16/09/2026
Quando il trustee è davvero indipendente?
La recente giurisprudenza penale in materia di trust sta ponendo sempre maggiore attenzione a un aspetto decisivo: non basta che il trust sia formalmente corretto, occorre verificare come funziona in concreto.
In alcune pronunce, tra gli elementi presi in considerazione per valutare la possibile natura fittizia o simulata del trust sono comparsi anche la coincidenza tra disponente e trustee, oppure l’esistenza di rapporti familiari o professionali particolarmente stretti tra chi istituisce il trust e chi dovrebbe amministrarne i beni.
Questo dato, naturalmente, non rende di per sé il trust non genuino. La stessa giurisprudenza più recente richiede una valutazione complessiva e concreta, evitando automatismi.
Il problema emerge quando questi elementi si accompagnano ad altri indici: il disponente continua, di fatto, a decidere sui beni; il trustee svolge un ruolo soltanto formale; le decisioni non risultano realmente autonome; oppure il patrimonio continua a essere gestito come se il trasferimento al trust non fosse mai avvenuto.
È proprio su questo terreno che la scelta del trustee assume un'importanza particolare.
Il trustee non dovrebbe essere soltanto un intestatario formale.
L’essenza del trust presuppone che il trustee eserciti realmente i poteri e le responsabilità che gli sono attribuiti.
Deve amministrare il patrimonio secondo le regole dell’atto istitutivo, valutare le decisioni nell’interesse dei beneficiari o dello scopo del trust e poter dimostrare, se necessario, che la gestione non è affatto l’esecuzione delle volontà quotidiane del disponente.
La giurisprudenza penale tende infatti a “guardare attraverso” la struttura formale per comprendere chi conservi la disponibilità effettiva dei beni.
Se il disponente, nonostante il trasferimento, continua a esercitare gli stessi poteri che aveva prima, la segregazione patrimoniale rischia di apparire soltanto formale.
È questo il motivo per cui è importante il ruolo di una trustee company professionale
In questo contesto, affidare l’incarico a una trustee company professionale e realmente indipendente può contribuire a rendere evidente la separazione tra il patrimonio personale del disponente e quello affidato al trust.
Una struttura professionale, infatti, dovrebbe essere in grado di assicurare non soltanto l’intestazione dei beni, ma soprattutto una gestione autonoma, organizzata e documentabile.
Verbali, valutazioni, disposizioni di pagamento, rapporti con banche e professionisti, decisioni sulle distribuzioni ai beneficiari sono tutti elementi che possono dimostrare che il trustee sta effettivamente esercitando le proprie funzioni.
La solidità di un trust non dipende soltanto da come è scritto l’atto istitutivo, ma anche da come viene amministrato negli anni.
Ma proprio per questo diventa fondamentale poter dimostrare la genuinità della struttura.
La scelta di un trustee dotato di effettiva autonomia, professionalità e capacità organizzativa non è quindi un semplice dettaglio operativo.
È uno degli elementi che possono contribuire a far sì che il trust sia, anche nella realtà quotidiana, esattamente ciò che dichiara di essere sulla carta: un patrimonio affidato a un soggetto realmente responsabile della sua amministrazione, secondo un programma giuridico preciso.
16 settembre 2026
Studio FBA.