/2026

Il patriarcato mediterraneo sembra il nome di un pesce, invece è l'ultima uscita di Vannacci.

🏖 Anche Agosto, amiche e amici, è un pessimo momento per saper leggere

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21, Via S. Lorenzo
Genova
16123

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