Avvocata Concetta Sannino

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Avvocata Concetta Sannino Avvocata a tutela delle donne iscritta registro Regione Lombardia. Vice Pres. Consiglio delle Donne di Treviglio. Membro direttivo Casa delle donne Treviglio.

iscritta UDI Velia Sacchi. Collabora con Federiconelcuore onlus e Prometeo

La normalizzazione del linguaggio misogino nel dibattito pubblico è un campanello d'allarme che non possiamo ignorare.Se...
20/10/2026

La normalizzazione del linguaggio misogino nel dibattito pubblico è un campanello d'allarme che non possiamo ignorare.

Sempre più spesso, retoriche estremiste e svalutanti nei confronti delle donne – un tempo relegate a frange marginali del web, come i forum incel – trovano spazio nelle dichiarazioni di figure pubbliche. Non si tratta di semplice "provocazione", ma dello sdoganamento di una cultura pericolosa, che colpevolizza l'emancipazione femminile per giustificare fallimenti personali o sociali.

Come avvocata che si occupa di violenza di genere, constato quotidianamente che le parole hanno conseguenze concrete.

Tollerare un linguaggio che avalla la concezione della donna come "proprietà" o che ne sminuisce il ruolo, significa fornire un substrato ideologico e una giustificazione a comportamenti possessivi, persecutori e violenti. La violenza non nasce mai dal nulla: si nutre del clima culturale in cui è immersa.

Contrastare la violenza di genere significa intervenire alla radice, non abbassando la guardia di fronte alle parole che la legittimano.

15/09/2026


Vogliamo una commissione consiliare dedicata
Oggi in aula ho chiesto con convinzione che il consiglio regionale lombardo, istituisca una speciale per il contrasto alla violenza di genere.
La violenza contro le donne è un fenomeno globale trasversale che agisce in tanti modi: è violenza fisica, psicologica, economica, digitale che lascia ferita profonde, anche dopo che è stata agita, è un dramma collettivo che alimenta le disuguaglianze di genere.
La nostra regione paga un altro tributo, e per questo riteniamo che dobbiamo sentirci tutte e tutti coinvolti, parlarne, approfondire le cause e trovare soluzioni, prendendoci tutti la responsabilità di considerare il contrasto a questa violenza come una priorità.
Non è sufficiente che entri in aula il #25 novembre o quando si discute il piano quadriennale o ancora quando piangiamo nuove vittime. Non ci basta dare in capo ad un assessore e ad una giunta la responsabilità di azioni e sensibilizzazione su questo argomento. Abbiamo chiesto un'osservatorio che non c'è stato concesso allora oggi chiediamo una commissione speciale, chiediamo che questo consiglio le dedichi tempo attenzione e cura, con una commissione speciale dedicata, perché dobbiamo poter esserci e poter fare, prendendoci ognuno le proprie responsabilità.
Quando e la sua fondazione sono attaccati da esponenti politici che vogliono bloccare i progetti di educazione e rispetto nelle scuole, quando si sostiene che i non esistono, dobbiamo esserci e vogliamo esserci.
Dobbiamo esserci, non singolarmente, ma collettivamente, per dare tempestivamente risposta all'appello di Franco Isceri - il padre di Lorena, gettata da un ponte come spazzatura- che chiede alle istituzioni e alle forze politiche di tutte le istituzioni, di essere unite in azioni concrete per contrastare i femminicidi. Non basta un Assessorato, dobbiamo sentirci tutte e tutti coinvolti.
Non credo ci si possa voltare più dall'altra parte e lasciare soli nel dolore padri, madri, figli, ma è necessario esserci tutti e fare qualcosa ogni giorno, perché non accada più.
Prendiamoci tutti le nostre responsabilità.
La richiesta di commissione è aperta alle firme di tutte le consigliere, e ai consiglieri soprattutto, perché deve esserci una consapevolezza di uomini e di donne insieme, una responsabilità che deve essere condivisa anche istituzionalmente.

 : un viaggio per ricordare le donne che, con il loro coraggio, hanno saputo dire di no e tracciare una strada nuova per...
01/09/2026

: un viaggio per ricordare le donne che, con il loro coraggio, hanno saputo dire di no e tracciare una strada nuova per tutte noi.
Oggi andiamo in Messico della prima metà del '900, per riscoprire una straordinaria icona di autodeterminazione: Frida Kahlo.
Frida ha vissuto una relazione tormentata, ossessiva e psicologicamente dolorosa con il pittore Diego Rivera, una storia costellata di continui tradimenti e profonde mancanze di rispetto. Eppure, nonostante l’immenso dolore fisico e interiore che ha segnato la sua intera esistenza, Frida ha rifiutato di farsi definire semplicemente come "la moglie di Diego".

Attraverso la sua arte e la sua immensa forza interiore, ha rivendicato la propria totale indipendenza emotiva ed economica. È arrivata a divorziare da lui per mettere fine a quella sofferenza e, quando in seguito decisero di risposarsi, lo fecero solo a condizioni completamente diverse, stabilite e sottoscritte da lei stessa.

Oltre il legame tossico: ritrovare la propria centralità
La storia di Frida ci parla da vicino e accende i riflettori su un tema drammaticamente attuale: la dipendenza affettiva. Spesso ci si convince che l'intensità di un sentimento si misuri dal livello di sacrificio o dalla capacità di sopportare il dolore. Non è così. L’amore non può e non deve mai giustificare l’annullamento di sé, della propria dignità o della propria identità come individui.

Il ruolo della tutela legale
Nel mio lavoro quotidiano come avvocata di famiglia, incontro molte donne che si trovano intrappolate in dinamiche di coppia asimmetriche, logoranti o svalutanti. Riconoscere quando un legame ha smesso di essere sano è il primo, difficilissimo passo per riprendere in mano la propria vita.
Il diritto e la legge non servono solo a regolare la fine di un matrimonio, ma sono strumenti fondamentali per proteggere la propria indipendenza – emotiva, personale ed economica – e per porre dei confini chiari e invalicabili a tutela della propria dignità.

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“Diritto & Cinema”Oggi analizziamo un film che ha saputo toccare il cuore e la coscienza di milioni di spettatori: "C'è ...
29/08/2026

“Diritto & Cinema”
Oggi analizziamo un film che ha saputo toccare il cuore e la coscienza di milioni di spettatori: "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi (2023).
Perché vederlo (e analizzarlo) da una prospettiva legale?
Ambientato nella Roma del secondo dopoguerra, il film fotografa con straordinaria lucidità e dolorosa ironia la realtà della violenza domestica, mostrando come questa non si esprima solo attraverso la forza fisica, ma si alimenti di dinamiche radicate e spesso invisibili:
🔹 La violenza psicologica ed economica: La pellicola descrive perfettamente la svalutazione quotidiana, l'isolamento e il controllo totale delle risorse economiche da parte del marito. Delia lavora duramente, ma ogni suo guadagno le viene sottratto. L'indipendenza economica, ieri come oggi, è il primo vero pilastro della libertà di una donna.
🔹 La normalizzazione dell'abuso: Nel contesto dell'epoca, i maltrattamenti venivano tragicamente considerati "fatti privati" o dinamiche ordinarie della vita coniugale. Il film mostra quanto sia stato lungo e faticoso il percorso per trasformare ciò che un tempo era tollerato in un reato perseguito dallo Stato.
🔹La solidarietà femminile e il riscatto sociale con il voto per le donne: Il silenzio si spezza non solo attraverso la denuncia individuale, ma grazie alla costruzione di una rete di sostegno e alla consapevolezza collettiva del proprio valore.
Una riflessione giuridica
Guardare questo film oggi ci ricorda da dove veniamo e quanta strada ha dovuto fare il nostro ordinamento. Ci sono voluti decenni per arrivare alla riforma del diritto di famiglia del 1975, all'abolizione del delitto d'onore e del matrimonio riparatore (solo nel 1981), il voto per le donne e, infine, a strumenti moderni come il Codice Rosso.
"C'è ancora domani" ci ricorda che il diritto è una conquista continua e che gli strumenti legali di protezione che abbiamo oggi esistono perché qualcuno, prima di noi, ha trovato il coraggio di desiderare un domani diverso.
💚🧡

Molto spesso, quando si parla di violenza domestica, il pensiero corre subito alle aggressioni fisiche. Ma la realtà che...
27/08/2026

Molto spesso, quando si parla di violenza domestica, il pensiero corre subito alle aggressioni fisiche. Ma la realtà che riscontriamo ogni giorno ci mostra che le dinamiche di abuso sanno essere molto più sottili, silenziose e ramificate.

La violenza non si manifesta solo con i lividi. Esiste una violenza psicologica spietata, fatta di isolamento sistematico dagli affetti, critiche distruttive, controllo ossessivo e umiliazioni costanti che mirano a distruggere l'autostima della persona. E parallelamente esiste una violenza economica, che si consuma privando la donna di ogni autonomia finanziaria, vietandole di lavorare o controllandone ogni centesimo, con l'unico preciso scopo di impedirne la libertà e la possibilità di allontanarsi.

Riconoscere questi segnali è il primo, fondamentale passo per spezzare il cerchio.
Sapere che la legge prevede tutele immediate, concrete e attivabili in tempi brevissimi è fondamentale per trovare la forza di fare il primo passo. Non sei sola e non devi aspettare che la situazione precipiti per riprendere in mano la tua vita e la tua dignità.

Se ti trovi in una situazione di sofferenza o pericolo, ricorda che puoi attivare immediatamente la rete di supporto:
📞 1522 – Numero nazionale antiviolenza e stalking (gratuito, anonimo, attivo 24/7) 📞 112 – Numero unico di emergenza per pericoli imminenti

Rivolgersi a un professionista del diritto di famiglia o a un Centro Antiviolenza locale ti permetterà di valutare la tua situazione in totale riservatezza e di pianificare il percorso più sicuro per te e per i tuoi figli. La tua libertà e la tua incolumità sono un diritto assoluto.
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Indirizzo

Cassano D'Adda

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