SOS Errore Medico

SOS Errore Medico Assistenza per il Risarcimento dell'Errore Medico In caso di mancato risarcimento, nulla sarà dovuto. Gratuitamente si giungerà all’esito della consulenza.

Sos Errore Medico fonda il suo operato sulla collaborazione con professionisti della medicina (medici legali e specialisti) e con avvocati esperti in materia di responsabilità professionale e di risarcimento danni. Sos Errore Medico si avvale di una rete di collaborazione con professionisti di diversi settori di interesse, consultabili qualora il caso ne palesasse la necessità. Sos Errore Medico

, nella conduzione del rapporto economico che stipula col cliente, assume i costi derivanti dalla gestione della pratica e percepisce un ricavo percentuale sulla somma ottenuta dal danneggiato a titolo di risarcimento. Non vengono gestite pratiche per le quali è già in corso un procedimento giudiziario (sia in sede civile che in quella penale). Sei reduce da una br**ta esperienza e magari ne stai pagando ancora le conseguenze psicologiche, oltre che fisiche. Non riesci a chiudere quella ferita, perché sostieni di essere stato vittima di un’ingiustizia dovuta ad un errore medico, ad un trattamento inadeguato, ad un caso di malasanità, ad una trasfusione infetta, a un intervento chirurgico imperfetto, al malfunzionamento di un macchinario in un ospedale, in una casa di cura o in una clinica che sia. Da oggi c’è chi può assisterti, chi può sostenere le tue ragioni e chi può condurti ad ottenere ciò che cerchi: la giustizia ed un equo riconoscimento risarcitorio. Sos Errore Medico raccoglie la tua documentazione, la esamina, la sottopone allo studio e all’attenzione di quella rete di professionisti che con noi fanno sinergia, che con noi hanno creato sistema. Senza impegno alcuno giungeremo assieme al primo imprescindibile step, al punto di partenza: capire se esistono i presupposti per un’azione di risarcimento.

05/08/2026

All’anagrafe era Francesco Mastrogiovanni, anche se tutti lo chiamavano Franco, ed era il maestro elementare più alto del mondo. O così almeno dicevano sempre i suoi bambini della scuola elementare di Pollica, nel Cilento.
Il 31 luglio 2009 però Franco è soltanto un uomo in fuga. La sera prima il comandante dei vigili urbani di Pollica, Lamanna, riceve dal sindaco l’incarico di recarsi nell’isola pedonale di Acciaroli per prelevare un uomo e fargli un TSO. Quell’uomo è Mastrogiovanni, già colpito nel 2002 e nel 2005 da questo provvedimento, e già vittima di due processi, con annesse carcerazioni, da cui era risultato completamente innocente; anzi sono state accertate violenze ai suoi danni da parte degli agenti che lo hanno tratto in custodia. Innocente, ma marchiato: perché Franco, con alcune crisi depressive alle spalle e con la patente di noto anarchico cucita addosso, diventa bersaglio di attenzioni particolari da parte delle istituzioni.
Attenzioni che culminano quel 31 luglio nella terza richiesta di TSO. Accerchiato sulla spiaggia mentre in acqua canta Addio Lugano bella, viene circondato da vigili, carabinieri e perfino dalla guardia costiera. Un dispiegamento incredibile per catturare un uomo riservato, mite, mai violento, come tutti lo descrivono in paese. Alla fine il maestro si consegna spontaneamente agli agenti, e mentre lo caricano sull’ambulanza chiede di non essere trasportato a Vallo della Lucania, perché dice “lì mi ammazzano”. E invece ce lo portano in quell’ospedale, dov’era già stato per gli altri TSO. All’arrivo, dopo un caffè ed una doccia il maestro è tranquillo. Ma quando rifiuta di sottoporsi ad un esame delle urine viene legato mani e piedi al lettino. Solo allora Franco inizia a dimenarsi e ad urlare. Da lì in poi nonostante tenti in ogni modo di liberarsi, divincolarsi, chiedere aiuto, viene lasciato per 87 ore a marcire. Per quattro giorni infermieri, addetti alle pulizie, medici entrano, svolgono i loro compiti e poi escono lasciandolo lì. Non viene idratato, pulito, aiutato. Mentre le fascette gli creano due centimetri di lesioni ai polsi, Franco, dopo 87 ore legato su quel lettino, muore.
Solo sei ore dopo vanno a liberarlo. Tutto viene documentato dai video delle telecamere presenti nel reparto.
La sera precedente al decesso, avvenuto il 4 agosto, la nipote si era recata in ospedale per fargli visita. Non l’avevano fatta entrare, dicendole che lo zio stava bene.
Da questa terribile vicenda nascerà un lungo iter processuale che finirà nel 2018, quando la cassazione confermerà le condanne a sei medici e undici infermieri per sequestro di persona.

Cronache Ribelli

Raccontiamo la storia di Franco e di altri 364 vittime dello stato in "Morire di stato", oggi a prezzo scontato. Link nel primo commento.

27/05/2026

📍E' il tragico caso di Ivan Ricciardi, un uomo di 46 anni originario del nord Salento. Per circa 8 mesi l'uomo è stato curato con oppioidi per gestire dolori lancinanti ma, dopo ripetuti accessi in ospedale e mancate diagnosi, ha scoperto troppo tardi di avere un tumore ai polmoni che lo ha portato alla morte. I familiari hanno presentato una denuncia formale e la Procura di Brindisi ha aperto un'inchiesta.

📷 ANSA

Ci piacerebbe segnalare queste notizie positive con più frequenza, e quando capita e’ doveroso farne menzione.
17/05/2026

Ci piacerebbe segnalare queste notizie positive con più frequenza, e quando capita e’ doveroso farne menzione.

Ciao Voce. Nostro padre, già affetto da pregresse patologie, dopo cinque giorni di malesseri era restio a recarsi in ospedale, condizionato dalle solite polemiche che troppo spesso si ascoltano sulla sanità.
Venerdì sera, però, si è reso conto che non era più il caso di restare a casa e ha deciso di chiedere aiuto.
Alle 21:50 abbiamo chiamato il 118: l’equipe è arrivata in pochi minuti e, già a bordo dell’ambulanza, ha effettuato i primi accertamenti e il prelievo.
Un grazie sincero va agli operatori del Pronto Soccorso: dalle guardie giurate, agli infermieri e alle infermiere del triage, fino alla dottoressa che ha eseguito l’ecografia addominale e, subito dopo, la TAC con contrasto che ha evidenziato gravi problemi intestinali.
Alle 2 di notte ci è stato comunicato che nostro padre sarebbe stato sottoposto a un intervento d’urgenza alle 4 del mattino.
La nostra gratitudine va in modo particolare alla dott.ssa Di Lascia e alla sua equipe, che hanno operato nostro padre con grande professionalità, competenza e umanità. Un grazie va anche al personale del reparto di chirurgia d' urgenza dove è ricoverato.
In un momento storico in cui siamo pronti a segnalare ciò che non funziona, noi figli sentiamo il dovere morale di ringraziare pubblicamente chi ha contribuito alla buona riuscita di questa complessa vicenda.
Un encomio sentito al Policlinico Riuniti di Foggia e a tutti i professionisti che ne fanno parte. Stefania Giuseppe e Linda

14/05/2026

🚨 Foggia, paziente dializzata cade in ospedale e resta 10 ore in attesa al Pronto Soccorso

Avrebbe atteso per oltre 10 ora in Pronto Soccorso, a Foggia, decidendo alla fine di rinunciare all’assistenza per essere visitata dopo una caduta da una poltrona, avvenuta il giorno prima, mentre nello stesso Policlinico Riuniti di Foggia era in attesa di sottoporsi a dialisi. La storia è quella di una 56enne foggiana, da tre anni in dialisi per una patologia renale. Il fatto è accaduto nella giornata di ieri. La donna ha fatto sapere che nelle prossime ore invierà una lettera formale alla direzione sanitaria, con documentazione allegata. La caduta sarebbe stata provocata da poltrone non ancorate a terra, che si sono ribaltate. Nella caduta la donna, con un’altra persona, ha battuto il capo contro il muro e si è provocata un grosso ematoma al braccio. Nonostante tutto ha effettuato la dialisi, tornando, su consiglio del medico di medicina generale, al pronto soccorso la mattina successiva, dove dopo oltre 10 ore di attesa è andata via, comunicando all’infermiere l’impossibilità di prolungare l’attesa per la necessità di assumere farmaci vitali.

11/05/2026

Per sette mesi le avevano detto che quei dolori erano una normale conseguenza dell’intervento. Poi la TAC ha rivelato la presenza di forbici chirurgiche dimenticate nell’addome dopo un’operazione.

La donna è stata operata oggi a Napoli per la rimozione, mentre la famiglia ha presentato un esposto per chiarire le responsabilità: https://fanpa.ge/TMLzp

08/04/2026

🟥 Puglia: una dottoressa è stata condannata a risarcire con 147mila euro una famiglia per non aver diagnosticato una grave malformazione del feto, causando un “danno da impreparazione”. I genitori dovranno però pagare 100mila euro di spese processuali alle parti assolte. Ma la sentenza ribadisce anche che in Italia non esiste il diritto “a non nascere”. 📸 L'articolo nei commenti 👇🏽

05/04/2026

Indirizzo

CORSO GARIBALDI 113
Foggia
71121

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