Indennità di frequenza e DSA

Indennità di frequenza e DSA TUTELA DEI MINORI
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La legge, per molti disturbi dei minori (DSA, ADHD, DSL, DOP, etc), riconosce il diritto a percepire una indennità di frequenza di 302 euro mensili. Per disturbi più severi, è previsto il diritto di percepire l'indennità di accompagnamento (€ 525 mensili). Per tali ipotesi, spetta altresì il riconoscimento previdenziale ex Legge 104. Se questi diritti ti sono stati negati, oppure se non sai come f

arli valere, contattaci, senza impegno. Operiamo in tutta Italia, a TUTELA DEI MINORI, in ambito sia previdenziale che scolastico.

IL “PROGETTO DI VITA”: cos'è?Nell’allegato cerchiamo di spiegarvi cosa sia il Progetto di Vita, introdotto con la recent...
02/09/2026

IL “PROGETTO DI VITA”: cos'è?

Nell’allegato cerchiamo di spiegarvi cosa sia il Progetto di Vita, introdotto con la recente riforma della disabilità (D.Lgs. 62/2024).

Non è nuova prestazione economica, bensì un progetto che dovrebbe individuare ed offrire tutti quei servizi, sostegni ed interventi necessari aiutare la persona con disabilità.

Vedremo nel tempo se il Progetto di Vita rappresenterà solo un progetto scritto sulla carta o diventerà davvero uno strumento capace di incidere sulla vita quotidiana delle persone con disabilità.

Avv. Francesco Chetoni, Avv. Francesca Raffaele

𝐓𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐝𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐩𝐮𝐨’ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚...Negli ultimi dodici giorni ...
28/07/2026

𝐓𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐝𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐩𝐮𝐨’ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚...

Negli ultimi dodici giorni sono arrivati tre provvedimenti che raccontano molto bene cosa può accadere quando un ricorso è costruito su basi solide.

⚖️ 𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎

Una bambina con Disturbo Misto delle Capacità Scolastiche (dislessia, disortografia e discalculia).

Il Tribunale ha riconosciuto il diritto all'indennità di frequenza fin dalla data della domanda amministrativa e ha condannato l'INPS al pagamento delle spese di giudizio.

⚖️ 𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐋𝐎𝐃𝐈

Ancora una volta una minore con Disturbo Misto delle Capacità Scolastiche (dislessia, disortografia e discalculia).

Con una particolarità: il procedimento è nato a seguito della revoca dell'indennità di frequenza da parte dell'INPS.

Anche in questo caso il Tribunale ha riconosciuto il diritto all'indennità di frequenza a far data dalla sospensione del beneficio, condannando l'INPS alle spese del procedimento.

🏛️ 𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐎

L'ultimo caso riguarda una minore con diagnosi di dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia e Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).

Ma questa volta il Tribunale non è nemmeno dovuto intervenire.

Dopo la notifica del nostro ricorso, l'INPS ha riesaminato la pratica in autotutela, riconoscendo il requisito sanitario richiesto e chiedendo la cessazione della materia del contendere.

La Consulenza Tecnica d'Ufficio, già disposta dal Tribunale di Como, non sarà nemmeno espletata.

Tre procedimenti diversi.

Tre storie diverse.

Un'unica riflessione.

Troppo spesso le famiglie pensano che un verbale negativo, o addirittura una revoca, rappresentino la parola fine.

𝐍𝐎𝐍 𝐄’ 𝐂𝐎𝐒𝐈’.

Ogni procedimento ha una propria storia, ogni situazione clinica è diversa e nessun risultato può essere garantito.

Ma quando un diniego non appare corretto, è importante far valutare il caso.

Perché un ricorso non serve soltanto ad arrivare davanti a un Giudice.

A volte è proprio il ricorso, costruito con attenzione e sostenuto da una solida documentazione medico-specialistica, a convincere lo stesso INPS a rivedere le proprie conclusioni.

È questo il valore di un lavoro svolto con metodo, studio e attenzione ai dettagli.

☀️ Adesso è arrivato anche per noi il momento di ricaricare le batterie.

Lo Studio si concederà una pausa estiva, ma continueremo a monitorare sia Whatsapp che la posta elettronica.
Per urgenze o richieste di valutazione potrete continuare a scriverci via e-mail ([email protected]) o tramite WhatsApp (335.290218 - 338.2071205) vi risponderemo appena possibile.

Vi auguriamo di trascorrere un'estate serena con le persone che amate.

Noi ci rivedremo a fine agosto, pronti a ripartire con la stessa passione e determinazione di sempre!

Avv. Francesco Chetoni - Avv. Francesca Raffaele

INDENNITÀ DI FREQUENZA: QUANDO L'INPS DICE NO E I TRIBUNALI DICONO SÌC'è una frase che ascoltiamo molto spesso, quando u...
20/07/2026

INDENNITÀ DI FREQUENZA: QUANDO L'INPS DICE NO E I TRIBUNALI DICONO SÌ

C'è una frase che ascoltiamo molto spesso, quando una famiglia ci contatta: «Mio figlio ha un quoziente intellettivo nella norma, e mi hanno detto che non ha diritto all'indennità di frequenza».
Non è vero. E lo diciamo con la serenità di chi ha alle spalle centinaia e centinaia di ricorsi in tutta Italia ed ha assistito a centinaia di Consulenze Tecniche d'Ufficio presso i Tribunali di ogni Regione.

IL PROBLEMA: Commissioni INPS e una valutazione troppo spesso rigida

L'indennità di frequenza è prevista dalla legge 289/1990 in favore dei minori che presentano «difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età».
Non serve una disabilità intellettiva. Non serve un QI sotto la media. Non serve una diagnosi di gravità assoluta. La norma non fa riferimento a specifiche diagnosi né a una soglia percentuale di invalidità (che non si applica ai minori): parla di «difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti e delle funzioni proprie dell'età». Punto.
Eppure, le Commissioni Mediche dell'INPS continuano a respingere un numero altissimo di domande, spesso con motivazioni che tradiscono un'interpretazione restrittiva della norma: il bambino “ha un QI nella norma”, “non ha il sostegno”, “viene promosso”, ha una diagnosi «solo» di DSA, oppure «solo» di ADHD.

COSA DICONO I GIUDICI E I CTU: il funzionamento conta più della diagnosi

Ed è qui che il quadro cambia radicalmente. Nei Tribunali italiani, quando un Giudice affida a un Consulente Tecnico d'Ufficio la valutazione del minore, l'approccio è completamente diverso. Ve lo mostriamo con le parole degli stessi CTU.

Minore, con disturbo specifico della lettura (QI 104, quindi nella norma). La Commissione Inps aveva rigettato la domanda di indennità di frequenza. Il CTU del Tribunale di Milano ha ribaltato il giudizio:
«Tale quadro clinico, peraltro necessitante di supporto psicoterapeutico, riverbera in modo negativo sulle prestazioni scolastiche del giovane e condiziona difficoltà nell'area relazionale, configurando uno stato di minore di anni 18 con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età».
QI perfettamente nella norma, eppure il CTU ha riconosciuto il diritto. Perché ha guardato al funzionamento reale, non al numero.

Minore, con disturbo misto delle abilità scolastiche (dislessia, disortografia, discalculia), con QI nella norma ma con «importante deficit dell'apprendimento, deficit della comprensione verbale, espressione verbale inadeguata». La Commissione INPS rigetta la domanda di indennità di frequenza. Il CTU nominato dal Tribunale di Torino:
«Può essere obiettato che occorra che la difficoltà, per dar luogo al beneficio, debba essere grave, ma la norma parla di minori con difficoltà persistenti senza alcun riferimento all'entità della difficoltà ovvero la gravità del disturbo responsabile della difficoltà stessa».
Parole che mettono a n**o l'errore di prospettiva di tante Commissioni Inps.

A Firenze, due CTU affrontano un nodo cruciale: i DSA possono, da soli, dare diritto all’indennità di frequenza?
La risposta è sì. Perché i DSA non sono «un semplice rallentamento del regolare processo di sviluppo» e soprattutto perché:
«Si deve fra l'altro ricordare il maggior tempo impiegato per i compiti a casa, i trattamenti riabilitativi o le ripetizioni, che occupano gran parte della giornata, e dal punto di vista psicologico il senso di inadeguatezza e scarsa autostima che incide sulle capacità di socializzazione. Spesso questi ragazzi non hanno un vero e proprio tempo libero da dedicare agli hobby».

Non è la diagnosi a fare la differenza. È quello che la diagnosi produce nella vita del bambino: ore di logopedia, doposcuola specialistico, tutor, psicoterapia, compiti che richiedono il triplo del tempo, uscite con gli amici che si diradano, sport che viene abbandonato. È questo che i CTU vedono. Ed è questo che le Commissioni INPS troppo spesso ignorano.

I GIUDICI E I CTU NON VALUTANO UN BAMBINO SULLA BASE DEL SUO Q.I.

Valutano qualcosa di molto più importante. Valutano se quel bambino riesca davvero a svolgere, con continuità e autonomia, i compiti e le funzioni proprie della sua età oppure se, per riuscirci, abbia bisogno di un impegno straordinario da parte della famiglia, della scuola e dei professionisti che lo seguono. Ed è sorprendente come, in Tribunali diversi e con CTU differenti, ricorrano concetti molto simili.
In una consulenza il CTU scrive: "Pur in assenza di deficit cognitivo... il minore presenta importanti difficoltà della comprensione, della concentrazione, delle autonomie e dell'espressione verbale”.
Questa frase dovrebbe far riflettere. Perché significa che non serve affatto una disabilità intellettiva per poter riconoscere il diritto all'indennità di frequenza.
Conta il funzionamento reale del bambino.
Ogni bambino è una storia diversa.
Non esistono diagnosi che garantiscono automaticamente il diritto all'indennità di frequenza. Ma esiste un principio che emerge con forza nelle Consulenze Tecniche d'Ufficio di molti Tribunali italiani: non bisogna fermarsi all'etichetta diagnostica, al Q.I., ai voti o alla pagella. Bisogna osservare il bambino nella sua quotidianità. Capire quanto sia realmente autonomo. Quanto siano profonde le sue difficoltà. Quanto supporto richieda ogni giorno per fare ciò che, per altri coetanei, è spontaneo. Perché, come ricordano le CTU, è proprio il funzionamento concreto del minore nella vita di tutti i giorni, e non il semplice nome della diagnosi, a guidare la valutazione medico-legale.
Ed è proprio questa valutazione concreta che, molto spesso, fa la differenza.

IL COSTO NASCOSTO: ciò che lo Stato non copre, lo pagano le famiglie

C'è un aspetto del problema che ci sta particolarmente a cuore. I percorsi che questi bambini devono seguire — logopedia, tutor specializzato per i compiti, psicoterapia, trattamento cognitivo-comportamentale, potenziamento neuropsicologico — hanno costi elevati. Spesso non sono garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, o lo sono con liste d'attesa così lunghe da renderli di fatto inaccessibili.

Le famiglie si trovano così a dover sostenere privatamente logopedia, tutor specialistico per compiti, ripetizioni private, doposcuola specializzati, percorsi di psicoterapia e di potenziamento, terapie cognitivo-comportamentali, eccetera. Percorsi che spesso durano anni, non coperti dal SSN se non in strutture con lunghissime liste d'attesa.
Fate un rapido calcolo: con soli 3 interventi settimanali a 50 euro l'uno, siamo a 600 euro al mese. 7.200 euro l'anno. Per un solo figlio.

Ecco perché l'indennità di frequenza — che oggi ammonta a circa 350 euro mensili — non è un privilegio. È un contributo parziale a fronte di spese che lo Stato, di fatto, scarica sulle famiglie. Famiglie che ogni giorno si fanno carico — economicamente, emotivamente, organizzativamente — di percorsi riabilitativi indispensabili per garantire a quel figlio le stesse opportunità dei coetanei. Che spesso sono costrette ad abbandonare o ridurre il proprio lavoro per seguire ed aiutare i propri figli nei compiti a casa.
Ed è proprio qui che il ruolo dell'avvocato diventa cruciale: perché il diritto all'indennità di frequenza esiste, è previsto dalla legge, e va fatto valere.

COSA CI INSEGNANO QUESTE CTU

Il messaggio è univoco:

• Non serve una disabilità intellettiva. Molti dei minori che ottengono il riconoscimento hanno un QI nella norma o addirittura sopra la media.
• Non conta la pagella. Un bambino può essere promosso e avere comunque bisogno di un impegno straordinario — suo e della famiglia — per raggiungere risultati che per i coetanei sono spontanei.
• Conta il funzionamento quotidiano. I CTU guardano l'autonomia reale: il bambino riesce a fare i compiti da solo? Quanto tempo impiega? Ha bisogno di un adulto accanto per studiare? Riesce a relazionarsi con i pari? Ha tempo libero per attività ricreative?
• La diagnosi è un punto di partenza, non di arrivo. Come scrive un CTU: «non bisogna fermarsi all'etichetta diagnostica. Bisogna osservare il bambino nella sua quotidianità».

UN INVITO ALLE FAMIGLIE

Se avete ricevuto un diniego dall'INPS o temete di riceverlo, non fermatevi alla risposta della Commissione Medica.
Inviateci la documentazione diagnostica che avete a disposizione — certificati NPI, relazioni logopediche, PDP, PEI, diagnosi funzionali, verbali INPS — all'indirizzo:
📧 [email protected]
La esamineremo senza alcun impegno e vi daremo il nostro parere sulla sussistenza dei requisiti per l'indennità di frequenza.
Perché il diritto c'è. E va fatto valere.

Avv. Francesco Chetoni, Avv. Francesca Raffaele

CONTATTI:
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02/07/2026

📍𝐃𝐎𝐏𝐎 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎 𝐏𝐎𝐒𝐓 𝐃𝐈 𝐈𝐄𝐑𝐈, 𝐔𝐍𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐂𝐈𝐒𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄:

Abbiamo letto ogni commento. Anche quelli duri. Perché la parola la diamo davvero a tutti e non ci piace censurare. Ma proprio per questo vogliamo essere altrettanto chiari su ciò che facciamo — e su ciò che non facciamo.

𝐍𝐎𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐃𝐈𝐅𝐄𝐍𝐃𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐂𝐇𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐈.
𝐍𝐎𝐍 𝐂𝐄𝐑𝐂𝐇𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐈𝐌𝐌𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀𝐓𝐄.
𝐂𝐄𝐑𝐂𝐇𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐈𝐋 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄.

Interveniamo quando la scuola viola la legge. Quando sanziona disciplinarmente un alunno per condotte che sono manifestazioni cliniche del suo disturbo. Quando non predispone il PEI o il PDP. Quando valuta il comportamento senza considerare il quadro diagnostico certificato. Quando boccia non per gravi insufficienze, ma come «lezione» — come sanzione educativa per fargli capire che «a scuola non si risponde».

Leonardo non è insubordinato. Non è maleducato. Ha ADHD e PANS/PANDAS. Irrequietezza, impulsività, disattenzione, discontrollo emotivo non sono maleducazione: sono sintomi. Li classifica l'ICD-11 dell'OMS. Li spiega da decenni la neuropsichiatria infantile. Troppe scuole fingono ancora di non saperlo.

«𝐌𝐀 𝐈𝐋 𝐑𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐋𝐀𝐒𝐒𝐄 𝐇𝐀 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐀 𝐅𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐈𝐍 𝐏𝐀𝐂𝐄»

Certo. Ed è proprio per garantire quel diritto a tutti — anche a Leonardo — che esistono strumenti compensativi, misure dispensative e didattica personalizzata. Se la scuola li avesse attuati, Leonardo avrebbe potuto apprendere e partecipare. Invece no: ha preferito sanzionarlo per tutto l'anno, acutizzando le sue manifestazioni cliniche. Fino alla bocciatura. Inclusione e diritto all'istruzione dei compagni non sono in conflitto: una scuola che include funziona meglio per tutti.

«𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐈𝐌𝐏𝐀𝐑𝐀𝐓𝐎 𝐍𝐔𝐋𝐋𝐀. 𝐇𝐀 𝐑𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐋𝐄 𝐒𝐂𝐀𝐓𝐎𝐋𝐄 𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐀𝐆𝐍𝐈 𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐅𝐄𝐒𝐒𝐎𝐑𝐈»

Quando un alunno percepisce la scuola come ambiente ostile, certi disturbi si acutizzano. L'ADHD peggiora sotto stress. La PANS/PANDAS si riacutizza in contesti percepiti come ostili e minacciosi. È fisiopatologia, non capriccio. Leonardo aveva pochissime insufficienze — qualche 5 in poche materie, in cui le sue prestazioni sono state alterate dai suoi disturbi. Con strumenti adeguati sarebbero state ampiamente sufficienti. La scuola non li ha previsti né attuati.

«𝐀𝐃𝐄𝐒𝐒𝐎 𝐇𝐀 𝐔𝐍 𝐏𝐄𝐙𝐙𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐑𝐓𝐀 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐕𝐀𝐋𝐎𝐑𝐄. 𝐃𝐎𝐕𝐄𝐕𝐀 𝐑𝐈𝐏𝐄𝐓𝐄𝐑𝐄 𝐋’𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄»

Leonardo ha bisogno di una scuola che lo accolga. Ma la soluzione non è mandarlo via: è pretendere che la scuola in cui è iscritto — che ha l'obbligo legale di includerlo — faccia il suo dovere. Se non lo fa spontaneamente, glielo si impone. Con un'istanza, con una diffida, con un ricorso. Esattamente come abbiamo fatto noi.

«𝐂𝐋𝐀𝐒𝐒𝐈 𝐒𝐄𝐏𝐀𝐑𝐀𝐓𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐋𝐔𝐍𝐍𝐈 𝐂𝐎𝐍 𝐃𝐈𝐒𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀’. 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎!>>

Su questo non transigiamo. Le classi differenziali sono state superate trent'anni fa e definitivamente archiviate dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che all'art. 24 impone un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli. Separare i bambini con disabilità dai loro coetanei significa dire a un bambino: tu sei diverso, vai altrove.

Non lo accettiamo. Né per Leonardo, né per nessun altro.

«𝐒𝐓𝐀𝐓𝐄 𝐅𝐀𝐂𝐄𝐍𝐃𝐎 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐀𝐆𝐀𝐙𝐙𝐎. 𝐆𝐄𝐍𝐈𝐓𝐎𝐑𝐈 𝐂𝐇𝐈𝐎𝐂𝐂𝐈𝐀=𝐅𝐈𝐆𝐋𝐈 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐔𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐈»

Difendere il diritto di un minore con disturbo del neurosviluppo a un'istruzione inclusiva non è essere «genitori chioccia». È esercitare diritti costituzionalmente protetti: il diritto all'istruzione (art. 34 Cost.), alla salute (art. 32 Cost.), alla pari dignità sociale (art. 3 Cost.). Le famiglie che si rivolgono a noi non cercano scorciatoie: cercano il rispetto della legge. E trovano scuole che la legge non la conoscono o non la rispettano.

L'inclusione non è un favore. È un diritto. Ma senza formazione, risorse e cultura dell'inclusione, il rischio è creare esclusione dentro le mura scolastiche: una segregazione silenziosa che tradisce la Costituzione.

Per questo serve una scelta precisa: INVESTIRE NELLA SCUOLA.

L'Italia destina all'istruzione una quota del PIL inferiore alla media OCSE. Mancano insegnanti di sostegno. Gli stipendi dei docenti italiani sono sotto la media europea. Dietro i numeri ci sono meno strumenti, meno personale specializzato, meno insegnanti di sostegno, più difficoltà nel garantire un'inclusione autentica.

Non possiamo permettere che, nei fatti, si torni a modelli che la nostra società ha giustamente superato, come le scuole speciali e le classi differenziali.

L'inclusione scolastica non è una concessione, né una scelta rimessa alla sensibilità delle singole istituzioni scolastiche. È un diritto.

Lo afferma la nostra Costituzione (artt. 3, 34 e 38), lo ribadisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia, che riconosce il diritto a un sistema educativo realmente inclusivo, senza discriminazioni e su base di pari opportunità.

Una didattica costruita sulle esigenze dell'alunno non favorisce soltanto chi vive una condizione di disabilità: migliora la qualità dell'insegnamento, il clima della classe e la crescita dell'intera comunità scolastica.

Quando, invece, mancano formazione, risorse e cultura dell'inclusione, il rischio è quello di creare esclusione proprio all'interno della scuola. Una segregazione silenziosa che, pur senza ripristinare formalmente le scuole speciali o le classi differenziali, ne ripropone gli effetti: bambini e ragazzi lasciati ai margini del percorso educativo. Non possiamo permetterlo.

La qualità di una scuola si misura dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.

Avv. Francesco Chetoni - Avv. Francesca Raffaele

01/07/2026

Ogni giorno incontriamo famiglie che si sentono dire “non ne avete diritto”.

Spesso, però, la legge racconta una storia diversa.

Nasce da qui questa pagina.

Uno spazio dedicato a chi cerca informazioni chiare, aggiornate e fondate sul diritto, perché dietro ogni pratica INPS, ogni ricorso e ogni provvedimento scolastico c’è sempre una persona, un bambino e una famiglia.

📌 Ci occupiamo di:
• Ricorsi INPS per indennità di frequenza
• Indennità di accompagnamento
• Legge 104
• Diritto previdenziale
• Diritto scolastico

Crediamo che conoscere i propri diritti sia il primo passo per poterli tutelare.

Benvenuti nella nostra pagina!

Avv. Francesco Chetoni
Avv. Francesca Raffaele

TUTELA DEI MINORI
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ABBIAMO VINTO. MA QUANTA FATICA PER UN DIRITTO CHE ESISTE GIA’…L'istituto scolastico aveva bocciato Leonardo, diagnosi d...
01/07/2026

ABBIAMO VINTO. MA QUANTA FATICA PER UN DIRITTO CHE ESISTE GIA’…

L'istituto scolastico aveva bocciato Leonardo, diagnosi di ADHD e poi di PANS/PANDAS. Un anno intero di note disciplinari, sanzioni, richiami. Per condotte che — lo diceva la certificazione clinica — erano manifestazioni del suo disturbo: tic motori, impulsività, difficoltà di concentrazione, discontrollo emotivo, oppositività.

La scuola non ha visto un bambino con un disturbo del neurosviluppo. Ha visto un alunno "maleducato". E lo ha sanzionato. Per tutto l'anno. Fino alla bocciatura.

La scorsa settimana abbiamo presentato una lunga e circostanziata istanza di riesame in autotutela, chiedendo che venisse riconvocato il Consiglio di Classe e annullata la bocciatura.

Ieri il Consiglio di classe, riunitosi in seduta straordinaria, accogliendo la nostra istanza, ha annullato la bocciatura e disposto l'ammissione alla classe successiva. All'unanimità.

Non è una vittoria nostra. È l'ennesima prova di un problema strutturale.

QUELLO CHE TROPPE SCUOLE ANCORA NON CAPISCONO

ADHD, PANS/PANDAS, DOP non sono etichette. Sono disturbi del neurosviluppo riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Le condotte che ne derivano — irrequietezza, impulsività, disattenzione, tic, oppositività — non sono mancanza di rispetto. Sono sintomi.

Sanzionare un alunno per i sintomi del suo disturbo significa punirlo per una condizione che non ha scelto. Significa violare l'obbligo di personalizzazione didattica che la legge impone a tutte le istituzioni scolastiche — dal Piano Educativo Individualizzato al Piano Didattico Personalizzato, dalla legge 170/2010 al D.Lgs. 62/2017 fino al D.Lgs. 66/2017 sull'inclusione scolastica.

E quando la scuola sbaglia, le conseguenze ricadono sul bambino: autostima azzerata, ambiente percepito come ostile, rendimento scolastico in caduta libera. Un circolo vizioso che trasforma la scuola — che dovrebbe essere il primo luogo di inclusione e di crescita personale — in una macchina di esclusione.

PERCHE’ ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE LA BOCCIATURA PER INTERVENIRE?

Perchè troppe famiglie ci contattano troppo tardi. Solo dopo gli esiti degli scrutini finali.

Se la famiglia di Leonardo ci avesse contattato prima, avremmo potuto contestare ed impugnare immediatamente le sanzioni, imporre alla scuola la redazione di un PDP appropriato, pretendere la personalizzazione didattica che la legge impone. Senza arrivare allo scrutinio finale con il fiato sospeso.

ALLE FAMIGLIE DICIAMO QUESTO

Se vostro figlio o vostra figlia ha un qualsiasi disturbo del neurosviluppo, e la scuola risponde con note, sanzioni, richiami, isolamento, oppure non rispetta il PDP o il PEI — non aspettate.

La normativa sull'inclusione scolastica impone a ogni istituto di attivare percorsi personalizzati. Il D.P.R. 122/2009 stabilisce che la valutazione degli alunni con disturbi specifici deve essere coerente con il piano didattico personalizzato. La valutazione del comportamento non può prescindere dalla condizione clinica dell'alunno.

Contestare formalmente — subito, per iscritto, con una PEC — ogni provvedimento che non tenga conto del quadro clinico di vostro figlio, oppure ogni atto che disattende il PDP o il PEI, è necessario e spesso è l'unico modo per fermare un meccanismo che, lasciato a sé stesso, porta dritto alla bocciatura o all'emarginazione scolastica.

Non arrivate a giugno con le spalle al muro. Bisogna intervenire prima, tempestivamente, in corso d’anno scolastico. Dopo è tutto più difficile. Non impossibile — Leonardo lo dimostra — ma più difficile.

ALLE SCUOLE DICIAMO UN’ALTRA COSA

Formatevi. La diagnosi di PANS/PANDAS esiste. L'ADHD esiste. Il DOP esiste. Così come esistono tutti gli altri disturbi del neurosviluppo statisticamente diffusi e presenti in ogni classe delle scuole italiane. Non sono mode, non sono scuse, non sono "mancanza di educazione familiare". Sono condizioni cliniche che richiedono strategie educative adeguate, non sanzioni disciplinari.

Un'istituzione scolastica che non sa distinguere la “maleducazione” da un sintomo clinico non sta educando: sta facendo DANNI. E quei danni hanno conseguenze, spesso severe, sui delicati equilibri psicologici dei nostri figli.
Tocca a tutti voi, ed a noi come avvocati, tutelarli e salvaguardarli.

Buone vacanze Leonardo!

Avv. Francesco Chetoni, Avv. Francesca Raffaele

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SENZA PAURAOgni giorno incontriamo, parliamo e veniamo contattati da decine di famiglie. Ognuna porta con sé una storia,...
27/06/2026

SENZA PAURA

Ogni giorno incontriamo, parliamo e veniamo contattati da decine di famiglie. Ognuna porta con sé una storia, una battaglia, una paura.

Abbiamo deciso di iniziare una serie di post partendo proprio dalle domande che ci vengono rivolte più spesso.

Perché siamo convinti che il dubbio di un genitore non appartenga mai soltanto a lui.

Molto spesso è la stessa domanda che tante altre mamme e tanti altri papà si pongono in silenzio.

Condividere informazioni significa creare consapevolezza.

E creare consapevolezza significa permettere alle famiglie di compiere scelte libere, informate e, soprattutto, nell’interesse dei propri figli.

Per questo oggi vogliamo affrontare uno dei timori più diffusi.

“Ho paura di chiedere la Legge 104. E se un domani mio figlio ne pagasse le conseguenze?”

È una frase che ascoltiamo quasi ogni giorno.

Dietro questa domanda non c’è un problema giuridico.

C’è una mamma. C’è un papà.

C’è il timore che una scelta fatta oggi possa compromettere il futuro del proprio figlio.

“Potrà partecipare a un concorso pubblico?”
“Troverà lavoro?”
“Potrà prendere la patente?”
“Verrà sempre considerato un bambino con disabilità?”
“E se avere l’insegnante di sostegno lo facesse sentire diverso dagli altri?”

Sono domande legittime.

Perché ogni genitore guarda oltre il presente.

Guarda l’adulto che suo figlio diventerà.

Ed è proprio qui che nasce uno degli equivoci più frequenti.

La Legge 104 non definisce una persona.
Non le attribuisce un’etichetta.
Non decide il suo futuro.

È uno strumento di tutela che il nostro ordinamento mette a disposizione di chi, in una determinata fase della vita, ha bisogno di maggiori supporti per vedere garantiti i propri diritti.

Nel caso dei minori, significa offrire loro gli strumenti necessari affinché possano vivere il percorso scolastico nelle migliori condizioni possibili.

Tra questi strumenti può esserci anche l’insegnante di sostegno.

Ed è proprio questa figura a generare, spesso, le maggiori paure.

Molti genitori temono che il sostegno possa “segnare” il proprio figlio, farlo sentire diverso o limitarne le opportunità future.

Ma la realtà è un’altra.

L’insegnante di sostegno non è il simbolo di un limite. È uno strumento di inclusione. Il suo compito non è sostituirsi al bambino. È aiutarlo a superare gli ostacoli che potrebbero impedirgli di esprimere pienamente le proprie capacità.

Perché inclusione non significa fare le cose al posto di qualcuno.

Significa creare le condizioni affinché ciascuno possa dimostrare ciò che è realmente in grado di fare.

E c’è un altro aspetto che spesso viene dimenticato.

Le condizioni di un bambino possono cambiare nel tempo.

Così come possono cambiare i suoi bisogni.

Per questo i riconoscimenti previsti dalla normativa non rappresentano una fotografia definitiva della persona, ma la valutazione di una situazione in un determinato momento della sua crescita.

Rinunciare oggi a una tutela, solo per paura di ciò che potrebbe accadere tra dieci o vent’anni, significa talvolta privare un bambino degli strumenti che potrebbero fare la differenza proprio negli anni più importanti del suo sviluppo.

Anche perché la L. 104 non accompagna la persona tutta la vita: è molto semplice farla decadere, quando non servirà piu. Nè lascia traccia o impedisce l'ingresso nel mondo del lavoro.

Forse, allora, la domanda non dovrebbe essere:

“Che cosa succederà tra vent’anni?”

Ma piuttosto:

“Di cosa ha bisogno mio figlio OGGI per costruire il suo futuro?”

Perché il futuro non si protegge rinunciando agli strumenti previsti dalla legge.

Si protegge dando ai bambini tutto ciò di cui hanno bisogno per crescere, imparare, sviluppare le proprie capacità e diventare adulti il più possibile autonomi.

Le tutele non definiscono una persona.

Le permettono di esprimere il proprio potenziale.

E, molto spesso, sono proprio quelle tutele ad aprire le porte che i genitori temono possano chiudersi.

Se questo post ti è stato utile, condividilo. Potrebbe aiutare una famiglia che oggi sta vivendo la stessa paura.

Avv. Francesco Chetoni, Avv. Francesca Raffaele

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LE ULTIME DAI TRIBUNALI 🏛️Abbiamo scelto alcune delle nostre vittorie più significative degli ultimi mesi, quelle che ci...
17/06/2026

LE ULTIME DAI TRIBUNALI 🏛️

Abbiamo scelto alcune delle nostre vittorie più significative degli ultimi mesi, quelle che ci stanno più a cuore e che aprono spiragli importanti per tante famiglie.

AREZZO — Filippo, ADHD e DSA: Legge 104 art. 3 comma 3 riconosciuta

Filippo ha una diagnosi di ADHD e DSA. I suoi genitori si sono rivolti a noi con un obiettivo preciso: ottenere la certificazione ex Legge 104 con gravità (art. 3, comma 3), necessaria per garantire il massimo delle ore di sostegno a scuola. Perché purtroppo, in molte parti d'Italia, gli Uffici Scolastici continuano a subordinare la maggiorazione delle ore di sostegno alla dicitura "in situazione di gravità" (art. 3 comma 3), ignorando che è il GLO a dover indicare il fabbisogno orario (a prescindere dal comma!), senza che nessun altro possa sindacarlo.
L'INPS aveva respinto sia la domanda di Legge 104 sia quella di indennità di frequenza. Abbiamo presentato ricorso. Il Tribunale lo ha accolto.
Questa decisione è importante perché riconosce l'ADHD — troppo spesso minimizzato o ignorato — come un disturbo che, per il suo impatto severo sulla vita scolastica, relazionale e familiare del minore, può legittimare pienamente la certificazione ex art. 3 comma 3.

TORINO — Matilde, DSA: l'indennità di frequenza spetta anche con "solo" i DSA

Matilde ha una diagnosi di Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Le spese per sostenerla — doposcuola specializzato, tutor, interventi mirati — gravano ogni mese sul bilancio familiare. L'INPS aveva negato l'indennità di frequenza. Abbiamo impugnato il provvedimento. Il ricorso è stato accolto.
Questa vittoria smentisce chi ancora sostiene che l'indennità di frequenza non spetti ai minori con "soli" DSA. Non è vero. Anche i DSA, da soli, possono dare diritto alla prestazione. La chiave è l'entità del disturbo: non basta guardare la diagnosi, bisogna valutare quanto incida concretamente sulla capacità del minore di svolgere in autonomia i compiti e le funzioni della vita quotidiana. Se l'impatto non è lieve, il diritto c'è.

MILANO — Camilla, disprassia: una vittoria che accende i riflettori su un disturbo poco conosciuto

Abbiamo fondato questo ricorso su un disturbo diffuso ma ancora troppo trascurato: la disprassia, o Disturbo della Coordinazione Motoria (DCD).
Si tratta di un disturbo neuroevolutivo che compromette lo sviluppo e l'esecuzione delle abilità motorie, con ripercussioni pesanti sulla vita quotidiana. Il DSM-5 lo descrive come un ritardo nell'acquisizione di capacità motorie coordinate rispetto all'età, con esordio nella prima infanzia e impatto su autonomia, rendimento scolastico e relazioni sociali.
Camilla fatica a vestirsi da sola, ad allacciarsi le scarpe, a usare le posate, ad andare in bicicletta, a scrivere, a partecipare all'ora di educazione fisica. Queste difficoltà limitano la sua autonomia, incidono sulla sua autostima e sul suo benessere psicologico, e rendono necessari interventi specialistici — psicomotricità e altre terapie — interamente a carico della famiglia.
L'INPS aveva negato l'indennità di frequenza. Il Tribunale di Milano l'ha riconosciuta. Oggi quell'indennità aiuterà Camilla e la sua famiglia a sostenere le spese per i percorsi terapeutici di cui ha bisogno.

VERBANIA — Cristiano, DSA e ADHD: indennità di frequenza riconosciuta

Anche a Verbania l'INPS aveva detto no. Cristiano, un bambino con diagnosi di DSA e ADHD, si è visto negare l'indennità di frequenza. Abbiamo presentato ricorso. Il Tribunale lo ha accolto, riconoscendo il diritto alla prestazione.

FIRENZE — Due bambini con ADHD: l'INPS dice no, il Tribunale dice sì

A Firenze abbiamo ottenuto l'indennità di frequenza per due bambini con diagnosi di ADHD. In entrambi i casi, l'INPS l'aveva negata.
L'INPS continua a sottovalutare l'ADHD, respingendo sistematicamente molte domande di indennità di frequenza e Legge 104. Ma l'ADHD ha ripercussioni profonde nella quotidianità dei minori e delle loro famiglie.
Un bambino con ADHD fatica a mantenere la concentrazione su compiti lunghi o ripetitivi. Il bisogno biologico di muoversi rende quasi impossibile restare seduti al banco per ore. Ogni stimolo — un rumore, un pensiero — ne interrompe l'attenzione. Dimentica il diario, i libri, i compiti. E poi ci sono le difficoltà comportamentali: impulsività, oppositività, fatica nell'autoregolazione.
Quello che accade a scuola, purtroppo, è quasi sempre lo stesso copione: severità, punizioni, note, provvedimenti disciplinari. Ma punire un bambino con ADHD non solo è inutile, è controproducente. L'ADHD ha una base neurobiologica: i comportamenti che infastidiscono gli insegnanti non nascono da pigrizia o maleducazione, ma da una reale incapacità di controllo. Il bambino viene punito per sintomi che non può governare. A forza di punizioni, interiorizza l'idea di essere "cattivo" o "incapace". La frustrazione cresce, può sfociare in rabbia o in un'oppositività ancora più marcata. Il risultato è un circolo vizioso che peggiora tutto.
L'approccio corretto è un altro: rinforzo positivo, token economy, un ambiente inclusivo e comprensivo. Strategie preventive, non punitive. Peccato che la maggior parte delle scuole lo ignori.

Queste vittorie non sono solo provvedimenti giudiziari. Sono la conferma che le battaglie dei genitori hanno un fondamento reale. E che quando il diritto viene negato, si può — e si deve — reagire.

Un messaggio per te che stai leggendo:

Se l'INPS ha respinto la tua domanda di indennità di frequenza o di Legge 104 per tuo figlio, non rassegnarti. Un "no" dell'INPS non è una sentenza definitiva: è solo l'inizio di un percorso che può portare al riconoscimento dei vostri diritti. Le nostre ultime vittorie che abbiamo raccontato oggi sono la prova che vale la pena reagire.

Se vuoi capire se anche il tuo caso può essere portato in Tribunale con buone possibilità di successo, scrivici. Offriamo una valutazione gratuita e senza alcun impegno: ti basta inviare la documentazione clinica di tuo figlio (diagnosi, eventuali rivalutazioni, relazioni cliniche) all'indirizzo mail [email protected]. La esamineremo e ti risponderemo con un parere sulla fattibilità del ricorso.

Perché nessuna famiglia dovrebbe rinunciare a far valere i propri diritti.

Avv. Francesco Chetoni, Avv. Francesca Raffaele

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