07/03/2025
QUANDO UN FIGLIO MAGGIORENNE DEVE ESSERE ANCORA MANTENUTO?
La Cassazione, con la sentenza n. 26875/2023, ha ribadito che il figlio maggiorenne perde il diritto al mantenimento in base al principio di autodeterminazione. Il dovere del genitore si limita al tempo mediamente necessario per il reperimento di un’occupazione, senza che il figlio possa attendere indefinitamente il lavoro desiderato. Inoltre, il fatto che il figlio si occupi del genitore convivente non giustifica l’inerzia nella ricerca lavorativa.
La Corte ha fissato tre principi fondamentali. Primo, l’onere della prova delle condizioni che giustificano il mantenimento spetta al figlio, che deve dimostrare di essersi impegnato nella formazione e nella ricerca di lavoro. Secondo, il mantenimento non può estendersi oltre il tempo necessario per inserirsi nel mercato del lavoro, e il figlio deve accettare le offerte lavorative compatibili con la realtà occupazionale, senza attendere opportunità ideali. Terzo, eventuali esigenze di assistenza al genitore possono solo giustificare ritardi, ma non eliminare del tutto l’obbligo del figlio di raggiungere l’indipendenza economica.
La giurisprudenza è ormai consolidata: raggiunta la maggiore età, si presume l’idoneità a mantenersi autonomamente. Il figlio deve quindi provare non solo di essere privo di indipendenza economica, ma anche di aver compiuto ogni sforzo per trovarla. La prova è più agevole per i giovani appena maggiorenni, specie se proseguono gli studi. Con l’aumentare dell’età, l’onere probatorio si fa più stringente: il “figlio adulto” dovrà dimostrare con maggiore rigore di non aver responsabilità nel mancato reperimento di un lavoro.