22/08/2026
Un interessante approfondimento pubblicato dal Corriere della Sera (che consiglio di leggere) mi offre lo spunto per condividere alcune brevi riflessioni su un tema importante, quanto attuale: il rapporto tra minori e social network.
L’articolo tratta dell’importante processo federale iniziato a Oakland, in California, che vede contrapposti Meta e i procuratori generali di 29 Stati americani.
Secondo l’accusa, alcune caratteristiche di Facebook e Instagram sarebbero state deliberatamente concepite per indurre bambini e adolescenti a utilizzare le piattaforme in maniera sempre più frequente e prolungata. A Meta vengono inoltre contestate comunicazioni non veritiere circa la sicurezza dei propri prodotti e violazioni della normativa sulla raccolta dei dati personali degli utenti di età inferiore ai 13 anni.
Meta respinge le accuse e sostiene di avere adottato ampie misure per proteggere i minorenni. Gli Stati chiedono però modifiche al funzionamento delle piattaforme e sanzioni economiche, preannunciando in udienza la richiesta di una cifra “monstre”, potenzialmente vicina ai 200 miliardi di dollari.
A prescindere dal contenzioso giudiziario e da quello che sarà il suo esito, il tema è comunque da tempo oggetto di attenzione da parte della comunità scientifica. Negli Stati Uniti, un documento ufficiale del Surgeon General (citato nello stesso articolo del Corriere) rileva, ad esempio, che i giovani che trascorrono sui social più di tre ore al giorno presentano statisticamente un rischio doppio di manifestare problemi di salute mentale, compresi sintomi di ansia e depressione.
Anche in Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato come l’uso problematico dei social media sia associato ad ansia, depressione e altri disturbi, sottolineando la necessità di monitorare attentamente l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte degli adolescenti.
Non sorprende, quindi, che sempre più Paesi stiano intervenendo per limitare l’accesso dei più giovani ai social: l’Australia ha già introdotto il divieto per gli under 16 e iniziative analoghe, pur con modalità ed età differenti, sono state avviate in numerosi altri Stati. Anche il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non vincolante per armonizzare a 16 anni l’età minima nell’Unione europea.
In Italia il tema è finalmente entrato nel dibattito politico: il Governo sta lavorando a una disciplina che preveda strumenti idonei a impedire l’accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video ai minori di 15 anni, mentre altre proposte sono già all’esame del Parlamento.
Personalmente auspico che si arrivi quanto prima, preferibilmente con un voto bipartisan, a una legge che stabilisca il divieto di accesso ai social per gli under 16, accompagnata da meccanismi di verifica dell’età realmente efficaci e, al tempo stesso, rispettosi della privacy.
Una siffatta legge, tuttavia, non può e non deve tradursi né in una rinuncia a un’educazione digitale dei ragazzi né in una deresponsabilizzazione dei genitori: costoro hanno il compito ¬-fondato sulle norme dettate dal codice civile in tema di responsabilità genitoriale- di accompagnare gradualmente i propri figli nell’utilizzo dello smartphone, dei social e, oggi, anche degli strumenti di intelligenza artificiale, vigilando sulle modalità e sui tempi di utilizzo e ricorrendo anche ad adeguati strumenti di parental control.
Inoltre, come accade nel mondo reale, anche in quello virtuale si pone, quando si tratta di adolescenti, la necessità di trovare un giusto equilibrio tra protezione e autonomia: tutelarli di fronte a insidie ancora troppo grandi per loro e, al tempo stesso, lasciarli gradualmente volare con le proprie ali, nella misura via via consentita dal loro processo di maturazione, dall’educazione ricevuta e dalle esperienze già vissute; aiutandoli così a diventare adulti indipendenti e responsabili, capaci di contribuire a una società migliore.
Solo facendo ognuno la propria parte -piattaforme, genitori, scuola, istituzioni, professionisti e, più in generale, tutti gli adulti che hanno responsabilità in materia- potremo davvero assicurare ai nostri figli, coniugando educazione, vigilanza e autonomia, la possibilità di approcciarsi alla tecnologia con i tempi giusti e in modo corretto, consapevole e sicuro.
Notifiche, «like», video automatici e algoritmi che prolungano il tempo online: ecco quali meccanismi sono finiti sotto accusa, quali danni si temono per bambini e adolescenti e che cosa hanno stabilito le precedenti sentenze contro Meta e Google