25/09/2026
Permesso di soggiorno per motivi familiari - familiare di cittadino UE: il Tribunale di Brescia accoglie il ricorso
Un cittadino peruviano, con due espulsioni alle spalle e alcuni precedenti penali risalenti nel tempo, aveva chiesto il permesso di soggiorno per motivi familiari in quanto convivente con la sorella, cittadina italiana. La Questura di Brescia aveva respinto la domanda: durante alcuni controlli l’uomo non era stato trovato nell’abitazione della sorella e, secondo l’Amministrazione, la convivenza non era effettiva.
Nel ricorso abbiamo spiegato che l’uomo lavora a Milano come badante con vitto e alloggio. Per questo trascorre i giorni lavorativi presso la persona assistita, mentre torna dalla sorella a Rovato nei fine settimana e nei periodi di riposo. Il Tribunale ha ritenuto che l’assenza da casa per ragioni di lavoro non escluda, da sola, la convivenza familiare. La testimonianza della sorella, insieme alla documentazione lavorativa e familiare prodotta, ha consentito di accertare che il loro rapporto è effettivo e che l’abitazione di Rovato resta un riferimento nella vita dell’uomo.
Il giudice ha valutato anche gli altri legami familiari presenti in Italia: un’altra sorella e, soprattutto, un figlio minore con il quale il ricorrente mantiene rapporti personali e affettivi. Ha inoltre considerato che, dopo la morte dei genitori, l’uomo non ha più familiari stretti nel Paese d’origine.
Quanto ai precedenti richiamati dalla Questura, il Tribunale li ha ritenuti risalenti nel tempo e non sufficienti a dimostrare una pericolosità sociale attuale. Ha tenuto conto anche del suo inserimento lavorativo dal 2024 e dell’assenza di ulteriori segnalazioni di reato in quel periodo.
Con sentenza del 25 settembre 2026, il Tribunale ha quindi riconosciuto il diritto del cittadino peruviano al permesso di soggiorno per motivi familiari e ordinato alla Questura di Brescia di rilasciarlo.