30/06/2026
Da avvocato e curatore speciale del minore ritengo che il tema meriti il massimo rigore. Il diritto all'ascolto del minore non coincide con il potere di decidere, ma è uno strumento fondamentale per consentire al giudice di individuare la soluzione più conforme al suo superiore interesse. Per questo è importante evitare rappresentazioni che possano generare confusione. Il mio pensiero va soprattutto ai bambini che, loro malgrado, vivono queste vicende: meritano di essere tutelati con competenza, equilibrio e responsabilità, senza che il dibattito pubblico finisca per alimentare ulteriori contrapposizioni.L'ascolto non attribuisce al bambino il potere di "decidere" con quale genitore vivere. È uno strumento di tutela previsto dalla normativa nazionale e internazionale affinché il giudice possa conoscere i bisogni, i desideri, le paure e la volontà del minore, valutandoli sempre alla luce del suo superiore interesse e senza esserne automaticamente vincolato.
Confondere il diritto all'ascolto con un inesistente "diritto di scelta" significa trasmettere un messaggio fuorviante ai cittadini e svilire un istituto fondamentale della giustizia minorile.
Altrettanto improprio è accomunare indiscriminatamente fattispecie profondamente diverse, quali gli allontanamenti disposti per situazioni di grave pregiudizio e le ordinarie controversie sull'affidamento, finendo per delegittimare senza adeguato fondamento il lavoro dei giudici minorili, dei curatori speciali e di tutti i professionisti che operano quotidianamente per la tutela dei bambini.
Chi ricopre ruoli istituzionali dovrebbe contribuire ad una corretta informazione giuridica, evitando semplificazioni che rischiano di compromettere la fiducia dei cittadini in un sistema che ha come unico obiettivo la protezione del superiore interesse del minore.