Studio Legale Avv. Stefania Longhi

Studio Legale Avv. Stefania Longhi Avvocato - Avvocato Giuslavorista, socia AGI.

18/05/2026

👨‍⚖ La sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore non giustifica automaticamente il suo demansionamento: il datore è tenuto a dimostrare concretamente l’impossibilità di assegnare mansioni equivalenti compatibili con lo stato di salute del dipendente.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12547/2026, sottolinea che in mancanza di questa prova, il demansionamento può:
▪ determinare una responsabilità risarcitoria;
▪ integrare una fattispecie di mobbing, se accompagnato da altri comportamenti persecutori.

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18/05/2026

👨‍⚖ La modalità con cui è trasmessa la comunicazione del recesso datoriale “in mancanza di espressa previsione del CCNL non può mai incidere sulla validità del licenziamento inteso quale negozio giuridico unilaterale formato per iscritto”.

È il principio sottolineato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13731/2026 con cui è rigettato il ricorso del lavoratore, tra le altre cose, chiedeva la nullità del provvedimento perché comunicato con mail ordinaria.

I giudici, nell’esprimersi, rimarcano che in assenza di previsioni indicate dal CCNL, la validità del licenziamento è disciplinata dall’articolo 2 della Legge 604/1966, che prevede unicamente la necessaria forma scritta.

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15/05/2026

👨‍⚖ Il licenziamento disciplinare è nullo per motivo ritorsivo quando la contestazione risulta del tutto generica e gli addebiti - privi di sostanza e specificità - risultano essere dei meri pretesti rispetto al vero intento datoriale.

Così la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13711/2026.

La natura ritorsiva del licenziamento può essere provata anche attraverso presunzioni, valorizzando:
➡ la sproporzione della sanzione;
➡ l’assenza di condotte disciplinarmente rilevanti;
➡ il contesto complessivo che mette in luce l’insofferenza del datore vero le rivendicazioni legittime del lavoratore.

È ritorsivo il recesso intrapreso come reazione alla richiesta del dipendente di rispettare i limiti legali e contrattuali sul lavoro straordinario, in particolare se emergono:
➡ un uso esagerato del lavoro straordinario per esigenze continuative;
➡ la pretesa di una disponibilità illimitata come condizione perché il rapporto di lavoro prosegua.

La valutazione unitaria degli elementi indiziari, se motivata logicamente, integra una presunzione semplice, idonea a dimostrare che il motivo illecito ha un carattere esclusivo e determinante, determinando la nullità del licenziamento.

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30/04/2026

👨‍⚖ Non danno diritto all’indennità di disoccupazione le dimissioni volontarie a seguito di un trasferimento in una nuova sede, per quanto molto lontana. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10559/2026.

Nell’accogliere il ricorso dell’INPS, i giudici rimarcano che la previsione dell’art. 3, comma 2, del DLGS 22/2015 (“la NASpI è riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa”) richiede una “verifica delle concrete circostanze del caso”.

▪ La Corte territoriale avrebbe dovuto accertare “l’insussistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive del trasferimento" (art. 2103 c.c.).
▪ Queste sono infatti idonee “a configurare l’inadempimento del datore di lavoro e la violazione degli obblighi contrattuali”, validi per “per legittimare la dichiarazione unilaterale di recesso ed integrare la giusta causa”.

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22/04/2026

👨‍⚖ Il patto lavorativo di prova è legittimo solo se è "specificatamente indicato per iscritto” il suo oggetto, costituito “dalla puntuale e specifica indicazione delle mansioni su cui la prova deve espletarsi”.

È il principio ribadito dal Tribunale di Milano con la sentenza n. 683 del 3 aprile 2026.

🔎 Nel caso trattato, un lavoratore aveva impugnato il recesso per mancato superamento del periodo di prova, deducendo che il contratto non recava alcun riferimento alle mansioni da svolgere, ma si limitava a rinviare genericamente all’inquadramento contrattuale.

➡ Il giudice rileva che l’indicazione datoriale delle mansioni oggetto del patto di prova può avvenire anche tramite il semplice rinvio per relationem alle declaratorie contrattuali, a patto che il richiamo sia specifico.
➡ Significa che il rimando al CCNL deve permette di individuare la nozione classificatoria più dettagliata ed esaustiva, specie in presenza di una pluralità di profili che appartengono alla stessa categoria e livello.
➡ Per il Tribunale, l’onere di specifica e adeguata indicazioni della mansioni oggetto di prova non risulta assolto: manca radicalmente l’indicazione delle attività da compiere e queste non possono essere ricostruire con i riferimenti al bando di prova selettiva e all’inquadramento contrattuale.

📄 La sentenza completa 👉 https://ln.run/sentenza-tribunale-milano-683-2026

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22/04/2026

📌 L’avvocato non può registrare di nascosto la conversazione con un collega, anche se ci sono delle eccezioni.

Il Consiglio Nazionale Forense, con il parere n. 12/2026 pubblicato il 13 aprile, chiarisce il divieto e la portata dell’art. 38, comma 2, del Codice deontologico, rispondendo ad un quesito del COA di Torino.

Il CNF precisa così che non tutte le registrazioni avvenuto di nascosto sono illecite possono essere ammesse se necessarie a evitare un danno ingiusto al cliente (CNF, sentenza n. 118/1995)

❗️La giurisprudenza più recente (CNF, sentenza n. 142/2024) precisa che:
▪️ è illecito disciplinare registrare di nascosto conversazioni con un collega;
▪️ sono violati i doveri di colleganza e correttezza (art. 38 CDF).

La registrazione di nascosto è eccezionalmente ammessa quando
▪️ esiste un pericolo concreto di reato;
▪️ la registrazione serve a impedirne la commissione.

🚫 Resta esclusa, invece, ogni finalità meramente esplorativa o preventiva.

📄 Il parere completo 👉 https://ln.run/parere-cnf-12-2026

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22100

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