08/03/2025
Penso che anche gli avvocati democratici, che difendono il ruolo della difesa e la sua rilevanza costituzionale, che non ha bisogno di alcuna menzione letterale perchè è connaturata alla funzione della giustizia in uno stato di diritto, debbano ora prendere posizione su questo ormai reiterato attacco alla magistratura della destra al potere, contro ogni pronuncia che turbi o metta in pericolo le strategie politiche e/o la propaganda di stampo sempre elettoralistico della destra al potere o ormai anche solo che sia sgradita a Lorsignori.
Questa posizioni denotano infatti un malcelato fastidio, ormai diffuso in molta parte del mondo congiuntamente e simmetricamente all'indebolimento delle garanzie democratiche e di uguaglianza e parità di trattamento dei comuni cittadini per l'esercizio della funzione di regolazione dei conflitti, di applicazione imparziale della legge e di esercizio delle funzioni anche di controllo nel rispetto della separazione dei poteri, che è connaturata e tipica della democrazia costituzionale su cui si incentra la vita sociale del nostro paese.
Anzi finora l'unica vera e sola riforma della giustizia da parte dei cittadini è una normazione sempre più rigorosa ed intransigente verso condotte prive di grande offensività sociale, persino nell'area strettamente amministrativa (si pensi alle riforme del Codice della strada) e molto più benevola verso condotte alla cui riprovazione sociale non corrisponde più alcuna sanzione adeguata, come nel caso della frettolosa abolizione totale, invece della miglior regolazione dell'abuso d'ufficio.
Il fatto che ciò accada anche in altri paesi rende il fenomeno ancor più preoccupante e non lo mitiga e dovrebbe interessare ben più di altri sogetti proprio i difensori, che solo in uno scenario di assoluta libertà, independenza ed autonomia dalla magistratura possono esrrimere la loro funzione senza timore che i propri assititi siano vittime di discriminazioni o pregiudizi politici o che le pressioni di potenti e prepotenti o dei media possano condizionare anche attraverso proclami minacciosi e tracotanti le normali vicende della vita sociale, nessuna delle quali può sfuggre alla giusta, severa ed imparziale applicazione della legge.
Nella fattispecie, peraltro si sono unite all'esercizio indebito della tracotanza politica anche la mistificazione del fatto sui cui la Corte di Cassazione ha emesso la sua decisione nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, massima espressione della giurisdizione, il 18 febbraio 2025 e non quindi in riferimento e in reazione all'incontro ben successivo fra l'ANM ed il governo, i cui ministri e presidente pur non essendo tenuti ad essere dei tencici del diritto, dovrebbero sapere (o farsi spiegare dal ministro della giustizia o da qualche semplice vero laureato in legge) che la data del deposito dell'atto giudiziario non coincide con quella della sua decisione nel procedimento camerale che si chiude con ordinanza decisoria.
Se forse è pretendere troppo sulla cognizione delle regole processuali da parte del Governo, che ormai ci sta abituando a ben più grossolani equivoci legislativi, non si può tacere che anche nei fatti si tenta la mistificazione di collegare il diritto riconosciuto dalla Suprema Corte a dei danneggiati alla loro condizione di migranti definiti irregolari, mentre in realtà, si tratta di migranti la cui condotta secondo le leggi nazionali ed iternazionali ed il diritto del mare deve essere accertata dallo stato italiano solo dopo averne assicurato la vita, la salvezza e la dignità della condizione di custodia, essendo peraltro noi dotati di una ultramillenaria cultura del diritto, di cui siamo stati considerati faro di civiltà da sempre.
La Cassazione si è limitata a confermare che a soggetti, peraltro deboli, deve essere riconsciuto un trattamento umano degno del rispetto fisico e morale della dignità della persona umana e - ove comporti limitazioni alla libertà personale ed ai diritti individuali - motivato da ragioni di emergenza previste espressamente dalla legge.
Nel caso in questione non si giudicava perciò la legittimità o meno della migrazione, ma la immotivata privazione della libertà per giorni e giorni ed ad evidente scopo strumentale politico di soggetti che il diritto internazionale e nazionale e la legge del mare impone che siano salvati prioritariemente e senza indugio accolti, per gli ulteriori accertamenti del caso, in appositi centri e non lasciati in balia delle onde per giorni e giorni per lucrare sull'apparente severità di tale trattamento, peraltro inutilmente inumano.
Poichè da questa condotta - che è evidentemente illegittima e che non è coperta da alcuna scriminante politica, perchè non è un atto politico, ma un atto di cattiva amministrazione immotivato ed errato scientemente voluto dall'autorità - è sorto un diritto al risarcimento che non deve affatto essere pagato dai cittadini onesti, ma anticipato com'è previsto dalla legge dallo stato e recuperato a carico di chi con la sua condotta illegittima abbia dato causa al risarcimento.
Tale condotta può essere ispirata da dolo ma anche solo da colpa grave, come probabilmente è nel caso di specie, e il fatto che non sia stato rilevato un reato in tale condotta non significa che non si debba individuare l'esistenza o meno, sempre innanzi alle competenti autorità giudiziarie, anche l'esistenza di un danno erariale e la conseguente condanna al rimborso allo stato delle spese inutilmente affrontate; lo steso discorso è già tempo che sia avviato in riferimento alla pretesa di ospitare in Albania i migranti in attesa della valutazione della legittimità della loro richiesta di asilo, che in più casi è stata ritenuta illegittima e che più in generale si dimostra uno strumento totalmente inidoneo, propagandistico e strumentale all'eserizio della funzione assegnata dalla legge all'autorità governativa e ai suoi ausliari.
E' ora che il governo dica con chiarezza se dietro questa cortina fumogena rappresentata dalla pressochè irrilevante questione della separazione delle carrieie (nei termini in cui è al momento proposta, che renderanno ancor più chiuso l'esercizio della funzione inquirente, a meno che successivamente non si operi sulla sottoposizione dei PM al governo, sulla obbligatoria dell'azione penale e sul potere dei PM sulla polizia giudiziaria) si sottende in realtà la volontà di sovvertire l'ordine repubblicano, basato sulla netta separazione dei poteri e su una magistratura professionale terza ed imparziale, a cui vanno anzi garantiti i mezzi e gli strumenti per chiedere in cambio che essa eserciti con pienezza e senza limitazioni il suo ruolo istituzionale, con il rispetto per i diritti di tutti i cittadni che sempre la costituzione richiede siano riconosciuti senza disintizioni di sesso, razza, religione, inclinazione politica e censo, ma come essenza della loro natura di persone umane, il cui rispetto senza interferenze, pressioni e richieste di valutazioni di comodo è uno dei cardini della convivenza civile.
Gli avvocati dovrebbero con ben maggiore energia ed indipendenza ed autonomia di giudizio richiedere che la razionalizzazione della procedure, il rispetto da parte dei giudici delle regole processuali e la loro produzione in modo da consentire la piena ed attiva partecipazione della difesa alla formazione del giudizio in un aedguato contraddittorio siano i cardini del processo e che le ormai caotiche riforme e controriforme e il disastro amministrativo e digitale, con ben cinque disparati sistemi di digitalizzazione delle procedure giurisdizionali informatiche dimostra la incompetente ed approssimativa frammentazione del lavoro unitario che la giurisdizione dovrebbe svolgere nel paese a tutela dei diritti di tutti e non a protezione degli errori o delle opacità del governo o delle condotte individuali di suoi singoli componenti, che anch'essi dovrebbero al contrario di quanto ora strepitano, essere soggetti al controllo democratico degli organi costituzionalmente deputati a tale funzione.
Si tratta d un arretramento assai grave alla linea sempre seguita dalle istituzioni democratiche nel paese, anche in tempi bui e difficili come quelli in cui si affrontò il terrorismo o quelli in cui la sola magistratura è stata spesso, insieme alle forze dell'ordine, in prima linea per difendere il paese dalla criminalità organizzata e dal grande malaffare.
A noi dovrebbe interessare più di ogni altro soggetto del processo che siano garantit,i ma anche pretesi dai magistrati comportamenti rispettosi dei diritti di tutti e della funzione difensiva di ogni cittadino e non corrive o peggio complici omissioni nei casi che riguardano il potere e che sia esigibile nei loro confronti una condotta laboriosa ed attiva, in cui al cittadino comune e al suo difensore sia consentito un dialogo personale e diretto con l'autorità giudiziaria e una fase obbligatoria di ascolto della sua posizione, che è la precondizione per il riconoscimento della legittimazione della magistratura a svolgere la funzione giurisdizionale a cui la chiama la costituzione.
Non occorrono giudici a Berlino, ma difesa dei diritti di tutti, e non del potere, in Italia.
Queste quattro righe andrebbero appese nelle scuole.
🙏