16/02/2026
MONOLOGHI SULL’(IN)GIUSTIZIA
Data: sabato 14 febbraio. Luogo: tribunale. Evento: “Dialogo sulla giustizia a porte aperte”, organizzato dall’ANM bresciana. Una sala gremita. Di magistrati, avvocati e addetti ai lavori.
Non servivano certamente poteri taumaturgici per individuare le reali intenzioni sottese all’incontro, maldestramente offuscate dall’irridente titolo generalista.
Una mistificazione che ha addirittura messo in imbarazzo il magistrato chiamato ai saluti introduttivi, il quale, non senza difficoltà, ha riferito al pubblico che l’evento aveva – anche – l’intento di mostrare alla cittadinanza come è amministrata quotidianamente la giustizia.
A quanto pare, quest’intento lo devono aver riservato in via esclusiva al tour panoramico del tribunale, previsto a conclusione del “dialogo” (sic!).
Già! Perché è bastato attendere un battito di ciglia per veder smentito l’indeciso proclama; giusto il tempo di passare la parola al moderatore Prof. Mario Gorlani, e il focus è immediatamente divenuto il referendum, anzi le ragioni del “no” al prossimo referendum.
E questa esasperata attenzione al dato squisitamente formalistico, questo infingimento, avrebbe potuto mettere in discreta difficoltà coloro che, invece, sono sempre attenti all’essenza delle cose. Ma così non è stato! E per questo non possiamo che ringraziare la Collega e Vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati Valeria Cominotti, la quale, chiamata come prima interventrice (ovviamente), mantenendo la dovuta istituzionalità, ha espresso con eleganza, equilibrio e competenza le posizioni dell’Avvocatura bresciana, ponendo anche l’attenzione sulla “cifra” che il confronto, in qualsivoglia sede, dovrebbe, e avrebbe dovuto, mantenere.
Evidentemente, s’è trattato d’un pensiero non condiviso.
Sono infatti poi andate in scena le dramatis personae, chiamate alla strenua difesa della “giustizia”; e così hanno preso piede i monologhi, con rigorosa ripartizione macrotematica e con una dose altrettanto rigorosa di generico allarmismo.
Poco di più, posto che ciò che è sicuramente mancata è stata la giustificazione razionale e normativa del pensiero, eccezion fatta – va detto – per l’intervento del Dott. Prete, il quale ha compiutamente spiegato le ragioni poste a fondamento del suo intervento. Ed è quasi ironico che sia stato il Procuratore della Repubblica a ricordare come, anche successivamente alla riforma, le garanzie costituzionali continueranno a operare (si veda, ad esempio, l’art. 109 Cost.).
Quindi?
Quindi, in un tragicomico sconforto, non ci resta che domandarci quanto sia stato non solo opportuno, ma addirittura legittimo convertire il tribunale in un luogo di pura campagna politica.