21/07/2026
La recente sentenza “Cannavacciuolo e altri c. Italia” della Corte EDU affronta la storica emergenza ambientale della Terra dei Fuochi, un’area di circa 90 comuni tra Napoli e Caserta, devastata per decenni da sversamenti, interramenti e roghi di rifiuti tossici.
I ricorrenti hanno denunciato l’esposizione grave e prolungata a rischi per vita e salute, a fronte dell’inerzia delle autorità, nonostante fossero consapevoli del problema almeno dagli anni ’90. La Corte ha riconosciuto la violazione dell’art. 2 CEDU (diritto alla vita), condannando l’Italia per non aver protetto adeguatamente la popolazione. La Corte valorizza il principio di precauzione: se una politica o un’azione può arrecare danno grave a cittadini o ambiente, l’assenza di certezza scientifica non giustifica l’inazione. Nel caso Terra dei Fuochi, la Corte afferma che, di fronte al rischio grave e irreversibile per salute e vita, non è necessario attendere una prova scientifica piena del nesso causale tra inquinamento e singole patologie.
Uno degli obblighi centrali dello Stato è indagare, identificare e valutare il rischio, attivando misure di prevenzione e di informazione alla popolazione. La Corte EDU rileva un “fallimento strutturale” dell’apparato statale: valutazione tardiva e frammentaria del fenomeno, monitoraggio insufficiente, bonifiche lente e inefficaci, risposta penale inadeguata.
Per la prima volta in materia ambientale è stata attivata la procedura pilota: all’Italia è imposto di adottare, entro due anni, misure generali per colmare le carenze sistemiche.
Tra queste: sistema di monitoraggio indipendente e piattaforma pubblica con dati su salute e ambiente. La vicenda mostra quanto sia difficile provare il nesso causale tra inquinamento e malattia secondo i criteri tradizionali, specie in contesti multifattoriali e con molti soggetti coinvolti. Studi epidemiologici (ISS, OMS) hanno segnalato eccessi di mortalità per tumori e malformazioni congenite nelle aree interessate. La richiesta della Corte di misure strutturali dimostrano che la responsabilità dello Stato non è solo “risarcire dopo”, ma prevenire, informare, monitorare e rigenerare i territori colpiti.