16/10/2026
Il cambiamento climatico sta trasformando in profondità l’agricoltura italiana e, con essa, le tradizioni alimentari del Paese. Siccità prolungata, grandinate improvvise, temperature in aumento e l’arrivo di specie aliene stanno colpendo produzioni simbolo come il riso, il frumento, l’olio d’oliva, i pomodori e la frutta, ridisegnando la geografia di ciò che è possibile coltivare e dove.
La crisi non riguarda solo i campi: si riflette direttamente sugli scaffali dei supermercati, con prodotti che in certi periodi dell’anno scompaiono e prezzi in costante aumento.
Per sostenere le produzioni tradizionali, l’Italia è costretta a importare quantità sempre maggiori di materie prime. La dipendenza dall’estero per il frumento, fondamentale per pasta e pizza, è ormai strutturale.
Nel frattempo, specie invasive come la cimice asiatica hanno messo in ginocchio colture come nocciole, kiwi e ciliegie, mentre al sud crescono le prime piantagioni di caffè arabica, segno tangibile di un clima che cambia.
Gli esperti indicano alcune direzioni per rispondere alla crisi. Sara Roversi, fondatrice del Future Food Institute, sottolinea la necessità di ripensare i modelli idrici dell’agricoltura e di valorizzare colture autoctone resilienti.
Silvia Massa di ENEA punta invece sull’agricoltura in ambiente controllato: sistemi idroponici, coltivazioni verticali e container farm che consentono di risparmiare risorse, eliminare pesticidi e rendersi indipendenti dagli impatti climatici.
L’articolo di Giacomo Talignani è su greenandblue.it