07/10/2026
Oggi ho partecipato, presso il Tribunale di Torino, al convegno dedicato a un tema particolarmente delicato e, purtroppo, sempre più ricorrente nelle vicende familiari: il rifiuto genitoriale, tra tutela del minore, conflitto familiare e risposte dell’ordinamento.
Un pomeriggio di formazione e confronto molto interessante, nel quale diritto e psicologia si sono incontrati per affrontare una realtà complessa, che non può essere letta attraverso automatismi o facili etichette.
Tra le riflessioni che più mi hanno colpita, una in particolare: non ogni rifiuto è alienazione. Il rifiuto di un genitore da parte di un figlio è prima di tutto un segnale da comprendere, indagandone le ragioni e ascoltando realmente il minore, senza però attribuirgli il peso di una scelta che non dovrebbe mai essergli imposta.
Per chi, come me, si occupa quotidianamente di diritto di famiglia, occasioni come questa sono preziose perché ricordano quanto, dietro ogni fascicolo, ci siano relazioni, fragilità e soprattutto bambini e ragazzi che devono essere sottratti, per quanto possibile, al conflitto degli adulti.
Porto con me una frase proiettata oggi che credo racchiuda bene il senso dell'intero incontro:
«Il primo diritto di un figlio, anche nella separazione più difficile, è poter continuare a essere figlio.»
Ed è forse proprio da qui che dovremmo sempre partire.