01/06/2026
Nel settore agroalimentare, un’etichetta non corretta non è mai solo un problema formale.
Ho letto una notizia che riguarda circa 1.500 litri di olio destinati alla Georgia, bloccati dopo un controllo congiunto dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza.
E ho subito pensato che per un’impresa agroalimentare, il punto non è mai solo la difformità tra qualità dichiarata e qualità accertata.
La questione, cioè, non riguarda mai solo la dicitura commerciale utilizzata.
Riguarda la coerenza tra:
• qualità reale del prodotto;
• analisi effettuate;
• documentazione conservata;
• etichetta apposta;
• autorizzazione alla spedizione;
• rapporti con fornitori, clienti, dogane e autorità di controllo.
In questi casi, la prevenzione non può iniziare dopo il controllo.
Deve iniziare prima, attraverso procedure chiare e verificabili.
L’impresa dovrebbe sapere:
• chi verifica la qualità dichiarata;
• chi controlla la conformità dell’etichetta;
• chi conserva le analisi;
• chi autorizza la spedizione;
• chi gestisce eventuali contestazioni e controlli.
Quando questi passaggi non sono assegnati, tracciati e documentati, l’azienda diventa più esposta.
E nei settori regolati, una fragilità organizzativa può trasformarsi rapidamente in un rischio amministrativo, reputazionale e, nei casi più gravi, anche penale.
La conformità alimentare non è solo burocrazia.
È un presidio di responsabilità aziendale.
Lo Studio assiste imprese agroalimentari nella prevenzione dei rischi penali, nella revisione dei controlli interni e nella gestione delle criticità connesse a etichettatura, tracciabilità e conformità del prodotto.
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