04/07/2026
A volte il risultato migliore non arriva dall'aula di tribunale, ma da una stanza di mediazione.
Ed è esattamente quello che è accaduto in una vicenda che ho avuto il privilegio di seguire per due società clienti.
La premessa era tutt'altro che promettente: una controparte ferma sulla propria posizione, nessuna disponibilità al dialogo, nessun margine di trattativa.
Di fronte a un muro, la scelta è stata quella di promuovere un procedimento di mediazione.
Al primo incontro la controparte non si presenta. E non solo: devolve la questione a un arbitrato. Peccato che non si trattasse di un vero arbitrato, ma di un arbitraggio — figura ben diversa, e la distinzione non è di poco conto.
A questo punto la mossa che ha cambiato le sorti della partita: chiedere ai mediatori di formulare una proposta.
Una scelta strategica che si è rivelata decisiva.
La proposta viene comunicata anche al legale della controparte e si fissa un incontro per discuterla. Ed è qui che il meccanismo virtuoso della mediazione si innesca: la controparte, che fino a quel momento non aveva voluto sedersi al tavolo, aderisce all'incontro.
Le mie clienti accettano la proposta.
La controparte inizialmente dice no.
I mediatori, con grande sensibilità, operano un lieve ritocco.
Le mie assistite confermano l'accettazione. E alla fine anche la controparte dice sì.
Accordo raggiunto.
Tempo, costi e incertezze del giudizio azzerati. Soddisfazione piena.
Un risultato che deve molto alla competenza dei mediatori, che hanno saputo leggere la situazione con equilibrio e determinazione, costruendo un ponte dove sembrava esserci solo un fossato.
A loro va il mio ringraziamento sincero.
E un pensiero sulla scelta di chiedere la proposta: è stata la chiave che ha aperto la porta.
Quando il dialogo diretto manca, la proposta del mediatore può diventare il catalizzatore che nessuna memoria difensiva riuscirebbe a produrre.
Alla prossima occasione, valutate se può essere la strada giusta anche per voi.