Studio Legale Avvocato Quirino Mescia

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Studio Legale Avvocato Quirino Mescia L'Avv. Quirino Mescia è iscritto all'Ordine degli Avvocati di Campobasso dal 2002 ed è abilitato a

a Cassazione (ord. n. 24699/2026) ha stabilito un importante principio in materia di spese giudiziali: il rimborso delle...
16/10/2026

a Cassazione (ord. n. 24699/2026) ha stabilito un importante principio in materia di spese giudiziali: il rimborso delle spese del Consulente Tecnico di Parte (CTP) nominato nel processo è dovuto dalla parte soccombente anche senza la prova dell'avvenuto pagamento.
Secondo la Suprema Corte, le somme destinate al CTP rientrano a pieno titolo tra le spese processuali. Per ottenerne la rifusione, la parte non deve dimostrare l'effettivo esborso monetario (tramite bonifico o ricevuta), ma è sufficiente l'insorgenza dell'obbligazione nei confronti del professionista, che si presume implicitamente con il conferimento dell'incarico. Il giudice può quindi procedere alla loro liquidazione d'ufficio.
L'ordinanza ribadisce, inoltre, che, in presenza di contestazioni analitiche e dettagliate mosse dal CTP nei confronti della relazione del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), il giudice non può limitarsi ad aderire acriticamente a quest'ultima, ma ha l'obbligo di confutare specificamente i rilievi sollevati dalla parte, a tutela del diritto di difesa.

Ricevere dall’INPS una notifica di riliquidazione con contestuale richiesta di restituzione di ratei di invalidità civil...
29/09/2026

Ricevere dall’INPS una notifica di riliquidazione con contestuale richiesta di restituzione di ratei di invalidità civile già riscossi è una situazione che coinvolge molti beneficiari.
A differenza delle prestazioni previdenziali, le prestazioni assistenziali — come le prestazioni connesse all’invalidità civile — seguono una disciplina peculiare a tutela del legittimo affidamento del percipiente.
La giurisprudenza di legittimità ha più volte chiarito che, nell’indebito assistenziale derivante dal superamento dei requisiti reddituali, l’eventuale revoca o rideterminazione della prestazione può operare solo a far data dal provvedimento di accertamento dell’Ente. Non è ammesso il recupero delle somme pregresse, salvo che l'indebita erogazione sia addebitabile a dolo del beneficiario.
Il cittadino non ha l’obbligo di reiterare all’INPS informazioni già regolarmente comunicate all'amministrazione finanziaria. Pertanto, se i redditi sono stati regolarmente dichiarati, l’INPS non può pretendere la restituzione dei ratei percepiti negli anni antecedenti alla notifica del provvedimento di accertamento.
Dunque, di fronte a una comunicazione di indebito assistenziale dell'INPS, non bisogna dare per scontata la legittimità della pretesa. Una tempestiva verifica della corretta trasmissione delle dichiarazioni fiscali e dell'assenza di dolo consente di contestare efficacemente la richiesta di recupero.

Una vicenda decisa dal Tribunale di Modena fa luce su questioni centrali per migliaia di supplenti. Il caso Una docente ...
25/09/2026

Una vicenda decisa dal Tribunale di Modena fa luce su questioni centrali per migliaia di supplenti.
Il caso
Una docente di scuola secondaria ha prestato servizio per anni tramite contratti a termine al 30 giugno e al 31 agosto, lavorando per più annualità consecutive nello stesso istituto e sulla stessa classe di concorso. Superata la soglia complessiva dei 36 mesi, la docente ha adito il Giudice del Lavoro chiedendo il risarcimento del danno per abusiva reiterazione dei contratti a termine.
I 3 principi chiave affermati dal Giudice
1. Supplenze su organico di fatto: quando c’è abuso?
La legge consente alla scuola di ricorrere a supplenze temporanee per far fronte a esigenze fluttuanti. Tuttavia, quando l’assegnazione si ripete per oltre 3 anni nello stesso istituto, sulla medesima materia e senza che vi sia un titolare da sostituire, non si tratta più di un fabbisogno temporaneo, ma di una necessità strutturale e permanente. Pertanto, scatta l'abuso sanzionabile.

2. I concorsi "selettivi" NON sanano l’illecito
Il Tribunale ha chiarito che:
• Un concorso che prevede prove scritte o orali con sbarramenti e punteggi minimi offre una mera chance di assunzione, non la certezza di stabilizzazione.
• Solo le procedure a "selezione blanda" o con automatismi (basate su graduatorie e titoli con immissione certa) possono neutralizzare l’abuso. Il concorso ordinario o selettivo lascia intatto il diritto al risarcimento.
3. Niente conversione in ruolo, ma risarcimento economico
Nel pubblico impiego la violazione non trasforma il contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. La tutela del lavoratore si traduce quindi in un indennizzo economico:
• Con la riforma del D.L. 131/2024 (convertito in L. 166/2024), la forbice risarcitoria varia da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità dell'ultima retribuzione utile per il TFR.
Conclusioni
La pronuncia ribadisce che la flessibilità organizzativa della scuola non può trasformarsi in un precariato permanente a costo zero. Quando le cattedre rispondono a bisogni stabili, il ricorso sistematico al contratto a termine viola le tutele europee e impone il ristoro economico del docente.

Una recente sentenza del Tribunale di Campobasso ottenuta dal nostro studio chiarisce come opera la responsabilità dell'...
21/09/2026

Una recente sentenza del Tribunale di Campobasso ottenuta dal nostro studio chiarisce come opera la responsabilità dell'ente custode della strada.
Il caso
Un nostro assistito, a causa delle gravi sconnessioni del marciapiede, non segnalate, causate dalle radici degli alberi, è inciampato rovinosamente a terra, fratturandosi l'omero.
Abbiamo diffidato il Comune che non ha voluto risarcire i danni per via stragiudiziale, per cui abbiamo citato l’ente in giudizio.
Cosa dice la legge?
• Chi ha in custodia una cosa (come il Comune per le strade e i marciapiedi di sua proprietà) risponde dei danni da essa provocati. Al cittadino basta dimostrare il nesso di causa ovvero di essere caduto a causa del dislivello o della buca non segnalata.
• Per liberarsi dalla responsabilità, il Comune deve fornire la prova di un evento eccezionale, imprevedibile o una condotta del tutto abnorme del pedone (es. correre al buio senza guardare).
L'esito del giudizio
Nel caso di specie, il Comune non ha fornito la prova liberatoria ed è stato pertanto condannato a risarcire il danno e a rimborso le spese mediche che il nostro assistito ha dovuto sostenere.

DANNO DA TRASFUSIONE E DIRITTI DEGLI EREDI: BASTA LA CONCAUSA PER L’ASSEGNOPuò il Ministero della Salute negare l’indenn...
17/09/2026

DANNO DA TRASFUSIONE E DIRITTI DEGLI EREDI: BASTA LA CONCAUSA PER L’ASSEGNO
Può il Ministero della Salute negare l’indennizzo ai familiari superstiti sostenendo che la morte del paziente sia dipesa prevalentemente da altre patologie concomitanti?
Una recente e ben motivata sentenza della Corte di Appello di Bari ha ribadito un principio fondamentale a tutela delle vittime di emotrasfusioni infette e dei loro congiunti: il principio dell'equivalenza causale (art. 41 c.p.).
Il caso
Il coniuge della ricorrente, già riconosciuto danneggiato da epatite C post-trasfusionale ai sensi della Legge n. 210/1992 (con successivo aggravamento per patologie extraepatiche correlate), decedeva a seguito di un quadro clinico complesso culminato in uno shock settico.
In primo grado, il Tribunale aveva respinto la richiesta della vedova volta a ottenere l’assegno una tantum spettante ai superstiti (art. 2, comma 3, L. 210/92): secondo il CTU e il primo giudice, altre gravi patologie (cardiache, respiratorie e renali) avevano inciso in modo "preponderante", degradando l'epatopatia a fattore marginale.
La decisione della Corte di Appello
La Corte di Appello di Bari ha ribaltato integralmente la pronuncia, chiarendo che:
1. Vige il principio dell'equivalenza delle condizioni (art. 41 c.p.): nel nostro ordinamento ha valore concausale ogni antecedente che abbia contribuito, anche solo in via indiretta o remota, alla verificazione dell’evento morte.
2. Quando si esclude il nesso? Il legame tra la malattia da trasfusione e il decesso si interrompe soltanto se interviene una causa autonoma, del tutto estranea e idonea da sola a produrre l’evento.
3. Contraddittorietà della perizia: ammettere che la compromissione epatica abbia contribuito al declino clinico e allo shock settico, per poi negarne il valore concausale in favore di fattori "preponderanti", costituisce un evidente errore logico-giuridico.
Perché questa pronuncia è importante?
Spesso i pazienti contagiati da trasfusioni infette convivono per decenni con la malattia e arrivano al termine della vita affetti da più patologie croniche.
La presenza di comorbilità non autorizza a cancellare l'incidenza dell'infezione originaria: per i familiari superstiti, dimostrare che l'epatite ha agito anche solo come concausa o fattore acceleratore dell'exitus è sufficiente per vedersi riconosciuti i diritti previsti dalla legge.

Anche il Giudice del Lavoro di Teramo ha accolto il ricorso promosso dal nostro Studio legale nell'interesse di una doce...
10/08/2026

Anche il Giudice del Lavoro di Teramo ha accolto il ricorso promosso dal nostro Studio legale nell'interesse di una docente precaria, condannando il Ministero dell'Istruzione e del Merito al pagamento delle differenze retributive relative alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD).
Il Tribunale ha chiarito che la RPD ha natura fissa e continuativa e spetta a tutto il personale docente ed educativo, a prescindere dalla durata o dalla tipologia dell'incarico di supplenza.
Escludere i supplenti brevi dalla RPD contrasta con il principio di non discriminazione, come affermato anche dalla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. Ord. n. 20015/2018).
Se hai lavorato con contratti di supplenza temporanea e non ti è stata riconosciuta la Retribuzione Professionale Docenti nella busta paga, potresti aver diritto al recupero delle somme non percepite.

La Corte di Cassazione (Sezione Lavoro), con l’ordinanza n. 24424 del 4 agosto 2026, è tornata sulla distinzione tra i p...
07/08/2026

La Corte di Cassazione (Sezione Lavoro), con l’ordinanza n. 24424 del 4 agosto 2026, è tornata sulla distinzione tra i presupposti per il riconoscimento dell'handicap grave e quelli per l'indennità di accompagnamento.
Il riconoscimento della condizione di disabilità con connotazione di gravità (art. 3, comma 3, L. n. 104/1992) non determina alcun automatismo ai fini dell'attribuzione dell'indennità di accompagnamento (L. n. 18/1980) in quanto i due benefici assistenziali hanno criteri e finalità differenti:
1. Handicap grave (L. 104/1992): si fonda sulla valutazione della minorazione fisica, psichica o sensoriale e delle sue conseguenze sul piano sociale, volte a rilevare la sussistenza di uno svantaggio sociale o di un rischio di emarginazione.
2. Indennità di accompagnamento (L. 18/1980): presuppone lo stato di invalidità totale al 100% unito all'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure all'incapacità di compiere in autonomia gli atti quotidiani della vita.

Con l’ordinanza n. 5414/2026, la Cassazione, confermando il proprio orientamento (sent. n. 4724/2025) ha ribadito che il...
06/08/2026

Con l’ordinanza n. 5414/2026, la Cassazione, confermando il proprio orientamento (sent. n. 4724/2025) ha ribadito che il lavoratore che già percepisce l’assegno ordinario di invalidità e matura il diritto alla NASpI può optare per una delle due prestazioni anche dopo aver presentato la domanda di disoccupazione.
Il termine fissato dall’Inps nella circolare n. 138/2011 (momento della domanda amministrativa) non è infatti vincolante, perché manca una base normativa in quanto l’art. 11, lett. e), d.lgs. n. 22/2015 non contiene limiti temporali.

La Cassazione (ord. 26826/2025) ha chiarito che la morte del feto durante il travaglio integra danno da perdita del rapp...
03/08/2026

La Cassazione (ord. 26826/2025) ha chiarito che la morte del feto durante il travaglio integra danno da perdita del rapporto parentale in quanto la relazione genitori–figlio nasce e si consolida già in gravidanza: i genitori si percepiscono come tali, organizzano la propria vita in funzione del nascituro, sviluppano un legame affettivo reale.
È quindi superato il precedente orientamento che considerava la morte intrauterina come perdita di un rapporto solo “potenziale”.
Alla luce del nuovo orientamento di Cassazione, la morte del feto è equiparata alla morte di un figlio già nato, sia sul piano giuridico sia su quello risarcitorio.

L’azione diretta consente al danneggiato per responsabilità sanitaria di citare in giudizio direttamente le compagnie ch...
23/07/2026

L’azione diretta consente al danneggiato per responsabilità sanitaria di citare in giudizio direttamente le compagnie che assicurano la responsabilità civile della struttura e del medico entro i limiti del massimale di polizza. L’esercizio di questo diritto, previsto dall’art. 12 della legge Gelli-Bianco (L. 24/2017), era stato subordinato all’adozione di un decreto ministeriale sui requisiti minimi delle polizze che sono stati fissati dal d.m. 232/2023, in vigore dal 16 marzo 2024. La tutela del paziente, che può rivolgersi direttamente al soggetto che detiene il rischio economico del sinistro, è senz’altro rafforzata. Resta però centrale verificare le condizioni di polizza (esclusioni, franchigie ecc.) e la loro eventuale opponibilità al danneggiato.

Indirizzo

Piazza Falcone E Borsellino, 3
Campobasso
86100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 18:30

Telefono

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