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Studio legale Pavia Enrico & partners Lo Studio offre consulenza ed assistenza legale in diritto penale, civile ed amministrativo. Fondato

05/06/2026

Una precisazione affettuosa (ma necessaria) sugli avvocati.

Gli avvocati non danno consigli al bar, non dispensano opinioni come fossero commentatori sportivi e, soprattutto, non fanno previsioni del futuro.

Gli avvocati rilasciano pareri ed effettuano consulenze.

Dietro una risposta che spesso arriva in pochi minuti, ci sono ore di studio, fascicoli da leggere, giurisprudenza da analizzare, strategie da valutare, udienze da affrontare e decisioni tecniche da assumere. Molto spesso quando gli altri hanno già spento il computer e sono a cena.

Per questo, ogni tanto, un semplice "grazie Avvocato" è gradito. Ma da solo non basta a comprendere il valore del lavoro svolto.

C'è poi un altro equivoco da chiarire.

L'avvocato non è un amico. Può essere cordiale, disponibile, persino empatico. Può condividere le vostre preoccupazioni e combattere con determinazione la vostra battaglia. Ma non lo fa perché vi vuole bene.

Lo fa perché ha ricevuto un incarico professionale.

Non è "dalla vostra parte" per affetto, ma per mandato.

E attenzione: non sempre è tenuto a dirvi ciò che pensa intimamente del vostro caso. Ciò che conta davvero non è il suo stato d'animo, ma la qualità tecnica con cui esercita la difesa e tutela i vostri interessi.

La professione forense è una cosa seria. Non banalizziamola e non commettiamo l'errore di confondere il rapporto professionale con quello personale.

Se il vostro avvocato vi ascolta, vi rassicura, risponde alle telefonate improbabili il sabato e affronta problemi che non sono suoi come se lo fossero, non significa che sia diventato un familiare.

Significa che sta facendo bene il suo lavoro.

E, credetemi, spesso lo sta facendo mettendo la sua vita privata dopo le esigenze dei clienti.
Buona cena a tutti
Avv. Luana Sciamanna

02/06/2026

PRIMA PAGINA. E POI?

Per anni il copione è stato quasi sempre lo stesso.

L'indagine apre i telegiornali.

L'arresto conquista le prime pagine.

L'accusa diventa notizia.

Poi arrivano il proscioglimento o l'assoluzione.

E spesso la notizia scompare.

Ora una proposta di legge approvata dalla Camera prova a intervenire proprio su questo squilibrio.

L'idea è semplice:

se la notizia dell'accusa merita pubblicità,
anche la notizia dell'assoluzione deve poter raggiungere lo stesso pubblico.

Non è una questione di favore agli imputati.

È una questione di completezza dell'informazione.

Perché il processo non finisce quando esce il primo titolo.

E la reputazione di una persona non dovrebbe dipendere soltanto dalla prima pagina.

in Giustizia 🔹

13/04/2026

Una lucidissima analisi del Procuratore capo di Napoli Nord. Magistrato straordinario e persona di grande cultura, tratta dal profilo dell'Avv. Gennaro Iannotti.

Questo referendum non sarà un tornante banale; molto potrà cambiare, dentro e fuori la magistratura.
Ma, intanto, molto è già cambiato.
Il clima referendario ha innanzitutto reso evidente quello che le rilevazioni sociologiche davano già per acquisito, e cioè che nel corpo sociale è venuta ridimensionandosi progressivamente la cifra di autorevolezza della magistratura, percepita sempre più come un soggetto non più super partes ma portatore di una propria visione politica, con le conseguenze, in termini di contrazione dell’indice di affidabilità, oramai a tutti note.
La battaglia referendaria si è incentrata non tanto sulle questioni oggetto della riforma, quanto sul ruolo stesso della magistratura e sul rapporto fra quest’ultima e gli altri poteri, con ciò confermando di per sé un dato anomalo, e cioè l’oggettiva sovraesposizione del potere giudiziario, avvertito, a torto o a ragione, come protagonista della scena politica.
Non è un caso se questo referendum ha assunto una portata socialmente divisiva che rievoca altri che hanno segnato la storia del nostro Paese.
L’avere, inoltre, accettato, da parte della magistratura, specialmente quella associata, di trattare i temi della riforma non tanto per il testo quanto per il contesto, ha finito per ratificare la collocazione della magistratura su un terreno sempre più estraneo alla sua costitutiva dimensione di interprete equanime della norma.
Anche il registro comunicativo ed i toni usati non si sono differenziati da quelli utilizzati dagli altri attori partitici.
E non vi è dubbio che, al di là delle buone intenzioni dei tanti che si sono spesi nell’agone referendario, gli accenti ultimativi, quasi apocalittici, della chiamata a raccolta, sono apparsi più come la strenua conservazione di una posizione di potere che come la difesa autentica di un assetto costituzionale (che peraltro la stessa magistratura aveva contribuito a cambiare, basti pensare al principio del giusto processo).
Comunque vada il referendum, ci sarà pertanto da ricostruire.
In primo luogo, ci sarà da ricostruire un rapporto con tutta quella parte del corpo sociale che, al di là delle invettive e degli anatemi, delle squalifiche etiche e delle sbrigative denigrazioni, rappresenta comunque una buona fetta di destinatari della risposta di giustizia. E che se avranno votato per la riforma, è ben possibile che lo avranno fatto non solo per disciplina di partito o per soggezione a vincoli di affiliazione. Ma per ben più serie ragioni.
Ci sarà da ricostruire (o meglio, da recidere) anche il rapporto con coloro che avendo guidato la battaglia contro la riforma, si aspetteranno magari di ricevere in cambio un sostegno dalla magistratura in un conflitto ben più impegnativo, quello cioè contro un governo da disarcionare.
Ci sarà da ricostruire il rapporto anche con i non pochi magistrati che, senza esporsi, confidavano nell’approvazione della riforma, come occasione per una scossa interna, come speranza di cambiamento (peraltro, già pronunciandosi in tal senso in un referendum indetto dalla magistratura associata).
Ci sarà, in definitiva, da ricostruire e tanto, quando, ad urne chiuse, riemergeranno, in tutta la loro drammaticità, le criticità che affliggono una risposta di giustizia avvertita, e non da adesso, come inadeguata e terribilmente distante dal comune sentire. E non solo per carenza di risorse materiali, quanto soprattutto per una eclissi morale.
E sia che sarà passata la riforma, sia che sarà stata bocciata, non vi è dubbio che sarà la magistratura a pagare il conto più salato e dovrà necessariamente prendere atto della ineludibilità di un’inversione di rotta.
Non basteranno rimedi approssimativi nè mozioni congressuali.
Occorrerà attingere alle ragioni più profonde del rendere giustizia, riscoprire il senso del limite, riassumere un respiro istituzionale, abbandonare malintesi atteggiamenti elitari, rimettere al centro la persona e i suoi diritti.
Se in questo la magistratura avrà coraggio, ne guadagnerà in stima e prestigio.
Potrà svolgere il suo insostituibile ruolo di tutore delle regole, senza apparire come usurpatore di poteri altrui.
E se lo farà non vergognandosi dell’inevitabile imperfezione dell’umano, avrà sicuramente il sostegno che si accompagna ad ogni sacrificio disinteressato.
Non è semplice la risalita.
E non è piacevole ritrovarsi fra le macerie.
Abbiamo però un patrimonio cui attingere, di ideali e di esempi.
È tempo di onorarlo.
Domenico Airoma

12/04/2026

Fai attenzione 🔷️
quando incontri una persona gentile.
Non è debolezza.
È qualcuno che ha visto l'ingiustizia e adesso non vuole aggiungerne altra.
Fai attenzione
quando incontri una persona umile.
Non è fragilità
Sii attento
quando incontri chi sa ascoltare.
Non è silenzio.
È rispetto.
In un mondo che sputa sentenze e condanne
prima ancora di conoscere i fatti,
Le persone gentili
sono già dalla parte giusta.
Non fanno notizia.
Ma fanno giustizia.

in Giustizia 🔹

11/03/2026
05/03/2026

La terzietà del giudice vuol dire estraneità rispetto al rapporto processuale tra accusa e difesa. Nel diritto i terzi sono gli estranei. La riforma dà ulteriore attuazione a questo principio. Un giudice non può essere veramente estraneo se la sua carriera è definita da un organo, il Csm, in cu...

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