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Studio Legale Desogus Cagliari Piazza Repubblica, 19

L'attività svolta dall' Avvocato Sebastiano Desogus riguarda la consulenza ed assistenza legale, sia giudiziale che stragiudiziale, nei diversi ambiti CIVILE e PENALE.

16/10/2026

Studio Legale Desogus
SUPERBONUS 110% E TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLO STATO: QUANDO SI CONSUMA IL REATO?

Il credito d’imposta fittizio può segnare il momento consumativo del delitto, anche prima della sua utilizzazione.

C’è una questione che, nel diritto penale dell’economia, non è affatto secondaria: quando il reato si perfeziona?
Quando si crea il vantaggio illecito oppure quando quel vantaggio viene concretamente utilizzato?

Sul tema del Superbonus 110%, le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione, con le sentenze n. 36525 e n. 36526 del 2026, depositate il 16 ottobre 2026, hanno chiarito un principio di particolare rilievo.

IL PRINCIPIO DI DIRITTO

Quando il credito d’imposta è fittizio e deriva da fatture per operazioni inesistenti, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi degli artt. 640 e 640-bis c.p., può considerarsi consumata già con il perfezionamento della prima cessione del credito.

In particolare, rilevano la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito da parte del fornitore o del cessionario attraverso la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate.

Non è necessario attendere che il credito venga utilizzato in compensazione, riscosso o ulteriormente ceduto.

È questo il passaggio decisivo: il momento consumativo del reato può precedere l’effettivo impiego economico del credito.

Cassazione penale, Sezioni Unite, sentenze nn. 36525 e 36526/2026.

UN ESEMPIO PRATICO

Si immagini una società che richieda un’agevolazione edilizia dichiarando lavori mai eseguiti e facendo predisporre documentazione apparentemente idonea a giustificare un credito d’imposta inesistente.

Il credito viene poi ceduto e accettato attraverso la piattaforma fiscale.

Secondo il principio enunciato dalle Sezioni Unite, ove ne ricorrano tutti i presupposti, il delitto di truffa aggravata può essere già consumato in quel momento, senza che sia necessario attendere la successiva compensazione fiscale.

Diverso sarebbe il caso di una contestazione fondata su irregolarità documentali, errori tecnici o difformità amministrative: la mera irregolarità non equivale automaticamente a una truffa, né consente, da sola, di affermare la responsabilità penale di una persona.

IL PUNTO DIFENSIVO: LA PRECISIONE PRIMA DELLA CONCLUSIONE

La pronuncia non autorizza automatismi accusatori.

In ogni procedimento occorre verificare concretamente:
▪️ l’effettiva esistenza dei lavori e delle spese dichiarate;
▪️ la natura e la consistenza delle eventuali falsità documentali;
▪️ le modalità di formazione e accettazione del credito;
▪️ la condotta e il contributo individuale attribuibile a ciascun soggetto;
▪️ la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi del reato contestato.

La responsabilità penale è personale.
La posizione di amministratore, tecnico, professionista o cessionario non costituisce, di per sé, prova della commissione di un illecito.

La difesa penale seria non confonde l’ipotesi investigativa con il fatto provato.
Esamina gli atti, ricostruisce la sequenza degli eventi, verifica la documentazione e sottopone ogni elemento dell’accusa al vaglio del contraddittorio.

16/10/2026

Studio Legale Desogus
Quando una lite familiare diventa maltrattamento?
La differenza non sta nel volume della voce, ma nella dinamica della sopraffazione.
Nel diritto penale, non tutto ciò che è aspro è reato.
Ma non tutto ciò che viene presentato come un semplice litigio è, per questo, penalmente irrilevante.
È proprio in questo confine che si misura la necessità di un’analisi rigorosa dei fatti.
La Corte di Cassazione torna a confrontarsi con una questione delicata: distinguere la conflittualità, anche accesa, tra partner dalla condotta abituale di sopraffazione che può integrare il delitto di maltrattamenti contro familiari o conviventi, previsto dall’art. 572 c.p.
Il punto giuridico che merita attenzione

Immaginiamo due situazioni.

Primo caso.
Durante una crisi coniugale, entrambi i partner discutono animatamente, si rimproverano reciprocamente comportamenti e manifestano opinioni contrastanti.
Il confronto è duro, talvolta scomposto, ma ciascuno conserva la possibilità di esprimersi senza essere stabilmente assoggettato all’altro.

Secondo caso.
In una relazione, uno dei partner impone progressivamente la propria volontà attraverso umiliazioni, minacce, intimidazioni e aggressioni reiterate.
L’altro modifica le proprie abitudini, rinuncia a esprimersi e vive il rapporto in una condizione di soggezione.

La differenza non è meramente emotiva.
È giuridica.

Nel primo scenario, la conflittualità non integra automaticamente il reato di maltrattamenti.
Nel secondo, la reiterazione delle condotte e la loro capacità di ledere la dignità e la libertà di autodeterminazione della persona offesa possono assumere rilievo ai sensi dell’art. 572 c.p.

Naturalmente, la qualificazione dipende sempre dai fatti concretamente accertati.

C’è un aspetto che, nella pratica penalistica, non può essere trascurato.

La ricostruzione di una vicenda familiare non può fermarsi al singolo episodio, né può essere sostituita da una valutazione superficiale del carattere delle persone coinvolte.

Occorre esaminare il contesto, la successione degli episodi, le dichiarazioni rese, i riscontri disponibili e la complessiva dinamica della relazione.

E attenzione a un equivoco frequente: il fatto che la persona offesa abbia reagito, abbia risposto verbalmente o abbia talvolta assunto un atteggiamento aggressivo non esclude, da solo, la configurabilità dei maltrattamenti. Anche in presenza di reazioni reciproche, può permanere un rapporto sostanzialmente asimmetrico.

La reciprocità di alcune discussioni non equivale necessariamente alla parità del rapporto.

È una distinzione essenziale, tanto per chi denuncia quanto per chi deve difendersi da un’accusa.

Da avvocato penalista, ritengo che proprio qui si trovi uno dei passaggi più delicati del lavoro difensivo: distinguere ciò che è emotivamente comprensibile da ciò che è giuridicamente provato; ciò che appare grave da ciò che integra, secondo la legge, una specifica fattispecie di reato.

Senza anticipare giudizi.
Senza banalizzare la sofferenza di chi denuncia.
Senza sacrificare le garanzie di chi è accusato.

Perché il processo penale non è il luogo delle impressioni, ma quello della verifica rigorosa dei fatti e della loro qualificazione giuridica.

Il diritto penale non giudica una relazione perché è conflittuale.
Accerta se le condotte contestate integrino gli elementi di un reato.

È una differenza che può cambiare il modo di leggere un intero procedimento.

Cagliari -Trexenta

11/10/2026

Studio Legale Desogus
QUANDO LA LIBERTÀ VIENE RESTITUITA, LA GIUSTIZIA HA DAVVERO FINITO IL SUO COMPITO?

Il caso Zuncheddu e il difficile confine tra assoluzione e riparazione dell’errore giudiziario.

Trentatré anni di detenzione.
Una revisione del processo.
Un’assoluzione.
E, tuttavia, una questione che rimane aperta: quella della riparazione per una detenzione che ha segnato un’intera esistenza.

La vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu pone una domanda che va oltre il singolo caso e investe uno dei fondamenti dello Stato di diritto: quale tutela resta a chi, dopo avere trascorso decenni in carcere, ottiene la revisione della condanna, ma si trova ancora a dover affrontare il problema dell’indennizzo?

Il punto giuridico è delicato.

L’assoluzione in sede di revisione e il riconoscimento della riparazione per errore giudiziario sono questioni collegate, ma non sovrapponibili.
La disciplina processuale richiede una valutazione dei presupposti previsti dalla legge e delle eventuali condotte dell’interessato che possano avere inciso sull’errore o sulla sua determinazione.

Ed è proprio qui che il diritto incontra una delle sue prove più difficili.

Il dubbio che impone di assolvere non può essere trasformato, automaticamente, in una ragione per negare ogni tutela.
Allo stesso tempo, il riconoscimento dell’indennizzo deve essere affrontato alla luce delle specifiche condizioni normative e degli accertamenti compiuti dall’autorità giudiziaria competente.

Occorre, dunque, distinguere.
Senza anticipare decisioni non ancora definitive.
Senza confondere il giudizio sulla responsabilità penale con quello sui presupposti della riparazione.
Senza dimenticare che dietro le categorie processuali esiste una persona, con il tempo perduto, gli affetti interrotti e una vita che nessun provvedimento può restituire integralmente.

La giustizia non si misura soltanto dalla capacità di condannare chi è colpevole.
Si misura anche dalla capacità di riconoscere i propri errori, di correggerli e di assicurare le tutele che l’ordinamento prevede.

Perché la revisione di una condanna non è una concessione: è uno strumento di civiltà giuridica.

E la riparazione, quando ne ricorrono i presupposti di legge, non è un gesto di benevolenza.
È una questione di diritto.

La vera forza dello Stato di diritto si manifesta anche nel modo in cui affronta le conseguenze dei propri errori.

Studio Legale Desogus Il Maestro L'avvocato per svolgere il suo mandato non ha bisogno di sapere se l’assistito sia colp...
10/10/2026

Studio Legale Desogus
Il Maestro
L'avvocato per svolgere il suo mandato non ha bisogno di sapere se l’assistito sia colpevole o innocente, lo difende da un’accusa, punto!
Prof. Avv. Franco Coppi

09/10/2026

Studio Legale Desogus
PERCHÉ LA DENUNCIA-QUERELA ARRIVA TALVOLTA AL CULMINE DI UNA SEPARAZIONE?

Maltrattamenti, violenza sessuale e accuse che emergono dopo molti anni: il tempo non è una prova, ma neppure un dettaglio da ignorare.

Vi è una domanda che, nella pratica giudiziaria, merita di essere affrontata con rigore, senza pregiudizi e senza facili risposte.

Perché, in alcune vicende familiari, le accuse di maltrattamenti o di violenza sessuale emergono soltanto quando il rapporto coniugale è ormai giunto alla rottura?

Perché talvolta la denuncia arriva dopo anni, persino dopo decenni, quando la separazione è diventata conflittuale e il rapporto tra le parti si è definitivamente spezzato?

E ancora: quale significato attribuire all'assenza, nel corso degli anni, di referti medici, precedenti segnalazioni alle autorità o confidenze a persone vicine?

Sono interrogativi legittimi.
Ma proprio perché riguardano fatti di estrema gravità, esigono risposte giuridicamente corrette, non conclusioni istintive.

IL TEMPO DELLA DENUNCIA NON È, DA SOLO, NÉ UNA PROVA DI VERITÀ NÉ UNA PROVA DI FALSITÀ.

Chi subisce violenza può tacere per paura, vergogna, dipendenza economica, condizionamento psicologico o per il timore delle conseguenze familiari.
L'assenza di una denuncia tempestiva non consente, dunque, di escludere automaticamente che i fatti siano accaduti.

Ma esiste anche l'altra esigenza, altrettanto irrinunciabile in uno Stato di diritto: un'accusa, per quanto grave, non può trasformarsi in una condanna anticipata.

Quando le contestazioni emergono in prossimità della separazione, il giudice è chiamato a ricostruire i fatti con particolare attenzione, distinguendo ciò che è allegato da ciò che è provato, le circostanze oggettive dalle interpretazioni e le eventuali contraddizioni dai semplici vuoti di memoria.

E L'ASSENZA DI RISCONTRI?

Un referto medico non è un requisito necessario perché una violenza possa essere accertata.
Non tutte le condotte lasciano segni fisici; non tutte le persone trovano subito la forza di chiedere aiuto.

Allo stesso modo, tuttavia, l'assenza di documentazione sanitaria, di segnalazioni pregresse o di confidenze contemporanee può costituire, secondo le circostanze del caso, un elemento da esaminare criticamente, senza attribuirgli un valore decisivo che la legge non gli riconosce.

Occorre verificare la coerenza del racconto, la sua precisione, la compatibilità con gli altri elementi acquisiti, le eventuali conferme o contraddizioni e ogni dato concretamente rilevante.

Non esistono automatismi: né a favore dell'accusa, né a favore della difesa.

E QUANDO SONO TRASCORSI VENT'ANNI?

Il tempo trascorso rende spesso più complessa la ricostruzione dei fatti: i ricordi possono essere difficili da verificare, i documenti possono mancare e i testimoni possono non essere più disponibili.

Ma vent'anni non dimostrano, da soli, né l'innocenza né la responsabilità di qualcuno.

La questione è un'altra: quali fatti sono contestati, quali prove sono disponibili, quale attendibilità presentano e quale ricostruzione resiste a un esame rigoroso e imparziale?

La separazione può rappresentare il momento in cui una persona trova finalmente il coraggio di parlare.
Può anche essere il contesto nel quale un conflitto preesistente si acuisce e le accuse diventano oggetto di contestazione.
Stabilire che cosa sia realmente accaduto, però, non è compito delle supposizioni: è compito dell'accertamento giudiziario.

Non è corretto presumere che una denuncia tardiva sia strumentale.
Non è corretto neppure considerarla automaticamente attendibile soltanto per la gravità dei fatti narrati.

La tutela della persona offesa e il diritto di difesa non sono principi antagonisti.
Sono entrambi pilastri della giustizia.

Perché il processo penale non deve stabilire chi abbia ragione sulla base del momento in cui un'accusa viene formulata, ma attraverso le prove, le regole processuali e un giudizio libero da pregiudizi.

La giustizia non ha bisogno di credere per principio.
Ha bisogno di accertare.
E non può condannare per sospetto, così come non può assolvere per pregiudizio.

Studio Legale Desogus
Diritto penale • Difesa e garanzie processuali
Cagliari -Trexenta

07/10/2026

Studio Legale Desogus
COME FUNZIONA IL COLLOQUIO CON UNA PERSONA DETENUTA?

Quando una persona viene privata della libertà personale, il rapporto con il proprio difensore assume un'importanza ancora maggiore.

Il colloquio difensivo non è una semplice visita.

È un momento nel quale l'avvocato deve poter comprendere la posizione dell'assistito, ricostruire i fatti, spiegare gli atti processuali e preparare la strategia difensiva.

Durante il colloquio possono essere affrontate questioni essenziali:

• l'accusa contestata;
• gli atti già compiuti;
• gli eventuali interrogatori;
• le misure cautelari;
• le prossime udienze;
• la documentazione processuale;
• le possibili scelte difensive.

La persona detenuta, soprattutto nelle prime fasi, può trovarsi in una condizione di forte pressione.

Il compito del difensore è anche quello di riportare la vicenda entro il perimetro del diritto.

Non il rumore.
Non la paura.
Non il giudizio anticipato.
Gli atti. I fatti. Le prove. La legge.

Il colloquio con il difensore serve proprio a questo.

A costruire, con lucidità, una difesa.

E c'è un principio che non dovrebbe mai essere dimenticato:

la detenzione non cancella il diritto di difendersi.

Al contrario, rende la difesa ancora più necessaria.

Avv. Sebastiano Desogus
Studio Legale Desogus – Cagliari
Diritto penale e difesa della persona

07/10/2026

Studio Legale Desogus
COSA SUCCEDE DOPO UNA DENUNCIA PER STALKING?

Una denuncia per stalking non rappresenta la fine di una vicenda.

Rappresenta, eventualmente, l'inizio di un procedimento penale.

Il reato di atti persecutori, previsto dall'art. 612-bis del codice penale, richiede una valutazione concreta delle condotte e dei loro effetti sulla persona offesa.

Telefonate insistenti.

Messaggi ripetuti.

Pedinamenti.

Appostamenti.

Contatti indesiderati.

Condotte attraverso strumenti informatici o telematici.

Ma non ogni comportamento sgradito integra automaticamente il reato di stalking.

È necessario verificare se la condotta, secondo quanto previsto dalla norma e interpretato dalla giurisprudenza, abbia prodotto uno degli eventi richiesti dalla fattispecie.

Dopo la denuncia possono quindi iniziare attività investigative: acquisizione di messaggi, testimonianze, immagini, tabulati o altri elementi utili alla ricostruzione dei fatti.

Per la persona indagata, questo è il momento nel quale è particolarmente importante **non improvvisare una propria difesa.

Contattare ripetutamente la persona che ha denunciato.

Inviare messaggi per "chiarire".

Cercare testimoni.

Pubblicare la propria versione sui social.

Sono iniziative che possono complicare ulteriormente la situazione.

La prima regola è semplice:

nessun gesto impulsivo.

Occorre conoscere esattamente la contestazione, ricostruire cronologicamente i fatti e valutare con il difensore gli elementi favorevoli e quelli sfavorevoli.

Anche nel procedimento per stalking vale un principio che non può essere dimenticato:

l'accusa deve essere provata.

E la difesa deve poter esaminare criticamente quella prova.

Avv. Sebastiano Desogus
Studio Legale Desogus – Cagliari
Diritto penale

07/10/2026

Studio Legale Desogus
MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA: COSA RISCHIA L'INDAGATO?

L'art. 572 del codice penale punisce i maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Ma parlare genericamente di "litigi familiari" è giuridicamente insufficiente.

Il reato richiede una valutazione rigorosa della condotta, della sua reiterazione, del rapporto tra autore e persona offesa e del contesto nel quale i fatti si sono verificati.

La contestazione può riguardare condotte di violenza fisica, minacce, umiliazioni, vessazioni, sopraffazioni e altri comportamenti idonei, secondo la ricostruzione accusatoria, a integrare una condotta abituale di maltrattamento.

La disciplina oggi prevede, per la fattispecie base, la reclusione da tre a sette anni, con aggravamenti in determinate ipotesi e ulteriori conseguenze quando dai fatti derivino lesioni gravi, gravissime o la morte.

Ma attenzione a un principio fondamentale:

essere indagati non significa essere colpevoli.

Nel procedimento penale devono essere accertati i fatti, la loro riferibilità all'indagato e tutti gli elementi costitutivi del reato.

La difesa deve quindi esaminare concretamente:

• le dichiarazioni della persona offesa;
• eventuali testimonianze;
• messaggi e comunicazioni;
• referti medici;
• registrazioni e altri elementi documentali;
• la cronologia degli episodi;
• l'effettivo contesto familiare e relazionale.

In materia di maltrattamenti, la ricostruzione dei fatti non può essere sostituita dalla loro rappresentazione emotiva.

Il processo penale richiede prova.

E la difesa ha il compito di verificare quella prova, nella sua formazione e nel suo contenuto.

Avv. Sebastiano Desogus
Studio Legale Desogus – Cagliari
Diritto penale

07/10/2026

Studio Legale Desogus
QUANDO POSSO NOMINARE UN AVVOCATO PENALISTA DI FIDUCIA?

Nel procedimento penale il difensore di fiducia non è un lusso.

È una garanzia.

La persona sottoposta alle indagini può nominare un difensore di propria fiducia nei modi previsti dalla legge.

E può farlo sin dalle prime fasi del procedimento, senza dover attendere necessariamente il rinvio a giudizio o l'inizio del processo.

Questo punto è fondamentale.

Perché la difesa penale non dovrebbe iniziare quando il processo è già arrivato davanti al giudice.

Dovrebbe iniziare quando occorre assumere le prime decisioni.

Una denuncia.

Una convocazione.

Un atto di perquisizione.

Un sequestro.

Un avviso di garanzia.

Un interrogatorio.

Un arresto.

Sono tutti momenti nei quali la consulenza di un penalista può assumere un'importanza decisiva.

Il difensore deve conoscere gli atti, ricostruire i fatti, individuare le criticità dell'accusa e valutare, insieme all'assistito, quale comportamento processuale adottare.

Il silenzio può essere un diritto.
Una dichiarazione può diventare un elemento processuale.
Una scelta difensiva può produrre conseguenze per tutto il procedimento.

Per questo la domanda corretta non è:

"Quando devo trovare un avvocato?"

Ma:

"Quando è opportuno che la mia posizione venga valutata da un penalista?"

Nel diritto penale, spesso, la risposta è:

prima possibile.

Avv. Sebastiano Desogus
Studio Legale Desogus – Cagliari
Diritto penale

07/10/2026

Studio Legale Desogus
COSA SUCCEDE DOPO UN ARRESTO?

L'arresto è uno dei momenti più delicati dell'intero procedimento penale.

E proprio in quel momento la difesa non può essere un elemento secondario.

Dopo l'arresto, la persona viene posta a disposizione dell'autorità giudiziaria secondo le modalità previste dalla legge. La polizia giudiziaria informa l'arrestato dei suoi principali diritti, tra i quali quello di nominare un difensore e quello di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Segue, nei casi previsti, la procedura di convalida davanti al giudice.

È un momento decisivo.

Il giudice deve verificare la legittimità dell'arresto e, quando ne ricorrono i presupposti, affrontare anche il tema della libertà personale e delle eventuali misure cautelari.

L'arresto, dunque, non equivale a una condanna.

Ma è altrettanto vero che le prime ore sono fondamentali.

Per questo è essenziale:

1. nominare immediatamente un difensore di fiducia;

2. comprendere esattamente l'accusa;

3. non rilasciare dichiarazioni senza aver valutato con il difensore la propria posizione;

4. preparare tempestivamente l'udienza di convalida;

5. verificare ogni profilo relativo alla legittimità dell'arresto e alle esigenze cautelari.

Nel processo penale, la libertà personale non può essere trattata come una questione burocratica.

Richiede una difesa presente, preparata e tempestiva.

Avv. Sebastiano Desogus
Studio Legale Desogus – Cagliari
Diritto penale

Indirizzo

Piazza Della Repubblica 19
Cagliari
09125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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