28/04/2021
La Grande naturalizzazione brasiliana
E’ necessario dedicare un approfondimento ad uno dei temi più dibattuti negli ultimi due anni al fine di far luce su uno degli aspetti più controversi che ha rischiato di gettare nello sconforto migliaia di nostri connazionali relativamente al tema del riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.
A seguire alcune considerazioni sul tema della “Grande naturalizzazione brasiliana”, svolte nei giudizi nei quali l’Avvocatura di Stato aveva sollevato una tale eccezione, problema affrontato e risolto dalla ordinanza del Tribunale di Roma emanata oramai lo scorso 9 settembre 2020 e alla quale ne sono susseguite ulteriori.
Ricostruzione storica:
la legislazione vigente in Brasile nella prima Costituzione brasiliana del 24 novembre 1891, disciplinava all’art. 69 l’acquisto della cittadinanza brasiliana da parte degli:
stranieri che, trovandosi in Brasile il 15 novembre 1889, non avessero dichiarato entro sei mesi dall’entrata in vigore della costituzione la volontà di conservare la cittadinanza d’origine;
stranieri che possedevano proprietà immobiliari in Brasile ed erano sposati con brasiliani o avevano figli brasiliani, a meno che non avessero espresso la loro intenzione di cambiare nazionalità
La cosiddetta “grande naturalizzazione brasiliana” non è mai stata accettata ed è stata immediatamente oggetto di numerose contestazioni da parte dell'allora Regno d’Italia e di numerosi altri Stati.
Il Regno d'Italia infatti fu considerato .
Sia la dottrina che la giurisprudenza di merito di allora ne contestò la ragionevolezza e la validità proprio ed in quanto per l’italia non era accettabile la perdita della cittadinanza semplicemente per attribuzione della cittadinanza da parte di altro Paese straniero senza un esplicito consenso da parte del soggetto interessato.
Un diritto che venga ottenuto a prescindere da una domanda non fa parte del nostro sistema giuridico.
In tal senso, positive sono tutte le ordinanze emesse ad oggi dal Tribunale ordinario di Roma.