Studio Legale Casertano

Studio Legale Casertano Siamo in grado di offrire attività di consulenza ed assistenza nei principali settori del diritto, Lo studio è stato fondato nel 1965 dall’avv.

Elsa Casertano (una delle prime donne iscritte all’albo avvocati del Foro di appartenenza) per poi proseguire nel 1970 con il fratello Gabriele, primo dirigente dello Stato - Ministero dell'Interno - transitato poi negli anni 1970 presso enti pubblici sino a diventare, collocato in quiescenza, libero professionista socio fondatore dello studio Associato Casertano; oggi composto dai figli Rosina, F

rancesco, Stefano e Gianluca tutti Cassazionisti, specializzati con precipue attività di competenza. Tale esperienza si è concretizzata negli anni nella difesa ed assistenza di persone, istituti di credito, assicurazioni, compagnie telefoniche, società quotate in borsa anche collegate a Confindustria nei settori di comparto più svariati dalla farmaceutica all’agricoltura all’edilizia, enti pubblici e privati, enti sanitari pubblici e privati, enti locali e Aziende municipalizzate e partecipate, ed in loro danno. Lo studio si avvale della collaborazione di numerosi professionisti nonché di consulenti esterni.

19/06/2024

Cercasi segretaria studio legale
Competenze/esperienze: amministrative (front office; gestione archivio) ed informatiche (Windows; Office; Software gestione studio legale; software deposito atti giudiziari processo telematico)
Luogo di Lavoro: Caserta
Modalità rapporto: part time
Orario: 6 ore al giorno, dal lunedì al venerdì
Retribuzione: CCNL di settore

27/07/2023

La banca aveva chiuso il conto corrente contestando ai due amministratori che avevano depositato fideiussioni personali, i costi di un saldo passivo dimostratosi poi totalmente infondato. In realtà quel conto corrente era in attivo. Il tribunale, accogliendo tutte le tesi e tutte le richieste dell'...

BANCHE ED USURA UN BINOMIO ANTITETICO ALL’APPARENZA DECISAMENTE MENO NELLA REALTÀ!Alla parola USURA si è soliti associar...
14/04/2021

BANCHE ED USURA
UN BINOMIO ANTITETICO ALL’APPARENZA
DECISAMENTE MENO NELLA REALTÀ!

Alla parola USURA si è soliti associare la disdicevole condotta, consistente in un reato, praticata in genere dalla criminalità organizzata e/o da persone che approfittano delle altrui difficoltà economiche.
Forse non tutti sanno che anche le banche possono applicare tassi usurari. La modalità è semplice! Nell’ambito del rapporto di c/c intrattenuto con la propria banca di fiducia, può accadere che questa applichi interessi in misura superiore ad un determinato limite disciplinato dalla Legge n. 108/1996, “sforando” il cosiddetto tasso soglia usura.
La Banca d’Italia trimestralmente compie una rilevazione statistica dei T.E.G.M. (tassi effettivi globali medi) suddivisi per categorie di operazioni omogenee e praticati dagli Istituti di Credito alla clientela, il cui risultato viene fornito al Ministero dell’Economia e delle Finanze che con Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul proprio sito istituzionale ogni 3 mesi rende noti i limiti oltre i quali si verifica lo sforamento nel tasso usurario
Al fine di rendere comprensibile il concetto esposto si pubblico una recente sentenza resa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere all’esito di un giudizio patrocinato dal sottoscritto nell’interesse di una storica azienda operante da oltre 50 anni nel settore degli elettrodomestici, che ha agito contro la banca con cui intratteneva un rapporto fiduciario di conto corrente da molti anni al fine di verificare la regolarità della tenuta di c/c.
Ebbene il Giudice alle pagine 6 e 7 della pronuncia, confrontando appunto i limiti trimestrali imposti dai decreti ministeriali con quelli applicati dall’Istituto al cliente ha rilevato che in ben 33 trimestri l’Intermediario ha applicato interessi oltre il tasso soglia. Ne è conseguito il ricalcolo del saldo del rapporto di conto con l’espunzione di tutte le voci illegittime, all’esito del quale è risultato un cospicuo credito in favore del correntista nei confronti dell’istituto.
Naturalmente per ottenere un tale epilogo è consigliato rivolgersi ad un legale esperto in materia bancaria, che nell’atto introduttivo del giudizio sollevi le adeguate censure contro le banche. Per essere chiari, laddove si voglia contestare alla propria banca l’applicazione di una condotta usuraria, nell’atto introduttivo del giudizio è necessario indicare specificamente i trimestri in cui sono stati superati i tassi soglia usura (previamente accertati con una relazione di parte da un esperto contabile) e, cosa fondamentale, allegare i decreti ministeriali in cui sono indicati i limiti dei tassi da non superare. La sola mancata allegazione dei decreti comporta il rigetto della domanda da parte del Giudice con rischio di condanna alle spese di lite. Quindi oltre al danno la beffa!

L’illegittima applicazione di tassi usurari, infine, accertata all’esito di un giudizio, come nel caso portato ad esempio, espone l’Intermediario ad una segnalazione alla Banca d’Italia, organo deputato alla vigilanza e controllo delle condotte degli istituti bancari che provvede ad applicare le relative sanzioni; oltre la possibilità per il correntista di adire l’autorità giudiziale in sede penale per l’accertamento del reato di usura.
avv. Gianluca Casertano

15/01/2020

Ecco come le banche “fregano” i correntisti. Istituto di credito casertano condannato. Non voleva far vedere al cliente gli estratti con gli addebiti e i costi
22 Dicembre 2019 - 14:30
di Gianluca Casertano
Avvocato civilista
Nell’ambito del rapporto banca-cliente, fondamentale è il diritto autonomo del cliente a richiedere la documentazione bancaria, contabile e non, a cui corrisponde l’obbligo (e non la facoltà attenzione!) dell’istituto di rilasciare quanto richiesto entro il termine massimo di novanta giorni dall’istanza.
Nello specifico, se si tratta di un rapporto di conto corrente, è molto importante per il correntista possedere copia del contratto da cui è scaturito il rapporto, da cui si può rilevare la pattuizione o meno del tasso di interesse creditore e
debitore, delle commissioni di massimo scoperto e di ogni altro tipo di spesa o commissione e, nel caso affermativo, la quantificazione di tali voci. Così come è altresì importante avere copia degli estratti conto, al fine di verificare quali costi la banca addebita, in che misura li addebita e se tali addebiti siano legittimi o no.
Ciò affinché il correntista, in particolar modo se si tratti di una società o di una ditta individuale, gestire ed amministrare in modo diligente il proprio patrimonio, evitando, in un panorama di recessione economica come quello attuale, di trovarsi in condizioni di rischiare il fallimento. Tuttavia, sta diventando sempre più diffusa l’abitudine riprovevole degli istituti bancari ad adottare condotte ostruzionistiche al fine di distogliere i correntisti dall’acquisizione della documentazione bancaria, lasciando decorrere il termine di legge (90 giorni) previsto dall’art. 119 comma 4 T.U.B. senza rilasciare alcunché!
Il motivo per cui tale prassi delle banche si stia diffondendo a macchia larga? È facilmente intuibile: si può supporre, con un fondato margine di certezza, che le banche sanno benissimo a cosa potrebbero andare incontro rilasciando i
documenti, e cioè ad un probabile contenzioso civile in cui dovrebbero difendersi dalla censura di applicazione di addebiti illegittimi ed in cui sarebbero condannate a restituire tutto quanto indebitamente percepito nel
corso degli anni dai conti correnti.
E così si cerca di esasperare il povero correntista richiedente, che nella quasi totalità dei casi non possiede certo conoscenze legali per contrastare il fenomeno, e di farlo arrendere di fronte al silenzio degli istituti bancari i quali,
nel frattempo, gli continuano ad addebitare indisturbati sul conto corrente commissioni ed interessi illegittimi.
È vergognoso, da parte delle banche, giocare sul timore del correntista di doversi rivolgere ad un legale esperto in materia e di doversi sobbarcare le spese per gli onorari di quest’ultimo e per l’instaurazione di un eventuale
giudizio, senza contare il fatto che non tutti hanno la possibilità di potersi permettere un esborso del genere e, pertanto, molti si scoraggiano.
Ma vieppiù, accade di frequente che il correntista, prima di rivolgersi ad un avvocato ed ad incardinare un contenzioso civile per la tutela del proprio diritto di ricevere copia di tutta la documentazione bancaria, faccia istanza di mediazione invitando l’istituto a presentarsi ad un incontro, proprio al fine di cercare di ottenere in quella sede il soddisfacimento del proprio diritto ed evitare di ingolfare la già satura macchina della giustizia.
Ed anche in tal caso è sempre più comune che le banche nemmeno si presentino a tale incontro di mediazione, e ciò perché non conviene loro, dal punto di vista economico, nominare un legale e pagargli l’onorario per una procedura, tra l’altro, nemmeno obbligatoria.
Ed è scandaloso che tale condotta ostruzionistica delle banche debba costringere il povero correntista a rivolgersi necessariamente ad un avvocato per dar inizio ad un giudizio e debba costringerlo ad un notevole esborso economico!
In via giudiziale, il pieno riconoscimento del diritto del correntista ad ottenere copia della documentazione bancaria si può ottenere con un ricorso ex art. 702 bis c.p.c., ed è proprio quanto accaduto recentemente ad una nota società del Casertano che, per vedersi riconosciuto il diritto ad ottenere copia della documentazione in seguito all’ostruzionismo della banca, si è rivolta al sottoscritto, legale esperto in materia bancaria.
Il ricorso è stato accolto e il Giudice ha condannato la banca resistente a consegnare la documentazione entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento e comminando una sanzione di € 50,00 per ciascun giorno di ritardo nella consegna, oltre a condannare la banca al pagamento delle spese di giudizio, come si può leggere nell’ordinanza allegata in calce all’articolo.
Dopo tanto penare il correntista finalmente ha ottenuto ciò che gli spettava di diritto dalla prima richiesta avanzata, ma intanto cosa è successo? Si sa che i giudizi civili, soprattutto in alcuni fori altamente aditi, durano non certo un
mese, due o tre, ma minimo due/tre anni. E in tutto questo lasso di tempo, la banca ha continuato ad applicare indisturbatamente addebiti illegittimi sui conti correnti del cliente, il quale, non avendo modo di effettuare controlli, in quanto la documentazione non gli è stata consegnata, e si capisce così meglio il perché, continua a subire le “angherie” degli istituti di credito.

Indirizzo

Via Don Bosco N. 19
Caserta
81100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
17:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 12:00
17:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
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Giovedì 09:00 - 12:00
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Venerdì 09:00 - 12:00
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