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Studio Legale Unilaw "La Giustizia è la volontà costante e perpetua di riconoscere a ciascuno il suo diritto” Giustiniano I

⚖️ Chi subisce un danno e vuole rivalersi sulla propria compagnia assicurativa sa che il tempo è un fattore decisivo: il...
22/07/2026

⚖️ Chi subisce un danno e vuole rivalersi sulla propria compagnia assicurativa sa che il tempo è un fattore decisivo: il diritto si prescrive in due anni (art. 2952 c.c.). Un termine breve, che non lascia margini di distrazione.

📌 Il D.Lgs. 28/2010 prevede che la domanda di mediazione interrompa la prescrizione, producendo gli stessi effetti della domanda giudiziale (art. 8, co. 2). Una tutela che, però, è solo parziale.

Con l’azione giudiziaria, infatti, la prescrizione non solo si interrompe, ma resta sospesa per tutta la durata del processo fino al passaggio in giudicato della sentenza (art. 2945, co. 2, c.c.). Chi agisce in giudizio non deve preoccuparsi del decorso del termine.

👉 La mediazione, invece, produce soltanto l’effetto interruttivo previsto dall’art. 2943 c.c. Terminata la procedura, che dura al massimo quattro mesi (art. 6 D.Lgs. 28/2010), il nuovo termine biennale ricomincia a decorrere.

🔺 Il paradosso è evidente: chi sceglie la mediazione si ritrova con un nuovo termine già in corso; chi agisce direttamente in giudizio resta tutelato fino alla sentenza definitiva.

E il paradosso aumenta se si considera che, nelle controversie assicurative, la mediazione è obbligatoria (art. 5, co. 2, D.Lgs. 28/2010). Il danneggiato non può rivolgersi al giudice senza averla esperita.

🔎 Il confronto con l’arbitrato è significativo: l’art. 2945, co. 4, c.c. sospende la prescrizione per tutta la durata del procedimento arbitrale fino a quando il lodo non è più impugnabile.

Se questa tutela è prevista per un procedimento spesso facoltativo, è difficile comprendere perché la mediazione obbligatoria non produca lo stesso effetto.

⚖️ Per questo, parte della dottrina propone di qualificare la mediazione obbligatoria come causa di sospensione della prescrizione per tutta la sua durata. Fino a un intervento legislativo, l’assicurato dovrà ricordare che il verbale negativo di mediazione segna l’inizio di un nuovo termine biennale.

🔺 La Cassazione torna a pronunciarsi su un tema cruciale per chi ha sottoscritto un leasing traslativo, quello finalizza...
18/06/2026

🔺 La Cassazione torna a pronunciarsi su un tema cruciale per chi ha sottoscritto un leasing traslativo, quello finalizzato all’acquisto del bene a scadenza, e si trova in una situazione di inadempimento.

Con l’Ordinanza n. 588 del 10 gennaio 2025, la Suprema Corte ribadisce un principio ormai consolidato: “ai contratti di leasing traslativo risolti prima dell’entrata in vigore della L. 124/2017 si applica, in via analogica, l'art. 1526 c.c.”

🔺 Cosa significa in pratica?
In caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore:
- Il concedente restituisce le rate riscosse
- Il concedente può trattenere un equo compenso per l’uso del bene
- Il concedente ha diritto al risarcimento del danno
- Se è pattuita la ritenzione delle rate in favore del concedente, il giudice può ridurle d’ufficio

🔺 Perché questa regola?
L’obiettivo è evitare che il concedente, già rientrato in possesso del bene, si arricchisca ingiustificatamente trattenendo anche tutte le rate, ottenendo così più di quanto avrebbe ricevuto con il regolare adempimento del contratto.
Il richiamo all’art. 1526 c.c. riequilibra il sinallagma contrattuale, tutelando l’utilizzatore dal rischio di una doppia perdita.

🔺 Società cancellata, crediti vivi. Le Sezioni Unite chiudono il dibattito.Per anni la giurisprudenza si è divisa su un ...
08/06/2026

🔺 Società cancellata, crediti vivi. Le Sezioni Unite chiudono il dibattito.

Per anni la giurisprudenza si è divisa su un tema pratico e delicato: quando una società viene cancellata dal registro delle imprese senza aver inserito un credito nel bilancio di liquidazione, quel credito si estingue?

Da un lato, chi rispondeva sì, sostenendo una presunzione di rinuncia tacita. Dall'altro, chi rispondeva no, esigendo una prova rigorosa della volontà abdicativa.

La Cassazione a Sezioni Unite n. 19750 del 16 luglio 2025 ha scelto la seconda via, e il ragionamento è solido:
🔹 I crediti incerti o illiquidi non possono essere iscritti in bilancio senza violare il principio di prudenza contabile , la loro assenza, quindi, non dice nulla sulla volontà della società.
🔹 La remissione del debito è un atto recettizio: richiede una dichiarazione inequivoca, comunicata a uno specifico debitore. Depositare un bilancio non è questo.
🔹 La regola è la sopravvivenza del credito e il suo trasferimento ai soci. L'estinzione è l'eccezione , e chi la invoca deve provarla.
Il risultato? I soci-successori possono agire in giudizio. I creditori sociali mantengono una tutela. Il debitore non può più trincerarsi dietro il silenzio del bilancio.

Un principio che riequilibra le tutele , e che ogni operatore del diritto societario deve conoscere.

Con la sentenza n. 6474 del 18 marzo 2026, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno risolto un contrasto ...
06/05/2026

Con la sentenza n. 6474 del 18 marzo 2026, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno risolto un contrasto interpretativo decennale, enunciando un principio destinato a incidere concretamente sulla gestione del contenzioso civile.

🔺 Il principio di diritto:
«La prescrizione del diritto sostanziale può essere interrotta o sospesa da un atto giudiziale non pervenuto nella sfera di conoscenza legale del destinatario a seguito di notificazione affetta da nullità, la cui rinnovazione comporta la sanatoria ex tunc del vizio suddetto, salvo che il destinatario eccepisca e dimostri la sussistenza di colpa del notificante per il mancato perfezionamento.»
In parole semplici: una notificazione nulla, se rinnovata, interrompe la prescrizione con effetto retroattivo , come se il vizio non fosse mai esistito.

🔺 I tre principi fondamentali:
1.⁠ ⁠Chi agisce in giudizio non perde il diritto per colpa di una notifica viziata
La sanatoria retroagisce alla data della prima notifica, salvando il diritto anche quando il termine prescrizionale fosse già spirato al momento della rinnovazione.

2.⁠ ⁠La distinzione tra nullità e inesistenza è decisiva
Il principio vale solo per le notificazioni nulle , categoria ampia che comprende la quasi totalità dei vizi formali , non per quelle inesistenti, ipotesi residuale riservata ai casi in cui manchi del tutto l'attività di trasmissione da parte di un soggetto qualificato. Una notificazione inesistente non è sanabile e non produce alcun effetto interruttivo.

3.⁠ ⁠La colpa del notificante è l'unica eccezione
La retroattività della sanatoria non è incondizionata. Il destinatario che voglia opporre con successo l'eccezione di prescrizione deve eccepire e dimostrare che il vizio della prima notificazione era imputabile a colpa del notificante. In assenza di questa prova, l'effetto interruttivo retroagisce senza riserve.

🔺 Auguriamo a tutti una Pasqua serena, da dedicare alle persone e ai momenti che contano davvero.Un’occasione per fermar...
05/04/2026

🔺 Auguriamo a tutti una Pasqua serena, da dedicare alle persone e ai momenti che contano davvero.

Un’occasione per fermarsi, ricaricare le energie e ripartire con ancora più chiarezza e determinazione.

🔺 Le Sezioni Unite si esprimono in materia di domanda di risoluzione per inadempimento (connesse a restituzioni o risarc...
31/03/2026

🔺 Le Sezioni Unite si esprimono in materia di domanda di risoluzione per inadempimento (connesse a restituzioni o risarcimenti) proposte e trascritte prima della dichiarazione di fallimento, stabilendo che le stesse diventano improcedibili nel rito ordinario, e devono essere proseguite esclusivamente nel rito fallimentare (accertamento del passivo)

I principi fondamentale enunciati dalla sentenza sono i seguenti:
Improcedibilità nel rito ordinario "La domanda di risoluzione del contratto per inadempimento che costituisca premessa di domande di restituzione o risarcimento del danno nei confronti della massa, e che sia proposta prima del fallimento, oltre che trascritta prima di esso, ove riguardante beni soggetti al regime pubblicitario, diventa improcedibile in sede di cognizione ordinaria e va proposta secondo il rito speciale disciplinato dal Titolo II, Capo V della legge fallimentare, mentre resta procedibile in sede di cognizione ordinaria se diretta a conseguire utilità estranee alla partecipazione al concorso o se su di essa sia stata pronunciata sentenza non passata in giudicato"

🔺 Competenza Fallimentare "La decisione sulla domanda di risoluzione trasferita in sede fallimentare, pur avendo efficacia endoconcorsuale, non ha natura incidentale, ma il tipico contenuto, a seconda dei casi dichiarativo o costitutivo, della pronuncia risolutoria"

Nessun onere di riassunzione "Il giudizio contenzioso relativo alla domanda di risoluzione divenuta improcedibile in ragione della dichiarazione di fallimento non va riassunto, essendo il contraente in bonis semplicemente onerato di proporre la detta domanda avanti al giudice delegato, unitamente a quelle conseguenziali di contenuto risarcitorio o restitutorio"

🔺 Trascrizione "In caso di domanda di risoluzione trascritta, l’accoglimento della stessa, disposto col decreto che rende esecutivo lo stato passivo o col decreto pronunciato in sede di impugnazione, a norma dell’art. 99, comma 11, l. fall., deve essere annotato a margine dell'atto trascritto al fine di conseguire l’effetto previsto dall’art. 2655, comma 3, c.c."

🔺 Nelle PMI è molto frequente che i soci prestino fideiussioni personali a favore delle banche per garantire affidamenti...
27/02/2026

🔺 Nelle PMI è molto frequente che i soci prestino fideiussioni personali a favore delle banche per garantire affidamenti e finanziamenti concessi alla società (artt. 1936 ss. c.c.).

Quando uno dei soci cede la propria partecipazione, si tende spesso a ritenere che con l’uscita dalla compagine sociale si esauriscano anche le responsabilità verso il sistema bancario. In realtà non è così.

La cessione della quota sociale non comporta automaticamente la liberazione dalla fideiussione.
La garanzia personale costituisce infatti un’obbligazione autonoma rispetto alla qualità di socio e rimane efficace finché il creditore non rilascia una espressa liberatoria o non accetta la sostituzione del garante.

Ne consegue che il socio uscente può continuare a rispondere per debiti della società anche per molti anni, pur non partecipando più alla gestione e non avendo alcun potere decisionale.

Per questo motivo, nelle operazioni di trasferimento di partecipazioni è fondamentale affrontare esplicitamente il tema delle garanzie personali.

🔺 Nella prassi si adottano diverse soluzioni:
• richiesta alla banca di liberazione o sostituzione del fideiussore
• previsione di clausole di manleva da parte del socio acquirente
• adeguamento del prezzo di cessione in funzione del rischio fideiussorio residuo
• pagamento differito del prezzo, collegato alla futura liberazione dalle garanzie

Una corretta regolamentazione contrattuale consente di evitare che il socio uscente resti esposto verso la banca per obbligazioni derivanti da una società alla cui gestione non partecipa più.

Nella vostra esperienza professionale, quante operazioni di cessione di quote tengono davvero conto di questo aspetto?

🔺 Quando chi si arricchisce deve restituire, anche se non ha ricevuto i soldiCon la sentenza n. 32808/2025, la Cassazion...
19/02/2026

🔺 Quando chi si arricchisce deve restituire, anche se non ha ricevuto i soldi

Con la sentenza n. 32808/2025, la Cassazione chiarisce che l’arricchimento senza causa può riguardare anche chi non ha ricevuto direttamente il denaro, ma ne ha comunque tratto un vantaggio.

Se una persona paga una somma senza una valida ragione giuridica e quel denaro finisce, attraverso altri passaggi, per far diventare più ricco un terzo (ad esempio con l’acquisto di un immobile), quest’ultimo può essere chiamato a restituire il vantaggio ottenuto, soprattutto quando l’arricchimento è avvenuto gratuitamente.

Dunque, secondo la Corte di Cassazione l’azione ex art. 2041 c.c. è esperibile anche contro il terzo arricchito, quando il vantaggio patrimoniale sia conseguito a titolo gratuito tramite un intermediario poi insolvente.

Nel caso esaminato, il denaro versato dal depauperato, pur incassato da un soggetto privo di titolo, è stato impiegato in un’operazione economica unitaria che ha portato all’acquisto di immobili da parte di un terzo. Nessun rapporto contrattuale diretto, ma incremento patrimoniale ingiustificato.

🔺 Principio della sentenza?
Quando l’arricchimento finale è gratuito e privo di causa, la tutela restitutoria non può arrestarsi all’intermediario.

Una decisione che conferma la funzione equitativa e “di chiusura” dell’azione di ingiustificato arricchimento.

30/01/2026
🔺 Dimissioni per giusta causa: guida alla tutela del lavoratore.È possibile interrompere il rapporto di lavoro senza per...
30/01/2026

🔺 Dimissioni per giusta causa: guida alla tutela del lavoratore.
È possibile interrompere il rapporto di lavoro senza perdere il diritto alla NASpI?

La legge lo consente quando il recesso è determinato da gravissime inadempienze del datore di lavoro. Tuttavia, trattandosi di una procedura complessa, la gestione dei presupposti e delle prove è fondamentale per non compromettere le proprie tutele.

In questo carosello approfondiamo:
- Le casistiche principali (dal mancato pagamento al mobbing).
- Il diritto all’indennità di disoccupazione.
- Come gestire correttamente l'onere probatorio.

🔺 Scorri le slide per la guida completa.

Per una valutazione specifica della tua situazione contrattuale, il team di Unilaw è a disposizione per una consulenza dedicata.

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